ai secoli VII e VIII menzionando come nati nella nostra regione:
GRIMOALDO figlio di Gisulfo (n. Cividale 647, m. 671) che fu re dei
Longobardi; S. PAOLINO D'AQUILEJA (n. Premariacco (?) 776, m. 802) che
insieme con P. Diacono ordinò lo studio di Parigi, e compose alcuni inni
ritmici che fanno ancora parte del Breviario; PAOLO DIACONO di
Varnefrido (n. Cividale 720, m. Montecassino 799), il quale scrisse una
ventina d'opere in prosa o in verso, tra cui _De gestis Langobardorum_ e
gli inni sacri, da uno dei quali Guido aretino prese il nome delle note
musicali.
Passiamo poi ai secoli XIII e XIV con TOMMASINO CERCHIARI o CIRCLARIA
(n. Cividale 1185), il quale compose in tedesco un poema didattico,
_L'ospite romanico_, ed in neolatino alcune poesie che sono andate
disperse; con _Pace del Friuli_ (era a Gemona nel 1319) che fu maestro
di lettere a Udine e poi all'Università patavina, e compose un poemetto
elegiaco in garbati versi latini, _Festa delle Marie_; con GIULIANO
canonico cividalese (m. 1327 (?)) che scrisse la Cronaca dal 1252 al
1327, pubblicata da L. A. Muratori; con IACOPO DI FONTANABONA (m. 1326)
che fu rinomato condottiero di ventura; con CURZIO MONDINO (n. Cividale
1250, m. Bologna 1318) uno dei restauratori della chirurgia e della
medicina, professore all'Università bolognese, autore di una assai
pregevole opera d'anatomia. Accanto a lui, sebbene spettante al secolo
XV, poniamo GEREMIA SIMEONI di Raspano (viveva in Udine nel 1463), le
cui opere mediche si conservano nella Guarneriana. Sempre al 500
spettano GIOVANNI NIMIS di Nimis buon poeta elegiaco; NICCOLÒ CANUSSIO
cividalese (m. 1501) storico della città natale; altro storico è il
gemonese ANTONIO FRANCESCHINO che nel 1470 era cancelliere della patria;
e fra GIOVANNI DA GEMONA, minorita, inquisitore del santo uffizio. Sopra
tutti questi s'inalza GUARNERIO D'ARTEGNA (n. Artegna 1387, m.
Sandaniele 1467); dotto ed erudito raccolse molti mss. in Sandaniele
ov'era parroco. In questo secolo un altro Friulano lasciò gran nome di
sè, FIORE DEI LIBERI DI PREMARIACCO, il più grande schermitore del suo
tempo: l'opera da lui dettata è classica.
=Secolo XVI.= Più lunga è la serie dei personaggi che conviene ricordare
in questo secolo. Tra gli storici rammento: VENCESLAO BOIANO, cividalese
(m. 1560), arguto epigrammista latino; i sandanielesi fratelli CARGA
pregiati poeti, e così il loro concittadino GIORGIO CICHINO (m. 1599) e
il cividalese FRANCESCO FILOMENO, e il sandanielese NUSSIO NUSSI che fu
anche ellenista ammirato. Godettero fama maggiore come poeti latini il
cividalese FRANC. PACIANI (m. 1560), ALESSANDRO PAOLINI tricesimano e
suo figlio Pio (n. 1535, m. 1605), e VALCONIO VALCONI sandanielese;
GIANGIUSEPPE DI PARTISTAGNO, che fu anche buon verseggiatore italiano;
BERNARDINO LOCATELLO gemonese; GIROLAMO MONTEGNACO (n. 1507, m. Cassacco
1573) che tradusse anche felicemente dal greco in latino; ASCANIO
BOREATO (n. Fraelacco 1540), e GIOV. MAURO D'ARCANO (n. Arcano 1490(?),
m. Roma 1537) che si rese celebre come copioso poeta burlesco italiano.
G. B. NATOLINI sandanielese, oltre che stampatore rinomato, fu soldato e
oratore; NICCOLÒ CLARICINI è il più antico dei nostri dantisti; SCIPIONE
DI MANZANO (m. Cividale 1596) è il più antico dei nostri poeti eroici.
