Altra diversione notevole ed antichissima di corsi d'acqua è quella del

Torre presso Zompitta, dove hanno principio le rogge di Udine e quella

di Povoletto detta prima di Sciacco, poi Cividina. Le rogge di Udine

sono di data assai remota poichè, se non si conosce precisamente in qual

modo, quando e da chi siano state per la prima volta costruite, certo si

è che esistevano già nel 1171. Per il loro percorso attuale rimandiamo,

a quanto se ne dice nel 1º volume di questa guida (pag. 32 e 33). La

roggia di Povoletto, la cui costruzione rimonta al sec. XIII, un tempo

al di là di Remanzacco si perdeva nella Malina, mentre ora passa sotto

il letto di quel torrente, prosegue per Buttrio e raggiunge nuovamente

il Torre. Le acque del Torre in altri punti sono pure, per brevi tratti,

tolte dal loro alveo per utilizzazioni industriali; i due canali più

importanti di tal genere son quelli di assai recente costruzione, di

Ciseriis, che fornisce la forza motrice al cascamificio di Bulfons

(Tarcento) e di Pradielis, che dà l'energia elettrica per il tram di

Udine. La diga di presa del primo costituì un notevole sbarramento del

Torre onde la formazione di un lago artificiale, lungo in origine

intorno ad 1 km., ma ridotto ora ad appena 400 metri.

Un altro canale che qui merita di essere ricordato è la roggia di

Torreano, la quale porta le acque del Chiarò al Natisone passando per

Cividale. Ha una lunghezza di circa 6 km.

Le opere idrauliche qui indicate hanno tutte scopo industriale od

irrigatorio, poche invece nella regione da noi considerata furono fatte

per bonifiche. La più importante è quella, in via di esecuzione, intesa

a prosciugare la palude di Bueris. Del resto acquitrini e ristagni

d'acqua, comuni come s'è detto specialmente nell'area morenica, non

richiedono fra noi provvedimenti molto solleciti; perchè assai

raramente, nel nostro clima, favoriscono la malaria.

Per completare il breve cenno sulle modificazioni apportate dall'uomo

sulla idrografia della regione diremo anzitutto che numerose sono le

diversioni d'acqua per acquedotti. Gemona, prescindendo dalle vecchie

condutture, si provvede d'acqua potabile al rio Pozzolons, S. Daniele al

Rio Gelato, Udine alle sorgenti di S. Agnese (ove rinascono o si

raccolgono in galleria filtrante le acque del vicino Torre), Nimis alle

sorgenti di Torlano, Cividale a quella (carsica) di Torreano,

Premariacco a quella di Montina, S. Pietro a quella di Naklanz e via di

seguito. Un cenno meritano forse le due derivazioni attualmente allo

studio, delle quali una partirebbe dal Rio Gelato e si diramerebbe in

moltissimi paesi alla destra del Torre, l'altra usufruirebbe l'acqua

della sorgente Pojana già accennata e la porterebbe a Cividale ed ai

paesi dei conoidi del Torre (riva sinistra) e del Natisone che sono

poverissimi d'acque.

Lungo e forse fuor di luogo sarebbe tanto fare una enumerazione completa

di tutte le acque utilizzate in qualche modo dall'uomo, quanto seguirne

la dispersione fino alle ultime diramazioni delle condutture.

Fuor di luogo sarebbe anche trattare qui delle opere di difesa che

l'uomo, ha dovuto costruire contro la violenza dei torrenti. Diremo

soltanto che simili opere, nel nostro territorio, sono più che altro nel

campo di Osoppo e riguardano tanto il Tagliamento quanto l'Orvenco e i

minori torrentelli dei dintorni di Magnano, tutti dall'alveo pensile.

Gli altri corsi d'acqua, almeno entro l'area prealpina, hanno invece il

letto o nel fondo di valli o più o meno profondamente incastrato nel

piano, onde raramente richiedono ripari.

IV.

