Domenico Bon nel 1595 calcolava che tra città e territorio gli abitanti

fossero 14000, dei quali appena 2700 nella «Schiavonia». Alvise Marcello

in una sua prima relazione del 1592 scrisse che nella città grande di

circuito si trovavano non più di 2800 anime, pochissimi negozi e molta

miseria; e in una seconda relazione del 1599 ne assegnava 12,000 a tutto

il territorio, dei quali 3400 appartenenti alla Schiavonia, comprendente

100 villaggi e ricca, come oggi, di bestiame, latticini, formaggi,

castagne, frutta, noci. Francesco Boldù nel 1602 ci dà 3000 ab. per la

città e 11000 pel territorio. Tre anni dopo Tomaso Lipomano riportava a

12000 quelli del territorio; ma nel 1607 Francesco Valier, _in base

all'ultima descrittione_, li riduceva a 8000, 3000 essendo quelli della

città; e Lorenzo Longo nel 1609 a 7000! Quest'ultimo si dice stupefatto

di vedere che «sendo il territorio amplissimo et fertilissimo di biave,

vini et pascoli, siano quei contadini et per numero si pochi et per

povertà si miserabili che si posson dire la miseria stessa»; e anch'egli

ne attribuisce la colpa alle estorsioni esercitate dai padroni,

oltrecchè al malo modo con cui era amministrata la giustizia civile e

penale, per cui intere famiglie erano costrette ad emigrare

trasferendosi nei luoghi soggetti agli arciduchi d'Austria. Tutti i

provveditori poi sono unanimi nel deplorare le continue discordie tra

popolani e nobili in Cividale città, causa anche questa non ultima della

poca floridezza economica della stessa.

Senonchè già un anno dopo del Longo, Andrea Pisani faceva risalire a

4000 gli abitanti di essa e ad 11,000 quelli del territorio; e nel 1615

Giovanni Soranzo ci dava rispettivamente le cifre di 4000 e 16,000. Esse

rappresentano un considerevole aumento sulle precedenti; tutte però,

qualunque valore possano avere, date le oscillazioni e contraddizioni

che presentano, sono sempre basse e indicano che la popolazione dei

nostri paesi non andava affatto aumentando, se pure non era in

diminuzione. Il Pisani, il Querini, il Soranzo affermano come una delle

principali cause della decadenza del Cividalese in quest'epoca fosse

stata la chiusura per parte del Governo della Serenissima della strada

del Pulfero al commercio del ferro che già scendeva di qui dalla

Carinzia proseguendo fino a Marano e quindi per mare fino a Venezia. In

città erano stati già 2000 operai addetti alla lavorazione di detto

minerale e molte botteghe; i carri adibiti al trasporto di esso, facendo

poi ritorno in Carinzia, vi esportavano il nostro vino che in seguito

rimase invenduto e vennero a mancare i lauti dazi di confine, come

vennero a mancare i guadagni di molti campagnoli che in detto commercio

trovavano occupazione coi loro carri ed animali. La Repubblica chiuse la

strada del Pulfero perchè vi si esercitava il contrabbando, sostituendo

ad essa quella della Pontebba, che per Venzone e Gemona conduceva a

Portogruaro. Cividale non risorse più, mentre assai guadagnò e crebbe

rapidamente di case e di popolazione Gorizia, dopo che gli Austriaci,

cogliendo il destro che loro si offriva, resero ruotabile la strada di

Caporetto, Ronzina per Gorizia e S. Giovanni di Duino; strada per la

quale cominciò presto a discendere anche il ferro di Carinzia ed a

risalire il vino del contado goriziano, sostituendosi a quello del

cividalese. I Provveditori furono unanimi nel reclamare dalla

Serenissima, allo scopo di togliere il malessere economico onde era

travagliato il territorio, il ripristino del commercio del ferro per la

via del Pulfero, chiusa del resto inutilmente in quanto che il

contrabbando, che aveva fornito il pretesto al divieto, veniva

egualmente esercitato per la nuova via di Gorizia[80].

