Pei comuni in montagna vale quanto abbiamo già detto di generale: la

densità degli abitanti è in relazione colle condizioni altimetriche,

morfologiche e litologiche di ciascuno d'essi, per cui da un minimo di

49 a Platischis e di 53 a Trasaghis, si sale a un massimo di 94 in quel

di Drenchia, tutto a dossi tondeggianti e soleggiati, ricchi di praterie

verdeggianti, atti mediocremente all'agricoltura, moltissimo

all'allevamento del bestiame. Convien però notare che sul fondo e sui

declivi dei bacini terziari delle alte valli del Natisone (comuni di

Starasella, Creda, Bergogna e Platischis), del Cornappo e del Torre

(comuni di Platischis e Lusevera) la popolazione assoluta è abbastanza

fitta, mentre la relativa è scarsa principalmente perchè quei vasti

comuni si estendono anche a zone circostanti più elevate e

geologicamente diverse, costituite di calcari mesozoici ripidi e

dilavati dalle acque meteoriche e quindi inabitabili. Così il comune di

Platischis i suoi 3166 abitanti li ha raccolti sopra una ristretta

superficie, mentre l'area di tutto il comune è di ben 64,44 kmq. ed è

quasi la massima della regione; e lo stesso si dica dell'alto bacino del

Natisone, sito in Austria, i cui 3468 ab. non occupano che una minima

parte dei 59,20 kmq. ai quali il medesimo si estende. In complesso pei

comuni di montagna avviene l'inverso di quanto constatammo a proposito

dei comuni siti lungo la linea di falda della montagna stessa: che cioè

la popolazione relativa, mentre in quelli è aumentata, in questi vien

diminuita dalle vicinanze di terre più elevate.

=La distribuzione della popolazione in relazione con l'altimetria e con

la struttura geologica. L'aggruppamento in villaggi.= Fra i vari fattori

che contribuiscono a determinare la ineguale distribuzione della

popolazione nei nostri distretti, ha importanza speciale quello

altimetrico. Per esempio, come risulta da un mio studio altrove

pubblicato[93], nella valle media del Natisone la popolazione più fitta

è sotto i 200 m. di altezza (306 ab. per kmq.) e poi fra 500 a 600 m.

(131 ab.) per decrescere poi via via, fino a ridursi minima sopra i 1000

(10 ab.). Per rendersi ragione del primo fatto conviene richiamarsi alla

legge sopra stabilita che cioè le plaghe basse, immediatamente vicine ai

declivi montani, presentano non tanto maggiore amenità e salubrità dei

siti, quanto specialmente la possibilità di sfruttare i declivi stessi

senza obbligo di dimorarvi stabilmente con maggior disagio che nel

piano. Da ciò consegue anche che le zone altimetriche più vicine al

piano sieno meno popolate che le successive più alte: infatti la

montagna comincia ad essere abitata colla massima intensità solo a

quell'altezza in cui non può essere sfruttata se non da chi vi abiti

stabilmente, il che nella nostra regione succede fra i 500 e i 600 metri

sul livello del mare. In tale zona altimetrica si coltivano ancora con

successo il castagno, la vite, il granoturco: essa è perciò la vera zona

agricola della montagna, mentre superiormente si ha la zona pastorale

che domanda maggior estensione di terre e quindi sopporta minor densità

di popolazione. Si aggiunga che più in basso le pendici montane sono

spesso assai erte e il fondo delle valli strettissimo e riducentesi

quasi al solo letto del fiume: le popolazioni se ne allontanano per

salvarsi dalle inondazioni, per sfuggire l'ombra, adagiandosi al sole,

per godere di orizzonti non chiusi interamente ma aperti.

Qualche altra considerazione circa la distribuzione altimetrica della

popolazione potremmo fare in base alle condizioni puramente geologiche

della regione. I territori eocenici sono abitati dovunque, anche alle

maggiori altezze. Ravna gorenja (m. 1041) e Ravna dolenja (m. 1020), sul

Colovrat, sono i due villaggi più elevati di tutte le Prealpi friulane.

