_Come la compagnia d’Anichino di Bongardo prese Castello san Martino._
Essendo di Giulianese entrata la compagnia nel distretto del duca
di Durazzo, avendo difetto di pane, e mostrandolo maggiore, quelli
di Castello san Martino essendo molto forniti di vittuaglia, per
ingordigia del prezzo i villani di quello cominciarono a vendere
il pane un gigliato. La gente d’arme maliziosa e cauta, veggendo i
villani allargarsi all’esca del danaio, mandavano a uno e a due nel
castello insieme con le mani piene di gigliati a comperare del pane, ed
eglino si stanziavano di fuori senza fare alcuna guerra al paese; onde
avvenne, che dimesticata la gente matta e avara, per potere vendere più
del pane lasciarono entrare nel castello degli uomini della compagnia,
i quali dato segno a quelli di fuori furono di subito alla porta, e
con quelli d’entro cominciarono la mischia, e cacciarono le guardie
dalla porta, e misono dentro la compagnia, facendo per ciò sussidio
grande al loro stremo bisogno, ch’erano nel dicembre, e per loro non
trovavano pane nè strame per i cavalli, e nel castello abbondantemente
ne trovarono, e pertanto gran parte del verno vi dimorarono sovente
cavalcando il paese, e riducendosi all’ostellagione senza costo loro
con le prede faceano nel paese.