III.

Spuntava appena l'alba del dì susseguente al colloquio di Polo col

dottor Cipriano, che una tartana, la quale nella notte aveva viaggiato

dal Capo Scalambro a Pozzallo, sbarcava al Giarciore un giovane

sconosciuto. Posto piede a terra, costui traguardò lungo il sentiero

se qualcuno apparisse, e rassicurato, a celeri passi s'addentrò

salendo di gran lena la costa. Taciturno e tutto incappucciato nessuno

l'avrebbe potuto ravvisare; il solo camminar frettoloso attestava

ch'egli era vivo, ma nel cervello infiniti pensieri gli s'affollavano

l'un all'altro avversi e nemici. Raggiunto il piazzale del paese,

mosse verso il palazzo Brancato, e battuti tre colpi alla porta stette

sospeso ad aspettare. Poco dopo rimbombò nel silenzio dell'atrio il

calpestìo di alcuno che accorreva e il cigolare dei chiavistelli

risuscitò in petto al giovane l'ansia tormentosa del dubbio; nel vano

dell'apertura si mostrò un altr'uomo, e fatto cenno colla mano che

s'accostasse, sussurrò:

--Siete voi, Luchino?

--Sì, Polo mio!

S'abbracciarono, e stretti in quel commovente amplesso passarono il

portico ed entrarono nella sala. Luchino gettò a terra cappello e

pastrano, si lasciò cadere in una seggiola e disse:

--Finalmente!

--D'ove vieni?

--Da Alicata. Ho parlato agli amici in Palma, a Naro, a Girgenti. Due

settimane or sono ero ancora a Roma: comandato dal Venerabile partii

per Napoli e di là per Palermo...

--Fosti a Palermo?... le nostre idee vi si diffondono? i cugini

lavorano?

--Tutto va bene. Vidi il cancelliere, vidi gli amici, lessi i

proclami... ad alcuni, ai migliori, fu imposto scrivano opuscoli di

morale civile... ed a Ruggiero, sai? il Venerabile ordinò un libro sul

vero destino dell'uomo... è insomma la demolizione...

--Anch'io, Luchino, ho obbedito. La storia di Socino è compiuta.

--Davvero? Oh te beato, Polo, che rechi sì prezioso tributo

all'avvenire... a me tocca sempre l'ufficio del cavallo... corro,

corro, viaggio...

--E da Palermo?

--Da Palermo passai a Corleone, a Sciacca: ovunque ordine e lavoro.

--E speri?...

--Spero.

--Il popolo si lascierà persuadere?

--Oh si, è necessario. Infranto il piedestallo cadrà la statua.

--È la statua di cui parlano i poeti. Tutta d'oro e bronzo, ha i piedi

di creta.

--Il sassolino franato dal monte li spezzerà.

--Dunque?

--Dunque, Polo mio, coraggio ed audacia. Già in Roma si prepara la

rivolta... ai confini della Toscana e dell'Umbria s'agglomerano baldi

e arditi migliaia di giovani... Lui è là; sarà il capitano

dell'impresa.

--Che pensi intanto di fare?

--Stanotte andremo a Modica, raccoglieremo i cugini della città,

ridesteremo gli entusiasmi... e pur la Val di Noto sarà rappresentata

nella falange...

--Domani appunto dovrei leggere al Collegio...

--Sta bene. Molti di essi ci sono amici... e il preside?

--Il dottor Cipriano? il vecchio maestro mio? non lo stimo sleale, è

uomo franco e...

--Anche dopo il 14 aprile?

Polo rabbrividì, ma superatosi aggiunse:

--Sì, Luchino.

--Meglio ancora.

--Stanotte...

--Attendimi. Verrò ai cancelli col biroccio. Darò tre colpi. Non

mancare. Addio.

Le tre valli della Sicilia · 第 31 / 39 题