--Oh Polo mio!... venite, venite. Qual buon vento?
--Maestro!... prima di abbandonare la Sicilia...
--Partite?
--Sì. Un grave dovere mi chiama in continente; epperò innanzi
lasciare... forse per l'ultima volta... questa patria mia, volli
abbracciarvi, vedervi... affidarvi un incarico.
--Sedete, Polo.
Brancato si lasciò cadere colla persona nella seggiola e veduto
Cipriano imitarlo continuò:
--Davvero, maestro. Solenne è il dovere che vado a compiere fuor della
valle. Che volete? non lo contesto, mi si squarcia il cuore nel dir
addio a' miei monti, al mio paese, al mare che dal terrazzo scorgo ed
ammiro... nel separarmi da un'angelica fanciulla... timore e rispetto
per voi, dottore, per l'età vostra, per l'autorità che avete su me,
m'hanno sinora rattenuto dal confidarvi questo segreto del mio
cuore!... ebbene, anche da lei deggio dividermi... da lei che amo come
folle... che adoro!... lascerò i libri, gli studi... che monta?
--Polo mio... perchè far mistero al vostro Cipriano? sapete bene che
v'ho veduto nelle fasce, che fui il più sviscerato amico di Matteo...
--Povero padre mio!
--Che v'educai e vi fui guida... lasciate la valle? ma quando?
perchè?... solo?
--Lascio la mia terra perchè lassù in riva al Tevere si combatte e si
muore... lascio Pozzallo e le mie care colline perchè onore e dovere
mi chiamano... lascio gli oggetti a me più cari... voi... Eloisa...
amici e compagni... perchè non di soli studi nè di solo amore debbo
vivere... oggi il vero patriota impugna le armi per essere libero e
sapiente domani!
--E partite?...
--Domattina. Sei amici m'aspettano.
--E andate?
--A Rieti.
--Non sta in me, Polo, lo spegnere il santo entusiasmo che v'arde in
petto... non io dirò, a giovane e poeta qual voi siete, restate!
Giacchè questo è il destino vostro... giacchè così avete deciso...
andate, figliuolo... ma anche lontano ricordatevi... oh sì,
promettetelo!... di coloro che v'amano, di me che vi sono affezionato
siccome padre!...
--Oh maestro!
--Di me, sì, che benchè a malincuore in dissenso col genitore sempre
pensai a voi... all'infelice madre vostra!
--Oh dottore! le vostre parole mi commuovono... sento crescermi in
cuore una tenerezza nuova per voi... il perdono che ora offrite alla
memoria del padre mio... raddoppia in me la riconoscenza... ve ne
ringrazio! Ma, vi prego, lasciate che ritorni al primo scopo della mia
venuta.
--Dite, dite, Polo.
--A voi, maestro, nulla de' miei studi è nuovo. M'avete incoraggiato e
fatto plauso.
--Che, Polo? vorreste che avessi sprezzato l'ingegno vostro, l'affetto
grande che portate alla scienza?
--La mia difesa di Fausto Socino non v'è sconosciuta. Domattina
parto... e mi dorrebbe lasciar solo e inutile quel mio breve lavoro!
--Lo recate seco voi?... no, no, Polo, piuttosto affidatelo a me... ne
avrò la massima cura...
--Davvero? oh non m'ero ingannato!
--Dunque, figliuolo?
--Speravo appunto che avreste accettato questo ufficio. Ma non basta,
maestro...
--Suvvia, Polo...
--Desidero che... gli eventi della guerra sono infiniti, potrei non
tornare...
--Che dite mai, Polo? perchè queste malinconie?
--Potrei non tornare... non è egli possibile che una palla m'uccida o
un gendarme mi chiuda in Sant'Angelo? Vorrei dunque, dottore, che
allora... ma solo allora... lo pubblicaste, dedicandolo per me ai
nuovi martiri!
--Polo! ho fede che non adempirò al mandato... perocchè tornerete. Ma
dato che la sorte... vi corra funesta... dato che Cipriano più non
debba rivedervi... allora, oh si, solo allora... affiderò alle stampe
la vita di Socino.
--Grazie, maestro, grazie!
--Non dubitate, Polo. Aveste sempre in me l'amico più fidato... sempre
vi sarò legato coi sacri vincoli dell'affezione!
--Cosicchè... anche morto... avrò in voi un amico, un difensore?
--Oh Polo! cessate, ve ne scongiuro! queste tristezze mi trambasciano,
potreste dubitarne? a me rimarrà sempre in pensiero siccome scolpito a
lettere di bronzo il nome del figliuolo di... Matteo!
--Solo il nome?
--Oh no, Polo mio... non v'amo, io, povero vecchio, come nessun padre
amerebbe?
E Cipriano, con effusione d'affetto irresistibile serrò al petto il
giovane Polo; il quale commosso alle lagrime e in quella mestizia
tripudiante abbracciò con figliale tenerezza il maestro baciandolo e
ribaciandolo.
Passarono parecchi minuti, ed alla fine svincolatisi, il preside
chiese con voce interrotta dai singhiozzi:
--E il Socino?
--Eccovelo, maestro.
Polo infatti trasse dal pastrano il manoscritto e glielo sporse. Il
dottore lo guardò e tutto premuroso andò a riporlo in un armadietto.
--Addio, dunque, maestro.
--Addio, Polo mio, fatevi onore... ma serbatevi alle speranze della
valle!
--Addio, maestro, addio!
Spalancò l'uscio e, quasi fuggisse, s'allontanò.
Il duca *** nel medesimo istante riapparve, e scosso Cipriano che
stava immobile collo sguardo prostrato, gli gridò all'orecchio con
voce cupa e tremante:
--Dottore, il voto vostro è ancora...
--Per voi, duca!
Ed un lampo sinistro brillò negli occhi di Giaracà.
Il duca lo comprese e rispose a quello con uno sguardo di gioia
feroce.
--Cipriano, ricordatevi del 14 aprile!