I terreni eocenici, come in questa zona segnano il limite del castagno

calcifugo, rappresentano anche un limite di abitabilità. Infatti così le

strettissime valli, o meglio chiuse, scavate attraverso gli altipiani

calcarei secondari, come i declivi degli stessi sono quasi completamente

spopolati: i villaggi si spingono in alto fino al punto a cui arriva

l'eocene: così intorno al Matajur e al Vogu, al Quarnan e al

Ciampon, allo Stella e al Bernadia, così lungo tutta la catena

Musi-Montemaggiore-Stol. Sulle masse cretacee non solamente rarissimi

sono i centri abitati, ma inoltre limitati esclusivamente a spianate o a

vicinanze di spianate leggermente depresse nel centro, in cui si sia

potuto raccogliere terriccio prodotto dalla decalcificazione delle rocce

e a cui è dovuta la ricchezza di pascoli che perciò vi si trovano e

rendon possibile l'esistenza di alcuni villaggi quali Stella, Viganti,

Villanova, Monteprato: senza tener conto che sulla distribuzione della

popolazione influisce la distribuzione delle sorgenti che nei terreni

eocenici sono a tutti i livelli; in quelli calcarei elevati, quasi

solamente alla base.

Per quanto abbiamo detto risulta questa singolare distribuzione della

popolazione nella nostra regione che cioè in essa si distinguono tre

zone parallele, allineate da ovest ad est, in corrispondenza

all'alternarsi dei terreni geologici. La prima e più settentrionale

comprende i bacini eocenici del medio Torre, dell'alto Cornappo e

Natisone che mediante canali strettissimi comunicano a stento colla

pianura, di cui perciò solo debolmente subiscono gli influssi di ogni

specie. Il clima vi è alquanto rigido pei molti luoghi che sono

nell'ombra, per la più difficile penetrazione dei venti meridionali, per

la già abbastanza notevole altitudine, per la vicinanza alle spalle di

montagne spesso coperte di neve: ivi perciò il castagno non è

dappertutto, manca ad es. nell'alto bacino del Natisone, la vite dà poco

prodotto e non buono, gli alberi fruttiferi non sovrabbondano: la

popolazione quindi non è fitta, senza essere tuttavia eccessivamente

scarsa: essa è tutta agglomerata in pochi e relativamente grossi centri,

la maggior parte situati su declivi montani esposti a mezzogiorno, come

Cesariis, Micottis, Monteaperta, Cornappo, Montemaggiore, Bergogna,

Stanovis-ce, Homic, Boreana, Patocco, Prossenicco; rare volte sul fondo

delle valli, all'incontro di più vallecole convergenti, come Vedronza,

Debellis, Creda; o sopra una strada di passaggio da una valle all'altra,

come Starasella; o su dossi tondeggianti, come Lusevera e Lonch; o entro

a conche aperte da un lato, come Platischis.

La seconda zona, costituita dagli altipiani prevalentemente

calcareo-cretacei più volte accennati, è senza confronto la men popolata

e i pochi villaggi vi sono situati in alto, come dicemmo, raramente su

declivi soleggiati, come Ramandolo, mai sul fondo delle valli

strettissime e senza sole.

