VI.

Due anni dopo questa scena di lutto, la campana di Curcoraggio suonava

ancora a mortóro, ed il buon popolo della pieve scendeva, saliva, per

le viuzze del villaggio, accorso alle esequie di una trapassata. Su

quelle faccie, bronzate dal sole, e rugate dagli stenti, si leggeva la

pietà e la compassione, e su per le labbra di tutti correva la triste

storia ed il nome della povera morta. E ben triste davvero era quella

storia! affanni, dolori, angoscie, avevano straziato il cuore della

misera, e testimonii dei patimenti sofferti erano tutti, era il

curato! Il quale parato a funerale, seguiva allora appunto l'umile

feretro, che quattro montanini portavano alla chiesa, spalancata e già

gremita di fedeli. Lunga fila di donne faceva ala alla bara, ed il

loro canto melanconico e flebile squarciava il cuore. Allorchè poi le

spoglie della consorella furono nella casa di Dio lo squillo della

campana salutò colla sua lugubre armonia la novella viatrice e tutto

il popolo genuflesso e devoto fece solenne l'umile rito.

Boccone a lato del cataletto giaceva un vecchio, cui la bianca barba

scendeva scomposta e lunga fino a terra, d'abiti puliti ma rozzi, mal

calzato e soffrente. E certo quell'uomo soffriva, perocchè lo

squallido viso e la sparuta persona dicevano pur troppo ben chiaro,

ch'egli pativa assai e nell'animo e nelle forze: nello sguardo non

scorgesi sovente riflesso lo strazio celato? Grosse lagrime gli

piovevano dagli occhi, e l'affannoso respiro riusciva di volta in

volta a replicati singulti. Piangeva, sì, quel canuto montanaro,

piangeva, ma non per affetti terreni, non per ricordanze dolorose, non

per paura del futuro, piangeva di rassegnazione, e nella sua prece

invocava siccome grazia suprema la morte: povero e solo, fiacco e

combattuto, che sarebbe stata per lui la vita? a somiglianza del

passero, che abbandonato dalla compagna o perduto fra i campi di terra

non sua piange, disperasi e muore, il vecchio isolano sarebbe perito

fra gli stenti sprezzato e solitario!

Anche al curato s'erano inumidite le palpebre, e già stava per

raccomandare al popolo prosternato che pregasse, pregasse di cuore per

la morta, allorchè voci concitate lo scossero, ed alzate le pupille

vide sulla porta un uomo in assisa di galeotto far violenza agli

astanti e penetrar con mal frenato furore nella folla. Cogli occhi

stralunati, colle labbra mosse a selvaggio sorriso, col mento

abbrunito, colla destra involta in sucido fazzoletto intriso di

sangue, colla giubba e le calzature lacere, lo sconosciuto s'avvicinò

con impeto trepidante ai ceri, e respinti quelli che tentavano

barrargli il cammino, diè un guardo cupo ed insieme pauroso alla bara,

e raffigurato il genuflesso si chinò su di lui. Fissarlo in volto,

riesaminar quel sembiante corrugato e smunto, rialzarlo, fu un

istante; soffregò a sè gli occhi a lui le ciglia, chinò in atto

pensoso il capo, si battè con repentino delirio la fronte, baciò a più

riprese l'attonito vecchio e poco dopo gridò:

--Giaimo! Giaimo!

Questi, al grido del suo nome, rispose con altro grido, scosse

vivamente il galeotto, diè in uno scoppio novello di pianto ed

additato il feretro balbettò:

--Là entro dorme Tecla. Oh Pierio! troppo tardi sei venuto.

--Tecla?!... la madre mia?!...

--Sì, figliuolo!

Pierio, quasi colpito da arcano fulmine, cadde sul suolo, ma poco dopo

si rizzò e gettandosi tutto doloroso sul cataletto:

--A che mi giova--urlò--essere libero?

--Pierio!

--Oh madre, oh madre!... la sventura t'ha uccisa!

--Pierio--disse allora Giaimo--Pierio, è Tecla che te lo comanda per

me... giacchè sei, sta libero... salvati... piglia le montagne...

--No, Giaimo, morrò qui, sulla salma della madre. Che mi cale della

libertà, solo... e inseguito?

--Solo?!.., oh Pierio, e al tuo Giaimo non pensi?

--Una squadra d'armati mi persegue... fra poco saranno al monte... oh

ch'io muoia vicino a te madre mia!

--Usciamo, usciamo, mio Pierio; il funebre rito vuol essere

continuato...

--E Zelmira?

--È sepolta laggiù...

--Nel cimitero?!... Povera sventurata!

--La sua fossa è distinta da una croce...

--Oh Zelmira mia!

--Recati là e prega per lei...

--Sorella diletta... prega per me!