ARIA E TEMPERIE

Cenni del Dott. GIUSEPPE FERUGLIO

=Le osservazioni meteorologiche.= Le notizie che si possono dare intorno

alle condizioni climatiche della regione illustrata sono poche, giacchè

le osservazioni non solo scarseggiano, ma molte volte sono tali da non

potersene ricavare alcuna conclusione positiva. Limitandoci al

territorio entro i confini del Regno, la prima stazione meteorologica

fondata nel 1876 fu quella di Cividale, per iniziativa di G. MARINELLI.

La stazione stessa funzionò poco regolarmente e per un periodo inferiore

ai due anni. Più tardi, nel 1888, per iniziativa del Prof. GIOVANNI

CLODIG a Faedis, Gemona e Podresca vennero piantate stazioni facenti

parte della rete termo-udometrica provinciale. Di esse solo la seconda

funzionò per un numero di anni abbastanza lungo (19) arrivando fino al

1906; la prima cessò dopo sole due annate, la terza invece ebbe una vita

di 14 anni, di cui però i primi sei come sola stazione pluviometrica,

gli altri anche come stazione termometrica. I dati raccoltivi sono stati

pubblicati negli «Annali del R. Istituto Tecnico di Udine» fino al 1897

dal Prof. Giovanni Clodig, dal 1898 in poi dal Prof. NAZZARENO

PIERPAOLI[56].

Verso il 1905 si vennero poi piantando dalla Società meteorologica

italiana per merito specialmente del Prof. ACHILLE TELLINI[57], numerose

altre stazioni e precisamente a Ciseriis, Lusevera, Monteaperta,

Pradielis, Tarcento nel bacino del Torre, Montemaggiore, Oblizza, S.

Pietro al Natisone, Stupizza in quello del Natisone, Montenars in quello

del Tagliamento, ma alcune di esse funzionarono per tempi brevissimi

mentre delle altre non sono ancora pubblicati i dati e solo si sono

potuti avere dalla gentilezza di alcuni osservatori. In questi ultimi

tempi ha poi provveduto all'impianto di parecchie stazioni

pluviometriche, in qualche caso fornite anche di termometro a massima e

minima, il R. Magistrato alle acque per le provincie venete e di

Mantova.

Oltre a queste osservazioni, eseguite da enti speciali con un piano

determinato e abbastanza regolari, si devono annoverare poi quelle fatte

da altri enti o da singoli privati che hanno tenuto regolare nota di

alcuni fenomeni meteorologici. Di tutte è stato tenuto conto, per quanto

era possibile, per le conclusioni generali sul clima della nostra

regione.

Vediamo ora i fatti meteorologici che maggiormente interessano.

=Temperatura.= I dati che si hanno sulla temperatura della regione sono

forniti dai 19 anni di osservazione di Gemona, e dagli 8 di Podresca. Ma

purtroppo la maniera con cui furono fatte le osservazioni o meglio

ancora il criterio col quale nelle suaccennate pubblicazioni i dati

stessi sono stati riassunti fanno loro perdere ogni più piccolo valore

quando da esso si voglia ricavare un dato sulla temperatura media delle

due stazioni. Infatti fino al 1898 incluso, si è usato riportare per

ogni mese esclusivamente le temperature minima e massima assolute. Voler

da queste ricavare la media di ogni mese o pure anche di ogni anno

sarebbe cosa che molto probabilmente porterebbe ad una determinazione

grossolanamente errata. Tutt'al più si possono ricavare per i singoli

mesi la media delle temperature massime e minime assolute il che è

appunto fatto nello specchietto seguente:

