Dieci giorni dopo quest'onore reso a Polo, Cipriano passeggiava in un
salotto terreno della suo villa al Zango, il quale, paesuolo a mezza
via tra Modica e Pozzallo, sta a cavaliere della china che dai colli
va morendo su Scicli e giù giù sulle sponde del Ragusa. Era sera e
pioveva a dirotto: la brezza umida e intirizzente che spirava dalle
alture verso mare metteva nelle membra un brivido convulso ed
accresceva a mille doppi la noia dell'aspettare. Il preside camminava
da una parete all'altra della camera, le cui finestre s'aprivano sul
giardino. Sovr'al tavolo, ingombro da carte e libri, rosseggiava la
stanca fiammella della lucerna; la luce vaga e melanconica di essa
sparsa a sprazzi lungo le verdastre pareti e le cortine pur verdi
conciliava a cupa tristezza Cipriano, che solo e a capo chino
v'attendeva il vecchio duca *** di Siracusa, e di tratto in tratto
alzava gli occhi verso una clessidra vecchio arnese ereditato da padre
in figlio siccome ricordo di famiglia.
--Che non venga?... eppure la lettera diceva oggi... sì, duca, al
vostro Alberto l'Università... a me... il Rettorato! Ebbene?... la
ricordanza del 14 aprile, il solo rammentarmi di Matteo Brancato... mi
mette in cuore la smania della vendetta... sono dieci anni che la
covo... che la desidero... oggi la fortuna mi aiuta, e non n'userò?...
la mia ambizione non ha ad essere soddisfatta?... e poi... non basta
alle porpore ed alle tiare che ne strazii la crescente rinomanza?...
razionalista, difensore di Socino, amico delle plebi... non è Polo
degno d'anatema?... suvvia, Cipriano, forza... alléati al Duca... la
di lui potenza e la scaltrezza tua... parmi rumor di ruote... sì, sì,
è il duca!... Cipriano, non mentire a te stesso, sii astuto, sii anco
temerario... e fra tre mesi sarai Rettore in Catania!
Si rassettò in fretta la veste e composte le labbra a sorriso mosse
per uscire; ma nell'istante in cui alzava la mano per schiuder le
imposte, queste si spalancarono e la vecchia fantesca entrò
annunciando il duca ***. Cipriano a quel nome fè un inchino profondo e
al personaggio apparso sul limitare sussurrò:
--Duca, troppo onore!
Vestiva il Duca un lungo robbone di saio nero foderato di seta, la
grossa catena d'oro dell'orologio ne ornava la duplice bottoniera, e
la barba bianchissima gli scendeva prolissa sul petto. Severo
nell'aspetto, alteramente libero nel portamento, riciso parlatore,
acuto nello sguardo e attento, il suo volto imponeva; una tal quale
maestà, spirava da quella sua alta figura che nemmanco il più
brillante sfaccendato e impudente sprezzatore avrebbe potuto
sottrarvisi. Abituato alle corti, il duca *** erasi fatto abito la
sostenutezza diplomatica; le sue parole brevi e mordenti recidevano
ogni discussione, e nel fuoco de' suoi occhi scorgevasi viva e
incancellabile l'abitudine del comando. Devoto al Borbone, era stato
in sua gioventù ambasciatore in Ispagna e nella corte di là aveva
esercitata grande influenza, da Madrid inviato a Roma era penetrato
ne' segreti cardinaleschi ed aveva annodata amicizia coi più illustri
porporati. Caduto il padrone, anche il servo cadde; ma il duca ***
uomo ambizioso ed avido d'onori tanto seppe piegare e molcere che
creato Senatore riebbe la primiera autorità e salì di scala in scala
ai più alti titoli del nuovo Reame.
Cipriano, in sembiante umile e dimesso, avanzò verso il duca un
seggiolone e tenendoglisi chinato innanzi ripetè:
--Duca, troppo onore!
--Dottor Cipriano--disse il duca--stimo fortuna l'avvicinarvi. So che
molto è il vostro ingegno, che grandi sono i meriti vostri, epperò mi
consolo davvero d'aver a trattarli con uomo riverito e stimato.
