=Relitti glaciali e mediterranei.= Se è ristretto il campo ove domina

sovrana la flora propria dei luoghi elevati, son però innumerevoli i

punti in cui essa manda lontane propaggini o ha lasciato sparse colonie.

Queste e quelle, per la loro frequenza particolare nei monti dolomitici,

si possono spiegare in gran parte con la facilitata discesa offerta da

simili terreni agli elementi microternaici; ma in parte devono l'origine

loro anche a un altro fenomeno. Tutta quanta la zona submontana, massime

nell'anfiteatro morenico del Tagliamento, è sparsa di vegetali

termofughi o psicrofili (propri delle regioni montana o subalpina), che

vi si trovano ora isolati, ora in gruppi e colonie anche assai numerose.

Quando si noti che fatti analoghi ci mostra altresì la pianura friulana,

e che perfino il nostro lido marittimo è abbellito da piante che hanno

sui monti la loro abitazione consueta, non si può disconoscere a tutto

ciò una causa comune. E tale causa va ricercata nella storia geologica

della regione, che nel quaternario antico fu invasa e ricoperta a lungo

da immensi ghiacciai.

Ma prima delle invasioni glaciali le nostre colline, lambite dal mare,

erano coperte da una flora di tipo piuttosto caldo; e questa flora,

benchè ricacciata e in massima parte distrutta nel periodo frigido, potè

in qualche punto meglio riparato resistere o rimmigrare più tardi.

Testimoni di tali vicende sono alcune specie schiettamente mediterranee,

che vivono tuttora sui colli di Quisca, Gorizia e Cormons, e per Albana,

Faedis, Tarcento si spingono fino a Gemona lungo l'antichissima costa

del golfo friulano.

VI.

LA FAUNA

Schizzo zoogeografico di ARRIGO LORENZI

=La conoscenza zoogeografica delle Prealpi Giulie=[64]. La fisonomia

delle diverse contrade della Terra dipende da un insieme di circostanze

esteriori, quali il profilo delle montagne, la colorazione del cielo, la

forma delle nubi, la trasparenza dell'aria, le piante e gli animali.

Così il modo di essere della natura esterna conduce la mente

dell'osservatore ad avvezzarsi e a certe formule definite della vita,

espresse da specie viventi in determinate condizioni, e a certi quadri

complessivi risultanti dal convegno delle dette specie in uno spazio.

Studiare, con la guida dei risultati della geografia fisica regionale,

una regione ristretta come sede della vita animale, cioè la costituzione

dei gruppi biologici della sua fauna nelle stazioni disponibili, le

correlazioni spaziali di queste e la reciproca distribuzione di quelli,

è il tema della zoogeografia speciale (regionale, locale), fondamento

primo e indispensabile per la soluzione di più generali e vasti problemi

sulla distribuzione della vita. Il metodo dello studio corologico delle

faune locali è simile a quello delle flore, ma non può dirsi ancora bene

stabilito.

Sin dalla metà del secolo scorso non mancarono tuttavia naturalisti che

si diedero a illustrare almeno parzialmente alcune faune locali, con

criteri topografici e geografici: ma questo indirizzo fu quasi del tutto

trascurato in Italia, dove gli zoologi più spesso attesero alle pure

determinazioni sistematiche, accontentandosi il più delle volte di

segnalare le specie in un catalogo. Per quanto riguarda il Friuli, un

primo breve sguardo sintetico alla flora e alla fauna si trova in una

pubblicazione del prof. G. A. PIRONA, al quale si deve anche un catalogo

di molluschi; dove di molte specie egli riferisce le condizioni di

dimora, senza però prendere in particolare esame la distribuzione

altimetrica, per cui allora mancava il sussidio delle carte topografiche

con piani quotati. Questo catalogo, non è ricco di località: servì

tuttavia a determinare il posto tenuto dalla fauna friulana nelle grandi

divisioni della regione paleartica; posto geobiologico intermedio,

precisato dalle ricerche posteriori, e che sembra anche confermato dalle

ricerche del GORTANI sui coleotteri e trova riscontro nella coesistenza

di elementi nordici e pontici nella flora.