=Medie delle temperature massime e minime assolute.=

GEMONA PODRESCA

(17 anni) (8 anni)

massima minima massima minima

Gennaio 10,4 -5,1 11,1 -7,0

Febbraio 10,5 -5 13,9 -5,9

Marzo 15,7 -2,6 16,9 -3,1

Aprile 20,2 2,0 21,3 1,5

Maggio 25,8 5,5 25,7 4,6

Giugno 28,8 10,1 28,6 7,6

Luglio 31,0 12,4 31,8 10,1

Agosto 30,0 12,0 31,0 9,3

Settembre 26,2 8,7 28,0 8,1

Ottobre 21,1 3,6 23,2 3,4

Novembre 14,6 -1,4 16,1 -2,1

Dicembre 11,6 -4,0 12,3 -5,0

Dallo spoglio dei dati raccolti si può ricavare la media (per gli anni

di osservazione di ciascuna stazione), della escursione annua della

temperatura. Essa risulta per

Gemona (17 anni) 38,2

Podresca (8 anni) 41,6

La massima escursione riscontrata fu per Gemona di 44,9 nel 1901 e per

Podresca di 44,2 nel 1893.

Soltanto nel 1899 si cominciò nelle due stazioni a calcolare la

temperatura media mensile e quindi annuale e soltanto sui dati

posteriori a quell'annata sono stati ricavati i dati del seguente

specchietto:

=Temperature medie mensili ed annuali.=

GEMONA PODRESCA

(8 anni) (3 anni)

Gennaio 2,898 2,950

Febbraio 3,696 3,420

Marzo 7,007 5,920

Aprile 11,061 10,283

Maggio 15,265 14,623

Giugno 19,632 18,810

Luglio 22,108 21,006

Agosto 21,543 20,280

Settembre 17,542 17,460

Ottobre 12,482 12,820

Novembre 7,601 7,943

Dicembre 4,032 4,333

Anno 12,445 11,666

Considerata l'altezza e la latitudine delle due stazioni da cui sono

stati ricavati i dati (Gemona, altezza m. 280 circa, latitudine 46° 17′;

Podresca alt. 205 m., latitud. 46° 5′) si può dire che la regione gode

di un clima mite abbastanza temperato. La leggera diminuzione della

temperatura media annuale che si verifica per Podresca, che, data la

posizione astronomica e l'altezza sul mare di questa, dovrebbe essere

invece in aumento, dipende molto probabilmente dal fatto che il paese si

trova nella valle dell'Judrio battuta dal vento di bora che, provenendo

da nord-est, può portare un non indifferente abbassamento di

temperatura. Gli inverni non sono eccessivamente freddi, come

eccessivamente caldi non sono neppure gli estati: a Gemona la minima

temperatura raggiunta nel periodo dei 19 anni di osservazione fu di

-11,7 (13 Gennaio 1893) e la massima di 35,2 (21 Agosto 1892), a

Podresca furono per 8 anni di osservazione rispettivamente di -13,9 (23

Gennaio 1901) e di 36,5 (31 Agosto 1898).

I mesi nei quali si verificano i minimi assoluti sono per lo più il

dicembre ed il febbraio per Gemona, il gennaio per Podresca, quello nel

quale invece si hanno le massime è per Gemona e Podresca, il luglio.

Tenendo conto soltanto delle osservazioni posteriori al 1893, si ha che

i mesi più caldi sono per le due stazioni il luglio e l'agosto, i più

freddi gennaio e dicembre.

=Stato del cielo e precipitazioni.= Molto più numerosi ed esaurienti che

per la temperatura sono i dati che in vari luoghi della regione in esame

sono stati raccolti intorno alle precipitazioni meteoriche.

Osservazioni sullo stato del cielo si fecero però esclusivamente a

Gemona, Faedis e Podresca; esse ci danno:

STAZIONI GIORNI

sereni misti coperti

Gemona (19 anni) 111 155 97

Podresca (14 anni) 162 102 100

Faedis (3 anni) 121 163 83

Le osservazioni naturalmente non hanno che una importanza relativa

essendo prese a stima dagli osservatori e quindi troppo incerte,

tuttavia esse già ci mostrano come la percentuale dei giorni sereni vada

aumentando da Gemona (la stazione più settentrionale) a Podresca (la più

meridionale); fenomeno che si constata anche nella precipitazione e

della cui causa verrà detto più avanti.

