III.

Allora appunto Pardo abbandonava Sutera. Abbigliato da viaggio, colla

fedel carabina ad armacollo, col valigiotto sospeso qual zaino alle

spalle, egli ai primi albori uscì dalla casa e per via rimota

raggiunse il fiume. Ed allorchè si fu messo sul sentiero che lo

costeggia voltosi alla giovin donna che lo seguiva, così

abbracciandola singhiozzò:

--Ritorna al paese Iza ed abbi cura della vecchia Rosalia. Non

guardarmi sì mesta... mi fai piangere.... suvvia, cara, lasciami. Fra

non molto rivedrò questi monti... ed allora, oh sì, Iza, grande, assai

grande, sarà la mia gioia nel baciarti! Vattene, riedi a Sutera.

--Oh Pardo!... le lagrime mi fanno intoppo... qui... Oh, addio,

ritorna presto... e dovunque ti celi ricordati della sposa...

--Oh Iza, e come potrei scordarti?

--Pardo, Pardo, addio!

--Iza, Iza, addio, addio!

E fatti muti dal dolore, i giovani sposi si baciarono ancora una

volta, mestamente sorrisero, e quasi di fuga s'allontanarono.

Pardo la seguì coll'occhio sino a che fu scomparsa su per l'erta della

montagna, e dato uno sguardo lagrimoso alla sua terra diletta, a

quella povera valle in cui suo padre, la madre sua, un amato fratello

eran morti, e che ospitava bella e solinga la pura sua Iza, affrettò i

passi e colla tempesta nel cuore scese sino al pian d'Aragona, e

sempre costeggiando il Platani si diresse alla volta di Felice. Il

fiume gonfiato dagli acquazzoni che pochi dì avanti avevano fradicie

le vette di Casteltermini e Prizzi, rumoreggiava spumeggiante e rotto

fra i massi e le frane, e quel sordo e cupo muggito dell'onde

impetuose accresceva d'assai la tristezza del fuggiasco e gli metteva

in cuore la rabbia della sventura. Pardo fissava con occhi paurosi il

precipizio che s'apriva a lui daccanto, e neppur la bella e

lussureggiante vaghezza dei pendii che dal Cammarata andava morendo

giù giù sino a Ribera gli apriva l'animo a sentimenti di pace e

perdono: piangeva, e del suo pianto vergognava!

--Povera patria,--diceva a sè stesso--Povera Sicilia! E dunque le ire

di Maniscalco ti terranno sempre la speranza? che abbino ad esser per

te fatali come le maledizioni dello sgozzato? E come mai egli

scoprì?!... nessuno, nessuno ci può aver scoperti!... fosse Enzo?...

oh no, il mio sospetto è calunnioso!... Arnoldo?... neppure! buon

Arnoldo, perdona all'amico straziato il solo dubbio!... dunque, dunque

chi?... Avesse Iza parlato?... oh no, Iza... giammai! sciagurato ch'io

sono a sospettare di te!... dunque? sempre questo dunque?!... Cletto?

quel cuor generoso, quell'animo di fuoco?.. Ah, eccolo, eccolo... è

Lapo... sì, è lui!... infame! ci ha venduti?! e quant'oro t'ha

promesso il manigoldo? Lapo, Lapo, trema!... e se non fosse lui?... se

nessuno avesse tradita la congiura? in Palermo, in Alicata... in

Caltanisetta... qualcuno avrà messo a repentaglio il segreto della

trama... no, non è possibile... è Lapo che ci ha venduti! Lapo, Lapo,

trema!--E Pardo fremeva di sdegno... poveretto; nemmanco pensava al

vero iniquo!

Camminava, camminava, ed ai ricordi di patria e libertà si mischiavano

i nomi d'Iza e Sutera. Soffriva davvero, e cacciato da pensieri tanto

angosciosi, il suo passo era incerto e febbrile; divorava la via e le

Madonie vieppiù si perdevano nel lontano orizzonte. Ma il sole già

alto aveva spossate le forze di Pardo; sudato e stanco non avrebbe

toccato il lido che a sera, epperò si gettò supino appiè d'un albero

enorme e presto s'addormentò.

Che giova dirti, o lettore, quali strani sogni, quali orribili casi

gli si dipingessero nella fantasia? Tutti si fanno beati di narrar

fantasmi e ubbie, io invece passerò oltre e lascierò che Pardo gusti

quel poco riposo. Tre ore dormì, e forse più a lungo avrebbe dormito

se lo scalpito sonoro di un cavallo non lo svegliava. Si rizzò e con

moto involontario pose mano alla carabina; ma rasserenossi allo

scorgere che il nuovo viandante eragli conosciuto, eragli anzi amico.

--Diego!--esclamò, e avanzandosi nel mezzo della strada gli fece cenno

s'arrestasse.

--Tu Pardo, qui?

--Sì, Diego, vo in salvo.

--Fuggi?... ma non sai dunque la gran novella?

--No.

--Palermo stanotte è insorta. A Piana, a Monreale, i patrioti stan

cacciando la sbirraglia... certo a quest'ora gli spari echeggiano fra

le valli delle Madonie... Trapani e Salemi forse hanno imitata la

capitale... la rivoluzione sta scoppiando ovunque... e tu fuggi?

--Oh vittoria! Diego, Diego, mi ridoni la vita!

--Orsù, Pardo, benchè fossi diretto a Cattolica, rifarò la mia via.

Sali in groppa e fra due ore siamo a Sutera.

--Diego mio... grazie, grazie... oh qual gioia!

--Suvvia, monta qui.

E il cavallo punto dagli sproni, risalì di corsa l'erta, sollevando un

nembo di polvere.

Suonavano cinque ore dopo mezzodì alla torre di Sutera allorchè

l'ansante animale arrivò. Gran turba di popolani circondò Diego e

riconosciuto nel travestito il lor Pardo, tutti ad una voce gridarono:

Viva Pardo! Viva Pardo! E con essi una donna, la quale si precipitò

nelle braccia dell'acclamato; Iza ribaciava il suo sposo.

Le tre valli della Sicilia · 第 11 / 39 题