V.

Dieci giorni dopo quest'onore reso a Polo, Cipriano passeggiava in un

salotto terreno della suo villa al Zango, il quale, paesuolo a mezza

via tra Modica e Pozzallo, sta a cavaliere della china che dai colli

va morendo su Scicli e giù giù sulle sponde del Ragusa. Era sera e

pioveva a dirotto: la brezza umida e intirizzente che spirava dalle

alture verso mare metteva nelle membra un brivido convulso ed

accresceva a mille doppi la noia dell'aspettare. Il preside camminava

da una parete all'altra della camera, le cui finestre s'aprivano sul

giardino. Sovr'al tavolo, ingombro da carte e libri, rosseggiava la

stanca fiammella della lucerna; la luce vaga e melanconica di essa

sparsa a sprazzi lungo le verdastre pareti e le cortine pur verdi

conciliava a cupa tristezza Cipriano, che solo e a capo chino

v'attendeva il vecchio duca *** di Siracusa, e di tratto in tratto

alzava gli occhi verso una clessidra vecchio arnese ereditato da padre

in figlio siccome ricordo di famiglia.

--Che non venga?... eppure la lettera diceva oggi... sì, duca, al

vostro Alberto l'Università... a me... il Rettorato! Ebbene?... la

ricordanza del 14 aprile, il solo rammentarmi di Matteo Brancato... mi

mette in cuore la smania della vendetta... sono dieci anni che la

covo... che la desidero... oggi la fortuna mi aiuta, e non n'userò?...

la mia ambizione non ha ad essere soddisfatta?... e poi... non basta

alle porpore ed alle tiare che ne strazii la crescente rinomanza?...

razionalista, difensore di Socino, amico delle plebi... non è Polo

degno d'anatema?... suvvia, Cipriano, forza... alléati al Duca... la

di lui potenza e la scaltrezza tua... parmi rumor di ruote... sì, sì,

è il duca!... Cipriano, non mentire a te stesso, sii astuto, sii anco

temerario... e fra tre mesi sarai Rettore in Catania!

Si rassettò in fretta la veste e composte le labbra a sorriso mosse

per uscire; ma nell'istante in cui alzava la mano per schiuder le

imposte, queste si spalancarono e la vecchia fantesca entrò

annunciando il duca ***. Cipriano a quel nome fè un inchino profondo e

al personaggio apparso sul limitare sussurrò:

--Duca, troppo onore!

Vestiva il Duca un lungo robbone di saio nero foderato di seta, la

grossa catena d'oro dell'orologio ne ornava la duplice bottoniera, e

la barba bianchissima gli scendeva prolissa sul petto. Severo

nell'aspetto, alteramente libero nel portamento, riciso parlatore,

acuto nello sguardo e attento, il suo volto imponeva; una tal quale

maestà, spirava da quella sua alta figura che nemmanco il più

brillante sfaccendato e impudente sprezzatore avrebbe potuto

sottrarvisi. Abituato alle corti, il duca *** erasi fatto abito la

sostenutezza diplomatica; le sue parole brevi e mordenti recidevano

ogni discussione, e nel fuoco de' suoi occhi scorgevasi viva e

incancellabile l'abitudine del comando. Devoto al Borbone, era stato

in sua gioventù ambasciatore in Ispagna e nella corte di là aveva

esercitata grande influenza, da Madrid inviato a Roma era penetrato

ne' segreti cardinaleschi ed aveva annodata amicizia coi più illustri

porporati. Caduto il padrone, anche il servo cadde; ma il duca ***

uomo ambizioso ed avido d'onori tanto seppe piegare e molcere che

creato Senatore riebbe la primiera autorità e salì di scala in scala

ai più alti titoli del nuovo Reame.

Cipriano, in sembiante umile e dimesso, avanzò verso il duca un

seggiolone e tenendoglisi chinato innanzi ripetè:

--Duca, troppo onore!

--Dottor Cipriano--disse il duca--stimo fortuna l'avvicinarvi. So che

molto è il vostro ingegno, che grandi sono i meriti vostri, epperò mi

consolo davvero d'aver a trattarli con uomo riverito e stimato.

--Duca, i vostri elogi mi confondono. Non mi si convengono, e la

vostra cortesia più che inorgoglirmi m'umilia.