Le osservazioni sulla grandine, sulla nebbia e sulla brina, vennero

fatte a Gemona e a Podresca soltanto dal 1894, esse ci danno

rispettivamente per ogni anno 11 e 1 giorni di grandine, 21 e 17 di

brina ed 8 e 7 di nebbia, in complesso come si vede i tre fenomeni non

sono molto frequenti nella regione, tranne naturalmente in certi luoghi

e questo in modo speciale per quanto riguarda la nebbia, che è piuttosto

frequente sul piano alluvionale d'Osoppo e nelle bassure che si trovano

fra le tre cerchie dell'anfiteatro morenico.

Per quanto riguarda la caduta della pioggia si hanno osservazioni oltre

che nelle stazioni, ormai tante volte citate, di Gemona e Podresca in

quella di Faedis pel periodo di 2 anni ed in quella di Tarcento per 3

(1897-98-99). La media dell'acqua caduta durante l'annata è la seguente:

Gemona (19 anni) mm. 2288,4

Podresca (14 anni) » 2037,1

Tarcento (3 anni) » 1471,0

Faedis (2 anni) » 1369,3

La distribuzione mensile della pioggia nelle 3 prime stazioni è poi data

dal seguente prospetto:

=Pioggia mensile in mm.=

Gemona Podresca Tarcento

Gennaio 96,7 80,5 48,3

Febbraio 129,9 92,7 110,3

Marzo 209,3 195,6 155,5

Aprile 210,9 188,2 75,0

Maggio 251,3 193,2 109,6

Giugno 242,4 216,4 153,0

Luglio 211,8 204,4 182,0

Agosto 182,1 138,2 129,3

Settembre 204,5 186,1 139,3

Ottobre 299,5 275,3 179,0

Novembre 199,3 143,1 69,3

Dicembre 161,9 108,5 218,6

Considerando le differenti stagioni[58] si hanno i seguenti dati:

Gemona Podresca Tarcento

Inverno 288,5 281,7 377,2

Primavera 671,5 577,0 340,1

Estate 636,3 559,0 464,3

Autunno 703,3 604,5 387,6

Dall'uno e dall'altro prospetto risulta chiaro che il periodo più

piovoso dell'anno è l'autunnale ed in esso specialmente il mese

d'ottobre, il periodo meno piovoso è invece l'inverno ed il mese con

minori precipitazioni quello di gennaio. Nel calcolo dell'acqua caduta

nei mesi invernali è stata compresa anche la neve sciolta. Osservazioni

speciali sulla caduta di questo elemento non sono state fatte in nessuna

delle tre stazioni suaccennate, nè sulla sua altezza nè sulla frequenza,

solo pel 1906 si hanno per Gemona due giornate di neve.

Il Tellini che ebbe nei suoi studî[59] ad occuparsi anche di questo

elemento dà una media altezza di mm. 901 per Gemona, di 616 per

Lusevera, di 207 per Faedis, di 446 per Podresca, non è però noto da

dove questi dati sieno stati ricavati, non avendo la seconda delle

pubblicazioni accennate in nota un opuscolo illustrativo.

In ogni modo, fatta eccezione per i luoghi elevati sul mare e per le

vallate più interne, si può ammettere che la quantità inedia annuale di

neve non è troppo abbondante, nè troppo frequente e non persiste nemmeno

per lungo tempo sul suolo. Dalla predetta seconda pubblicazione del

Tellini si può ricavare che i giorni di neve sono annualmente a Gemona

7, a Lusevera 6, a Faedis 6, a Podresca 8, a Caporetto 10, a Palmanuova

7, a Gorizia 3, e che essa permane in media da 10 a 25 giorni sul suolo

in quasi tutta la regione illustrata, escluse naturalmente le zone più

elevate dove permane molto di più.

Ritornando alle precipitazioni acquee si deve anche ricordare come,

oltre ai dati delle citate stazioni, se ne abbiano anche altri come

quelli di Caporetto (mm. 2321,3 dal 1901 al 1905), Cividale (mm. 1939,0

per il 1876), Gorizia (mm. 1650,6 dal 1870 al 1901 escluso il 1880),

Maria Zell (mm. 2377,3 per il 1899-1900), Lusevera (mm. 2484,3 per il

1884-85), ecc.