=Caratteri zoogeografici generali delle Prealpi Giulie.= Cinque regioni

faunistiche abbastanza bene individuate s'incontrano in Friuli: la

germanica, l'alpina meridionale, l'alpina orientale, la carsica e

l'italica. Affinchè però non sia dato un valore troppo generale a tale

classificazione zoogeografica del Friuli occorrerà tener presenti le

grandi differenze che si verificano nella distribuzione geografica dei

vari gruppi del sistema zoologico, rispetto a molti dei quali si

richiedono ancora ricerche metodiche di specialisti.

I molluschi proprii dei paesi settentrionali d'Europa (come alcuni

_Limax_, _Conulus fulvus_[65], _Helix hispida_, _H. arbustorum_, _H.

ruderata_, _Balea perversa_, _Planorbis spirorbis_, _Pl. rotundatus_,

alcune _Limneae_, _Pisidium pusillum_) si trovano nelle Prealpi Giulie

insieme a specie della regione mediterranea (come alcuni _Zonites_,

_Pomatias_, _Cyclostoma elegans_, alcune _Clausiliae_, del qual genere

vi è gran numero di specie in Friuli e nelle contigue province

orientali) e a specie dell'Europa orientale (_Helix solaria_, _H.

candicans_, _H. austriaca_, _Bulimus quinquedentatus_, _Clausilia

filograna_). Altre specie sono invece ristrette all'Italia

settentrionale o alla regione alpina in senso largo: _Vitrina elongata_,

_Buliminus tridens_, _Helix personata_, _H. ciliata_, _H. fruticum_, _H.

intermedia_, _Clausilia ventricosa_, alcune _Pupae_ ecc. ecc. Il genere

_Horatia_, della penisola balcanica, è nella valle del Natisone

rappresentato da un particolare sottogenere (_Hauffenia_) che con _H.

Tellinii_ e _H. valvataeformis_ costituisce un notevole endemismo: anche

_Paludestrina forojuliana_ e _Acme Pironae_, come le due precedenti,

descritte dal dott. C. POLLONERA, sono proprie delle nostre prealpi. A

esse si possono aggiungere le specie cavernicole esclusivamente

friulane, che saranno nominate più avanti.

Siffatti convegni di forme provenienti da diversi centri dispersivi sono

il risultato di cause molto complesse, che agirono lungamente e

variamente, e per le quali la regione friulana assunse l'attuale

fisonomia fisica e biologica. Così, analogamente a quanto fu già

dimostrato per la flora friulana e dallo HEER per la flora e per la

fauna svizzera, la presenza di molluschi nordici nelle nostre prealpi,

ai quali si possono aggiungere alcuni coleotteri (_Harpalus

laevicollis_, _Oreina tristis_, _O. gloriosa_ ed altri) sembra non

potersi attribuire se non alle antiche glaciazioni, che della loro

esistenza, insieme alle morene ed ai massi erratici, lasciarono

testimoni piante ed animali che giustamente furono chiamati

_erratici_[66]. In complesso però l'epoca quaternaria è ben lungi dal

determinare un _hiatus_ tra la fauna attuale e le precedenti, colle

quali è intimamente collegata; la distribuzione di molti gruppi

zoologici inferiori risalendo a remoti periodi geologici. Ma non è

questo il luogo di trattare delle vicende geologiche e climatiche del

Friuli e delle ardue questioni zoogeografiche che vi sono connesse.

Ci limiteremo invece ad osservare come, assai meglio dei mobilissimi e

molto diffusi omotermi o dei pochi vertebrati eterotermi, a

caratterizzare nettamente la fauna locale servirebbero molti gruppi di

invertebrati che sono ricchi di specie, compiono movimenti più o meno

lenti e sono più intimamente legati ai molteplici fattori della dimora e

del clima. Li additiamo alle ricerche dei giovani alpinisti; per i quali

in queste pagine non intendiamo certo di presentare una sequela di tanti

nomi scientifici quante sono le specie del paese; bensì di tratteggiare

rapidamente, servendoci anche di qualche notizia inedita, le condizioni

di _habitat_; affinchè il dilettante o lo studioso, con la scorta della

bibliografia regionale, possa tener presente sotto quali condizioni varî

la distribuzione degli animali e delle loro comunioni, e quali, per

intenti così generali come speciali, siano le stazioni ove rivolgere le

ricerche[67]. E come l'artista getta su un foglio uno schizzo, qua con

linee nette e precise, là ancora incerte e indefinite, e attende un

miglior momento per la sua concezione, così la zoogeografia deve oggi

accontentarsi di trattare a grandi linee, e con diversa misura, dei

gruppi zoologici delle Prealpi Giulie, perchè non debba un giorno

pentirsi della smania di concludere.

