_Del maestrevole processo del legato co’ suoi Ungari in questo tempo._
Era, come addietro è detto, capitano degli Ungari il maestro Simone
conte, e il legato avea condotto con tremila Ungari, e gli altri
Ungari con alcuna provvisione nutricava: il maestro Simone in segreto
con gli Ungari ch’erano di fuori s’intendea e con quelli ch’erano
seco, e come era con loro fuori di Bologna gli mantenea quasi in
discordia col legato rubando i Bolognesi come nemici, e facea alla sua
gente usare parole, nelle quali lodavano messer Bernabò, e dicevano
sè essere al servigio suo, biasimando il legato: per tale astuzia
si divolgò per tuttochè gli Ungari erano rivolti dal servigio della
Chiesa. E continovando la cosa in questa contumacia, e messer Bernabò
veggendosi avere fatte disordinate spese nella guerra, e vedendosi al
cominciamento del verno, cominciò a cassare de’ suoi cavalieri, i quali
nel suo paese s’accoglieano col grido di fare compagnia; e maestro
Simone con i suoi Ungari scorreano in preda in guisa di compagnia,
senza gravare i paesani come nemici: e nondimeno il legato mantenea
l’oste alla bastita di Casalecchio, e mostrava di volere rivocare gli
Ungheri a sè per la fede avea avuta dal re d’Ungheria, e mostrava
di mandare lettere perchè il re rinfrenasse gli Ungheri, che non
trasandassono contro a santa Chiesa.