--Nessuno oserà profanare la pace delle tombe.

E seguito dallo zio Pierio uscì all'aperto; toltosi alla vista degli

affollati, ripercorse il tratto di via che separa Curcoraggio dal

cimitero, e trovatine aperti i cancelli entrovvi. Giaimo, meno

sbalordito del giovane, pensò chiuder le porte, e ciò fatto raggiunse

il nipote, il quale s'era già inginocchiato appiè del tumulo che

raccoglieva le spoglie dell'amata sorella e lasciava libero lo sfogo

al torrente delle lagrime. I due superstiti rimasero raccolti in

estatica e gemebonda contemplazione lunga pezza, e soltanto si

scossero allorchè il rumore precipitato di molti passi e un sordo

mormorio poco lontano richiamolli alla realtà dell'esistenza. Zio e

nipote, come destandosi tutto spaventati, divinarono il destino che li

aspettava, e piantatisi ritti e minacciosi sulla terra benedetta dalle

ossa di Zelmira si prepararono a difenderla.

Azzo Carbonera, scortato da venti soldati, apparve infatto al

cancello. Tentò aprirlo, e veduto il fuggiasco gli gridò in tuono

minaccioso:

--Aprite alla legge. Aprite!

--Giammai!--rispose con voce ferma Pierio, e cacciate le mani sotto la

giubba ne cavò un coltello che brandì risoluto.

Giaimo veduta l'arme ne gioì, e coi pugni serrati si mise a lato del

nipote.

--Da bravo, Pierio; fa onore alla memoria di Bizco!

Azzo allora ordinò che si scardinasse il cancello, e molti uomini

fatta leva dei ferri ben presto l'ebbero messo a terra. Tolta l'unica

barriera che inciampasse loro la via, i soldati precipitarono verso il

tumulo, ed alcuni avrebbero fatto fuoco, se Carbonara precorrendoli

non comandava s'arrestassero e nessuno usasse dell'armi. S'avanzò

solo, e riconosciuto Pierio, gli disse corrucciato:

--Arrenditi, galeotto.

--No.

--Siamo molti, e tuo solo aiuto è un vecchio...

--Non m'arrendo. Qui sotto sta morta la sorella mia. Qui dunque avrò

fossa; pigliatemi.

--Il figliuolo di Bizco non cede, muore. E con lui morrà il vecchio

Giaimo!

Pierio s'era così ribellato, nè l'uffiziale doveva più oltre

sopportarlo; epperò senza aggiunger parola d'un salto gli si avventò

addosso e tentò disarmarlo. Ma il montanaro era troppo destro per non

preveder quell'offesa, e nel mentre Azzo piegava la spada a percuotere

con un rapido manrovescio il coltello di lui egli lo colpi d'isbiescio

nell'addome. La ferita, benchè leggiera, diè sangue, ed alla vista di

esso Azzo inferocì, e serratosi contro a Pierio, tale una tempesta di

colpi gli scaricò lungo la persona che questi ne rimase tutto

intronato e per pochi istanti stette passivo attore nella scena. Pur

si risentì, e bramoso di vendetta rivolse contro il petto del soldato

l'acuta punta del coltello, stracciandogli la tunica e scalfiggendolo.

La nuova ferita accrebbe l'ira di Carbonera, il quale, dato bando ad

ogni precauzione, si precipitò sul galeotto, e gl'immerse con tanta

furia la spada nel ventre che l'elsa riurtò. Pierio impallidì e

versando col sangue la vita, rovesciò cogli occhi smarriti sul suolo e

giacque.

Giaimo intanto era stato circondato, assalito e fatto immantinente

prigione dai soldati. Debole e disarmato, non avea potuto opporre

resistenza veruna, e pallido per odio insoddisfatto, fu trascinato

lontano dai due campioni e tenuto saldo sino a duello compiuto. La

valentia di Pierio lo consolò, ma ogni illusione svanì quando cadde

morto sul tumulo di Zelmira e vidde Azzo muovergli incontro

sfavillante di gioia e colla spada ancor fumante del sangue

dell'ucciso. Trepido attese dal vincitore l'ordine che lo fucilassero,

ed a quella angoscia s'univa desiderio di cessar tante pene ed unire

per sempre il suo al destino de' cari defunti! Qual fu la di lui

meraviglia allorquando seppesi assolto e libero! Ne rimase

sconfortato, ed uscito dal cerchio de' suoi custodi volò al tumulo e

brandito l'insanguinato coltello che giaceva press'al cadavere di

Pierio se lo cacciò a più riprese in cuore gridando con tutta la voce:

--Eccomi a te, Tecla!

E il mortorio di Tecla passava appunto in quell'istante la soglia del

triste recinto.

Le tre valli della Sicilia · 第 25 / 39 题