=Il numero di abitanti nel 1766.= Per le altre parti della zona da noi

considerata troviamo notizie nelle relazioni dei Luogotenenti della

Patria; senonchè i dati statistici in esse contenuti, che vanno dalle

dianzi ricordate cifre del 1548 e 1557 fino al 1626, non riguardano

speciali luoghi, ma sempre si riferiscono più o meno all'intera

provincia. Notizie particolareggiate sicure si cominciano ad avere

appena nel 1766, quando la Serenissima compilò per la prima volta le

_anagrafi di tutti i suoi dominî_[81].

Ma quella più antica regolare e metodica numerazione aveva a base le

parrocchie di allora a cui non sempre corrispondono le odierne. Ve n'è

parecchie che nel 1766 non esistevano, istituite in séguito per

frazionamento delle già esistenti; esempi: Billerio, Magnano, Sedilis,

Portis, Segnacco, S. Maria di Rosazzo; altre si estendevano oltre gli

attuali confini politici del Regno a paesi che più tardi vennero

aggregati alla diocesi di Gorizia: così Nimis comprendeva Bergogna;

Attimis Long; Prepotto Collobrida, Mernicco, Scriò, Vercoglia, Sinicco:

viceversa parecchie cappellanie, dipendenti da parrocchie d'oltre

confine, oggi fanno parte di parrocchie site di qua del medesimo;

esempi: Mediuzza, già sotto Chiopris austriaco ora sotto S. Giovanni di

Manzano; S. Andrat, Vicinale e Villanova, già sotto Brazzano, ora le due

prime passate a Corno di Rosazzo, l'ultima a S. Giovanni di Manzano.

Inoltre non sempre le parrocchie sono comprese entro i confini

amministrativi di un solo distretto, esempi: Attimis e Nimis che sono in

parte sotto Cividale e in parte sotto Tarcento; Artegna sotto Tarcento e

Gemona: anzi talune volte invadono i territori di distretti che escono

dalla stessa zona da noi considerata; esempi: S. Giovanni di Manzano che

con Manzinello; S. Margherita di Gruagno con Ceresetto e Torreano;

Cicconicco con Plasencis penetrano in quel di Udine: Cavazzo Carnico che

in parte è sotto Tolmezzo e in parte con Bordano e Interneppo sotto

Gemona. Si badi che le anagrafi della Repubblica veneta non dànno la

popolazione distinta per villaggi e comuni o cappellanie, che è lo

stesso, ma raggruppati per parrocchie e si comprenderà la difficoltà di

stabilire quanta parte di essa fosse in ciascuno dei territori

corrispondenti agli odierni distretti[82]. Ciò io ho cercato di fare con

una serie di trasposizioni, sottrazioni ed aggiunte, applicando alle

singole cifre riduzioni corrispondenti all'aumento percentuale della

popolazione dal 1766 ad oggi nei vari luoghi, lavoro che mi diede i

seguenti risultati:

DISTRETTI Popolazione nel 1766 Popolazione nel 1901

Cividale 25,995 44,745

S. Pietro al Natisone 9,645 15,699

Tarcento 13,044 33,653

Gemona 14,638 35,374

S. Daniele 19,599 38,452

TOTALE 82,921 167,923

L'aumento complessivo fino ai nostri giorni (ultimo censimento) fu di

102,36%, ossia di 0,75% l'anno: massimo nel distretto di Tarcento

(157,99%), minimo in quello di S. Pietro (62,66%). Che se badiamo alla

popolazione delle singole parrocchie, troviamo spesso dati addirittura

sorprendenti. Così, per citare alcuni esempi, quella di S. Lorenzo di

Buia da 2700 è salita a 10,000; Venzone-Portis da 1339 a 5305; Susans da

844 a 3144; Cassacco da 880 a 3226; tutte con popolazione quasi

quadruplicata. Sembra poi incomprensibile come la parrocchia dei SS.

