_Come i Bolognesi assalirono e presono tre bastite._
Sentito in Bologna la vile partita dell’oste di messer Bernabò, tutto
che ancora del tutto non fosse del Bolognese partito, il popolo prese
cuore, e per lo essere tenuto affamato, furioso, giusta la sentenza
di Lucano che dice, che il popolo digiuno non sa che sia il temere,
straboccatamente e senza aspettare condotta o regola uscì di Bologna,
e con grand’ardire assalì la bastita che guardava verso Romagna, e
quella aspramente combattendo e con grida ch’andavano al cielo ebbono
per forza, e tagliati e fediti molti di quelli ch’erano alla difesa
la rubarono e arsono, e con quell’empito e gloria corsono ad altre
due, e per simile modo l’ebbono, rubarono e arsono. Quando giunsono
a quella di Casalecchio in sul Reno trovarono il becco più duro a
mugnere, perocchè era ben guernita di gente da piè e da cavallo, e dato
di cozzo in essa con loro dammaggio si ritornarono a Bologna, nullo
assedio lasciato alla bastita: onde que’ d’entro scorreano fino alle
porti di Bologna facendo danni, nondimanco aperti i cammini di Romagna
cominciarono a venire della roba a Bologna; e dagli Ungheri i quali
alloggiati erano fuori della città tenuti erano a freno quelli della
bastita da Casalecchio, e in Romagna s’apparecchiava grande carreggio e
salmeria di vittuaglia per conducere in Bologna alla venuta del legato.