=Zone ipsometriche e planimetriche. Gruppi biologici e loro gradi.=

Accanto a specie animali ristrette a determinate zone altimetriche dei

nostri monti, ve n'ha delle altre che si mostrano indifferenti a

condizioni di clima molto diverse. Di queste specie localmente estese,

citeremo alcuni esempi: la _Daphnia obtusa_, piccolo crostaceo, dagli

stagni presso Udine (m. 100) sale a m. 1702 sulle Alpi Gortane;

_Polyphylla fullo_, il grosso maggiolino marmorato, in Friuli vive tanto

nelle basse pianure quanto presso i ghiacciai del m. Canin (m. 2130); le

vitrine, piccole conchiglie sottili e pellucide, dalla pianura salgono

ad altitudini considerevoli, fino a strisciare sui nevai; l'ululone

_Bombinator igneus_ si trova nelle pozze di pianura e nell'alta

montagna; la lucertola, _Zootoca vivipara_ ha un'analoga distribuzione.

Ma simili casi di specie che si direbbero resistenti, perchè

ubiquitarie, non sembrano essere molti: in generale le parti alte dei

monti escludono molte specie delle regioni basse, talvolta sostituendole

con altre strettamente affini, sì da aversi anche, dal basso all'alto

una seriazione di forme affini (p. es. farfalle del gen. _Parnassius_);

in generale ogni specie ha un limite altimetrico superiore (e spesso

anche inferiore) cioè abita una determinata zona ipsometrica conveniente

alle sue esigenze biologiche, rispetto ai varî fattori climatici,

topografici ed edafici[68]. Questo in tesi generale: uno spigolo

montuoso sufficientemente alto, ha le sue falde fasciate da tali zone

ipsometriche della vita, che nelle Prealpi Giulie si presentano

nettamente nelle catene interne, nelle quali è spiccato il contrasto

biologico tra le parti più basse e le più elevate. Ma se consideriamo la

distribuzione della vita nell'insieme della regione montuosa qui

esaminata, vediamo che sulla ripartizione in zone altimetriche prevale

quella in zone planimetriche, dall'esterno verso l'interno, in

corrispondenza alle tre zone geognostico-tectoniche distinte dal prof.

O. MARINELLI[69]. Oltre alle molteplici azioni esterne attuali, entrano

a complicare la distribuzione altimetrica, togliendo anche ai limiti il

carattere della fissità rigorosa, le peculiari e svariatissime

attitudini biologiche delle specie (prima fra queste attitudini la

facoltà di moto), dipendenti dalle organizzazioni e funzionalità tanto

diverse per grado di complicazione e per varietà di adattamenti. Gli

aspetti di quel complesso poliedro che è la vita animale, non possono

restringersi in definizioni unilaterali dei limiti altimetrici o nel

semplicismo delle cause: la molteplicità e interferenza di queste, la

reciprocità fra esse e i loro effetti, esigono che nello studio delle

variazioni corologiche, come in quello delle somatiche, si tenga

presente e si scruti un gran numero di fatti. Diremo brevemente che

tutti gli animali, la cui esistenza è in qualche modo subordinata a

tutto un insieme di determinate condizioni esterne, variabili

essenzialmente nel caso nostro, con l'altitudine e dall'esterno

all'interno della regione montuosa, si daranno convegno nella stessa

zona, di cui si ripartiranno la dimora, formando così comunioni

(_biocenosi_), abbastanza ben definite da una sorta di equilibrio

biologico. Nelle Prealpi Giulie, in relazione allo stato attuale delle

nostre cognizioni e provvisoriamente, possiamo distinguere tre zone o

regioni corrispondenti a tre biocenosi fondamentali: 1º regione delle

colline pedemontane; 2º regione degli altipiani; 3º regione delle creste

o culminale. Nella prima comprendiamo non solo le vere e proprie colline

pedemontane, ma anche l'anfiteatro morenico del Tagliamento, e i rilievi

più bassi delle due zone interne; nella seconda oltre agli «altipiani

submontani» anche la zona delle medie altezze più interne, nella terza

le parti cacuminali delle montagne più elevate. Queste tre regioni

esprimono in modo sintetico un complesso di fattori climatico-edafici,

dai quali, perchè fissa al suolo, è influenzata intensamente la

vegetazione, con cui l'animalità vive, per così dire, consocialmente. La

regione delle colline corrisponde alla regione fitogeografica della

quercia, del castagno e dell'orno; quella «degli altipiani»