Gervasio e Protasio di Nimis da 991 sia aumentata a 8574, secondo il

computo ecclesiastico del 1907, pur comprendendo in passato oltre le

attuali cappellanie, quelle di S. Elena di Grivò, ora sotto Faedis, e di

Bergogna, ora parrocchia austriaca a sè[83].

=L'aumento della popolazione nell'ultimo secolo.= Nel 1802 il governo

austriaco compilava anch'esso un computo anagrafico redatto col

precedente sistema veneto: ma la popolazione vi è raggruppata per

giurisdizioni feudali non coincidenti con alcuna circoscrizione o

ecclesiastica o amministrativa d'altra specie. A Cividale città vi sono

attribuiti appena 2846 abitanti; 5890 alla convalle d'Antro, 6187 a

quella di Merso, compresi i villaggi dell'odierno comune di Luicco che

ne contava 600; complessivamente ab. 11477 entro i confini dell'attuale

distretto di S. Pietro. Altri 1938 ab. formavano la popolazione del

distretto dei Roiali comprendente gli odierni comuni di Torreano e

Prestento; e 1318 il distretto del Bassopiano. Quanto ai centri

maggiori, Gemona coi borghi contava ab. 4685; S. Daniele e borghi 635,

Artegna 2013, Tarcento 1982, Tricesimo 832, S. Pietro al Natisone, detto

allora degli Schiavi, 258[84].

Durante il breve periodo napoleonico (1806-1814) la nostra regione

faceva parte del Dipartimento di Passeriano, diviso in Cantoni, dei

quali Cividale, S. Pietro degli Slavi e Faedis costituivano il distretto

del Natisone; Gemona, Tricesimo e S. Daniele facevano parte di quello di

Udine. Essi nel 1810 avevano la seguente popolazione:

Cividale ab. 21,951

S. Pietro » 13,044

Tricesimo » 13,191

Gemona » 23,984

S. Daniele » 8,766

Faedis » 8,663

TOTALE ab. 89,599

Si noti però che i cantoni napoleonici non coincidevano se non in parte

coi successivi distretti austriaci, sebbene abbiano fornito ad essi la

base, e nemmeno con quelli d'oggi. Faedis, per esempio, abbracciava

Bergogna e Robedis-ce, più tardi passati all'Austria; Cividale

comprendeva Starasella, Patocco, Creda, Boreana, Dolegna, pure

appartenenti all'Austria, inoltre i paesi sulla destra del Natisone,

oggi dipendenti da S. Pietro, il quale a sua volta si estendeva fino a

Luicco e Ravne, oggi austriaci; Gemona abbracciava buona parte del

distretto, allora cantone, di Tricesimo, oggi Tarcento, il quale a sua

volta aveva parte del suo territorio nell'odierno distretto di

Udine[85].

Ed ecco ora la popolazione durante i primi anni del dominio austriaco,

rinnovellato nel 1814, secondo il compartimento territoriale promulgato

dall'i. r. Governo di Venezia il 30 novembre 1815 ed entrato in vigore

il 1º gennaio dell'anno successivo, aggiuntivi gli abitanti nel 1821: S.

Daniele ab. 19,542; Gemona 16,853; Tricesimo 11,497; Faedis 9,545;

Cividale 19,546; S. Pietro 10,450[86]; totale: 87,433.

Il territorio di questi sei distretti — come pure, presso a poco, di

quello degli odierni comuni che da quell'epoca ripetono le loro origini

— corrisponde a quello dei cinque distretti da noi considerati in

seguito al distacco che venne fatto dal regno Lombardo-Veneto dei più

sopra menzionati paesi (Bergogna, Starasella, ecc.) assegnati

definitivamente all'Austria, notando inoltre che il distretto di Faedis

veniva più tardi conglobato in quello di Cividale, tranne i comuni di

Platischis e di Nimis i quali furono uniti a quello che poi in luogo di

Tricesimo diventò, come dicemmo, Tarcento; e che di due comuni, pur

rimasti nell'ambito del medesimo distretto, il primo cambiò il nome di

Collalto in quello di Segnacco, il secondo, cioè Castelmonte, si fuse

con Prepotto: perciò i calcoli anagrafici successivi a quello del 1821

cominciano ad essere suscettibili di confronti fra loro per l'intera

nostra regione.