Tenendo presenti tutti questi dati una cosa risalta subito agli occhi;

la stessa che abbiamo qui visto risaltare dal computo annuo dei giorni

sereni, misti e coperti. La precipitazione va aumentando gradatamente

dal sud verso il nord della regione studiata. La ragione è semplicemente

rintracciabile. Come è noto sono specialmente i venti di scirocco,

provenienti quindi da sud ovest quelli che portano per solito la

pioggia. Arrivando in Friuli essi incominciano a incontrare le basse

montagne eoceniche e poi proseguendo a nord sbattono contro alle alte

catene secondarie del M. Ciampon, dei Musi ecc. le quali essendo più

alte hanno un potere di condensazione molto maggiore delle prime e

quindi producono via via una più grande quantità di pioggia.

=Movimenti aerei. Venti e brezze.= Le cose che anche su questo punto si

possono dire non hanno una base sicura, non essendo fondate su alcuna

osservazione regolare. La parte orientale della regione, specialmente

quella corrispondente in senso lato al bacino del Natisone è battuta

come la pianura Friulana, dalla _bora_, prevalentemente nell'inverno,

nella quale stagione qualche volta assume una impetuosità veramente

straordinaria, dal vento stesso sono invece quasi completamente esenti

per le loro particolari condizioni geografiche trovandosi riparati dalle

prossime elevazioni la riviera di Faedis, Tarcento e Magnano e la stessa

valle del Tagliamento, nonchè l'anfiteatro morenico. In questa ultima

regione è invece abbastanza comune il vento di nord o tramontano che

pure può soffiare con forte violenza. I venti prevalenti nelle varie

parti delle nostre Prealpi sono in fondo in stretta relazione con

l'orografia della regione; la completa protezione poi delle correnti

settentrionali che offrono le catene più interne ad alcune aree

pedemontane (la _Riviera_ predetta, il _Collio_ ecc.), spiegano assieme

alla scarsa altezza ed alla meno alta umidità ed alle minori

precipitazioni, la mitezza del clima, per cui esse meriterebbero la

stessa celebrità che sotto tale aspetto già gode Gorizia. Meno mite è

invece il clima appena ci si interna nelle vallate e ciò non solo per il

crescere dell'altezza, ma anche per la maggiore esposizione ai venti.

Fra questi vanno qui menzionate le brezze di monte e di valle,

caratteristiche specialmente delle giornate calme e comunissime

particolarmente nella regione corrispondente al bacino del Tagliamento,

dove si presentano con sufficiente costanza e regolarità; meno notevoli,

sebbene frequenti, sono nella valle del Torre, più rare in quella del

Natisone. Con le brezze di valle che, come è noto, soffiano durante la

parte calda del giorno, sta evidentemente in rapporto il frequente

coprirsi di nubi delle creste montuose più elevate, durante le ore

meridiane delle giornate serene di estate, nubi che talora danno luogo a

piogge. Moti temporaleschi sono però generalmente di provenienza

occidentale e si risolvono talora in grandinate devastatrici, che

colpiscono specialmente la regione pedemontana.

V.

LA FLORA

Brevi cenni di MICHELE GORTANI

=La flora delle Prealpi Giulie Occidentali e i suoi elementi più rari.=

La flora delle Prealpi Giulie Occidentali è nota solo in modo incompleto

e saltuario[60]. Accanto a territori accuratamente perlustrati, come i

dintorni di Gemona, S. Pietro, Buttrio, Cormons, Gorizia, S. Daniele e

Fagagna, abbiamo plaghe quasi ignote, come i bacini superiori della

Torre, del Cornappo, del Grivò, del Corno e dell'Judri; e, dal poco che

ne sappiamo, non sembra davvero che queste siano le più scevre

d'interesse e povere di flora. Le nostre cognizioni son monche sopra

tutto nelle variazioni e nelle piccole specie; talchè, sopra 1750 forme

vegetali che sappiamo crescere spontanee nella regione considerata,

appena 500 spettano a queste minori entità tassonomiche[61].

