IV.

Poco dopo una fiamma alta e viva arrossava le onde. La macchina della

nave era scoppiata ed i fianchi di questa mal robusti per resistere al

violento urto andavano man mano squarciandosi. Il fuochista rimase

morto, ed intanto fra sì disperata confusione d'uomini e attrezzi

l'acqua irrompeva a larghi fiotti attraverso i vani e il _Ciullo_

affondava. I passeggieri stretti in gruppo sulla tolda gettavano grida

addolorate e miravano con lugubre esitanza quello sfascio completo,

irresistibile. Il capitano però e l'equipaggio, benchè esterrefatti e

sconsolati, lavoravano a tutt'uomo a rattener colle pompe l'elemento

invasore, e qualche mozzo sceso nella stiva sudava a turar fessure e

precipitar pesi, ma invano. L'acqua cresceva, cresceva, la nave era

irreparabilmente perduta!

--Emma mia, Emma mia... salvati, salvati!

--Oh madre mia! morir sì giovane... in mare!

--Emma, vieni a me.

--Arrigo, Arrigo, salva mia madre!

--Ah sciagura! qual'orribil fine! la nave cola e nessuno ci aiuta!

--Aiuto, aiuto!

--La mia cara Emma... Emma mia... baciami in volto...

--Madre... non so più reggermi! mi batte terribilmente il cuore...

vacillo... aiuto, aiuto!

--Aiuto, aiuto!

--Arrigo, Arrigo mio, ricordati di me... della tua Emma...

--Emma, Emma... non disperare... il capitano calerà la scialuppa...

--Non vedi che abbrucia?

--E nessuno ci salva?... maledizione!

--Nessuno!!! nessuno?... tutto il mio oro a chi salva la figlia del

barone...

--Emma, Emma, dammi un amplesso.

--Soccorso, soccorso!

Soccorso, soccorso! gridavano tutti, e colle mani giunte, cogli occhi

rivolti al cielo, colle ginocchia piegate, aspettavano l'aiuto

supremo, e piangevano!

Soccorso, soccorso! urlavano i marinai, i quali scoraggiti, stanchi

dalle violenti ma inutili fatiche, disperati, miravan torvi il mare e

stavan per salvarsi a nuoto lasciando abbandonato il naviglio e preda

di sventura gli infelici viaggiatori!

Soccorso, soccorso! pregava il desolato capitano, che madido di sudore

e gocciante per le vesti inzuppate scorgeva dall'alto del ponte il suo

_Ciullo_ dannato a sommergere, e vedeva imminente, fatale, il

precipizio!

--Soccorso, soccorso!

--Aiuto, aiuto!

Coraggio, coraggio! si gridava da terra; e quattro lancie spinte da

robuste braccia volavano in soccorso dei naufraghi.

Pericolanti e salvatori s'incuoravano a vicenda, e l'onde già

gorgogliando salivano dagli spalancati boccaporti ed allagavano il

cassero, allorchè le scialuppe raggiunsero lo spezzato vapore ed una

mano di barcaiuoli e montanari si slanciò a furia sulla tolda.

Da questi sorretti o portati scesero i naufraghi nelle lancie, e il

capitano sarebbe stato ultimo ad abbandonare il _Ciullo_ se due uomini

non avesser dovuto porre qualche ritardo nel calare una giovinetta la

quale svenuta e colle vesti scomposte serrava sul cuore la mano di un

giovin uomo e gli abbandonava il capo nel seno. Bizco e Pierio,

sollevata Emma, la deposero sul fondo della barca, ed Arrigo ancor

barcollante e pallido le si assise daccanto e sdossatasi la guarnacca

la stese sulle assiderate membra della sposa, nel mentre la baronessa

spaurita e tremante mirava in viso cogli occhi spalancati figliuola e

genero e stropicciava con febbrile ardore le fredde dita della supina.

Bizco e Pierio intanto raccolti i remi, li tuffarono con vigoroso

impeto nell'onde e vogando serrati raggiunsero le più celeri lancie e

presto le sorpassarono afferrando la riva gremita per curiosi e

compassionevoli.

Nel medesimo tempo il postale scompariva: la lotta tra l'acque e il

fuoco era davvero stata viva, ma le prime avevano trionfato e colla

stiva colma da esse affondarono eziandio i carboni bruciati ma spenti.

La superficie dello stretto ridivenne quieta e piana; solo qua e là

qualche tavola fluttuava ed infissa in una di queste stava ritta pur

non sventolante la bandiera della nave. Il cadavere del fuochista,

unica vittima umana, spinto dall'onde si era avvicinato alla riva, ma

ricacciato da nuove fin nel mezzo, parve s'ostinasse a non abbandonare

la costa dell'isola, e galleggiò incerto per assai tempo, ma alla fine

accavallate dal vento soffiante da Val di Mone le istesse onde che gli

erano bara lo trascinarono nella loro corsa violenta fin presso le

coste di Calabria, e là sulle secche fu infatti raccolto e dai

pescatori tumulato.