Comunque, la sensibile diminuzione delle cifre relative al 1821,

rispetto a quelle più sopra ricordate del 1810, dipende non tanto dagli

avvenuti restringimenti territoriali, quanto da una reale diminuzione

degli abitanti di tutta la provincia causa la carestia onde fu afflitta

durante gli anni 1816 e 1817[87] e la conseguente epidemia cui diede

luogo. Infatti mentre il numero dei medesimi nel 1815 raggiungeva i

335,623 nei limiti del Friuli odierno, lo troviamo ridotto a 323,861 nel

1818, e nel 1823 non era ancora superiore a 327,497[88]. E nella nostra

regione la popolazione del distretto di S. Pietro, come vedemmo più

sopra, già nel 1802 aveva raggiunto gli 11,477, mentre ora la vediamo

ridotta a 10,450.

Altri due compartimenti territoriali colle relative popolazioni vennero

pubblicati nel 1839 e nel 1846. Eccone il prospetto:

1839 1846

Cividale ab. 23,652 ab. 24,525

S. Pietro » 13,497 » 13,658

Faedis » 13,667 » 13,992

Gemona » 21,383 » 22,245

Tricesimo » 15,074 » 15,251

S. Daniele » 23.876 » 24,318

TOTALE ab. 111,249 ab. 113,989

In 32 anni di dominio austriaco l'aumento complessivo era stato di

26,556, ossia di circa 30%, e di quasi 1% all'anno. Fino a quest'epoca

però in Austria i calcoli della popolazione erano fatti dall'Ufficio

statistico e topografico di Vienna in base a dati forniti dai parroci e

i quali venivano manipolati separatamente e se ne lasciava trapelare

solo quanto era giudicato non pericoloso. Fu solo nel 1859 che,

rompendola colle troppo prudenti tradizioni del passato, fu dato luogo

alla prima seria numerazione da parte di quel Governo: numerazione

statistica cui seguirono poi i censimenti italiani del 1871, 1881 e

1901. Eccone i risultati:

1857 1871 1881 1901

Cividale 36,571 38,591 38,637 44,745

S. Pietro 13,892 14,051 14,239 15,699

Tarcento 20,248 25,776 27,678 33,653

Gemona 24,344 27,972 28,886 35,374

S. Daniele 25,205 28,668 31,013 38,452

TOTALE 120,260 135,058 140,453 167,923

Lo straordinario aumento del distretto di Cividale nel 1857 rispetto al

1846 dipese dall'annessione surricordata al medesimo della maggior parte

del distretto di Faedis; quello più che normale di Tarcento dalla pur

accennata annessione al medesimo dei due comuni di Nimis e di

Platischis.

Il censimento del 1857 tenne conto della sola popolazione di diritto:

per gli ulteriori censimenti, i quali del resto vennero fatti con

criteri uniformi, noi prendiamo qui in considerazione la popolazione di

fatto. Ecco la percentuale complessiva ed annua dell'aumento di essa

durante l'ultimo trentennio:

Aumento percentuale

complessivo annuo

dal 1871 dal 1881 dal 1871 dal 1881

al 1881 al 1901 al 1881 al 1901

Cividale 0,12 8,27 0,01 0,41

S. Pietro 1,34 5,37 0,13 0,26

Tarcento 7,30 8,27 0,73 0,41

Gemona 3,26 11,75 0,32 0,58

S. Daniele 8,18 12,85 0,81 0,62

La massima percentuale nel complesso viene data da S. Daniele che è il

distretto a popolazione più fitta: cui seguono Gemona, Tarcento,

Cividale, S. Pietro, presso a poco secondo l'ordine decrescente della

loro popolazione relativa. In generale lo stesso fenomeno si avverte

anche a proposito dei singoli comuni, dei quali i più fittamente

popolati sono altresì quelli i cui abitanti aumentano più rapidamente.