GIROLAMO SINI sandanielese (n. 1529, m. 1602) fu latinista erudito e
compilatore della storia della sua città; GIACOMO SINI si deve porre tra
i primi che scrissero versi friulani: era cameriere di Clemente VII. Uno
dei più grandi letterati nostri fu CORNELIO FRANGIPANE (n. Tarcento
1508, m. Udine 1584), era oratore perfetto tanto in latino che in
italiano, buon poeta, eccellente giureconsulto. Fu pure lodato poeta ed
oratore il suo parente FEDERICO (n. Tarcento 1530 (?), m. Porcia 1599)
eremita agostiniano, noto sotto il nome di _Paraclito_.
Fra gli storici o raccoglitori di memorie patrie del sec. XVI, si deve
indicare SEBASTIANO MULIONI gemonese; FRANC. CREMA o CREMENSE (m.
Cividale 1525) che fu precettore di Carlo V, unitamente a colui che fu
poi papa Adriano VI; G. B. CERGNEU (n. Udine 1490, m. Cergneu 1567);
ERCOLE PARTENOPEO (n. Reana 1530 (?), ivi era curato nel 1566), a cui
dobbiamo la prima descrizione della Patria del Friuli, e la narrazione
più completa delle incursioni turchesche; e il suo fratello maggiore
GIOVANNI (n. Crappio di Napoli) che fu storico, guerriero, indi curato
di Reana fino al 1551. Il cividalese PIER PAOLO LOCATELLI lasciò un
commentario delle cose cividalesi; e di lui più erudito e ardimentoso
LEONARDO DI MANIAGO (n. Cividale 1550 (?), m. Maniago 1601) compose una
storia universale dal 1541 al 1597. Al cividalese MARCANTONIO NICOLETTI
(n. 1536, m. 1596) dobbiamo un gran numero d'importanti monografie
storiche e di biografie, alcune delle quali attribuite a Paolo Veneto,
profondo filosofo udinese. Un grande raccoglitore di notizie storiche fu
il sandanielese G. B. PITTIANI che ne lasciò molti volumi. Dovrei porre
qui ANTONIO BELLONI, perchè, secondo Raff. Sbueltz, nato in Adorgnano
nel 1480, morto in Udine forse nel 1552; questi fu accurato latinista ed
epigrammista, e lasciò due monografie storiche, raccolte da L. A.
Muratori.
Ricordo poi il filosofo e teologo domenicano BENEDETTO DA COLLE DI
PRAMPERO (m. Padova 1520), il giurista sandanielese G. B. LILIANO (m.
Sandaniele 1550) ed il suo concittadino TRANQUILLO LILIANO, acuto
giureconsulto e verseggiatore latino, che fu accusato d'eresia (m.
Gorizia 1581). Levò gran fama di sè il giurista GIULIO D'ARCANO che nel
1560 insegnava diritto nell'Università patavina; il cividalese GIOV. DI
MANZANO; il sacerdote VINCENZO DI PERS (m. 1576).
Celebri militari friulani del secolo XVI sono: GIROLAMO SAVORGNANO (n.
Osoppo o Savorgnano 1466, m. Venezia 1529) che abbattè sotto Osoppo
l'esercito di Massimiliano, e scrisse un'opera in lode dei Paladini di
Francia; suo figlio GIULIO (n. Osoppo 1509, m. Venezia 1595), grande
architetto militare; e l'altro figlio di nome GERMANICO (n. Osoppo 1514,
m. Lione 1555) pure grande architetto.
Tra i diplomatici c'è GIACOMO DE NORDIS cividalese, legato di Perugia
sotto Paolo III; tra i medici il cividalese LIONARDO CLARIO che scrisse
anche poesie morali; tra i pittori GIULIO URBANIS, sandanielese, che fu
discepolo dell'Amalteo.