Malgrado le ampie lacune, possiamo tuttavia stabilire fin d'ora le

principali linee fitogeografiche del territorio. Il quale, prossimo al

confine tra le due province italiana ed illirica, partecipa in varia

guisa dei caratteri botanici dell'una e dell'altra; e, mentre per la sua

storia neogenica e la sua vicinanza all'Adriatico serba vestigia di una

già ricca flora mediterranea, le sue vicende nel quaternario antico e i

legami con i massicci alpini hanno contribuito a popolarlo di elementi

propri dell'alta Europa centrale.

Tali motivi, e sopra tutto la posizione geografica eccezionalmente

favorevole, mentre spiegano la notevole ricchezza di flora delle nostre

Prealpi[62], ci fanno pure intendere come possiamo quivi trovare e il

limite orientale di diffusione di qualche forma (ad es. l'_Euphorbia

carnica_ Fiori), e il limite occidentale di altre parecchie (quali

_Cerastium sonticum_ Beck, _Spiraea ulmifolia_ Scop., _Astrantia

carniolica_ W., _Hacquetia Epipactis_ D. C., _Rhamnus rupestris_ Scop.,

_Homogyne silvestris_ Cass.). Vi è quindi più spiccato che non in Carnia

il carattere di transizione che ha la flora dell'intero Friuli e che

assume qui un particolare rilievo. Sono invece due soltanto i vegetali

la cui area geografica non si estende oltre i confini della regione in

esame: _Gentiana rhaetica_ Kern. var. _candida_ De Toni in Gort.,

propria dell'anfiteatro morenico del Tagliamento, e _Senecio

pseudo-crispus_ Fiori, delle colline eoceniche orientali. Accanto a

questi vanno ricordati, perchè endemici del Friuli, _Polygala

forojuliensis_ Kern., _Gentiana sturmiana_ Kern. var. _pseudo-pilosa_

Gort., _Leontodon Brumari_ Rchb., _Hieracium Gortanianum_ Arv.-T. et

Belli; nonchè, honoris causa, _Alyssum petraeum_ Ard. e _Medicago

Pironae_ Vis., che, noti oggi in più larga plaga, furono scoperti quello

dall'Arduino sulle rupi di Gemona, questa dal Pirona sulle rocce del

Mataiur.

=Le diverse zone di flora.= Studiando la distribuzione verticale delle

piante nelle Prealpi Giulie, vediamo rappresentate largamente quattro

regioni botaniche: submontana, montana, subalpina e alpina. A queste è

da aggiungere la mediterranea, cui appartiene, come i non lontani

rilievi del Carso, almeno una gran parte dell'isolato Colle di Medea.

Convien dir subito che i caratteri della tipica flora mediterranea sono

qui attenuati, e che essa vi è prevalentemente rappresentata da elementi

sparsi o da piccole colonie piuttosto che dalle associazioni sue

proprie; ma non per ciò è meno interessante questa località, come la più

settentrionale, forse[63], a cui giunga la flora che abbellisce le coste

del _mare nostrum_.