principalmente alla zona del faggio; quella culminale alla zona degli

arbusti alpini. In ciascuna regione ci accontenteremo di distinguere gli

animali terragnoli dagli animali acquatici, accennando, secondo

l'opportunità, alle distinzioni di gruppi biologici minori: nelle

biocenosi dei terragnoli potremmo distinguere i boschi fitti e radi, i

prati secchi e umidi, i greti asciutti e le rupi, tenendo conto della

insolazione, della ventilazione, ecc.; e potremmo passare a distinzioni

di terzo e quarto grado fino a considerare separatamente, per esempio,

nei boschi gli alberi, il sottobosco, il suolo; e poi le cortecce, i

tronchi infraciditi, l'_humus_, i muschii, i sassi smossi, i fiori, come

altrettante sedi particolari di insetti, miriapodi, onischi, aracnidi,

molluschi, con tutta la varietà più o meno legata a quelle condizioni

tanto speciali, di animali superiori, dalle vipere insidiose agli

uccelli canori. Altrettanto potremmo fare per la stazione acquatica e

distinguere non solo le acque stagnanti, le sorgive e le correnti, ma

dalle stazioni intermedie con le terrestri (terricoli, muscicoli,

limicoli) passare alla stazione riparia con le sue numerose gradazioni e

varietà, per considerare poi le acque libere in uria infinità di

contingenze. E, in tutte queste diverse condizioni di ambiente, vedremmo

animali fitofagi (p. es. di certe crittogame, di radici o tuberi, di

legno, di foglie normali o florali, di nettare, di frutti ecc.), animali

che tramano insidie, esercitano violenze sopra altri e li divorano,

animali che costruiscono difese contro i nemici, che si riparano contro

l'inclemenza delle stagioni, che presentano curiose armonie di

colorazione con l'ambiente, che sono gregarî o solitarî, che presentano

singolari fenomeni di sviluppo, che abbandonano i loro nati o invece li

guidano e li allevano, e via via, pur senza entrare a discorrere delle

specie men note o delle questioni meno facili di biologia. Ma non

occorre essere naturalisti, per veder subito la vastità e complessità di

tali quadri biologici, per i quali potrebbe essere insufficiente un

grosso volume.

=Zona pedemontana.= Nella regione _pedemontana_ comprendiamo le colline

più basse, dal Collio all'anfiteatro morenico, fino ai limiti della

quercia e del castagno che sono le essenze vegetali caratteristiche di

questa zona, limiti che qua non sono superiori ai 300 m. là possono

attingere i 600 metri. Notiamo subito che l'anfiteatro morenico, come si

distingue dai rilievi d'origine marina per la natura geologica e per le

condizioni topografiche che ne sono la conseguenza, e ha particolari

caratteri fitogeografici, così anche sotto l'aspetto faunistico, per

ripercussione delle predette circostanze, merita di essere considerato a

parte. Particolarmente le numerose basse raccolte d'acqua in diversi

stadî di evoluzione (laghi, pozze, torbiere) recinte dalle morene, assai

ricche di crostacei, insetti, molluschi e vertebrati acquatici, formano

un vero contrasto biogeografico tra la regione morenica e l'attigua

regione prealpina propriamente detta, priva, può dirsi, di cavità

limniche. Anche il lago di Ospedaletto, scavato nei calcari giuresi

dall'antico ghiacciaio, subito a nord dell'anfiteatro morenico, e di

carattere stagnale, può includersi nell'aggruppamento zoogeografico

delle colline glaciali.