=Secolo XVII.= Anche in questo secolo il nostro paese conta uomini di
bella fama. Il missionario BASILIO BROLLO (n. Gemona 1645, m. in Cina
1704) conoscitore di parecchie lingue orientali, viaggiò per l'India
transgangetica e la Cina, ove compilò il maggior dizionario
sinico-latino dei secoli passati, contenendo esso 32 mila parole cinesi;
FRANCESCO MANTICA (n. Venzone 1534, m. Roma 1614) per la profondità
delle sue vedute teologiche, fu nominato cardinale e auditor di Rota:
delle molte sue opere ricordiamo _De coniecturis ultimarum voluntatum e
Decisiones Rotae_; ed all'onore della porpora fu pure inalzato il
friulano LEANDRO DI COLLOREDO (n. Colloredo 1639, m. Roma 1709),
teologo, diplomatico e consultore dell'Indice. A questi aggiungeremo fra
PAOLO DA GEMONA (m. Venezia 1626), il quale oltre che filosofo e teologo
fu tra i minoriti più eloquenti; CORNELIO FRANGIPANE o CLAUDIO CORNELIO
(n. Tarcento 1553, m. Venezia 1643) giurista e feudalista di grido, che
lasciò opere legali di gran merito, alcuni poemi latini ed una
schematica tragedia; egli è l'unico Friulano che abbia opere tra i testi
di lingua raccolti dal Gamba. Il sacerdote GIULIO LILIANO (n. Sandaniele
1560) nel 1606 fondò l'accademia udinese e ci lasciò molte poesie
ammirate, tra cui _L'impenitenza di Giuda_ che fu stampata come opera di
T. Tasso; ERMES DI COLLOREDO (n. Colloredo 1622, m. Gorizzo 1692) più
che quale guerriero è noto come primo illustratore della poesia
friulana, nella quale gareggia con lo Zorutti; così CIRO DI PERS (n.
Pers 1599, m. 1662) più che viaggiatore nel mediterraneo orientale e
cavaliere di Malta, è noto quale uno tra i migliori poeti d'amore del
suo secolo. E alla poesia non amorosa, ma burlesca deve la sua fama il
cividalese GIAMPAOLO FABBRI; alla lirica civile gli altri due cividalesi
GIROLAMO PICHISSINI che riscosse il plauso universale, ed EMILIO
MIUTTINI che fu anche epico e drammatico e facondo oratore. Venzone
dette i natali ai fratelli MISTRUZZI che verseggiarono in latino
garbato, uno dei quali, PIETRO, lasciò anche discreti versi italiani.
Ara Piccola di Tricesimo dette i natali a GIUSEPPE COLAUTTI che morì
parroco di Reana nel 1649, lasciando buoni epigrammi latini. Bisogna
ricordare la _Cronaca_ di CRISTOFORO DI PRAMPERO (n. Gemona 1575), che
va dal 1615 al 1631, perchè in essa sono notate perfino le vicissitudini
atmosferiche, le mercuriali, le malattie epidemiche; il medico
BERNARDINO PITTIANI (n. Sandaniele 1667) che pubblicò opere mediche
importanti; e GIANFRANCESCO MISTRUZZI (n. Venzone 1598, m. Villacco
1662) medico per le corti della Germania e padre dei poeti sunnominati.
Tra gli uomini d'arme c'è FABRIZIO DI COLLOREDO che combattè in Affrica
contro i Turchi, e morì a Firenze ministro del granduca; e G. B. PERSA
di Gemona, valentissimo cavallerizzo, il quale, nel 1688, pubblicò in
Padova un libro sul modo d'ammaestrare i cavalli.
=Secolo XVIII.= Questo è per noi il secolo dei grandi eruditi.
GIANGIUSEPPE LIRUTI (n. Villafredda 1689, m. 1780) fu il vero storico
della nostra letteratura. Compose monografie di grande valore; ma la sua
fama imperitura è affidata alle _Notizie delle cose del Friuli_, e alla
poderosa opera _Notizie delle vite ed opere dei letterati del Friuli_.
GIAN FRANCESCO DE RUBEIS o DE ROSSI (n. Cividale 1687, m. 1775),
domenicano consultore del santo uffizio in Venezia, compose più d'una
ventina d'opere storiche ecclesiastiche e civili, ricche di profonda
dottrina. GIUSTO FONTANINI (n. Sandaniele 1666, m. Roma 1736),
arcivescovo d'Ancira e poi abate di Sesto al Réghena, fu uno dei più
grandi eruditi del mondo: pubblicò oltre una ventina d'opere storiche,
teologiche, letterarie, per due delle quali polemizzò vittoriosamente
con L. A. Muratori; difese l'_Aminta_ del Tasso, e coi _Libri
dell'eloquenza italiana_ sostenne una lotta gloriosa contro i
denigratori della nostra letteratura. IACOPO STELLINI (n. Cividale 1699,
m. Padova 1770), mente enciclopedica ed una delle più alte dell'ordine
somasco e dello studio patavino, lasciò opere profonde; a lui associamo
il concittadino ANTONIO EVANGELI (n. 1742, m. 1805), agile e pur
vigoroso traduttore di molte poesie bibliche, che ne raccolse e pubblicò
gli scritti. Sebbene nato altrove (Varmo 1689, m. Gemona 1773), facciamo
il nome di GIUS. BINI che fu per molti anni arciprete di Gemona, ove
manifestò la sua grande attività letteraria, raccolse una voluminosa
collezione di scritti storico-eruditi, e curò la pubblicazione di _Rer.