--Suvvia, lasciamo le frasi. Grave discorso abbiamo a tenere. Sedete,

dottore, siete in casa vostra e questi complimenti mi spiacciono.

Il preside s'avvicinò una sedia e messosi al fianco del vecchio

ambasciatore attese che parlasse.

Intanto l'acqua cadeva ancora a rovescioni e la smorta luce della

lampada quasi sentisse ribrezzo della bufera dei colli pareva

dileguasse e svanisse. Il duca e Cipriano, seduti a lato del tavolo,

erano pallidamente rischiarati da quella fioca fiamma, e le loro

fredde e rigide figure sembravano due statue da cimitero.

--Dottore! La vostra lettera mi ha giovato, e tengo sicura la chiamata

del mio Alberto...

--Non feci, duca, che rendere l'omaggio dovuto al figliuol vostro.

--Le precauzioni da me prese e le raccomandazioni vostre accertano

Alberto... il candidato livornese fu fatto ritirare... questo Polo

Brancato...

--Il Brancato?... non temetelo, duca. Giovane, inesperto, esaltato,

traviato da falsi amici e fallace filosofia, egli non può esser tenuto

siccome serio competitore.

--Eppure e in Noto e in Siracusa se ne loda assai l'ingegno.

--Elogi comprati! figlio di Matteo Brancato, consuma l'oro mal

guadagnato dal padre... e da questi ereditò vizi e basse passioni...

affetta razionalismo! tutti gli esaltati per ciò lo esaltano! fa il

patriota!...

--Dottore... lasciamo questo lato... la mia politica... via...

--Sono dodici anni che ci conosciamo, duca... avreste perduta la fede?

--Dottore, dottore!

--Polo Brancato non può nemmanco aver l'audacia di lottare col duca

***!

--Lo spero. Ma pure sarà bene che lo si escluda davvero. Il voto

vostro, dottor Cipriano, è...

--Voterò per Alberto ***.

--Grazie, amico. Ed io che farò per voi?

--Oh duca!

--Dottore...

--Che dite mai?!... mi si proponesse una prefettura non accetterei!

--La dignità di rettore in Catania... lo sapete?... è da un anno

vacante... a Firenze... lo so dai ministri... si pensa ad installarvi

un professore di Genova.

--Beate le scuole se il capo sarà operoso!

--Dottore! e se proponessi voi?

--Duca, duca! burlate?... io, sì fiacco, sì povero di spirito e

dottrina?...

--Voi... bravo, profondamente dotto... amico dell'ordine e delle

legittime potestà...

--Dotto? duca, per carità...

--Che? non ho a dirvi la verità, tutta la verità?

--La verità, non l'adulazione.

--Suvvia, dottore, ho deciso di propor voi a rettore... e lo farò.

--No, duca... lo vieto!

--Dottor Cipriano... non permettetevi più oltre l'opposizione. Ho

deciso.

--Duca... perdonate... giacchè lo volete... obbedisco.

--Fra tre mesi Cipriano Giaracà sarà rettore in Catania!

Chi avesse potuto in quel punto scrutare attraverso il petto nel cuore

di Cipriano v'avrebbe scorta facilmente una gioia violenta appunto

perchè nascosta, la quale commovevagli tutta la persona e gli metteva

ne' pensieri un senso nuovo di tripudio e fiducia. La dignità a lungo

vagheggiata eragli omai offerta, anzi imposta; il preside

dell'accademia della piccola Modica avrebbe presto occupato il seggio

universitario! Di tutto questo bollore, nulla però trasparì sul viso

al dottore; che, come sempre, freddo ed immobile, inchinò il

diplomatico, mormorando il solito ritornello:

--Duca, troppo onore!

Il duca sorrise di compiacenza, e già s'alzava, allorchè uno strano

gridío scoppiato a poca distanza dalla villa lo percosse, arrestandolo

meravigliato. Il preside, spaurito, corse alla finestra, spalancolla,

traguardò fra i salici e le palme del giardino, tese l'orecchio e

ascoltò. Lontano si gridava Viva Italia, ma a poco a poco tutto tacque

e la finestra fu rinchiusa.

Le tre valli della Sicilia · 第 33 / 39 题