L'accrescimento annuo della popolazione fu in conclusione maggiore tra

il 1881 e il 1901 che non durante il decennio 1871 e 1881; ciò non solo

perchè l'aumento demografico è in via normale costantemente progressivo,

ma anche perchè proprio durante il predetto decennio le condizioni delle

nostre popolazioni rurali erano più che mai difficili per la crisi

agraria generale che allora infieriva causa i diminuiti prodotti della

seta e del vino, insidiati da malattie che ancora non si sapevano

combattere; per l'imperversare dell'usura che le numerose casse

cooperative e altri istituti di credito oggi rendono quasi impossibile;

da ultimo per l'odiosa tassa sul macinato gravante specialmente sugli

abitanti delle campagne. D'altra parte è innegabile che le condizioni

economiche dell'intera provincia sian venute notevolmente migliorando

dopo il 1881, specie nell'ultimo decennio, grazie all'istruzione e alla

propaganda agraria, all'introduzione di macchine agricole, all'adozione

di più razionali e produttivi sistemi di colture, al miglioramento del

bestiame bovino, allo sviluppo delle istituzioni di previdenza e di

credito, ai sempre maggiori guadagni derivanti dall'emigrazione

temporanea, mentre frattanto veniva sempre più riducendosi quella

permanente.

=La densità della popolazione dei singoli distretti.= Secondo nuove mie

misure[89] l'area totale dei 5 distretti qui considerati è di 1320 kmq.

La popolazione relativa, cioè la densità, secondo il censimento del

1901, era perciò di 135 ab. per kmq., mentre quella generale della

provincia non era che di 92. Ecco come la medesima andava ripartita fra

i cinque distretti da noi considerati:

Area in kmq. Densità

Cividale 393.05 114

S. Pietro 168.73 93

Gemona 220.82 123

Tarcento 286.73 152

S. Daniele 251.07 153

Mentre nel complesso la densità decresce da ovest a est a misura che la

parte montagnosa va prevalendo sulla piana, dimostra di essere

intimamente dipendente dalle condizioni fisiche generali e quindi anche

economiche della regione. Il massimo di S. Daniele — che supera sotto

questo riguardo anche gli altri distretti tutti della Provincia, eccetto

Udine, con cui del resto non è possibile alcun paragone, pel forte

agglomeramento di popolazione urbana che ivi si trova — si spiega colla

singolare amenità di quella plaga morenica, tutta alture tondeggianti,

bene aereate, assai fertile nella sua parte orientale dove è costituita

di materiali prevalentemente eocenici, specie nelle depressioni che

separano fra loro i vari colli e nelle quali si raggiungono anche 30

quintali di frumento per ettaro[90]: plaga la quale inoltre in nessun

punto supera i 350 m. sul livello del mare e perciò in ogni sua parte è

atta ad essere coltivata ed abitata, mentre di tutti gli altri distretti

una più o meno grande superficie si trova ad altitudini assai maggiori

in condizioni decrescenti di abitabilità fino a raggiungere l'assoluta

inabitabilità. S. Daniele è seguito, a grande distanza, da Tarcento,

plaga meno elevata e più produttiva nella sua parte collinesca e

montuosa, prevalentemente arenacea e marnosa, che non Gemona con maggior

superficie di calcari, in buona parte nudi, e quindi affatto spopolati,

e che occupa il terzo posto. Viene quindi Cividale dove ai piedi dei

bacini del Malina, del Chiarò, del Chiarsò e del Iudrio, valli

strettissime e piuttosto gole che valli, si estende una vasta zona piana

bensì, ma costituita in molta parte di alluvioni ghiaiose magre, dovuta

ai conoidi di deiezione del Torre e dei detti suoi affluenti.

