Al Ledra ed ai suoi caratteri generali s'è già accennato

precedentemente, si aggiungerà qui come il fiume consti dalla riunione

di una assai considerevole massa di acqua la quale ha origine, da un

lato in una serie di sorgenti che sgorgano alle falde dei conoidi — il

maggiore è quello del Vegliato su un lembo del quale siede Gemona —

fiancheggianti verso oriente il campo di Osoppo, dall'altro in alcune

grosse polle, di cui la maggiore è quella del così detto Rio Gelato, che

nascono nel bel mezzo della pianura ora indicata. Evidentemente doppia è

la provenienza delle acque che formano queste sorgenti e quindi il

Ledra, da un lato i torrenti prealpini che si perdono nelle alluvioni

dei conoidi sovraindicati, dall'altro le dispersioni stesse del

Tagliamento. Solo in rari casi di forti piogge, il Rio Vegliato,

l'Orvenco ed altri torrenti minori raggiungono con acque superficiali il

piano, e in questo le acque meteoriche sono generalmente assorbite senza

riunirsi in ruscelli superficiali; onde si può dire che il Ledra riceva

il suo alimento quasi unicamente da sorgenti, quali costanti o quasi

nella loro portata (Rio Gelato), quali variabili, ma sempre entro limiti

ristretti. Dagli studi fatti alcuni decennî or sono per la costruzione

di un canale di cui sarà detto fra breve, appariva che la portata media

del fiume fosse di circa 20 mc. al secondo, aumentante a 100 nelle piene

e discendente a soli 9 nelle grandi magre. Secondo le osservazioni fatte

negli ultimi anni dal consorzio Ledra-Tagliamento sembra invece che la

portata ordinaria si aggiri intorno ai 9 mc. al secondo, quella della

massima piena raggiunga gli 80, mentre nelle maggiori magre si

scenderebbe a 6,5 o 7[37].

Questa, sempre notevole, massa d'acqua, assieme ad altra derivata dal

Tagliamento, è stata incanalata e condotta nella pianura friulana; ma di

ciò si dirà a proposito delle modificazioni apportate dall'uomo al

reticolato idrografico della nostra regione.