Molte e svariate sono le forme riparie che trovano alimento e albergo

tra gli anfibiotici canneti marginali: le succinee, i carichii tra i

molluschi gasteropodi; esapodi quali parnidi, _Donacia sericea_,

_reticulata_, _typhae_, alcune larve di lepidotteri; efemere

_Libellula_, _Agrion_, _Lestes barbara_, _Diplax flaveola_, _Gomphus

vulgatissimus_ ed altri insetti le cui larve vivono nell'acqua; in

questa, tra le idrofite marginali, si agita un minutissimo microcosmo di

entomostraci, alcuni dei quali limicoli, di briozoi, vermi (naidi,

gordiidi) che darebbero molto da fare allo specialista. Sulle rive della

piccola pozza a nord di Ceseretto, origine di un ramo della Lavia, tra

le foglie infracidite raccolsi in dicembre il _Trichoniscus pusillus_

Bd. L., piccolo crostaceo isopodo. I coleotteri acquatici (_Diticus

marginalis_, _D. circumflexus_; _Graphoderes austriacus_, _Acilius

fasciatus_, _Hydrophilus piceus_, _Gyrinus natator_); e i rincoti

acquatici (_Corixa Geoffroyi_, _C. striata_ Latr., _Notonecta glauca_

Fab., _Gerris paludum_ Latr., _Gerris lacustris_ Latr.) sono cumuni

nelle pozze anche artificiali; coi gasteropodi dei generi _Limnea_,

_Paludina_, _Planorbis_, _Physa_; le bivalvi _Unio pictorum_ e _Anodonta

cygnea_ trovansi nelle maggiori raccolte d'acqua. Le acque delle

sorgenti e dei ruscelli limpidi albergano un'idracna (_Lebertia

insignis_), molti crostacei del genere _Gammarus_ assai diffuso in

Friuli dalla bassa pianura ai laghi alpestri; lungo le rive dei canali

un emittero (_Velia currens_ Latr.); i gammari si trovano anche nel

canale del Ledra, mentre l'_Asellus aquaticus_ preferisce acque lente o

stagnanti dove talora si trova in gran numero. Il lago torboso di San

Daniele ha un notevole specchio di acqua libera e una profondità

discreta, cosicchè offre albergo non soltanto a specie riparie, ma anche

a specie limnetiche (pelagiche): _Ceratium furca_, _Cyclops minutus_,

_Diaptomus gracilis_, _Bosmina longirostris_; mancherebbero, secondo il

Senna, le forme pelagiche tipiche. Il lago di S. Daniele alberga anche

parecchie specie di pesci: _Anguilla vulgaris_, _Tinca vulgaris_, _Alosa

vulgaris_, _Alburnus alborella_, _Scardinius erythrophthalmus_,

_Leuciscus Aula_, _Petromyzon Planeri_, _Squalius cavedanus_, _Cottus

gobio_, _Barbus plebeius_; alcune di queste, insieme a poche altre, si

trovano in altre acque dell'anfiteatro, che per la povertà di rivi

perenni esclude le specie che amano le correnti ricche e profonde. Il

fiumicello Ledra della pianura a nord dell'anfiteatro mette foce nel

Tagliamento e ne ricetta alcune specie (trota, temolo) che si pescano

anche nella derivazione. Il lago di Ospedaletto, pochissimo profondo e

ricco di idrofite, ha una fauna stagnale caratteristica. Compiono il

quadro delle stazioni acquatiche gli anfibi schiettamente acquaioli

(_Triton punctatus_ e _taeniatus_, _Rana esculenta_); accanto ai quali

possiamo porre quelli il cui sviluppo avviene nell'acqua e che abitano i

luoghi umidi (_Rana Latastii_, _Bufo cinereus_, _Salamandra maculosa_)

sono pure frequenti le biscie d'acqua (_Tropidonotus natrix_ e

_Tropidonotus tessellatus_). Stazionarie o di passaggio si notano

parecchie specie di uccelli che vivono lungo le ripe _Alcedo hispida_,

_Acrocephalus arundinaceus_ e parecchi trampolieri o che hanno speciali

disposizioni per il nuoto come le anitre selvatiche e i tuffetti.

Nella regione eocenica le stazioni d'acqua corrente (superficiali e

sotterranee) predominano sulle limniche, le quali si riducono alle

piccole bassure paludose, prive di torba, alla periferia dei colli e

alle pozze artificiali che in molti luoghi, specialmente nel Collio ed

altri punti della zona marnosa, suppliscono alla deficienza di sorgenti

e di pozzi. Il ciprino dorato della Cina (_Carassius auratus_) si è

acclimato qua e là negli stagni della regione eocenica; presenta un

grande numero di variazioni. Tra le specie legate alla presenza delle

acque nella regione pedemontana ricorderemo _Rana agilis_, e _Bufo

viridis_, specie questa in Friuli, a quanto pare, piuttosto rara, mentre

è comune in altre province del Veneto.