Italic. script._ di L. A. Muratori. Altro benemerito collezionista di
memorie storiche fu DOMENICO ONGARO (n. Sandaniele 1713, m. Colloredo
1796 ove era parroco); DANIELLO FARLATI (n. Sandaniele 1690, m. Roma
1773) che compilò la ponderosa _Storia dell'Illirico Sacro_; il
cividalese NICCOLÒ NICOLETTI che fu uomo erudito e poeta lodato;
GIANDOMENICO GUERRA che raccolse 60 grandi volumi di notizie friulane; e
GAETANO STÙROLO che ne raccolse 6 grossi volumi. Degni di nota sono pure
BERNARDO FANT, detto latinamente FANZIO, (n. Qualso 1657, m. Firenze
1719), servita che sgomberò la filosofia dai paradossi averroisti; e il
suo nipote ENRICO che fu teologo consultore della Repubblica; il
filosofo ANTONIO BELTRAME da Camino di Butrio; i due storici IACOPO e
DANIELE CONCINA di Sandaniele; il poeta epico maestro dello Stellini,
GASPARE LEONARDUZZI (m. Cividale 1752); il poeta latino PIETRO SILIO (n.
Venzone 1660, m. Udine 1722); e FILIPPO DEL TORRE (n. Cividale 1657, m.
arcivescovo in Adria 1717) che compose importanti monografie storiche:
l'ab. CARLO NARDUCCI (n. Sandaniele 1691, m. 1779) che tradusse il
_Paradiso_ di Milton e pubblicò un discorso contro il duello.
Le scienze naturali vantano nel settecento parecchi cultori: G. B.
BELTRAME di Camino di Butrio, intelligente agronomo; FABIO ASQUINI (n.
Udine 1726, m. 1818) che primo in Italia scavò la torba e la usò come
combustibile; GIUSEPPE SUZZI (n. Ragogna 1701, m. 1764) che scrisse
d'idraulica e di matematica, e insegnò fisica all'Università patavina;
il valente medico gemonese Giuseppe Bertossi che nel 1759 pubblicò un
_Trattato delle terme padovane_; e il rinomato chirurgo LEONARDO BRAIDA
(n. Cividale 1710, m. Gorizia 1783).
Nella pittura ricorderemo FRANCESCO CHIARUTTINI (n. Cividale 1748, m.
1796) scenografo e affreschista; e G. B. TONOLINI di Felettano, buon
dipintore di quadri sacri.
=Secolo XIX.= Ancora più lunga è la serie degli uomini notevoli che la
nostra regione ha avuto in questo secolo. Non contiamo molti eruditi;
emergono però gli scienziati e alcuni cultori d'arte.
Cominciamo col nostro massimo poeta dialettale PIETRO ZORUTTI (n.
Lonzano 1792, m. Udine 1867); col nostro maggiore drammaturgo TEOBALDO
CICONI (n. S. Daniele 1824, m. Milano 1863) che fu anche soldato
valoroso; con una tra le migliori novellatrici del secolo, CATERINA
PERCOTO (n. Soleschiano 1812, m. 1887); con la più felice interprete
tragica del secolo, ADELAIDE RISTORI (n. Cividale 1821, m. Roma 1905).
Forse unico nostro buon traduttore dall'inglese, da cui ci diede una
ventina di opere letterarie e poi commentò la _Vita di P. Sarpi_ del
Fontanini, è PIETRO ANTONIUTTI (n. S. Daniele 1732, m. Venezia 1827).
RAIMONDO DE PUPPI (n. Cividale 1794, m. Villanova 1849) fu elegante
verseggiatore e raccolse varianti dantesche; VALENTINO OSTERMANN (n.
Gemona 1841, m. Treviglio 1904), fu indefesso raccoglitore di memorie
patrie, e benemerito folklorista; il sacerdote PIETRO PERUZZI (n.