La regione submontana abbraccia per intero il Coglio e l'anfiteatro

morenico; comincia a restringersi nel bacino del Natisone, si riduce nel

bacino della Torre, e, passato Osoppo, si assottiglia ancor più lungo il

Tagliamento fino a lambire soltanto il piede delle Prealpi e a perdersi

nel greto della Fella vicino alla sua confluenza. I caratteri di questa

zona, varia più di ogni altra per costituzione del suolo e modellamento

del rilievo, sono tutt'altro che uniformi. Intensamente coltivata nella

parte più meridionale, ancora selvaggia a settentrione, coperta di

castagni nell'alto Cividalese e di querceti sui dossoni aridi prevalenti

a nord-ovest, talora rupestre come attorno a Gemona e sparsa altrove di

paludi e torbiere come fra le cerchie moreniche, e abbellita dai due

soli bacini lacustri del territorio, la regione submontana ha largamente

rappresentate le più diverse stazioni, che vi si succedono e alternano

in modo saltuario. Per l'intervento dell'uomo, pascoli e prati

abbondano, e non piccola è l'area occupata dalle colture e dalle specie

arvensi e ruderali; ma il fattore antropico, a differenza di quanto

avviene nella pianura, si aggiunge per lo più agli altri senza

soverchiarli e lasciando così largo campo libero di diffusione alla

flora spontanea. Si spiega in tal modo come nella regione submontana

troviamo quasi tutte le specie più rare, interessanti e caratteristiche

del territorio.

Poco minore della precedente è l'area della zona montana. Il suo limite

inferiore, oscillante in generale intorno ai 400 metri s. m., si innalza

talvolta fino a 500 nei luoghi meglio esposti, come a nord di Gorizia e

sul monte Bernadia, e scende fino ai 250 al piede dei monti dolomitici e

nelle gole chiuse, come la stretta di Pradolino. Si spinge in alto a

1500 o 1600 metri, elevandosi di rado a 1700 nelle posizioni meglio

favorite e retrocedendo di qualche centinaio di metri sulle pendici più

ripide volte a settentrione. È da notare la poca altitudine di questi

limiti, che è generale per tutto il Friuli e si collega a tutta una

serie di fenomeni e di problemi degni di studio. Ma su ciò non possiamo

fermarci. Entro i confini accennati, spettano alla regione montana quasi

tutte le cime meridionali a cominciare dal m. Corada, gran parte del

bacino del Natisone, quasi per intero i gruppi dolomitici. L'essenza

forestale dominante è il faggio, a cui si mescolano sovente larici e

abeti. Presso il limite con la regione submontana, nella zona del faggio

può penetrare anche in massa il castagno, come in alcuni punti del

Cividalese, o sostituirsi al faggio il consorzio del pino (_Pinus

silvestris_ e _P. nigricans_), come sulle falde montuose che prospettano

il Tagliamento. Passando alla vegetazione erbacea, va ricordato, accanto

al consorzio del pino, quello della _Centaurea rupestris_, che,

associata alla _Spiraea decumbens_ e alla _Scabiosa graminifolia_ dà una

fisonomia caratteristica alle grandi conoidi dolomitiche. Elementi non

privi di interesse ha la flora rupestre, sviluppata sopra tutto al nord;

fra i prati e pascoli meritano particolare ricordo quelli del Quarnan e

del Mataiur, esaurientemente studiati.

A questi ultimi, sul Mataiur ove è ridottissima la vegetazione arborea e

arbustacea, seguono con passaggi lenti e graduali i pascoli della

regione subalpina. Essa domina in un territorio così poco esteso, da

occupare, insieme con la regione alpina, 3/100 appena dell'intero

distretto. Le appartengono infatti soltanto le cime del Mataiur e dello

Stol, e delle creste Cianipon-Gran Monte e Plauris-Musi; e solo in

quest'ultima le piante esclusive della regione alpina abbelliscono le

vette supreme. Si tratta però in ogni caso di associazioni vegetali

povere e poco variate, anche per l'uniforme natura del suolo. Gli

arbusti subalpini non dànno al Mataiur che cespugli isolati di alni; su

tutte le altre montagne più alte domina il mugo associato col

_Rhododendron hirsutu_. Molti i pascoli, ma in prevalenza sassosi e

legati quindi strettamente alla flora rupicola; manca invece la

vegetazione palustre. Con tutto ciò, l'insieme delle piante subalpine e

alpine è tutt'altro che scarso e non privo di interesse; vi si notano

elementi di rarità eccezionale, e alcuni sembrano mancare agli altri

monti friulani. Così _Cerastium subtriflorum_, Beck, _Arabis

serpyllifolia_ Vill., _Astrantia carniolica_ W., _Hladnikia Golaka_

Rchb.

Guida delle Prealpi Giulie Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro · 第 5 / 26 段