=I corsi d'acqua dell'anfiteatro morenico.= Dopo il Ledra, il

Tagliamento non riceve dalle nostre prealpi alcun fiume o torrente

notevole, poichè i colli dell'anfiteatro morenico non mandano che in

minima parte le loro acque verso quel fiume ed in piccola parte pure nel

Torre, formando essi nell'assieme una speciale regione idrografica. Due

sono i torrenti maggiori dell'anfiteatro, il Corno ed il Cormor, che

nascono entrambi nei colli di Buia a non grande distanza l'uno

dall'altro, mentre vanno poi allontanandosi tendendo l'uno verso SO,

l'altro verso S, lasciando posto nel mezzo ad una serie di torrentelli

conosciuti sul luogo col nome generico di _lavie_, i quali, avendo

origine nella cerchia morenica esterna, scendono in pianura mantenendosi

indipendenti l'uno dall'altro e dai corsi d'acqua maggiori. Nella

regione pedemorenica in questi torrentelli avviene la perdita completa,

non solo delle acque assorbite dal bibulo suolo alluvionale, ma altresì

dell'alveo. Nel Cormor questo traversa tutta l'alta pianura, per

terminare poco a valle delle prime risultive, senza inserirsi però a

nessuno dei rivi da queste formati. Il Corno invece, dopo aver

attraversato la pianura e oltrepassata la zona delle risultive, ha

continuità di alveo col Taglio, il qual nome designa l'affluente dello

Stella che porta a questo le acque dei fontanili della regione sotto

Codroipo e Bertiolo. In via ordinaria tanto il Corno però quanto il

Cormor perdono le acque che ricevono dai numerosi, ma insignificanti,

ruscelli provenienti dalle torbiere e dalle bassure intermoreniche (il

Corno riceve fra altro l'emissario del lago di S. Daniele)[38] dopo

pochi chilometri di corso. Ciò avviene tuttora per il Cormor ed avveniva

per il Corno. Di questo però si approfittò ora per il canale

Ledra-Tagliamento di cui diremo in seguito, come del resto si usurpò,

per un tratto al di fuori della regione da noi considerata, l'alveo al

Cormor, per la roggia di Udine. Dato il carattere effimero ed

accidentale delle lavie e la loro scarsa importanza (la maggiore quella

di Peraria non supera che di poco i 16 km. di sviluppo) non è il caso di

parlare di portate, vanno piuttosto ricordate le loro piene che scendono

rapide e quasi inopinate in seguito a rovesci d'acqua. In quanto al

Corno ed al Cormor, essi entro l'area dell'anfiteatro morenico, che

traversano ambedue con un percorso di quasi 17 km., hanno per un tratto

più o meno lungo acqua (il Cormor per solo 7 km.), ma la portata di

magra non raggiunge, nemmeno nel primo, che pure ha maggiore importanza,

i 300 litri al secondo.

=Torre e Natisone.= Assai maggiore che l'area delle Prealpi Giulie la

quale idrograficamente spetta al Tagliamento, ovvero ai varî bacini

dell'anfiteatro, è quella che manda direttamente od indirettamente le

sue acque all'Isonzo; però a questo proposito va tenuto conto di una

circostanza che induce a considerare come fiumi quasi a sè tanto il

Torre quanto il Natisone. Le acque di questi e dei numerosi loro

affluenti giungono infatti soltanto in parte all'Isonzo e ciò avviene

non solo al di fuori del territorio da noi considerato, ma in condizioni

tali, per il quasi costante totale assorbimento esercitato su quei fiumi

dalle alluvioni del piano, che una vera continuità idrografica manca

quasi sempre: manca fra Isonzo e Torre, come del resto manca fra

Natisone e Torre[39]. Quindi per doppio motivo noi possiamo parlare dei

nostri due fiumi veramente prealpini come se fossero ambedue

indipendenti dall'Isonzo e l'uno dall'altro.

Il Torre ha le sue sorgenti nella zona più interna delle Prealpi, non

così il Natisone, tuttavia quest'ultimo ha più lungo il suo corso ed

esteso il suo bacino; non però maggiore copia d'acque nelle magre. Il

Torre inoltre nasce da una fonte ben determinata ed assai abbondante,

poichè non consta abbia avuto mai una portata inferiore a 700 litri al

secondo (febbraio 1909), mentre il Natisone risulta dalla riunione di

più torrenti di poco diversa importanza fra i quali è difficile decidere

quale sia il vero ramo sorgentifero. Assai diverso è anche l'andamento

dei due fiumi rispetto alle linee orografiche e tectoniche della

regione.

Da sotto Tanataviele, ove nasce a 529 m. sul mare, il Torre raggiunge

Tarcento dopo un corso di appena 12 km., e qui esce da una valle per

traversare una zona di basse colline e toccare il piano poco sopra

Zompitta. Coll'avvicinarsi al piano cominciano anche qui le dispersioni,

le quali fanno sì che non molto a valle dell'ultima località indicata il

letto del fiume si traversa generalmente a piede asciutto. A rendere più

breve il corso superficiale contribuì però da secoli ed in non scarsa

misura, anche l'uomo mercè le due rogge che si derivano appunto alla

presa di Zompitta; ma la totale scomparsa delle acque avverrebbe per lo

più egualmente, solo un po' più a valle. Il fiume del resto presenta non

solo questa caratteristica degli altri fiumi friulani, ma un analogo

regime (piene primaverili ed autunnali, magre estive ed invernali,

queste ultime più persistenti), salvo le piene più repentine e di più

breve durata di quelle, per esempio, del Tagliamento. La portata media

del fiume a Tarcento, dove si raccolgono le acque di un bacino esteso 80

kmq.[40], è stimata a 4 mc. al 1, quella delle magre ordinarie di

1,6-1,9, delle eccezionali di 1,2[41], nelle piene si sale ai 200 o 300

mc. al 1″ e in qualche caso sembra si sieno raggiunti i 500 mc. al

secondo[42]. Mentre a monte di Tarcento il Torre ha di affluenti degni

d'essere ricordati solo la Vedronza (7 km.) ed il Rio Zimor (6 km.), a

valle riceve il Cornappo che ad esso porta oltre 300 litri al secondo

anche nelle massime magre. Il Cornappo ha un corso di 15 km. ed è

formato da più rami sorgentiferi che scendono dal versante meridionale

del Gran Monte.

