Poco dopo una fiamma alta e viva arrossava le onde. La macchina della
nave era scoppiata ed i fianchi di questa mal robusti per resistere al
violento urto andavano man mano squarciandosi. Il fuochista rimase
morto, ed intanto fra sì disperata confusione d'uomini e attrezzi
l'acqua irrompeva a larghi fiotti attraverso i vani e il _Ciullo_
affondava. I passeggieri stretti in gruppo sulla tolda gettavano grida
addolorate e miravano con lugubre esitanza quello sfascio completo,
irresistibile. Il capitano però e l'equipaggio, benchè esterrefatti e
sconsolati, lavoravano a tutt'uomo a rattener colle pompe l'elemento
invasore, e qualche mozzo sceso nella stiva sudava a turar fessure e
precipitar pesi, ma invano. L'acqua cresceva, cresceva, la nave era
irreparabilmente perduta!
--Emma mia, Emma mia... salvati, salvati!
--Oh madre mia! morir sì giovane... in mare!
--Emma, vieni a me.
--Arrigo, Arrigo, salva mia madre!
--Ah sciagura! qual'orribil fine! la nave cola e nessuno ci aiuta!
--Aiuto, aiuto!
--La mia cara Emma... Emma mia... baciami in volto...
--Madre... non so più reggermi! mi batte terribilmente il cuore...
vacillo... aiuto, aiuto!
--Aiuto, aiuto!
--Arrigo, Arrigo mio, ricordati di me... della tua Emma...
--Emma, Emma... non disperare... il capitano calerà la scialuppa...
--Non vedi che abbrucia?
--E nessuno ci salva?... maledizione!
--Nessuno!!! nessuno?... tutto il mio oro a chi salva la figlia del
barone...
--Emma, Emma, dammi un amplesso.
--Soccorso, soccorso!
Soccorso, soccorso! gridavano tutti, e colle mani giunte, cogli occhi
rivolti al cielo, colle ginocchia piegate, aspettavano l'aiuto
supremo, e piangevano!
Soccorso, soccorso! urlavano i marinai, i quali scoraggiti, stanchi
dalle violenti ma inutili fatiche, disperati, miravan torvi il mare e
stavan per salvarsi a nuoto lasciando abbandonato il naviglio e preda
di sventura gli infelici viaggiatori!
Soccorso, soccorso! pregava il desolato capitano, che madido di sudore
e gocciante per le vesti inzuppate scorgeva dall'alto del ponte il suo
_Ciullo_ dannato a sommergere, e vedeva imminente, fatale, il
precipizio!
--Soccorso, soccorso!
--Aiuto, aiuto!
Coraggio, coraggio! si gridava da terra; e quattro lancie spinte da
robuste braccia volavano in soccorso dei naufraghi.
Pericolanti e salvatori s'incuoravano a vicenda, e l'onde già
gorgogliando salivano dagli spalancati boccaporti ed allagavano il
cassero, allorchè le scialuppe raggiunsero lo spezzato vapore ed una
mano di barcaiuoli e montanari si slanciò a furia sulla tolda.
Da questi sorretti o portati scesero i naufraghi nelle lancie, e il
capitano sarebbe stato ultimo ad abbandonare il _Ciullo_ se due uomini
non avesser dovuto porre qualche ritardo nel calare una giovinetta la
quale svenuta e colle vesti scomposte serrava sul cuore la mano di un
giovin uomo e gli abbandonava il capo nel seno. Bizco e Pierio,
sollevata Emma, la deposero sul fondo della barca, ed Arrigo ancor
barcollante e pallido le si assise daccanto e sdossatasi la guarnacca
la stese sulle assiderate membra della sposa, nel mentre la baronessa
spaurita e tremante mirava in viso cogli occhi spalancati figliuola e
genero e stropicciava con febbrile ardore le fredde dita della supina.
Bizco e Pierio intanto raccolti i remi, li tuffarono con vigoroso
impeto nell'onde e vogando serrati raggiunsero le più celeri lancie e
presto le sorpassarono afferrando la riva gremita per curiosi e
compassionevoli.
Nel medesimo tempo il postale scompariva: la lotta tra l'acque e il
fuoco era davvero stata viva, ma le prime avevano trionfato e colla
stiva colma da esse affondarono eziandio i carboni bruciati ma spenti.
La superficie dello stretto ridivenne quieta e piana; solo qua e là
qualche tavola fluttuava ed infissa in una di queste stava ritta pur
non sventolante la bandiera della nave. Il cadavere del fuochista,
unica vittima umana, spinto dall'onde si era avvicinato alla riva, ma
ricacciato da nuove fin nel mezzo, parve s'ostinasse a non abbandonare
la costa dell'isola, e galleggiò incerto per assai tempo, ma alla fine
accavallate dal vento soffiante da Val di Mone le istesse onde che gli
erano bara lo trascinarono nella loro corsa violenta fin presso le
coste di Calabria, e là sulle secche fu infatti raccolto e dai
pescatori tumulato.