La terza finalmente comprende la fascia eocenica esterna agli altipiani

cretacei, terminando sulla pianura ed assumendo sviluppo sempre maggiore

a misura si procede verso est, dove anzi si estende a tutta la nostra

regione. È la meglio esposta al sole e ai tepori mediterranei, di clima

perciò più mite, di ottimi prodotti, atta ai vigneti e ai frutteti,

aperta ad ogni influenza, anche civile, del piano; è la zona a

popolazione più fitta e più progredita, dove i villaggi possono sorgere

in qualsiasi posizione e alle maggiori altezze. Sul fondo delle valli

sono solo fin dove le medesime presentano sufficiente larghezza, ubicate

o alla confluenza di parecchie di esse, come Scrutto, Azzida; o dove si

allargano in più ampi bacini, come Prepotto, S. Pietro, Torreano,

Prestento, Ciseriis; o dove è lo sbocco naturale di una considerevole

parte di montagna, come: Clodig, Savogna, Pulfero, Canal di Grivò,

Canalutto, Forame; o dentro il cavo delle insenature che si aprono nei

fianchi delle catene tra cui sono chiuse le valli, come Purgessimo,

Vernasso.

[Illustrazione: Fig. 6ª. — S. Silvestro d'Antro (distr. di S. Pietro).

Fot. G. Feruglio.]

Sui contrafforti montani amano le posizioni soleggiate; e, se più catene

sono allineate nel senso dei paralleli, sulle retroposte sono più alti

che sulle anteposte, in maniera da superarle coll'altezza; o si trovano

in corrispondenza di insellature, così da guadagnare la loro parte di

sole e d'orizzonte: esempio tipico i villaggi di Mersino in confronto di

quelli di Rodda. Ordinariamente siedono su ripiani orografici appoggiati

ad elevazioni maggiori alle spalle, rare volte su dossi isolati, troppo

esposti ai venti, come Cras, Costalunga, Coia; più spesso sopra valichi

tra una valle e l'altra, come Ravna, Ocnebrida, Clastra, Sedilis.

I massimi centri di popolazione sono lungo la linea di falda della zona

montagnosa o collinesca che, come dicemmo, è anche la più popolata; e

precisamente allo sbocco delle singole valli, d'importanza proporzionale

a quella delle valli stesse. Senza dire di Gorizia, situata dove la

massima valle dell'Isonzo riesce sul bassopiano friulano e centro il più

ragguardevole della regione prealpina, Cividale ebbe grande importanza

in ogni tempo come quella su cui sfocia la valle del Natisone, che è non

solo la più amena e ricca di tutte le Giulie friulane, punto di

convergenza di un intero sistema di minori vallette, ma è aperta alla

testa sulla stessa valle dell'Isonzo unitale mediante l'unica strada

internazionale che attraversa le nostre Prealpi. Similmente Cormons,

Tarcento, Nimis, Attimis, Faedis sono tutti allo sbocco di valli

trasversali più o meno lunghe. Nella valle del Tagliamento, Venzone è

prossima alla confluenza della medesima col canale del Ferro; Gemona

dove l'alto Friuli settentrionale comincia seriamente ad allargarsi sul

piano.

In questo non vi sono punti di convergenza se non a grandi distanze,

come Udine, verso cui tutta l'alta e media regione friulana è disposta a

semicerchio, perciò i villaggi di territori limitati, come il nostro,

sono di grandezza più uniformemente eguali. La loro ubicazione ha

anch'essa fondamenti geografici e topografici, ma in generale di più

difficile determinazione e, meglio che coll'osservazione diretta,

mediante l'esame attento delle carte. Infatti mentre i centri abitati in

mezzo ai monti sono visibili da ogni parte nella loro ubicazione e

distribuzione, quelli nel piano non sono osservabili se non dall'alto: o

dai monti più vicini, fino a una certa distanza; o da edifizi elevati,

come i campanili. Comunque, si può stabilire che la esistenza di essi

sia dovuta o agli incroci di strade, o alla presenza di sorgenti, o ai

guadi di fiumi e torrenti, o a speciali condizioni di fertilità dei

terreni, o al fiorire di industrie. Anche ivi però, dove esistono

alture, i villaggi tendono ad avvicinarsi alle medesime, senza tuttavia

salirvi: così intorno alla collina di Buttrio sono Premariacco, Buttrio,

Vicinale, Manzano, Orsaria, Manzinello, Camino, Caminetto; intorno a

quella di Rosazzo, Corno di Rosazzo, Dolegnano, Ipplis, Oleis: in alto

non vi sono che villeggiature signorili o case sparse[94].