Sebbene il nome non cominci che alla confluenza dei due torrenti,

l'origine del Natisone si può riconoscere o nel Rio Bianco o nel Rio

Nero, i quali scendono, poco lontani uno dall'altro ed ambedue

relativamente ricchi d'acqua, dal versante meridionale della catena di

Monte Maggiore. Altri torrentelli notevoli riceve il Natisone nel suo

corso superiore, ma una volta uscito, presso Robic, dal suo alto bacino,

il fiume, mentre fruisce ancora di notevoli contributi d'acqua da

sorgenti (Poiana, Arpit, Naklanz), non ha alcun affluente notevole; un

gruppo di questi (Alberone, Cosizza, Erbezzo) si riunisce poi a formare

l'Azzida, il quale però, pur raccogliendo le acque di un esteso

territorio (113 kmq.), porta, in condizioni ordinarie, alimento assai

scarso al Natisone, onde a Cividale, quantunque il bacino sia più che

doppio (294 kmq.)[43] di estensione, le portate minime (0,8) sono minori

di quelle del Torre a Tarcento.

Le piene del Natisone sono rapide e talora assai notevoli, grazie però

all'alveo del fiume generalmente assai incavato, di rado furono causa di

danni[44]. Le condizioni di altimetria e pendenza dei letti del Torre e

del Natisone sono qui posti a confronto:

=Torre=

DISTANZA

PUNTO ALTEZZA DALLE PENDENZA

LETTO SORGENTI ‰

m. km.

Sorgente 529 -- --

Vedronza (ponte) 313 5,5 39

Tarcento (ponte) 215 11,8 16

Confluenza Cornappo 179 17,3 6

Zompitta (inferiormente alla diga) 170 19,2 5

Strada Udine Cividale 109 30,0 5

Ponte ferrovia Buttrio 75 37,3 5

Presso Percotto 55 42,0 4

Confluenza Natisone 40 47,0[45] 3

=Natisone=

Sorgente (confluenza Rio Bianco-Rio Nero) 420 -- --

Presso Robic 244 11,7 15

Alla sorgente Naklanz 203 16,8 8

Pulfero 179 22,0 5

Ponte S. Quirino 126 29,5 7

Cividale (ponte) 107 34,3 4

Premariacco (ponte) 87 40,0 4

Ponte ferrovia Udine-Cormons 57 49,7 3

Confluenza Torre 40 55,0[46] 3

Questi dati mostrano non solo le minori pendenze del letto del Natisone

rispetto a quello del Torre, ma anche le maggiori irregolarità,

irregolarità che non crediamo solo apparenti, cioè dovute unicamente

alla insufficiente precisione dei dati altimetrici. Qualora le tratte

considerate fossero state più brevi le pendenze risultavano però

crescenti con minore uniformità nello stesso Torre.

Fra il Torre e il Natisone e fra il Natisone e l'Isonzo è posto per

alcuni corsi d'acqua che, anche questi, possono considerarsi quasi

indipendenti l'uno dall'altro e dai fiumi maggiori. Da un lato abbiamo

la Malina, il Grivò ed il Chiarò[47] i quali, assieme col Lagna

affluente del Cornappo, scendono dagli altipiani che culminano con le

Zuffine e col Juanes, dall'altro, oltre a ruscelli minori, si ha il

Judrio dal corso assai lungo (km. 55), ma con bacino poco esteso (64

kmq. a monte di Prepotto) e poverissimo d'acque negli stati ordinarî

anche nel tratto montano; è noto più che altro perchè segna per buon

tratto il limite politico fra Italia ed Austria. Il Judrio nelle magre

perde del tutto le sue acque nella pianura, per riprenderne una parte

verso l'estremo suo corso, non portando all'Isonzo mai meno di 400 litri

al secondo.