Buttrio 1767, m. Udine 1841) trattò l'esametro latino con gusto
classico; G. B. GALLERIO (n. Tricesimo 1812, m. Vendoglio 1881) fece
delle buone poesie friulane; GIUS. BRIGNOLI (n. Gorizia 1749) fu gentile
poeta e forte drammaturgo: la sua commedia _La Vedova letterata_, nel
1795, ebbe al teatro di Venezia 19 rappresentazioni successive; GRAZIANO
IS. ASCOLI (n. Gorizia 1829, m. Milano 1907) fu uno dei più grandi
glottologi del mondo. Sebbene non friulano, ma poichè passò in Colloredo
i suoi anni più belli, ci corre l'obbligo di nominare il grande
romanziere, grazioso novelliere e poeta IPPOLITO NIEVO che morì ventenne
nei gorghi del mare, quando maggiormente gli arrideva la gloria
dell'armi e la patria risorgente. Tra gli storici rammento
l'infaticabile annalista FRANC. DI MANZANO (n. Giassicco 1801, m. 1895);
VALENTINO BALDISSERA (n. Gemona 1840, m. 1905) sacerdote erudito e
avveduto raccoglitore di notizie storiche ed artistiche; il notaio
FEDERICO BARNABA di Buia (m. Udine 1905) incettatore di notizie
storiche; suo padre DOMENICO agile narratore e piacevole poeta; GIORGIO
DELLA MARTINA (m. Tricesimo 1807) che riunì in parecchi volumi tutto
quanto trovò riguardo la pieve di Tricesimo. GIAN JACOPO PIRONA (n.
Dignano 1789, m. Udine 1870) fu uno dei Friulani più colti, riunì
moltissimi documenti patrî, e compose l'unico pregevole vocabolario
friulano. MICHELE LEICHT (n. Tarcento 1827, m. Cividale 1897) ha
lasciato alcune pregevolissime monografie d'indole storica. GIOV.
MANZINI (n. Rodda 1828, m. Cividale 1904) fu pellagrologo competente e
appassionato. GIUS. ONORIO MARZUTTINI (n. Premariacco 1802, m. Padova
1849) fu filosofo, teologo e assiriologo; raccolse e cominciò la
pubblicazione delle opere dei Padri Aquilejesi, commentandole e
traducendole con molta spigliatezza. FRANCESCO FORAMITTI (n. Cividale,
m. Venezia 1843) fu grande giureconsulto e matematico: a lui dobbiamo le
_Pandette giustiniane_, il _Corpus iuris_ ed altre opere ponderose.
INNOCENZO LIRUTI (n. Villafredda 1741, m. vescovo a Verona 1827) fu
canonista e teologo.
Fra i cultori di scienze naturali v'è GUGLIELMO MENIS (n. Artegna 1790,
m. Trieste 1850), medico rinomato e buon verseggiatore latino, pubblicò
alcune monografie di geografia fisica ed un _Saggio di topografia
statistica medica_; GIUSEPPE BERINI (n. Monfalcone 1746, m. 1831)
coltivò le scienze naturali e singolarmente la botanica, di cui ci ha
lasciato notevoli scritti; GIOVANNI BRIGNOLI (n. Gradisca 1774, m.
1850), naturalista e viaggiatore pubblicò la descrizione delle piante
più rare del Friuli, ed una ventina di monografie botaniche; G. A.
PIRONA (n. Dignano 1822, m. Udine 1895) naturalista di grande valore,
occupa un posto eminente tra i botanici, gli zoologi ed i paleontologi.
Egli, pubblicando il dizionario friulano dello zio Jacopo, lo arricchì
delle voci relative a piante ed animali. Quantunque non compaesano (n.
Udine 1846, m. Firenze 1900) è nostro dovere ricordare qui GIOV.
MARINELLI, uomo dotto, scrittore efficace e insigne cultore della
geografia, in cui preparò una pleiade di maestri all'Italia; lo
comprendiamo tra i nostri perchè considerò Tarcento come sua seconda
patria.