Il mal capitato fuochista era di Reggio, e dopo dieci anni ritornava,
morto, alla terra natale!
Scesi a terra, i salvati furono immantinente circondati da donne e
marinai, le une recando ristori e panni, gli altri offrendo sè stessi
e le casupole. La triste comitiva però s'incamminò verso il forte del
Faro, preceduta da quell'uffiziale comandante e seguita da qualche
soldato sbucato dalla batteria in lor soccorso. Procedevano
silenziosi, e fra quelle faccie vispe ed abbronzate avresti scorto il
contrasto dei visi pallidi e smunti, il languore della persona e
l'abbandono delle forze disegnavano su quelle fronti gelate dispetto e
spavento! Pierio e Bizco avanzavano primi portando sulle braccia Emma
e lor dappresso era l'uffiziale il quale sosteneva la baronessa,
aiutato nel pio ufficio da Arrigo. Il capitano, gli altri passeggieri,
l'equipaggio, seguivanli; e negli occhi vivaci di quei pietosi
vallegiani brillava la gioia della buon'azione e il rammarico insieme
della sgraziata avventura. Quella processione sarebbe sembrata un
mortóro, se fossevi apparso un feretro!
Raccolti nella piccola sala della Lanterna, molti fra gli
accompagnatori s'allontanarono, e ad Emma, adagiata sul lettuccio, fur
fatti aspirare sali ed essenze. A poco a poco la giovinetta rinvenne,
e la madre diè un grido di gioia allorchè alla sua amata si sprigionò
dal petto un sospiro. Aprì gli occhi, le si tinser di porpora le
guancie e le labbra, un leggier tremito le corse per le membra, staccò
le mani dal cuore su cui sembravano infisse, alzò il capo, si
ricompose le vesti e le treccie, contemplò siccome estatica e con atto
di meraviglia la genitrice, Arrigo e Pierio, sorrise, mosse la
persona, si rizzò, e chiese con ansia e paura:
--Ove mi trovo?... mamma, perchè son qui?... soldati? un uffiziale?...
--Emma, Emma--disse Arrigo indovinando la domanda della sposa--eccomi
a te... sta queta... siamo in luogo sicuro, siamo tutti salvi...
nessuna disgrazia...
--Oh qual pericolo abbiam corso!
--Emma...
--Mamma... Arrigo...
--Arrigo?!...--sussurrò con mal represso atto di sdegno
Bizco--Arrigo?!--e dall'oscuro canto del salotto fissò lo sguardo sul
giovane.
--Arrigo?!--esclamò ad alta voce l'uffiziale--Arrigo? lui?--e gli si
avvicinò.
--Scusate, signore, è Arrigo il vostro nome?...
--Sì, tenente... ma... quale strana rassomiglianza!... il vostro nome,
uffiziale, il vostro nome!...
--Azzo Carbonera.
--Carbonera!... Oh ch'io t'abbracci, Azzo, mio salvatore!... Azzo!
--Arrigo Rapisardi!
--Amico mio!
--Quale consolazione!
--Come qui, Azzo? due anni son corsi dal nostro viaggio ad Ajaccio...
--Arrigo... ti racconterò poi... ma questa... è la tua sposa?
--Sì, Azzo.
Azzo Carbonera robusto e biondo uomo sui trentott'anni, aveva bella e
ritta la persona, ardito aspetto, occhi splendenti, lunghi baffi,
folta capigliatura. Cospiratore a vent'anni, e scoperto, la sola fuga
lo avea salvato dalla forca: quanto duro gli era stato l'abbandono
della sua cara Sondrio, della nativa Valtellina, delle Alpi sterili e
nude, ma italiane! Valicato lo Spluga, s'era condotto attraverso le
inospiti vallate grigione a Bellinzona, e di là sceso a Lugano s'era
arruolato fra i congiurati ed esule fra esuli sospirava sempre il
riscatto della sua Italia! Mille proscritti tentarono un dì
l'invasione di Lombardia, e dalle gole di Valsolda, sbucarono su quel
di Menaggio colla speranza di eccitare a rivolta gli alpigiani del
Lario e per Como piombar su Milano: ma pochi e male armati, attaccati
dai gendarmi presso Porlezza e sbaragliati, avevan dovuto salvarsi
colla fuga, e sfiduciati ritornar precipitosi nella libera Elvezia, a
piangere i compagni perduti! Azzo se n'accorò, e lasciata Lugano s'era
confinato a Losanna, ove visse parecchi anni scrivendo e cospirando.