Nell'anfiteatro morenico invece — e allo stesso modo nel Collio —

tendono a salire sui declivi e sui dossi ritirandosi dalle bassure,

spesso malsane e paludose: ivi si notano quattro centri di maggiore

importanza in corrispondenza ai quattro lati di quel gruppo di colline:

a nord Buia, dove esso scende sul piano od atrio di Osoppo; ad ovest S.

Daniele, centro delle comunicazioni e del commercio fra Gemona e l'alto

Friuli da una parte, Spilimbergo e la riva destra del Tagliamento

dall'altra; a est Tricesimo e a sud Fagagna dove l'anfiteatro converge

colle vie che ne scendono sopra Udine.

E quanto alla forma dei villaggi, questa dipende quasi esclusivamente

dalle condizioni orotopografiche a cui i medesimi devono adattarsi,

difficile essendo scorgere in essi alcuna accertata traccia d'influenze

etniche. In montagna sono accentrati: sviluppantisi parallelamente ai

fianchi della montagna stessa, colle case sollevantisi a gradinata se in

luogo erto, esempio: Topolò, Masseris, Monteaperta, Micottis, Cesariis;

disposti più o meno circolarmente quando su ripiani, o racchiusi in

conche, o a cavaliere di dossi e selle. Le vie non vi hanno nessuna

regolarità: strettissime, tortuose, a fondo ineguale, spesso coperte di

pergole di viti, in molti luoghi con alberi da frutta.

I villaggi nel piano son più regolari e con abitazioni migliori: oggi

vengono adattandosi alle strade nuove, costruite o che si vengono

costruendo dappertutto, sempre più alterando l'antica fisionomia. Non

infrequente è il tipo di villaggio sviluppato lungo una strada, nè

mancano esempi di forme a croce o a stella.

Da osservare finalmente che nel piano la popolazione sparsa è più

numerosa che in montagna, dove — fatta eccezione del Collio e delle

alture moreniche — rarissime sono le case isolate, nonostante le

fallacie del censimento. La popolazione sparsa abbonda specialmente

intorno ai più grossi centri di Cormons, Cividale, Tarcento, Nimis,

Gemona. Il fatto si spiega con ragioni di maggior sicurezza in passato,

colla più grande comodità delle comunicazioni, coi vantaggi di ogni

specie del risiedere vicino a centri considerevoli, sopratutto pel

commercio dei prodotti agricoli, finalmente colle industrie che amano

svilupparsi specialmente in prossimità dei medesimi.

[Illustrazione: Fig. 7ª. — Scrutto (S. Leonardo), tipo di villaggio

sviluppato lungo una strada. (Fot. G. Feruglio).]

=L'emigrazione permanente.= Fenomeno demografico dei più notevoli nella

nostra regione, comune del resto alla maggior parte del rimanente

Friuli, è quello dell'emigrazione temporanea per cui la provincia di

Udine ebbe sempre il primato tra tutte le consorelle del Regno, mentre

pochissima importanza vi ha l'emigrazione permanente, tranne forse

alquanto nei comuni pianigiani.

Infatti, secondo le statistiche ufficiali, la media annua di coloro che

abbandonarono definitivamente la patria durante il quinquennio 1895-99

nei cinque distretti fu la seguente: Cividale 78,2, S. Daniele 39,6,

Gemona 38, Tarcento 18, S. Pietro al Natisone 3,6[95]; e nel successivo

quadriennio 1900-03 fu ancor minore, e cioè: per Cividale 28, per Gemona

18,5 e per Tarcento 17,5; crebbe invece per S. Daniele a 67,5 e S.

