Il 2 dicembre di questo stesso anno, nel _Ducezio_, giornale dei
liberali di Noto, si lesse:
«Apparve testè coi tipi dell'Accademia in Modica, la Vita di Fausto
Socino, lasciata inedita da Polo Brancato di Pozzallo. Amaramente
delusi nella nostra aspettazione, non possiamo che augurar l'oblio ad
un libro sì indegno; perocchè vi leggemmo non un'apoteosi o almeno una
difesa dell'onorando sienese, sibbene una trista e gesuitica
filippica. Da Brancato, già da parecchi anni rispettato nell'isola
siccome d'addottrinato ingegno e d'animo caldamente razionalistico,
non ci saremmo mai aspettati tanta violenza partigiana e calunniosa.
Lo scarificatore del buon nome di Socino era egli ipocrita allorchè
predicava la ragione e la democrazia? ovvero gli si affievolì il
cervello innanzi tempo e con esso la costanza e la dignità? Questa sua
Vita non è ad ogni modo altro che un cattivo e mal digesto
abboracciamento della famosa Storia del Socinianismo uscita nel 1723 a
Parigi coll'approvazione in nome di Luigi l'Amato _per la grazia di
Dio re di Francia e Navarra_ dai cancellieri Daguesseau e Carpot; e
per di più non fa parola delle celebrate polemiche dal Socino
sostenute contro Erasmo ed Eutropio recate ed annotate nelle _Fausti
Socini Opera Omnia_ pubblicate in due tomi ad Irenopoli _post annum
domini_ 1656.»
Polo, un mese prima, era morto colpito da palla francese, a Mentana!
E così al martire del razionalismo militante si rapiva dall'iniquità
degl'invidi e dei tristi la gloria di libero pensatore!