Il mal capitato fuochista era di Reggio, e dopo dieci anni ritornava,

morto, alla terra natale!

Scesi a terra, i salvati furono immantinente circondati da donne e

marinai, le une recando ristori e panni, gli altri offrendo sè stessi

e le casupole. La triste comitiva però s'incamminò verso il forte del

Faro, preceduta da quell'uffiziale comandante e seguita da qualche

soldato sbucato dalla batteria in lor soccorso. Procedevano

silenziosi, e fra quelle faccie vispe ed abbronzate avresti scorto il

contrasto dei visi pallidi e smunti, il languore della persona e

l'abbandono delle forze disegnavano su quelle fronti gelate dispetto e

spavento! Pierio e Bizco avanzavano primi portando sulle braccia Emma

e lor dappresso era l'uffiziale il quale sosteneva la baronessa,

aiutato nel pio ufficio da Arrigo. Il capitano, gli altri passeggieri,

l'equipaggio, seguivanli; e negli occhi vivaci di quei pietosi

vallegiani brillava la gioia della buon'azione e il rammarico insieme

della sgraziata avventura. Quella processione sarebbe sembrata un

mortóro, se fossevi apparso un feretro!

Raccolti nella piccola sala della Lanterna, molti fra gli

accompagnatori s'allontanarono, e ad Emma, adagiata sul lettuccio, fur

fatti aspirare sali ed essenze. A poco a poco la giovinetta rinvenne,

e la madre diè un grido di gioia allorchè alla sua amata si sprigionò

dal petto un sospiro. Aprì gli occhi, le si tinser di porpora le

guancie e le labbra, un leggier tremito le corse per le membra, staccò

le mani dal cuore su cui sembravano infisse, alzò il capo, si

ricompose le vesti e le treccie, contemplò siccome estatica e con atto

di meraviglia la genitrice, Arrigo e Pierio, sorrise, mosse la

persona, si rizzò, e chiese con ansia e paura:

--Ove mi trovo?... mamma, perchè son qui?... soldati? un uffiziale?...

--Emma, Emma--disse Arrigo indovinando la domanda della sposa--eccomi

a te... sta queta... siamo in luogo sicuro, siamo tutti salvi...

nessuna disgrazia...

--Oh qual pericolo abbiam corso!

--Emma...

--Mamma... Arrigo...

--Arrigo?!...--sussurrò con mal represso atto di sdegno

Bizco--Arrigo?!--e dall'oscuro canto del salotto fissò lo sguardo sul

giovane.

--Arrigo?!--esclamò ad alta voce l'uffiziale--Arrigo? lui?--e gli si

avvicinò.

--Scusate, signore, è Arrigo il vostro nome?...

--Sì, tenente... ma... quale strana rassomiglianza!... il vostro nome,

uffiziale, il vostro nome!...

--Azzo Carbonera.

--Carbonera!... Oh ch'io t'abbracci, Azzo, mio salvatore!... Azzo!

--Arrigo Rapisardi!

--Amico mio!

--Quale consolazione!

--Come qui, Azzo? due anni son corsi dal nostro viaggio ad Ajaccio...

--Arrigo... ti racconterò poi... ma questa... è la tua sposa?

--Sì, Azzo.

Azzo Carbonera robusto e biondo uomo sui trentott'anni, aveva bella e

ritta la persona, ardito aspetto, occhi splendenti, lunghi baffi,

folta capigliatura. Cospiratore a vent'anni, e scoperto, la sola fuga

lo avea salvato dalla forca: quanto duro gli era stato l'abbandono

della sua cara Sondrio, della nativa Valtellina, delle Alpi sterili e

nude, ma italiane! Valicato lo Spluga, s'era condotto attraverso le

inospiti vallate grigione a Bellinzona, e di là sceso a Lugano s'era

arruolato fra i congiurati ed esule fra esuli sospirava sempre il

riscatto della sua Italia! Mille proscritti tentarono un dì

l'invasione di Lombardia, e dalle gole di Valsolda, sbucarono su quel

di Menaggio colla speranza di eccitare a rivolta gli alpigiani del

Lario e per Como piombar su Milano: ma pochi e male armati, attaccati

dai gendarmi presso Porlezza e sbaragliati, avevan dovuto salvarsi

colla fuga, e sfiduciati ritornar precipitosi nella libera Elvezia, a

piangere i compagni perduti! Azzo se n'accorò, e lasciata Lugano s'era

confinato a Losanna, ove visse parecchi anni scrivendo e cospirando.