Pietro a 18[96]. Ma quest'ultimo aumento non è che apparente, poichè

proprio intorno il 1903 dai due distretti di S. Daniele e S. Pietro si

iniziò quella emigrazione temporanea verso l'America del Nord che, per

essere transoceanica, venne impropriamente confusa colla permanente. Ed

invero da S. Pietro in quell'anno si recarono oltre l'Atlantico ben 50

partenti e da S. Daniele 122; cifre senza confronto superiori a quelle

di tutti gli anni precedenti. Anzi, sto per dire, che quelle stesse

cifre più antiche, per quanto tenuissime, non esattamente si riferivano

a emigranti stabili, poichè la maggior parte di coloro che già si

portarono in America dai nostri paesi, furon visti, dopo un più o men

lungo periodo di tempo, ritornare in patria a godersi la posizione

economica conquistata nel Nuovo Mondo. Data la quale difficoltà di

secernere emigranti stabili da emigranti temporanei anche in ogni altra

parte del Regno, giustamente dopo il 1903 la _Direzione generale di

statistica_ soppresse la distinzione tra le due forme del fenomeno.

Comunque, l'emigrazione propria non ebbe mai importanza reale nella

nostra zona, al contrario di quanto già avveniva, e, sebbene in più

debole misura, in parte ancora avviene nei distretti del piano.

=L'emigrazione temporanea. Lo sviluppo e l'intensità del fenomeno.=

Fortissima vi è invece l'emigrazione temporanea che anche qui, come nel

resto del Friuli, aumenta a misura si sale verso la montagna, decresce a

misura si discende verso il mare, ove prevale l'emigrazione propria. Ciò

trova la sua principale, non unica, spiegazione nel fatto economico

della proprietà maggiormente frazionata, oltrechè meno redditiva, nei

monti, e da cui le famiglie non possono ricavare quanto basti per

vivere, costrette perciò ad aumentare le scarse rendite con guadagni

che, per un complesso di ragioni ben note, si recano a cercare

all'estero; mentre i lavoratori del piano, in gran parte fittavoli, non

possono abbandonare i più estesi terreni dei loro padroni e, quando

emigrano, preferiscono farlo stabilmente, nulla lasciando dietro a sè a

cui il loro cuore sia attaccato durevolmente. Fra le cause d'ordine

psicologico, per cui i montanari emigrano più facilmente, oltrecchè il

maggiore spirito d'indipendenza proprio di uomini liberi e completamente

padroni di sè stessi, v'è chi mette la maggior svegliatezza d'ingegno e

il maggior grado d'istruzione di quegli abitanti; ma io credo che la

maggiore istruzione sia piuttosto un effetto che una causa della

maggiore emigrazione: infatti tra gli alpigiani del distretto di S.

Pietro al Natisone, ai quali certamente non si può negare ingegno

svegliatissimo, gli analfabeti son più numerosi che negli altri

distretti montani della provincia dai quali finora si migrò in ben più

forte misura.

Questo movimento dai nostri paesi prealpini verso l'estero ripete le sue

origini fin dall'inizio del secolo XVIII; e i notissimi venditori di

salumi e frutta al Prater di Vienna, più tardi beneficati di una carta

di privilegi da Maria Teresa, erano quasi tutti dei distretti di Gemona

e Tarcento. Anche i comuni di Bordano, Trasaghis, Venzone vantano

un'emigrazione che risale a qualche secolo: così pure il distretto di S.

Pietro contava già un buon numero di fuoruscenti che si recavano in

Russia, Croazia e specialmente in Ungheria ad esercitare il commercio

girovago, ed a vendere imagini di santi: un tempo nella Slavia italiana

si diceva _andare in Ungheria_ per recarsi all'estero, proprio come oggi

nel resto del Friuli si usa dire _recarsi in Germania_.