--Duca, i vostri elogi mi confondono. Non mi si convengono, e la
vostra cortesia più che inorgoglirmi m'umilia.
--Suvvia, lasciamo le frasi. Grave discorso abbiamo a tenere. Sedete,
dottore, siete in casa vostra e questi complimenti mi spiacciono.
Il preside s'avvicinò una sedia e messosi al fianco del vecchio
ambasciatore attese che parlasse.
Intanto l'acqua cadeva ancora a rovescioni e la smorta luce della
lampada quasi sentisse ribrezzo della bufera dei colli pareva
dileguasse e svanisse. Il duca e Cipriano, seduti a lato del tavolo,
erano pallidamente rischiarati da quella fioca fiamma, e le loro
fredde e rigide figure sembravano due statue da cimitero.
--Dottore! La vostra lettera mi ha giovato, e tengo sicura la chiamata
del mio Alberto...
--Non feci, duca, che rendere l'omaggio dovuto al figliuol vostro.
--Le precauzioni da me prese e le raccomandazioni vostre accertano
Alberto... il candidato livornese fu fatto ritirare... questo Polo
Brancato...
--Il Brancato?... non temetelo, duca. Giovane, inesperto, esaltato,
traviato da falsi amici e fallace filosofia, egli non può esser tenuto
siccome serio competitore.
--Eppure e in Noto e in Siracusa se ne loda assai l'ingegno.
--Elogi comprati! figlio di Matteo Brancato, consuma l'oro mal
guadagnato dal padre... e da questi ereditò vizi e basse passioni...
affetta razionalismo! tutti gli esaltati per ciò lo esaltano! fa il
patriota!...
--Dottore... lasciamo questo lato... la mia politica... via...
--Sono dodici anni che ci conosciamo, duca... avreste perduta la fede?
--Dottore, dottore!
--Polo Brancato non può nemmanco aver l'audacia di lottare col duca
***!
--Lo spero. Ma pure sarà bene che lo si escluda davvero. Il voto
vostro, dottor Cipriano, è...
--Voterò per Alberto ***.
--Grazie, amico. Ed io che farò per voi?
--Oh duca!
--Dottore...
--Che dite mai?!... mi si proponesse una prefettura non accetterei!
--La dignità di rettore in Catania... lo sapete?... è da un anno
vacante... a Firenze... lo so dai ministri... si pensa ad installarvi
un professore di Genova.
--Beate le scuole se il capo sarà operoso!
--Dottore! e se proponessi voi?
--Duca, duca! burlate?... io, sì fiacco, sì povero di spirito e
dottrina?...
--Voi... bravo, profondamente dotto... amico dell'ordine e delle
legittime potestà...
--Dotto? duca, per carità...
--Che? non ho a dirvi la verità, tutta la verità?
--La verità, non l'adulazione.
--Suvvia, dottore, ho deciso di propor voi a rettore... e lo farò.
--No, duca... lo vieto!
--Dottor Cipriano... non permettetevi più oltre l'opposizione. Ho
deciso.
--Duca... perdonate... giacchè lo volete... obbedisco.
--Fra tre mesi Cipriano Giaracà sarà rettore in Catania!
Chi avesse potuto in quel punto scrutare attraverso il petto nel cuore
di Cipriano v'avrebbe scorta facilmente una gioia violenta appunto
perchè nascosta, la quale commovevagli tutta la persona e gli metteva
ne' pensieri un senso nuovo di tripudio e fiducia. La dignità a lungo
vagheggiata eragli omai offerta, anzi imposta; il preside
dell'accademia della piccola Modica avrebbe presto occupato il seggio
universitario! Di tutto questo bollore, nulla però trasparì sul viso
al dottore; che, come sempre, freddo ed immobile, inchinò il
diplomatico, mormorando il solito ritornello:
--Duca, troppo onore!
Il duca sorrise di compiacenza, e già s'alzava, allorchè uno strano
gridío scoppiato a poca distanza dalla villa lo percosse, arrestandolo
meravigliato. Il preside, spaurito, corse alla finestra, spalancolla,
traguardò fra i salici e le palme del giardino, tese l'orecchio e
ascoltò. Lontano si gridava Viva Italia, ma a poco a poco tutto tacque
e la finestra fu rinchiusa.