=L'Isonzo.= Questo fiume, che limita ad oriente le nostre Prealpi

gareggia per importanza col Tagliamento ed ha con questo alcuni

caratteri comuni, ma non poche particolarità. Esso, mentre attraversa la

zona prealpina (circa 62 km.), conserva ovunque i caratteri di corso

montano, poichè trovasi sempre nel fondo di una valle e spesso corre

rinserrato fra strette pareti rocciose[48], solo a Gorizia o poco al di

sotto esce nel piano, l'alveo si allarga e cominciano, come negli altri

fiumi friulani, le divagazioni e le dispersioni, le quali fanno sì che

fra Cassegliano e Pieris, per un tratto di pochi chilometri, nelle

maggiori siccità il letto rimanga quasi asciutto. Sul suo regime abbiamo

notizie sempre incomplete relative a vecchi studî fatti a proposito del

problema di irrigare l'agro monfalconese e recenti determinazioni

all'idrometro di Gorizia. Anche questo fiume, come il Tagliamento, va

soggetto a piene specialmente primaverili ed autunnali, mentre sono

stagioni di basse acque l'inverno e l'estate. Sembra che a Gorizia

l'Isonzo non abbia mai meno di 12 mc. al secondo, mentre le portate

minime ordinarie per la stagione estiva si possono stimare fra 20 e 30

mc. al secondo, per l'invernale da 15 a 20. Si badi che a monte di

Gorizia il bacino dell'Isonzo ha una estensione di circa 1600 kmq.[49].

Per l'Isonzo, oltre che osservazioni idrometriche si fanno, a Gorizia,

determinazioni di temperatura. Risulta da esse che l'acqua del fiume,

eccetto che nei mesi invernali, è più fresca dell'aria, nella media

annua di circa 3°, nelle medie di alcuni mesi estivi di 9° e più. Del

resto le medie mensili della temperatura dell'acqua del fiume salgono,

in modo analogo a quelle dell'aria, raggiungendo generalmente in luglio

od agosto i valori massimi e scendendo in dicembre o gennaio ai minimi.

Degli affluenti montani dell'Isonzo noi abbiamo motivo qui di ricordare

solo il rio di Uccea, il quale ha un corso complessivo di 15 km. (di cui

9 in territorio italiano) ed è sempre assai ricco d'acqua, specialmente

dopo la confluenza del rio Bianco (7 km.) che scende dal Musi passando

presso alla soglia di Tanamea.

=Le condizioni idrologiche del territorio più interno delle Prealpi.= I

principali corsi d'acqua prealpini da noi ricordati, come risulta dalle

indicazioni finora fornite, hanno la loro origine e principale loro

alimento dalla parte più interna ed elevata delle nostre montagne, ove

sono la catena del Musi e quelle del Ciampon e di Montemaggiore.

Parecchie circostanze spiegano questa condizione di cose, le più

notevoli precipitazioni e l'essere queste in maggior proporzione sotto

forma di nevi, il ricoprimento di boschi relativamente più denso ed

esteso; ma sopratutto una condizione favorisce l'abbondante raccolta di

acqua nel sottosuolo ed il lento suo ritorno a giorno, la diffusione

relativamente grande di terreni sciolti superficiali. Più spesso che

vere alluvioni sono falde detritiche, talora attuali, altra volta

quaternarie e debolmente cementate; non mancano nemmeno depositi

glaciali e fluvioglaciali. Abbondanti questi ultimi sono però quasi solo

nel versante settentrionale della catena del Ciampon, mentre

ricoprimenti di falda rivestono quasi tutti i pendii che erano scoperti

durante l'epoca glaciale, onde estesissimi sono per esempio sulla china

meridionale del Gran Monte, dove hanno origine le molte fonti del

Cornappo e del Natisone. A masse alluvionali è invece da attribuirsi

principalmente la sorgente del Torre. Nella regione che consideriamo non

mancano però sorgenti di origine diversa da quella qui accennata, poichè

i calcari delle aree più elevate del Musi, del Ciampon e del

Montemaggiore sono ovunque fessurati, spesso rigati da solchi carsici e

qua e là cospersi di doline. Fra le più notevoli sorgenti dovute a

queste masse calcaree foracchiate è da ricordarsi qui il fontanon di

Barinan nella valle di Resia.

=La zona ad idrografia carsica. Le grotte.=[50] Però l'idrografia

tipicamente carsica, caratterizzata dalla mancanza di correnti

superficiali anche mediocremente importanti e dalla presenza invece di

una complicata idrografia interna per la quale le acque, assorbite dalle

doline, circolano per grotte e canali più o meno ampi, per venire a

giorno nelle valli più profonde sotto forma di grosse sorgenti, assume

il suo massimo sviluppo nella zona montuosa più esterna delle Prealpi.