L'arte ha avuto tra noi VINCENZO LUCARDI (n. Gemona 1808, m. Roma 1876)
scultore esente da manierismi, ardito e spesso solenne; LUIGI MINISINI
(n. S. Daniele 1816, m. Ronchi di Treviso 1901) statuario di molto
merito, dopo che s'era saputo svincolare dall'accademicismo dei
canoviani; GIACOMO GABRICI (n. Faedis 1846, m. Cividale 1904) scultore
variamente venusto; ANTONIO DUGONI (n. Cividale 1827, m. 1874) pittore
dalla composizione calma, ritrattista ricercato. Ricordiamo DOMENICO
FABRIS (n. Osoppo 1814, m. 1901), affreschista, ultimo imitatore degli
Amaltei; e GIUS. UB. VALENTINIS (n. Tricesimo 1819, m. 1901) paesista
corretto come ogni discepolo del Markò, ma più noto come perfezionatore
del metodo di rigenerazione Pettenkofer; egli stese per il Cavalcaselle
l'appendice alla Storia delle belle arti in Friuli. Due veramente
dimenticati artisti sono il conte ASCANIO DI BRAZZÀ e ANTONIO FANTIN: il
primo riprodusse su tela i paesaggi da lui visitati nell'Asia minore e
nell'Affrica mediterranea, incise i monumenti di Roma, e come a dotto
archeologo il papa gli affidò i musei capitolini da riordinare; il
secondo visse molti anni a Tricesimo ed a Gemona, affrescando e
dipingendo quadri da chiesa; morì a Parigi nel 1888, presso il suo
parente Luca Madrassi, scultore tricesimano ancor vivente. Non sarà fuor
di luogo rammentare il sacerdote ANGELO NOACCO (n. Rizzolo 1832, m.
Cassacco 1904) quale ingegnoso architetto di chiese.
La musica sacra ha avuto in JACOPO TOMADINI (n. Cividale 1820, m. 1883)
uno dei cultori sommi; le sue numerose composizioni hanno riscosso
l'universale ammirazione per la molteplice melodia soavemente grave.
Un ultimo accenno ad alcuni fra i cittadini più benemeriti. GABRIELE
LUIGI PECILE (n. Fagagna 1829, m. 1902) dedicò la vita all'educazione
popolare, e fondò in Fagagna la scuola di caseificio; PIETRO BIASUTTI
(n. Forgaria 1843, m. Villafredda 1900), con la sua indefessa attività
recò un soffio potente di nuova vita nelle numerose istituzioni di cui
fece parte; il conte GIAC. DEL TORRE di Romans, dal 1856 per oltre 40
anni diffuse col lunario _Il contadinel_, una modesta ma sana coltura
tra i campagnoli; G. B. LOCATELLI (n. Pignano 1809, m. 1878) dedicò
lunghissimi anni per istudiare il tracciato del canale Ledra, nel quale
lavoro gli furono larghi d'incoraggiamento e di lumi G. B. Bassi e G.
Corvetta; il sacerdote PLACEREANI (n. Montenars 1821, m. Mortegliano
1893) riuscì a portare a buon punto un tempio sontuoso in questo
villaggio.
Dei viventi che in un modo o nell'altro illustrano la piccola patria,
non è, per ragioni evidenti, qui il caso di trattare; nè certo è questo
il luogo di esporre conclusioni generali sullo sviluppo della
letteratura, della scienza e dell'arte nella regione da noi considerata;
tanto più che qualche accenno fu già fatto nel precedente capitolo.
NOTE:
[1] _Histor._, L. III, c. 8.
[2] _Rerum Gestarum_, XXXI, 16.
[3] _Nat. Hist._, III, 25 (28).
[4] Cfr. G. MARINELLI, _Nomi propri orografici, Alpi Carniche e
Giulie_, «Annali dell'Ist. Tecnico di Udine», 1872; — _Le Alpi
Carniche, nome, limiti e divisioni nella storia e nella scienza_,
«Boll. d. Cl. A. It.», 1887.
[5] Vedi su questo argomento, oltre gli scritti di G. Marinelli,
citati alla nota precedente, MUSONI (F.), _Del nome «Alpi
Giulie»_, «Pagine Friulane», 1903, pag. 1-3 e «Atti del Congresso
internazionale di scienze storiche» (Roma, Aprile 1903), Vol. X,
Roma, 1904, pag. 309-315; BARTOLI (M. G.), _Lettere Giuliane_,
Capodistria, 1903.
[6] Diamo qui in nota gli elementi relativi alla posizione
geografica di alcune delle località più notevoli del territorio da
noi considerato, desumendoli, per i punti italiani, da: ISTIT.