Ma la buona stella della libertà era sorta sull'orizzonte anco per la

povera terra dei morti, ed Azzo lasciava il Vodese e passato il

Sempione calava ad Arona, dove con Garibaldi piombava sul lombardo e

da valoroso combatteva a Sesto, a Varese, a S. Fermo. Sospesa la

guerra, dalle rive del Garda faceva voto di viver nell'armi in

servigio della patria, e da allora cingeva la spada. Inviato negli

Abruzzi, aveva assaltate con guerresco ardimento molte bande

liberticide e per un anno s'era battuto con costanza e coraggio fra

quelle gole insidiose ed in quelle boscaglie selvaggie. A Napoli aveva

conosciuto Rapisardi ed amicizia calda e sincera erasi stretta fra

loro: due giovani, entrambi innamorati del poetico e dello strano,

entrambi ardenti e baldi, potevano non unirsi coi santi vincoli

dell'affetto? Vissuti così un inverno, erano partiti assieme per

Corsica e in quell'isola illustre per illustri natali Azzo aveva

salvata la vita ad Arrigo: non chiedermi come e perchè; fu un mistero

per tutti, e il biondo valtellino avevane giurato il segreto al bruno

messinese! Riconoscenza ed amore legavano dunque lo sposo di Emma al

comandante del Faro; replicati baci rannodarono la fratellanza ed il

rossore delle gote ed il lampo degli sguardi ben mostrarono agli

attoniti astanti quale e quanto gaudio commuovesse i lor cuori!

--Lui?... Arrigo?!--con sorda voce ripetè il padre di Zelmira.

--Lui?--chiese Pierio, che incerto e concitato guatava con

raccapriccio il sinistro aspetto di Bizco e mirava con ansietà Arrigo

e l'uffiziale--lui?

--Sì, lui... l'uccisore della mia figliuola!

--Lui?

--Arrigo Rapisardi!

--Il seduttore?...

--Sì, Pierio, lui, lui! È Dio che ce lo invia!

--Quale arcano...

--Snuda il pugnale, Pierio, e compi il tuo giuro.

--Qui?

--Qui.

--Qui, padre mio, fra tanti armati?

--Qui, non monta... Affrettati Pierio!

--Oh Dio mio... mi fa paura il sangue!

--Pierio, Pierio, hai giurato!

--Maledetto giuramento... qui, in un forte!?

--Qui, è l'onor di Zelmira...

--Oh Zelmira!

--È l'onor della sorella... orsù... lo voglio... hai giurato!

E Bizco spinse colla mano l'attonito Pierio, il quale tenendo nascosta

sotto il gabbano la nuda lama barcollando s'avvicinò al gruppo dei

salvati, sempre inseguito dallo sguardo fisso e sanguigno del padre.

--Oh Emma... è un amico fidato che il cielo m'invia;... è Azzo...

--Tutto t'arride, Arrigo mio, anche nella sciagura trovi conforto.

--E fortuna. Si, Azzo, lascia che lo dica... e fortuna!

--Non più, amico. Apprestiamo ad Emma le ultime cure... e lasciamo

quest'umida cameraccia.

--È qui che abiti?

--È il mio alloggio. Che vuoi? noi soldati abbiamo ruvida La pelle

e...

--Ed ottimo cuore.

Ed Emma così dicendo s'alzò e stese in atto affettuoso la sua candida

mano al comandante. Carbonera la baciò, e stringendola con riverente

entusiasmo pronunziò con voce commossa:

--Grazie infinite, signorina... non merito punto le vostre cortesie...

perdonate la mia ruvidezza.

--Azzo, Azzo!--gridò con ilare dimestichezza Arrigo, non farmi il

piagnone... suvvia... abbracciami Emma...

--Che?

--Lo voglio.

--Lo vuoi?... ben di cuore!

E mentre Azzo e la sposa di Arrigo si ricambiavano strette di mano e

carezzevoli parole, Pierio vieppiù s'avvicinava e dietro lui stava

Bizco col pugno teso e coi denti serrati.

L'aspetto del vecchio montanaro era in quell'istante terribile, e

colui il quale l'avesse allora veduto avrebbe irresistibilmente

gridato: all'assassino, all'assassino!

Pierio all'incontro era pallido e trepidante, ansante il petto, lo

sguardo incerto e pauroso, il passo stentato e mal fermo.

Non ancora uso al sangue, il giovane isolano muoveva al delitto

cacciato solo dal demone della vendetta, e sprone fatale eragli il

cupo e minaccioso comando del padre.

--Colpisci, colpisci!--gridogli dietro le spalle il feroce Bizco.

--Grazia per lui, padre mio, grazia per lui!

--Hai giurato!

--Oh Zelmira!

--Colpisci, vigliacco... colpisci!

--Vigliacco?... oh giammai!

Alzò con rapido moto la destra e nel calare il pugnale sul petto alla

vittima tonò:

--Vendetta!

--Vendetta!--ripetè con urlo satanico il Bizco, e sfoderato il

coltello piombò più celere del lampo su Azzo; il quale all'improvviso

pericolo dell'amico aveva sguainata la spada e stava per immergerla in

seno a Pierio.

Le tre valli della Sicilia · 第 23 / 39 题