Come fu altrove (pag. 29) avvertito, tali condizioni di cose si

presentano in tutti gli altipiani submontani, in grado diverso però a

seconda che ci si trova in territorî completamente calcarei (cretacei),

ovvero in quelli (eocenici) dove calcari ed arenarie e marne si

succedono ed alternano. Mentre nei primi mancano completamente i corsi

d'acqua superficiali questi si possono invece trovare nei secondi, sia

pure con esiguo sviluppo e per lo più destinati prima o poi a scomparire

completamente, o quasi, sotterra. A queste perdite dei ruscelli talora,

ma non sempre, corrisponde un brusco chiudersi delle vallette da essi

percorse. In ogni caso, sieno le acque meteoriche assorbite quasi appena

cadute dalle cavità carsiche, ovvero abbiano prima potuto per un tratto

più o meno lungo riunirsi in corsi d'acqua superficiali, esse sono

egualmente destinate ad alimentare una circolazione sotterranea di tipo

ben diverso da quella che si osserva nei consueti terreni permeabili.

Quantunque l'attività di parecchi studiosi, organizzata in questi ultimi

anni dal Circolo Speleologico ed Idrologico di Udine, si sia rivolta

alla loro ricerca, specialmente nel territorio qui considerato, tuttavia

poco sappiamo delle vie che le nostre acque percorrono sotterra. Delle

molte grotte finora esplorate, alcune sono del tutto asciutte e seppure

hanno in altri tempi rappresentato canali percorsi da acque, sembrano

troppo superficiali per aver avuto una grande importanza per la

idrografia sotterranea; altre tuttora attive poterono essere solo in

parte seguite nel tortuoso loro cammino. Fra le più importanti, delle

quali però particolarmente verrà detto nella parte itineraria di questa

guida si possono qui ricordare, quella di Vedronza, quella di Villanova,

quella di Viganti e quella di Proreak; la prima rappresenta lo sbocco di

un temporaneo corso d'acqua sotterraneo, di cui è ignota la provenienza;

la seconda è notevole, per un perenne ruscello che oggi ne segue le

gallerie più profonde e per la complicazione e ristrettezza di queste;

la grotta di Viganti è lo sfogo della piccola valle chiusa di

Tapoteletia che, scavata nelle marne ed arenarie, è verso sud sbarrata

da una massa calcarea in cui si apre la grotta, la quale poi si continua

(come è presumibile, sebbene la esplorazione completa non sia ancora

stata fatta) con quella di Proreak, che s'apre a pochi metri dal fondo

della valle del Cornappo, dando uscita, durante le piogge, ad un vero

torrente. Questo sistema ricorda, per la grandiosità, le grotte del vero

Carso; esso è sviluppato nei calcari cretacei, mentre la grotta di

Villanova caratterizzata dai canali piccoli e ristretti è scavata nei

terreni eocenici.

In connessione con la regione del Bernadia, ove sono le caverne ora

indicate, è certamente la grossa sorgente che sgorga a Torlano (ora

utilizzata per l'acquedotto di Nimis), sulla destra del Cornappo, mentre

quella sulla sinistra è in rapporto evidente con l'altipiano carsico di

Montediprato.

Fra il Cornappo e l'Isonzo sono pure grotte degne di attenzione: quella

cioè di Canal di Grivò, il Foran di Landri, il Foran des Aganis presso

Prestento, la Tapotcelan Jama presso a Tercimonte, quella di S. Giovanni

d'Antro, la Velika Jama presso Blasin di Savogna, quella di S. Ilario

presso Robic ed altre ancora; tuttavia, se alcune presentano grande

importanza non solo sotto l'aspetto fisico, ma, come meglio si dirà in

seguito, anche sotto quello paletnologico e storico, tutte però hanno

limitato interesse dal punto di vista idrologico. Da questo punto di

vista non hanno grande importanza nemmeno le numerose voragini (pozzi

verticali) finora esplorate, voragini che del resto, se sono degne di

studio per ciò che riguarda la loro origine e per i caratteri

morfologici (tipiche fra altre sono alcune bottigliformi), non possono

certo competere, come dimensioni, con quelle del Carso ovvero delle

Cevenne, nè in genere sembrano condurre a corsi d'acqua sotterranei.