GEOGR. MIL. _Elementi geodetici dei punti contenuti nei fogli
13-14 della Carta d'Italia_, Firenze, Barbera 1897 o da _Elementi
geodetici dei punti contenuti nei fogli 25-26_ (Udine-Cividale)
_della Carta d'Italia_, Firenze, 1899; e, per quelli austriaci,
da: MILITARGEOGR. INST., _Die Ergebnisse der Triangulierungen_, IV
Bd., Wien, 1906:
Località Latit. Long. est Long. est
nord da Roma da Greenwich
Resiutta (campanile) 46°23′27″ 0°46′ 1″ 13°13′13″
Gemona (torre del Castello) 46°16′33″ 0°41′16″ 13° 8′29″
S. Daniele (campan. del duomo) 46° 9′35″ 0°33′33″ 13° 0′46″
Tarcento (camp. della chiesa) 46°12′56″ 0°46′13″ 13°13′25″
Cividale (campanile del duomo) 46° 5′33″ 0°58′46″ 13°25′59″
Gorizia (duomo) 45°56′34″ 1°10′21″ 13°37′33″
Tolmino (campan. della chiesa) 46°11′ 5″ 1°15′13″ 13°42′25″
La differenza di latitudine fra i punti estremi qui considerati è
appena di 27′ (cioè di 27 miglia = 50 km.), quella di longitudine
di meno di 42′, cioè di meno di 3 minuti in tempo. Rispetto
all'ora del meridiano dell'Europa Centrale (15° ad E di Greenwich)
è una differenza da 5 a 7 minuti; per passare dal tempo locale
(meridiane) a quello «civile» non basta però mandare innanzi gli
orologi di quei 5, 6 o 7 minuti, ma conviene fare anche la
correzione dipendente dalla circostanza che gli orologi sono
regolati col tempo «medio», non con quello «vero» e il primo si
discosta dal secondo fino a 14 minuti in più nel febbraio e 16 in
meno nell'ottobre. Per passare dal tempo vero locale (meridiane) a
quello medio dell'Europa centrale può essere utile la tabella
pubblicata dal sen. DI PRAMPERO nel suo op. _L'ora esatta in
Friuli_, Udine, tip. Doretti, 1898. Dei fusi di 15′ (corr. a un
minuto in tempo) in cui il Di Prampero ha suddiviso il Friuli, uno
prende il nome da _Cividale_, esso racchiude le località poste
nella parte media delle nostre prealpi, mentre quelle ad occidente
fan parte del fuso di _Udine_; quelle ad oriente pertinenti ad un
terzo fuso, non sono considerate, perchè fuori della provincia. I
tre fusi portano i numeri 28, 29 e 30 nella serie dei 48 in cui ha
diviso l'Italia il RAJNA (_L'ora esatta dappertutto_, Milano,
1897).
In nessuna delle località comprese nel nostro territorio, vennero
fatte determinazioni degli elementi del magnetismo terrestre,
salvo che a Gorizia (LIZNAR, _Eine neue magnetische Aufnahme
Oesterreichs_, «Sitzungsber. d. Ak. d. Wissensch. in Wien. Math.
Naturw. Classe», 103, Wien 1894, pag. 48). Limitandoci qui alla
declinazione magnetica, elemento la cui conoscenza può avere,
anche praticamente, maggiore interesse, indicheremo come essa
fosse a Gorizia 13° 58′, 5 nel 1850, 10° 25′, 3 nel 1890 e si può
quindi calcolare attualmente di circa 8° 39′, sempre occidentale.
Del resto possiamo aggiungere come, secondo quanto risulta da
TACCHINI, _Sulle carte magnetiche d'Italia eseguite da C. Chistoni
e L. Palazzo_ (estr d. «Ann. Uff. Centr. di Met. e Geodin.», vol.
14, parte I, 1892, Roma 1893), attualmente nel nostro territorio
essa deva oscillare fra 8° 30′ (verso l'Isonzo) e 9° (verso il
Tagliamento).
[7] _Storia Fisica del Friuli_, S. Vito, 1841. Cfr. su questa
opera e su quelle citate appresso: MARINELLI (O.), _La
illustrazione geografica del Friuli ed una lettera inedita di
Antonio Zanon_, «In Alto» 1905.
[8] _Udine e sua provincia_, Udine, 1862.