CAP. XXVII.

_Come una compagnia creata novellamente prese Santo Spirito._

Finite le guerre, e fatta la pace fra i due re d’Inghilterra e di

Francia, tornato il re Giovanni in Francia, e intendendo dolcemente a

rassettare il reame, fece gridare per tutto suo reame che tutta mala

gente si dovesse partire, e sgombrare il suo reame sotto gravi pene;

e per tale cagione diverse compagnie s’adunarono, le quali l’una dopo

l’altra poi trassono ad Avignone. Sicchè dove speranza era che il

re liberasse la Chiesa seguitò il contrario, e più si credette per

tutti che i paesi si posassono, e s’intendesse a’ mestieri e alle

mercatanzie, ma incontanente seguitò in Parigi e nel paese di Francia

grandissima carestia e mortalità, e coloro ch’erano usi in guerra,

e più atti alle prede e alle rapine ch’alle mercatanzie e mestiere,

udito il grido e il comandamento del re in diverse parti s’accolsono

insieme per modo di compagnia, e feciono diversi capitani, e chi vernò

in un paese e chi in un altro alle spese de’ paesani, conturbando le

provincie; e un’accolta si fece verso Lione sopra Rodano, in grasso e

abbondante paese, e ivi stettono senza contasto, e dimorati alquanto

nel paese, si misono verso Lione per valicare in Provenza: il vicario

di Lione coll’aiuto de paesani occuparono i passi, che sono stretti e

forti, e non gli lasciarono passare; e vedendosi la compagnia impedire,

un’altra volta maliziosamente si strinsono sopra Lione, ove tutta la

forza della città e delle vicinanze trassono alle difese, e i capitani

della compagnia aveano fatto eletta di mille barbute, e ordinato quando

la gente traesse a loro che prendessono un altro cammino per l’alpe

della Ricodana, e così fatto fu senza trovare chi loro contradicesse,

e tra il giorno e la notte appresso l’alpe passarono, che di mala via

furono oltre a miglia quaranta, e alla dimane si trovarono nel piano

presso a Santo Spirito in sul Rodano, e quivi per lo freddo sostenuto

la notte con fuochi si ristorarono, e a’ loro cavalli provvidono e a

loro di vivanda per riprendere forza della gran fatica che la notte

per lo gran cammino aveano sostenuta; e ciò fatto, montati a cavallo

si dirizzarono a Santo Spirito, dove trovarono la gente sprovveduta,

e nullo resistente s’entrarono nel borgo. La rocca si tenea per uno

castellano lucchese, e quella col castellano presono: e perchè il fatto

fu incredibile per la fortezza del luogo, molti pensarono che fatto

fosse per ordinamento del Delfino, e perchè il castellano fu lasciato

e poi ripreso ad Avignone, stimossi che il papa il sentisse, e per

lo meno male lo si tacesse. I terrazzani da bene uomini e donne si

ridussono nella chiesa ch’è forte, e aspettando il soccorso de’ vicari

circostanti e dal re di Francia per spazio di sei dì, si patteggiarono

di dare fiorini seimila d’oro, salvo l’avere e le persone: i danari

furono pagati, ma i patti non furono attesi, che tutti furono rubati,

e molte femmine giovani ritenute al servigio della compagnia. Santo

Spirito è vicino ad Avignone a otto leghe di piano. E il nobile ponte

sopra il Rodano di presente occupato fu per quelli della compagnia,

d’onde aveano libera l’entrata nel Venisì, e poteano a loro piacere

cavalcare fino ad Avignone: per tale cagione il papa e i cardinali

ebbono gran paura, e la città tutta prese l’arme serrate le botteghe,

e solo s’intendea a fare steccati e bertesche sì alla città e sì al

gran palagio del papa, e a provvedersi di vittuaglia, e con soldati

s’attendea a buona guardia, e di dì e di notte. E oltre a questa

provvisione il papa bandì la croce sopra la compagnia, credendo subito

avere gran concorso di gente d’arme e da piè e da cavallo, e nullo

si trovò che la prendesse, onde lentamente cominciò a fare gente di

soldo, e fè capitani il cardinale d’Ostia con certi altri prelati, e li

mandò nel Venisì a fornire le castella della frontiera contro i nemici

perchè non potessono stendere nè verso Avignone nè verso la Provenza,

massimamente perchè sentiva che la compagnia era per avere maggior

forza in corto tempo da quelli che rimasi erano di là da Lione. Al

modo delle guerre de’ prelati la boce fu grande, e la difesa fu piccola

quando alla compagnia parve il tempo da valicare, ma per allora essendo

pochi, ed avendo roba assai, gran tempo stettono senza fare cavalcate,

e il ponte afforzarono in forma, che le navi che veniano di Borgogna

ad Avignone con vittuaglia non poteano passare, onde la corte sostenne

grave carestia. Lasceremo per ora questa materia la quale ebbe lungo

processo, e seguiteremo le cose d’Italia, che nel tempo richieggiono il

luogo debito loro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 31 / 217 题