Spuntava appena l'alba del dì susseguente al colloquio di Polo col
dottor Cipriano, che una tartana, la quale nella notte aveva viaggiato
dal Capo Scalambro a Pozzallo, sbarcava al Giarciore un giovane
sconosciuto. Posto piede a terra, costui traguardò lungo il sentiero
se qualcuno apparisse, e rassicurato, a celeri passi s'addentrò
salendo di gran lena la costa. Taciturno e tutto incappucciato nessuno
l'avrebbe potuto ravvisare; il solo camminar frettoloso attestava
ch'egli era vivo, ma nel cervello infiniti pensieri gli s'affollavano
l'un all'altro avversi e nemici. Raggiunto il piazzale del paese,
mosse verso il palazzo Brancato, e battuti tre colpi alla porta stette
sospeso ad aspettare. Poco dopo rimbombò nel silenzio dell'atrio il
calpestìo di alcuno che accorreva e il cigolare dei chiavistelli
risuscitò in petto al giovane l'ansia tormentosa del dubbio; nel vano
dell'apertura si mostrò un altr'uomo, e fatto cenno colla mano che
s'accostasse, sussurrò:
--Siete voi, Luchino?
--Sì, Polo mio!
S'abbracciarono, e stretti in quel commovente amplesso passarono il
portico ed entrarono nella sala. Luchino gettò a terra cappello e
pastrano, si lasciò cadere in una seggiola e disse:
--Finalmente!
--D'ove vieni?
--Da Alicata. Ho parlato agli amici in Palma, a Naro, a Girgenti. Due
settimane or sono ero ancora a Roma: comandato dal Venerabile partii
per Napoli e di là per Palermo...
--Fosti a Palermo?... le nostre idee vi si diffondono? i cugini
lavorano?
--Tutto va bene. Vidi il cancelliere, vidi gli amici, lessi i
proclami... ad alcuni, ai migliori, fu imposto scrivano opuscoli di
morale civile... ed a Ruggiero, sai? il Venerabile ordinò un libro sul
vero destino dell'uomo... è insomma la demolizione...
--Anch'io, Luchino, ho obbedito. La storia di Socino è compiuta.
--Davvero? Oh te beato, Polo, che rechi sì prezioso tributo
all'avvenire... a me tocca sempre l'ufficio del cavallo... corro,
corro, viaggio...
--E da Palermo?
--Da Palermo passai a Corleone, a Sciacca: ovunque ordine e lavoro.
--E speri?...
--Spero.
--Il popolo si lascierà persuadere?
--Oh si, è necessario. Infranto il piedestallo cadrà la statua.
--È la statua di cui parlano i poeti. Tutta d'oro e bronzo, ha i piedi
di creta.
--Il sassolino franato dal monte li spezzerà.
--Dunque?
--Dunque, Polo mio, coraggio ed audacia. Già in Roma si prepara la
rivolta... ai confini della Toscana e dell'Umbria s'agglomerano baldi
e arditi migliaia di giovani... Lui è là; sarà il capitano
dell'impresa.
--Che pensi intanto di fare?
--Stanotte andremo a Modica, raccoglieremo i cugini della città,
ridesteremo gli entusiasmi... e pur la Val di Noto sarà rappresentata
nella falange...
--Domani appunto dovrei leggere al Collegio...
--Sta bene. Molti di essi ci sono amici... e il preside?
--Il dottor Cipriano? il vecchio maestro mio? non lo stimo sleale, è
uomo franco e...
--Anche dopo il 14 aprile?
Polo rabbrividì, ma superatosi aggiunse:
--Sì, Luchino.
--Meglio ancora.
--Stanotte...
--Attendimi. Verrò ai cancelli col biroccio. Darò tre colpi. Non
mancare. Addio.