CAP. XVI.

_Della presura del conte da Riano._

Il re Luigi avendo sentito come Anichino di Bongardo con la sua

compagnia s’avviava nel Regno, o che ’l conte da Riano gli fosse di

ciò infamato, o ch’egli avesse sospetto di lui, lo fece mettere in

prigione, con minacce di farli torre la persona. Il conte si sentia

senza colpa, e non temea, confidandosi nella verità, e nel grande

parentado che avea con i maggiori baroni del Regno, i quali riprendeano

il re di quella presura, per la quale non piccola dissensione era nel

reame, e per l’aspetto della compagnia, e ancora perchè il duca di

Durazzo non si fidava del re; e il gran siniscalco si stava a Bologna,

e mostrava non curarsi di ritornare nel Regno, accortosi che ’l re

avea troppa fede data ai baroni ch’erano a lui in contradio. Lo re non

era sano, e il prenze perduto per le donne e per lo vino dalla cintura

in su, e per queste cagioni il re sollecitava con lettere il gran

siniscalco che tornasse a lui, ed egli sostenea per soccorrere al tempo

del gran bisogno, e per fare ricredenti gli avversari suoi, come poscia

addivenne.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 20 / 217 题