L'ultimo posto l'occupa il distretto di S. Pietro al Natisone, come

quello che è interamente montuoso e senza alcun fondo di valle veramente

larga, tranne un breve tratto di quella del Natisone e dove inoltre

nessuna industria importante è mai fiorita in passato, ma la popolazione

è sempre vissuta quasi esclusivamente di agricoltura e di bestiame,

ragione per la quale ha avuto l'aumento più lentamente, ma nello stesso

tempo anche più uniformemente, progressivo. Tuttavia la popolazione di

questo distretto non si può dire scarsa se si confronti con quella di

altri distretti interamente montuosi della Provincia che gli rimangono

di molto inferiori sotto questo riguardo, quali: Tolmezzo con 52 ab. per

kmq., Ampezzo con 29, Moggio con 31, Maniago con 38: credo anzi di poter

affermare che la medesima vi sia fin troppo fitta — data specialmente la

scarsità dell'emigrazione temporanea — come spesso avviene nelle

montagne, nonostante queste nel nostro caso, appartenendo quasi

esclusivamente all'eocene, per la natura litologica dei terreni,

oltrechè per ragioni di altimetria, siano dappertutto coperte di

vegetazione e si possano dire produttive e sfruttabili quasi in ogni

loro punto.

=La popolazione assoluta e relativa dei singoli comuni.= Senonchè, più

che stabilire confronti fra i singoli distretti, trattandosi di regione

limitata come la nostra, conviene istituirli fra territori più piccoli

come i comuni, ciascuno dei quali rappresenta nel complesso,

specialmente in montagna, una piccola regione topografica a caratteri

peculiari. Nella seguente tabella sono indicati i dati relativi all'area

di ciascun comune, alla sua popolazione assoluta ed a quella

relativa[91].

_Comuni del distretto di Cividale:_

Superficie in kmq. Densità per kmq.

Attimis 24.76 148

Buttrio in Piano 17.90 126

Cividale 51.56 176

Corno di Rosazzo 12.69 102

Faedis 46.67 128

Ipplis 11.85 87

Manzano 28.59 119

Moimacco 12.03 103

Povoletto 38.47 103

Premariacco 21.76 128

Prepotto 31.11 71

Remanzacco 31.22 102

S. Giovanni di Manzano 23.95 112

Torreano 34.39 90

_Comuni del distretto di S. Pietro al Natisone:_

Drenchia 13.26 94

Grimacco 16.20 89

San Leonardo degli Slavi 26.56 94

San Pietro al Natisone 23.59 136

Savogna 21.98 90

Rodda 17.61 87

Stregna 19.07 92

Tarcetta 29.36 69

_Comuni del distretto di Tarcento:_

Cassacco 11.79 230

Ciseriis 20.57 179

Lusevera 46.68 56

Magnano 8.55 291

Nimis 34.30 149

Platischis 64.53 49

Segnacco 5.44 343

Tarcento 9.48 506

Treppo Grande 11.66 214

Tricesimo 7.82 598

_Comuni del distretto di Gemona:_

Artegna 10.75 342

Bordano 14.77 83

Buia 26.17 321

Gemona 57.26 157

Montenars 26.44 81

Osoppo 23.37 118

Trasaghis 78.05 53

Venzone 49.92 82

_Comuni del distretto di S. Daniele:_

Colloredo 21.81 113

Coseano 24.18 105

Dignano 15.82 162

Fagagna 37.54 133

Majano 33.12 203

Moruzzo 17.88 113

Ragogna 24.25 186

Rive d'Arcano 22.83 116

S. Daniele 28.17 235

S. Odorico 17.02 100

San Vito di Fagagna 8.45 198

I quattro comuni di Reana del Rojale, di Tavagnacco, di Pagnacco e di

Martignacco spettanti al distretto di Udine, ma che interessano in

qualche parte la nostra regione, hanno rispettivamente le aree e le

densità di popolazione qui di seguito indicate:

Superficie in kmq. Densità per kmq.