I luoghi ombrosi ed umidi sono generalmente la dimora di molti molluschi

terrestri; alcune specie però si trovano anche sulle rupi soleggiate,

come _Helix (Xerophila) unifasciata_, _H. obvia_, _Pupa secale_,

_Clausilia binotata_. Nella zona pedemontana è notevole il fatto che

alcune specie di molluschi rimangono confinate nelle colline eoceniche

fra Natisone e Isonzo, mentre altre si trovano nell'area occidentale

dalla valle del Cornappo o del Torre all'anfiteatro morenico: facendo

attenzione alle molte località date dai cataloghi, sembra risultare che

le forme nordiche ed alpine si presentino specialmente nella regione

morenica. Invece le specie politiche e nordorientali vivrebbero nella

plaga più a levante: nel bacino Torre-Natisone passerebbe pertanto una

linea zoogeografica importante, come termine d'area di specie orientali:

analogamente sulla collina di Buttrio passa il limite occidentale della

_Hacquetia Epipactis_, pianta della regione pontica. È un fatto che

merita ulteriori ricerche.

Lasciando ciò che si riferisce alla distribuzione orizzontale, per

riguardo a quella verticale diremo che la regione pedemontana ha molte

specie d'insetti comuni con la pianura. Ne fanno fede, tra i

lepidotteri: _Papilio Podalirius_ L., _P. Machaon_ L. (che sembra

elevarsi più del precedente), _Aporia crategi_, varie _Pieris_, _Colias

Edusa_ Fabr., _Polyommatus virgaureae_ L., _Tecla rubi_ L., _Lycaena

Icarus_ Rott., alcune _Vanessae_ (_atalanta_, _antiopa_, _urticae_).

Invece _Anthocharis cordamines_ L., _Leucophasia sinapis_ L., _Colias

Hyale_ L., _Rhodocera rhammi_ L., _Polyommatus Phleas_ L., _Erebia

Medea_ W. V., _Epinephele Janira_ L. si spingono alquanto al di sopra

della regione pedemontana, la quale rispetto alla montana, non presenta

neppure riguardo ai coleotteri, secondo il Gortani, nette differenze. I

boschi sono poveri di coleotteri, le ricche associazioni di coleotteri

floricoli della pianura si riscontrano anche nei prati secchi delle

colline pedemontane, dove si notano quasi gli stessi neurotteri ed

ortotteri: lo studio accurato della dott. Mei si riferisce tutto alle

prealpi Giulie da Gorizia a Gemona, ma il numero delle località e delle

specie non permette conclusioni di corologia altimetrica. Tra i fiori

pratensi ronza una schiera svariatissima di insetti d'altri ordini, dei

quali finora si sa assai poco: l'entomologia friulana, considerata non

come un'arida ricerca fatta con criterî da raccoglitore di francobolli,

ma intesa sotto il duplice aspetto corofenologico offre un campo

interessantissimo quasi del tutto inesplorato.

La fauna pedemontana dei vertebrati oltre ai pesci ed anfibi già

nominati, annovera alcuni rettili, dei quali si dirà più avanti, e

parecchie specie di uccelli, sedentarie (come _Accipiter nisus_,

_Syrnium aluco_, _Corvus corone_, _cornix_, _frugilegus_); estive

(_Coracias garrula_, _Oriolus galbula_, _Iynx torquilla_, _Silvia

nisoria_, _Lanius rufus_, _Columba oenas_, _livia_ ecc.). Alcune altre

come _Garrulus glandarius_, _Picus major_, _Sitta europaea_, _Parus

major_, _P. coeruleus_, _Turdus viscivorus_, _musicus_, _Fringilla

coelebs_, _Ligurinus chloris_; _Hirundo rustica_, _Muscicapa grisola_,

_Lanius collurio_, _Columba palumbus_ ecc. si trovano anche nella

regione montana. Dei mammiferi si dirà complessivamente trattando di

quest'ultima.

Guida delle Prealpi Giulie Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro · 第 6 / 26 段