_Della presura del conte da Riano._
Il re Luigi avendo sentito come Anichino di Bongardo con la sua
compagnia s’avviava nel Regno, o che ’l conte da Riano gli fosse di
ciò infamato, o ch’egli avesse sospetto di lui, lo fece mettere in
prigione, con minacce di farli torre la persona. Il conte si sentia
senza colpa, e non temea, confidandosi nella verità, e nel grande
parentado che avea con i maggiori baroni del Regno, i quali riprendeano
il re di quella presura, per la quale non piccola dissensione era nel
reame, e per l’aspetto della compagnia, e ancora perchè il duca di
Durazzo non si fidava del re; e il gran siniscalco si stava a Bologna,
e mostrava non curarsi di ritornare nel Regno, accortosi che ’l re
avea troppa fede data ai baroni ch’erano a lui in contradio. Lo re non
era sano, e il prenze perduto per le donne e per lo vino dalla cintura
in su, e per queste cagioni il re sollecitava con lettere il gran
siniscalco che tornasse a lui, ed egli sostenea per soccorrere al tempo
del gran bisogno, e per fare ricredenti gli avversari suoi, come poscia
addivenne.