--Mia buona Zelmira... adorata figliuola mia... come stai oggi?... e
la tosse?
--Buon giorno, padre mio. Oggi, sì, oggi sto bene. Ma ieri! oh Dio, il
petto mi si voleva spezzare... Sì, sto meglio! Che bel sole, padre,
che allegra giornata!... Dite, non vi sembra che il tepore di queste
aure mi ridoni beltà e vigoria?
--Sì, sì, Zelmira, tutto quello che vuoi. Ma non ricordar più le
passate sciagure! non vedi che mi fai piangere?
E a quell'uomo, abbronzato in volto e dalla mano di ferro, si
inumidivano le ciglia al triste ricordo dell'onta.
--Padre, anche quando sarò morta, vi ricorderete di me? della povera
vostra Zelmira, innocente... sventurata?... sì, n'è vero?
Non era bella Zelmira, ma due grandi occhi neri che le brillavano in
viso la facevano leggiadra e amata, sì che i giovani del contado
corteggiavanla. Il suo portamento era modesto insieme e altero; la
voce argentina, flebile, melodiosa. Pallida sempre, le guancie le si
tingevano in vermiglio solo allorchè i robusti e bei montanari del
villaggio l'occhieggiassero o le augurassero il buon dì e il felice
riposo. Aveva risvegliata simpatia in tutti i vicini, e molti
l'avrebbero chiesta sposa se non fosse stata sul fior degli anni
rapita dal dolore! Contavane appena diciotto, eppure quanti guai
avevano spenta nel di lei giovane cuore la poesia della vita! Tradita
nel suo unico amore, come rosa avvizzita dal vento gelato dell'Alpi
anzichè sbocci, Zelmira deperiva, dimagrava, soffriva: destino fatale
la trascinava alla tomba, senza posa, senza tregua! Era la lenta
agonia del mal sottile, il fuoco dell'esistenza le si spegneva ad ogni
ora, costante: oh, povera fanciulla, come presto ti si sfrondò la
corona delle illusioni!
--E Pierio perchè si allontanò?
--Tuo fratello deve calare a Messina. Se n'è ito a desinare, e fra
un'ora sarà in viaggio.
--E voi rimanete?
--Sì, Zelmira, oggi starò teco: abbiamo a goderci il mezzogiorno
sull'aia. I tuoi polli ci razzoleranno daccanto, e il vecchio barbone
abbaierà di letizia.
--Davvero?
Bizco abbracciò la giovanetta, e cingendola colle braccia la mirò con
ineffabile affezione. E dopo aver così sostato alcun poco, s'avviò,
sempre sorridendo agli amplessi della figliuola. Una casa, di modesta
e pulita apparenza, chiudeva verso monte la piccola piazza della
chiesa, ed in quella entrarono.
--Giaimo, Giaimo!
Così gridò un fanciullino che baloccava sulla porta, ed intanto corse
incontro al genitore ed alla sorella. Il chiamato apparve: era uomo
tarchiato e di atletiche forme, con barba nera e lunga, calvo, in
giubba.
--Oh Bizco, ben tornato! E voi, nipotina?
--Oh zio, buon dì!