Notevoli invece in questa regione sono le sorgenti più o meno

tipicamente carsiche. Ricorderemo anzitutto quella di Montina, con una

portata nelle magre ordinarie di 20 litri al secondo[51], che venne

utilizzata per l'acquedotto di Premariacco. Notevolissime poi, sebbene

per alcune possa essere dubbio sulla loro vera natura, sono quelle della

Pojana, la quale ha presumibilmente il suo bacino di raccoglimento sul

Mia e sgorga sulla destra del Natisone appena oltrepassato il confine

politico, e quelle di Naklanz ed Arpit, le quali si crede derivino dalle

acque cadute sul massiccio del Matajar e sgorgano alla sinistra del

Natisone un po' più a valle della Pojana; la quantità d'acqua che esce

dalle 3 sorgenti, e che è stata calcolata in 80 litri al secondo per la

Naklanz, 175 per la Pojana e 370 per l'Arpit, è così grande che il

Natisone dopo il loro incontro ha più che raddoppiata la sua portata.

=Le zone povere d'acqua. I canali artificiali.= Relativamente poveri

d'acque sotterranee e superficiali sono i territorî costituiti dalla

zona marnoso-arenacea dell'eocene e da quello morenico. Le piogge che

cadono sul suolo poco permeabile scendono quasi tutte direttamente e per

lo più sollecitamente ai corsi d'acqua, che hanno, od assumono in questa

area, regime spiccatamente torrentizio. La zona pedemontana però, sia

perchè per essa passano necessariamente i corsi d'acqua che hanno

origine nelle regioni più interne, sia perchè da queste non lontana, non

ha sì grande scarsità ovvero sì grande difficoltà di provvedersi di

acque per gli usi comuni della vita come quella dell'anfiteatro. In

questa, dove sono pure tanti tratti di suolo paludoso e acquitrini —

questi non mancano del resto, come s'è accennato altrove, nemmeno ai

piedi delle colline eoceniche — ed estese torbiere, che attestano

l'esistenza in passato di numerosi laghi — uno solo è tuttora

conservato, quello cioè di S. Daniele — è la regione del nostro

territorio che più difetta di sorgenti costanti di discreta portata ed,

in genere, di acque utilizzabili dall'uomo[52]. I terreni morenici sono

infatti quasi del tutto impermeabili e troppo limitate ed isolate sono

le masse alluvionali quaternarie e quelle conglomeratiche mioceniche

affioranti nell'anfiteatro per costituire notevoli sistemi d'idrografia

sotterranea, troppo piccole e male sviluppate poi le valli per dare

luogo ad un notevole reticolo di corsi d'acqua superficiali. Questa

scarsità di acque si accentua divenendo vera mancanza in tutta l'ampia

zona pedemorenica o dei depositi fluvioglaciali, dove, come si disse,

sono totalmente assorbite le acque dei torrenti che scendono

dall'anfiteatro; tale zona è del resto sotto l'aspetto idrografico la

continuazione di quella dei conoidi di deiezione di tutta l'alta pianura

Friulana. In completo contrasto con la regione morenica e con quella

esterna dell'anfiteatro sta la ricchezza già indicata di quella interna,

cioè del campo di Osoppo. È facile comprendere come da molto tempo si

pensasse di trarne profitto a beneficio delle aride terre del medio

Friuli, tanto più che le condizioni speciali della valle del Corno

rendevano assai facile traversare l'anfiteatro e la testa della valle

stessa era separata dal Ledra da una soglia non molto larga ed alta

appena 3 metri sul livello di questo[53]; solo nel 1881 fu inaugurata la

nuova opera per la quale le acque del Ledra, a cui furono poi aggiunte,

mercè un canale sussidiario (lungo 9 km.), una parte di quelle del

Tagliamento, sono portate nella nostra pianura a beneficio delle

industrie e della agricoltura[54].

Ben prima che di fronte a Branlius si facesse la derivazione del

Tagliamento per il canale del Ledra[55], cioè già nel Medio Evo (XII o

XIII sec.), una minore ne era stata fatta più a monte, quella cioè della

roggia di Gemona (detta anche Piovega), la quale, raccolte le poche

acque che provengono per vie sotterranee dal laghetto di Ospedaletto e

quelle di alcune sorgenti che escono all'unghia del conoide del Rio

Vegliato, va poi ad ingrossare il Ledra. Altra derivazione del

Tagliamento è la roggia della fabbrica Stroili, che, appena passata la

Fabbrica, si divide in tre rami, di cui un primo si dirige verso Gemona,

un secondo passa per l'abitato di Osoppo ed un terzo si scarica nel

Tagliamento.

Guida delle Prealpi Giulie Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro · 第 4 / 26 段