_Delle compagnie ch’entrarono in Provenza per conturbare i paesani e la
corte di Roma._
Avvegnachè grave cosa fosse alla corte di Roma la presura che una
compagnia avea fatto di Santo Spirito sul Rodano di sopra a Avignone
otto leghe, nondimeno altre compagnie sommosse di Guascogna del reame
di Francia del mese di gennaio, febbraio e marzo, fuggendo la pace,
la carestia e la mortalità, in poco tempo l’una appresso l’altra
vennono in Provenza; e l’una che si nomava la Compagnia bianca, venne
appresso a Avignone a trenta miglia, e teneva mercato d’avere danari
dal papa, e di levare quella di Santo Spirito, che per cagione ch’avea
il Rodano di sopra in sua signoria gravava la corte, non lasciando
uscire la vittuaglia di Borgogna; e appresso un’altra di Guascogna e
di Spagna partita dalla guerra di quello di Focì e d’Armignacca, che
lungamente aveano accolta gente per guerreggiare insieme. Per questa
tempesta che conturbava i paesi d’intorno e il papa e i cardinali
erano in grave travaglio, e la corte il dì e la notte sotto l’arme,
e con molte gravezze di fortificare la città di muri, di fossi, e di
steccati, e di cittadinesca guardia, e lo re di Francia non avea podere
di liberare le sue terre dalle loro mani non che d’aiutare la Chiesa:
e in queste tribolazioni stette Avignone come assediata lungamente, e
non vi si potea entrare nè uscire con sicurtà, e l’arti, e’ mestieri,
e le mercatanzie tutte v’erano perdute, e la carestia d’ogni bene vi
montò in sommo grado. Il papa richiese Franceschi, Provenzali, Guasconi
e Catalani che lo atassono dalle compagnie; catuno chiedeva danari
per fare l’impresa, e la Chiesa non si fidava d’accogliervi più gente
d’arme che v’avesse: e così in tribolazione grande stette lungamente,
infino che per operazione del marchese di Monferrato col danaio della
Chiesa, come al tempo innanzi diviseremo, vi si mise rimedio. Daremo
ora sosta a queste compagnie e a’ fatti della corte, per ritornare
all’altre novità che in questo tempo occorsono alla nostra città di
Firenze.