_Come il comune di Firenze mandò ambasciadori al legato e a messer
Bernabò per trattare accordo._
Essendo l’impresa di Bologna barattata nelle mani di messer Bernabò
per altro modo che non istimava, e ripiena d’Ungheri la Lombardia,
il comune di Firenze avvisando che tempo fosse atto a trovare via
d’accordo, mandò di novembre di detto anno a smuovere il legato a
lasciare trovare modo alla concordia, lo quale trovarono in vista e
nelle parole bene disposto, e però andarono a Milano a messer Bernabò,
e cercato più volte di poterli parlare, non poterono da lui in Milano
avere udienza, perocchè la notte innanzi mattutino messer Bernabò era
a cavallo e andava alla caccia, e la sera tornava tardi, e non dava
udienza, perchè convenne che la notte il seguitassono sponendo loro
ambasciata, e cavalcando forte il signore senza arrestarsi, e non
di meno parea desse speranza al trovare de’ modi; e così seguì più
dì senza avere udienza altro che cavalcando, sopravenne quello, che
il legato trattò co’ suoi Ungheri, come appresso diviseremo; per la
qual cosa sdegnato messer Bernabò non volle più udire da quella volta
innanzi gli ambasciadori di Firenze, e senza onore si ritornarono al
loro comune.