Reana 19.97 205

Tavagnacco 9.59 196

Pagnacco 15.10 154

Martignacco 26.53 151

La porzione dell'alto bacino del Natisone a Monte di Robic, compresa in

Austria, è composta dei tre comuni austriaci di Bergogna (ab. 1106),

Creda (ab. 1311) e Starasella (ab. 816), ha una superficie di kmq. 59,20

e quindi una popolazione relativa di 59. Quanto al Collio, anch'esso di

là del confine politico, sopra un'area di kmq. 119,71 ha non meno di

32,239 ab., ossia 269 per kmq.[92].

Dalle suesposte cifre risulta che il comune più fittamente abitato è

quello di Tricesimo, con una popolazione di ben 598 per kmq.,

straordinaria densità dovuta certamente, oltrechè alla varia

produttività del suolo, alla insuperata amenità di quella plaga, ricca

di splendide posizioni, sparsa di ville signorili e che, insieme al

contiguo comune di Tarcento (506 ab. per kmq.) è il più ridente lembo di

tutta la regione friulana.

Seguono i comuni di Segnacco con ab. 343, Artegna con 342, Buia con

oltre 300 e Magnano in Riviera con quasi 300 per kmq. Questi comuni

però, eccetto Buia, sono tutti di scarsa superficie e in quelli

pedemontani è addensata buona parte della popolazione, la quale sfrutta

terreni appartenenti amministrativamente ai comuni adiacenti. Così tutta

la zona da Tarcento a Gemona, detta la Riviera, appoggiata a declivi di

elevazioni terziarie e moreniche, lembi laterali staccati

dell'anfiteatro tilaventino, forma quasi un ininterrotto sistema

ecografico, che non ha riscontro altrove in Friuli, mentre i monti

sovrastanti, se si fa eccezione del bacino dell'Orvenco, e il fondo

della sottostante ghiaiosa valle del Tagliamento sono spopolati o quasi.

[Illustrazione: Fig. 5ª. — Cartina della densità di popolazione nei

distretti di Gemona, S. Daniele, Tarcento, Cividale e S. Pietro

(Scala 1:600.000).]

Quanto a Buia, comune fittamente abitato su tutta la sua vasta

superficie, verso N e verso E è circondato da una zona di scarsa

densità, da cui la popolazione si è ritirata verso migliore e più sana

ubicazione sui declivi di quelle verdeggianti colline eoceniche,

foderate all'ingiro da morene; ivi però si trova in numero talmente

eccessivo che sopra 8412 abit., quanti ne conta il comune, quest'anno ne

emigrarono temporaneamente ben 4000, cioè tutti gli atti ai lavori

faticosi.

Poco meno densi di popolazione sono gli altri comuni dell'anfiteatro

morenico, dove la medesima è distribuita abbastanza uniformemente; e

densissima è pure nella maggior parte dei comuni del Collio, regione che

orograficamente somiglia all'anfiteatro, climaticamente si trova in

condizioni assai più favorevoli. Seguono i comuni che sono allo sbocco

delle valli maggiori quali: Cividale, Gemona, Nimis, Attimis, Ciseriis,

semprechè i medesimi non comprendano anche una vasta area montagnosa,

come Faedis (ab. 102). Invece scarsa è nel piano dove prevalgono terreni

ghiaiosi e magri, quali: Povoletto (103), Moimacco (103), Remanzacco

(102), S. Odorico (100), siti sopra conoidi di deiezioni fluviali, ed

Ipplis (87), occupato in gran parte dalla non molto produttiva collina

della Rocca Bernarda.

Guida delle Prealpi Giulie Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro · 第 8 / 26 段