VI.

Nel mentre Giaracà attendeva al Zango il duca ***, in una povera

stanzuccia d'una casa poverissima di Modica, Luchino impazientiva pel

ritardo di giovani aspettati. Un fascio di lettere gli stava innanzi

su d'una zoppa tavola, un piccolo valigiotto era appeso ed una pistola

luccicava sul lettuccio. L'amico di Polo sembrava oltremodo agitato,

ed il respiro gli si fece più libero solo allorquando l'uscio s'aprì e

cinque individui comparvero. Vestivano tutti da viaggio, ed appena

entrati abbracciarono stretto Luchino carezzandolo con giovanile

effusione.

--Siete pronti?--disse subito Luchino.

--Eccoci. Partiremo presto?

--A minuti la carrozza sarà in piazza.

Pericle e Ciro, senz'altro, raccolsero la pistola e la valigia, e

spalancato l'uscio discesero. Luchino, disse addio collo sguardo alle

nude ma care pareti della cameretta, intascò il fascio, e fatto cenno

ai tre che precedessero, passò la soglia e chiuse. Poco dopo i sei

viaggiatori da una scura callaja sbucavano sul foro del castello.

Un montanaro s'avvicinò a Luchino e senza mover parola gli additò la

carrozza pronta nel lato più remoto della piazza. Già cadevano le

prime gocciolone e il cielo scuro scuro non dava modo di scorgere gli

oggetti circostanti. Il framassone rispose con un segno misterioso di

mano allo sconosciuto e raggiunta la vettura pregò gli amici a

salirvi. Questi adagiati, trasse dalla tasca le lettere, e consegnolle

all'uomo cui alzando in viso lo sguardo disse:

--Pincio, queste lettere le affido a te. Sono importanti, e lo

smarrimento di una sola di esse rovinerebbe il lavoro... abbine quindi

massima cura e presto inviale a destino.

--Non temete, cugino. So bene che gravi ragioni stanno contenute in

queste carte. Me ne avvisò appunto stamane Polo Brancato.

--Queste lettere sono sue.

--Sapevo.

--Quasi tutte sono indirizzate a Palermo. Qualcuna è per Trapani...

poche a Catania. Pincio, addio!

E la carrozza partì.

Il montanaro non si mosse se non allorchè la vidde assai dilungata, e

dato uno sguardo tutt'all'intorno si pose a riparo dalla fitta pioggia

sotto la merlata della torre. Poco appresso però, lungo le mura del

forte, Pincio sbucò sul foro e a lesti passi risalì alla volta della

montagna.

La carrozza di Luchino ed amici arrivò in quel frattempo al Zango.

Innanzi la casa di Giaracà sostò e Ciro saltò a terra pel primo: dalle

arcate uscì Polo dicendo:

--Eccomi!

--Polo--gridò Luchino--le lettere viaggiano... al resto pensasti?

--A tutto.

--Polo mio--susurrò Pericle--Polo mio, abbiamo a compiere un sacro

dovere... lo so; ma ci arriderà la fortuna?

--Pericle, abbi animo. Al soldato che giura devozione alla bandiera è

promessa forse salva la vita?

--Viva Polo!--esclamarono gli altri eccitati dalle parole solenni del

Brancato--Viva Polo!

--Viva Italia, amici, viva la ragione!

--Viva Italia!

Fu questo grido che scosse Cipriano e il Duca.

--Affrettatevi, Luchino. Prima che spunti l'alba di domani sarò di

ritorno a Pozzallo.

--Sei la guida nostra, o Polo. Non mancarci.

--Domattina.

--All'alba.

La carrozza partì e Polo passato l'atrio suonò alla porta del preside.

Il duca *** all'annuncio del giovane, fe' d'occhio a Cipriano, ed

alzatosi spalancò l'uscio di una camera oscura e là entro a passi

lenti sparve.

Il preside si mosse verso la porta e con un ghigno insidiosamente

beffardo, susurrò:

--Già qui?... le mie arti son dunque riuscite?... l'agnello viene a

riparo presso il lupo?... e lo scritto mi sarà da lui... da lui stesso

consegnato? dunque? Ah, Cipriano, ricordati del 14 aprile!

Le tre valli della Sicilia · 第 34 / 39 题