Ma il fenomeno in allora veniva appena avvertito, e non aveva luogo che

dove per la povertà del suolo i mezzi di sussistenza mancavano quasi

interamente; cominciò a diventar generale e ad avviarsi verso la

straordinaria intensità d'oggi quando in Germania, Austria-Ungheria,

Francia, Svizzera si dette principio ai grandiosi lavori connessi

coll'enorme sviluppo industriale recente di quei paesi. Dopo di allora,

nonostante leggere oscillazioni, è venuto via via aumentando fino ad

assumere le straordinarie, impressionanti proporzioni di questi ultimi

anni. Secondo i dati ufficiali, durante il quinquennio 1895-9 la media

annua degli emigranti dalla nostra regione fu la seguente:

Gemona 5899 ossia di 16,21 % sulla popol. calcolata

S. Daniele 5366 » » 13,01 » » » »

Tarcento 3282 » » 10,46 » » » »

Cividale 1590 » » 3,54 » » » »

S. Pietro al Natisone 493 » » 2,97 » » » »

La percentuale più elevata fu raggiunta da Gemona, ricca, come fu detto

più volte, di terreni montagnosi assai poveri; e poi da S. Daniele, il

distretto a popolazione più fitta in provincia dopo Udine; seguivano

Tarcento e, a grande distanza, Cividale e S. Pietro. Quest'ultimo veniva

ultimo tra tutti gli altri del Friuli, eccetto Palmanova; ciò in parte

era dovuto alle stesse ragioni per cui la popolazione qui è più densa

che negli altri distretti montuosi, in parte al temperamento degli Slavi

che vi abitano, abituati a una vita tranquilla e patriarcale, non

tormentati da soverchi bisogni, incapaci perciò di decidersi ad

abbandonare per lunghi mesi la famiglia sia pur per migliorare la

propria condizione.

Negli otto anni successivi (1900-1907) le cifre ufficiali oscillarono

fra un massimo di 19344 nel 1903 e un minimo di 6513 nel 1904, pur

essendo nel complesso assai rilevanti[97]. E mentre nei distretti di

montagna si mantennero quasi stazionarie, forse per avervi raggiunto il

limite massimo di potenzialità, son venute via via elevandosi nel piano

e nei comuni dove in passato erano più basse: così in quelli del

distretto di S. Pietro si raggiunsero 1071 partenti nel 1907, cifra

senza confronto superiore a quelle di tutti gli anni precedenti. Ciò

prova che anche l'esempio, la suggestione, i crescenti bisogni della

vita esercitano influenza non solo nell'accentuare, ma nel rendere

sempre più diffuso il fenomeno dell'emigrazione.

Senonchè le cifre ufficiali, pubblicate dal Ministero di Agricoltura, su

cui si basano queste osservazioni, hanno un valore assai relativo e

furon più volte oggetto di aspre critiche pel modo onde ne vengono

raccolti ed elaborati gli elementi; e non senza ragione, come ne sono

prova, tra altro, i dati spesso contradditori che sullo stesso argomento

viene pubblicando talvolta il Ministero degli Esteri. Infatti il numero

degli emigranti è calcolato in base ai passaporti che vengono rilasciati

ogni anno dai singoli Municipi; ora è noto che un passaporto è valevole

per tre anni e siccome viene più volte adoperato dallo stesso individuo,

è naturale che il numero degli emigranti rimanga di molto superiore a

quello dei passaporti. Ciò è risultato in modo perspicuo da un'inchiesta

che venne fatta quest'anno presso tutti i Comuni dalla «Patria del

Friuli» e la quale dette le seguenti cifre[98]:

Emigranti Per ogni 100 ab.

