VIII.

Suonavano dalla torre di Pozzallo le prime ore del mattino, che Polo

apriva il cancello del palazzo e scendeva al mare.

Qualche cosa di greve e pesante minacciava non lontana la tempesta.

Non una foglia, non un filo dell'erba s'agitavano; i pochi uccelli che

là e qui volavano sparsi sull'ampia faccia del mare quasi presaghi di

prossimo uragano, piegavano l'ali e calavano a nascondersi fra i

cespugli e le grotte della ripa; le acque immobili ti davano immagine

di specchio ben lisciato; nuvolaglia bigia e opaca sorgeva lenta lenta

sull'orizzonte e vagava incerta e spezzata per la volta cerulea.

Deboli raggi di luce annunziavano che il sole compariva e quei raggi

rifratti dalle nubi si riflettevano nell'onde, le quali così variegate

simulavano i colori dell'iride. Ogni gaiezza, in quel silenzio e quasi

direi agonia della natura, affievoliva e cessava; indefinibile,

cruccioso sconforto, avviliva l'animo e le sofferenze della vita

ripigliavano in tanta atonia la molcita possanza.

I compagni l'attendevano ed appena lo viddero spuntare lungo l'argine

gli corsero incontro facendogli festa. Ma Polo, pensieroso e mesto,

non rispose col sorriso a quell'amichevole tripudio; anzi, stese loro

le mani in atto d'affetto, esclamò:

--Non rallegriamoci, la partenza dalla terra natale è sempre dolorosa.

--È vero, Polo--rispose Ciro--è vero. Anche a me l'angoscia fa gruppo

qui nel cuore...

--Oh sì, non facciamo ad ingannarci--interruppe Pericle--l'abbandono

delle famiglie è pur straziante!

--Permetti, Polo--disse alla sua volta Luchino avanzandosi insieme con

un giovane d'aspetto robusto--permetti che ti presenti Adolfo.

--Anche voi, Adolfo? V'aspettavo, siate il benvenuto.

--Il vostro esempio, Brancato, mi rinnovò ardire e coraggio. Stanotte

salutai a Scicli lo zio ed ora eccomi seco voi. Spero bene che vorrete

accettarmi compagno: sfideremo insieme la sorte, e se qualche alloro

ci sarà dovuto insieme n'avremo tripudio.

--Alloro?... no, Adolfo. A noi poveri fanti d'esercito sterminato è

unico compenso la gloria di combattere ed anche cadere per la gran

bandiera della risurrezione. Ai soldati oscuri operatori d'ordini a

loro ignoti è serbata la fossa... beate le loro spoglie se vi ponno

riposare con pace! ai condottieri spetta il trionfo; ad essi dunque

l'onore della vittoria e l'alloro!

Nessuno rispose alle melanconiche parole di Polo e però senz'altro

calarono.

Raccolti nell'umile burchio che li aspettava, quegli otto giovani,

prima di spiccarsi davvero dalla riva, gettarono d'istinto uno sguardo

di saluto e commiato ai declivii ed ai colli. E negli occhi rivolti

alle amate alture brillò improvvisa una lagrima, e su quelle fronti

balde e rigogliose passò rapida a guisa di baleno la ricordanza delle

gioie infantili, dei furori del primo amore, dei primi disinganni,

delle disillusioni, della cresciuta esperienza, delle angoscie!

Al balcone della più vicina casa del paese apparve allora la bella

figura d'una giovanetta. Vestiva l'abito nero in segno di lutto, e

quel viso pallido e scolorato aggiugneva avvenenza all'aerea persona.

Guardò giù lungo la costiera e ravvisata la barca alzò la destra

sventolando il fazzoletto. Polo la scorse e al saluto rispose con un

addio prolungato... povero giovine! la sua Eloisa era là, lo salutava,

inviavagli col palmo della mano il bacio dell'augurio! non era uno

strazio, per lui sì disperante del ritorno, quel saluto innamorato?

Adolfo fu muto e non supposto spettatore di quell'addio, guardò

Eloisa, guardò Polo, ed un sorriso di fratellevole compiacenza gli

spuntò schietto e sereno sulle labbra.

Finalmente il burchio, spinto da dieci remi, si staccò dalla sponda e

prese il largo. E nel mentre la navicella ad ogni istante si faceva

vieppiù indistinta e confusa, la giovinetta ritta nel vano del balcone

teneva fisso lo sguardo sull'adorato Polo suo!... allorchè il burchio

fu scomparso, Eloisa si ritrasse precipitosa e pianse!

Le tre valli della Sicilia · 第 36 / 39 题