Ma la buona stella della libertà era sorta sull'orizzonte anco per la
povera terra dei morti, ed Azzo lasciava il Vodese e passato il
Sempione calava ad Arona, dove con Garibaldi piombava sul lombardo e
da valoroso combatteva a Sesto, a Varese, a S. Fermo. Sospesa la
guerra, dalle rive del Garda faceva voto di viver nell'armi in
servigio della patria, e da allora cingeva la spada. Inviato negli
Abruzzi, aveva assaltate con guerresco ardimento molte bande
liberticide e per un anno s'era battuto con costanza e coraggio fra
quelle gole insidiose ed in quelle boscaglie selvaggie. A Napoli aveva
conosciuto Rapisardi ed amicizia calda e sincera erasi stretta fra
loro: due giovani, entrambi innamorati del poetico e dello strano,
entrambi ardenti e baldi, potevano non unirsi coi santi vincoli
dell'affetto? Vissuti così un inverno, erano partiti assieme per
Corsica e in quell'isola illustre per illustri natali Azzo aveva
salvata la vita ad Arrigo: non chiedermi come e perchè; fu un mistero
per tutti, e il biondo valtellino avevane giurato il segreto al bruno
messinese! Riconoscenza ed amore legavano dunque lo sposo di Emma al
comandante del Faro; replicati baci rannodarono la fratellanza ed il
rossore delle gote ed il lampo degli sguardi ben mostrarono agli
attoniti astanti quale e quanto gaudio commuovesse i lor cuori!
--Lui?... Arrigo?!--con sorda voce ripetè il padre di Zelmira.
--Lui?--chiese Pierio, che incerto e concitato guatava con
raccapriccio il sinistro aspetto di Bizco e mirava con ansietà Arrigo
e l'uffiziale--lui?
--Sì, lui... l'uccisore della mia figliuola!
--Lui?
--Arrigo Rapisardi!
--Il seduttore?...
--Sì, Pierio, lui, lui! È Dio che ce lo invia!
--Quale arcano...
--Snuda il pugnale, Pierio, e compi il tuo giuro.
--Qui?
--Qui.
--Qui, padre mio, fra tanti armati?
--Qui, non monta... Affrettati Pierio!
--Oh Dio mio... mi fa paura il sangue!
--Pierio, Pierio, hai giurato!
--Maledetto giuramento... qui, in un forte!?
--Qui, è l'onor di Zelmira...
--Oh Zelmira!
--È l'onor della sorella... orsù... lo voglio... hai giurato!
E Bizco spinse colla mano l'attonito Pierio, il quale tenendo nascosta
sotto il gabbano la nuda lama barcollando s'avvicinò al gruppo dei
salvati, sempre inseguito dallo sguardo fisso e sanguigno del padre.
--Oh Emma... è un amico fidato che il cielo m'invia;... è Azzo...
--Tutto t'arride, Arrigo mio, anche nella sciagura trovi conforto.
--E fortuna. Si, Azzo, lascia che lo dica... e fortuna!
--Non più, amico. Apprestiamo ad Emma le ultime cure... e lasciamo
quest'umida cameraccia.
--È qui che abiti?
--È il mio alloggio. Che vuoi? noi soldati abbiamo ruvida La pelle
e...
--Ed ottimo cuore.
Ed Emma così dicendo s'alzò e stese in atto affettuoso la sua candida
mano al comandante. Carbonera la baciò, e stringendola con riverente
entusiasmo pronunziò con voce commossa:
--Grazie infinite, signorina... non merito punto le vostre cortesie...
perdonate la mia ruvidezza.
--Azzo, Azzo!--gridò con ilare dimestichezza Arrigo, non farmi il
piagnone... suvvia... abbracciami Emma...
--Che?
--Lo voglio.
--Lo vuoi?... ben di cuore!
E mentre Azzo e la sposa di Arrigo si ricambiavano strette di mano e
carezzevoli parole, Pierio vieppiù s'avvicinava e dietro lui stava
Bizco col pugno teso e coi denti serrati.
L'aspetto del vecchio montanaro era in quell'istante terribile, e
colui il quale l'avesse allora veduto avrebbe irresistibilmente
gridato: all'assassino, all'assassino!
Pierio all'incontro era pallido e trepidante, ansante il petto, lo
sguardo incerto e pauroso, il passo stentato e mal fermo.
Non ancora uso al sangue, il giovane isolano muoveva al delitto
cacciato solo dal demone della vendetta, e sprone fatale eragli il
cupo e minaccioso comando del padre.
--Colpisci, colpisci!--gridogli dietro le spalle il feroce Bizco.
--Grazia per lui, padre mio, grazia per lui!
--Hai giurato!
--Oh Zelmira!
--Colpisci, vigliacco... colpisci!
--Vigliacco?... oh giammai!
Alzò con rapido moto la destra e nel calare il pugnale sul petto alla
vittima tonò:
--Vendetta!
--Vendetta!--ripetè con urlo satanico il Bizco, e sfoderato il
coltello piombò più celere del lampo su Azzo; il quale all'improvviso
pericolo dell'amico aveva sguainata la spada e stava per immergerla in
seno a Pierio.