S. Daniele 9017 21,93

Gemona 9150 19,35

Tarcento 7056 18,40

S. Pietro 2026 11,83

Cividale 3690 7,51

Sono tutte cifre di molto superiori a quelle ufficiali e che, tra altro,

portano a sempre più notevole altezza la percentuale già sì bassa del

distretto di S. Pietro. Esse non possono non riuscire impressionanti se

si pensi che su 100 ab. 29 sono di età inferiore ai 16 anni, 20

superiore ai 50, i veramente atti al lavoro si riducono a 50, dai quali

detraendo ancora il 10% di individui che par ragioni di agiatezza, di

uffici civili, di servizio militare non possono o non devono

allontanarsi dalla patria, resta una cifra di 40%, di cui 21 è

costituito di donne, 19 di uomini, sui quali ultimi devono essere

reclutati gli addetti all'agricoltura, alle industrie, i partecipanti

all'emigrazione[99]. Ora la percentuale degli emigranti nei distretti di

Gemona e S. Daniele supera il 19 e di poco inferiore gli è quella di

Tarcento. Che se dalle cifre generali discendiamo a quelle più

particolari riguardanti singoli comuni, si raggiungono percentuali di

un'elevatezza addirittura spaventevole, e che fanno pensare a qualche

cosa di anormale e di patologico; così dal comune di Majano gli

emigranti furono 38%, da Nimis 37, da Ragagna 31, da Grimacco 31, da

Osoppo 30, cioè più che 1/3 dell'intera popolazione; da Artegna, Buia,

Attimis, Colloredo di Montalbano di oltre 1/4; da Segnacco, Treppo

Grande, Bordano, Montenars, Manzano, Cassacco circa 1/5. Invece furono

appena del 4% nei comuni pianigiani di Cividale e Remanzacco, di 2,5 a

Corno di Rosazzo e Buttrio, di 1 a Manzano, S. Giovanni di Manzano,

Moimacco ed Ipplis.

=Caratteri della nostra emigrazione. Danni e vantaggi.= I paesi ai quali

è maggiormente diretta la nostra emigrazione temporanea sono la Germania

e l'Austria Ungheria, dove, specialmente in Baviera, nel Würtemberg e in

Croazia, fanno i fornaciai, mestiere duro e mal retribuito e al quale,

disgraziatamente, si viene dedicando un sempre maggior numero anche di

donne e fanciulli, tanto che nel 1908, secondo l'inchiesta della

_Patria_, emigrarono 4300 delle prime, 2000 dei secondi! In buon numero

si recano pure agli stati balcanici, alla Svizzera, in Francia, Russia,

e quelli di Osoppo, Forgaria e Clausetto fino al Siam, al Tonchino, alla

Cina e alla Siberia. In questi ultimi anni una notevole corrente

migratoria ebbe per meta l'America del Nord (Stati Uniti e Canadà)

specialmente dai distretti di S. Daniele e S. Pietro, composta di

minatori, sterratori e braccianti che si occupano nei lavori edilizi e

ferroviari e in altre colossali costruzioni di vario genere. Tale

corrente, interrotta durante la crisi monetaria e industriale che

imperversò negli Stati Uniti un paio d'anni fa, sta ora ridiventando

vigorosa e promette di riuscir fruttifera come lo fu in passato.

Secondo informazioni comunicate dal Segretariato dell'Emigrazione in

Udine, le occupazioni per le quali i nostri emigranti si recano

all'estero sono così ripartite tra i vari distretti:

S. Daniele: la maggioranza è di fornaciai, manovali e pochi muratori;

questi ultimi provenienti specialmente da Colloredo di Montalbano,

Majano, Rive d'Arcano, Ragogna.

Gemona: il massimo contingente è di muratori, sopratutto da Artegna,

Bordano, Gemona, Montenars, Trasaghis, Venzone, Osoppo.

Tarcento: i più sono fornaciai; pochi muratori dànno Segnacco, Ciseriis

(10%), Tarcento, Magnano; scalpellini Segnacco.

Cividale: partono fornaciai da Remanzacco, Cividale, Faedis, Moimacco,

Povoletto, Premariacco; alquanti scalpellini da Faedis e Torreano;

muratori da Faedis.

Guida delle Prealpi Giulie Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro · 第 9 / 26 段