_Contrario esempio d’incredibile crudeltà di madre._
Avvegnachè quello che segue appresso alla narrata pietà di padre e
figliuolo dopo i sei mesi occorresse, per collazione del bene col male,
volendo operare la sfrenata lussuria operatrice d’incredibile crudeltà
di madre contra figliuolo, contra la forma di nostro ordine giugneremo
i tempi lontani. All’entrata d’agosto detto anno, nella città di
Perugia, una donna di legnaggio non basso avendo avuto d’un onorevole
popolano suo marito un figliuolo di buono aspetto, morto il padre, dopo
certo tempo la donna giovane si rimaritò a un altro cittadino dabbene,
il quale amava il figliastro quanto che figliuolo, sì per l’ubbidienza,
sì per l’industria, sì per li buoni costumi vedea in lui, il quale era
d’età di dieci anni. La madre per disordinata concupiscenza fu presa
dell’amore d’un altro giovane perugino assai accorto e dabbene, e lui
pensò d’avere per marito, e godersi con lui e sua dote, ch’era grande,
e l’eredità del figliuolo, ch’era maggiore, e altro successore non
avea che lei. E con l’adultero tenuto trattato diedono certo ordine
alla morte del figliuolo, che lo dovea la notte strangolare, ed ella
dovea avvelenare il marito; e dato l’ordine, la madre empia mandò il
figliuolo a casa l’amico con certe cose, e gli comandò non si partisse
da lui se non lo spacciasse; giunto il fanciullo al buono uomo, e
datogli quello che gli mandava la madre, con molta purità con istanza
gli domandava d’essere spacciato: vedendo l’uomo la semplicità del
fanciullo, glie ne venne pietà e cordoglio, e gli disse: Vattene a tua
madre, che tempo non è a quello ch’ella vuole. Vedendo la madre tornato
il fanciullo si turbò forte, e lo domandò perchè non l’avea spacciato,
e il fanciullo le fè la risposta. La sfacciata meretrice rimandò il
figliuolo, e gli comandò, che non tornasse a lei, ma tanto stesse,
ch’egli fosse spacciato di ciò che ragionato avea con lui.
Il fanciullo ubbidiente alla madre tornò all’amico di lei, e con
molte preghiere lo richiedea, che fare dovesse quello che la madre
gli avea imposto; ed egli molto più intenerito, quasi lacrimando gli
disse: Di’ a tua madre, che non istia a mia fidanza, ch’io nol voglio
fare: e il figliuolo tornato alla crudelissima madre le disse quello
che gli era stato detto. La bestiale scellerata ciò udito, in esso
stante comandò al figliuolo ch’andasse nella cella, ed ella gli tenne
dietro, dicendo: Quello che non ha voluto fare egli farò io; e con le
diaboliche mani segò la gola al figliuolo, e quivi lo lasciò morto.
Poco il marito tornò in casa, e domandò la madre del figliuolo: la
donna presa l’astuzia del serpente con fronte audace gli rispose:
Ben lo sai tu, va’ nella cella e vedrailo. Il marito ignorante e puro
scese al luogo, e trovò il fanciullo morto, il perchè e’ venne meno, e
forte sbaì, e perdè la favella: la moglie lo serrò dentro, e levato il
pianto, traendo guai incominciò a gridare, e dire, che il traditore del
marito le avea morto il figliuolo per godere la sua eredità; e tratta
la vicinanza a romore, ella squarciandosi il viso e’ capelli mai non
lasciò aprire l’uscio della cella infino che la famiglia della signoria
non venne, la quale apersono l’uscio, e trovarono il malificio, e a
furore ne menarono il marito, il quale tormentato confessò sè aver
fatto il malificio, e la cagione per godere l’eredità del figliastro. E
apparecchiandosi la signoria a farne aspra giustizia, all’amico della
pessima donna venne compassione di tanto male, e del sangue innocente
sparto e che spargere si dovea, e del fallo suo presa sicurtà da’
signori manifestò la verità del fatto, e la donna venuta in giudicio,
senza alcuno tormento confessò la sua iniquitade, e condannata alla
tanaglia, e più a esserle levate le carni a pezzo con i rasoi, fece
terribile esempio all’altre. Questo peccato tanto enorme forse meritava
silenzio di penna, per l’orrore d’udire tra’ cristiani sì alto e sì
sfacciato male, conchiudendolo con un verso di Giovenale poeta, che
dice: Fortem animum praestant rebus quas turpiter audent, parlando
delle femmine che da sè hanno scacciata la pudicizia e la vergogna, il
quale in volgare suona: Forte animo prestano alle cose che sozzamente
ardiscono di fare.