_Del pauroso e vile partimento dell’oste di messer Bernabò da Bologna._
«Per la venuta di questi Ungari, e per l’operazione d’Anichino di
Bongardo, entrò paura alle genti di messer Bernabò per modo che non
ubbidivano al capitano, e tutto dì si fuggivano; per la qual cosa al
capitano» montata la paura, vedendo partire l’un l’altro, e non sapendo
il perchè, chè per la forza e autorità che ’l capitano avesse non gli
potea ritenere; onde vedendosi il capitano a questo pericolo richiese
Anichino che lo accompagnasse infino valicato Bologna verso Modena, e
avuta la compagnia, volendo da sè fare buona condotta, fu costretto da’
vili d’andarsene di notte sconciamente abbandonato il campo con assai
fornimento e arnesi, e campati per lo beneficio della notte valicarono
Castelfranco, ove s’arrestarono per non parere rotti, e ivi la mattina
fermarono il campo; e stativi pochi dì, il primo d’ottobre valicarono
a Modena, e tornarsi con gli orecchi bassi al loro signore, il quale
quasi arrabbiato più dì stette rodendo in sè medesimo il suo orgoglioso
furore, acciocchè riposatamente ai forestieri dimostrasse, ch’alla
festa si ragunavano, per magnanimità questa cosa avere per niente,
ed essere intervenuto per lo peggiore del legato, come di sua bocca a
molti pronunziò.