ghiacciai.= Però, conviene avvertirlo, la maggior parte delle Prealpi
Giulie, e specialmente delle regioni montana e pedemontana, rimase al di
fuori di qualunque invasione glaciale. Nell'area stessa continuarono
quindi, si può dire ininterrottamente, i normali processi del
disfacimento meteorico e dell'erosione delle acque correnti, onde la
maggior estensione dei suoli di trasporto o di locale alterazione e la
impossibilità di una netta determinazione dell'età dei terreni stessi in
relazione con l'epoca glaciale. Lungo i pendii dei monti si formarono
estesi ricoprimenti detritici di falda, che oggi si presentano sotto
forma di brecce, quali si osservano per esempio nel versante meridionale
del Bernadia o di crostoni conglomeratici, sviluppati, come si disse,
specialmente sui declivi meridiani della catena del Ciampon e di quella
Montemaggiore-Stol; simili formazioni si osservano nella stessa valle
del Tagliamento, ove si fondono alla base con le antiche alluvioni
fortemente cementate di questo fiume[20]. Le formazioni stesse stanno ad
indicare effettivamente i fianchi, tuttora conservati nelle parti
superiori, ove non giunse l'azione erosiva del ghiacciaio, della valle
preglaciale del Tagliamento. Mentre nella regione montuosa prima,
durante, e dopo l'epoca glaciale, si andavano accumulando abbondanti
materiali di falda, nelle basse colline e specialmente nella regione
verso Cormons i terreni eocenici subivano un processo di disfacimento
meteorico per il quale appaiono rivestiti di suoli argillosi rossastri
simili al lehm. Ma, come ovunque, i materiali di accumulazione furono
abbondanti specialmente nei fondi delle valli e nella pianura ove li
portavano i varî corsi d'acqua della regione. Abbondanti alluvioni
quaternarie non mancano nelle stesse valli occupate dai ghiacciai, sono
anzi assai diffuse in quella di Resia, in quella dell'Isonzo e nella
stessa del Tagliamento. Nelle due prime anzi formano notevoli sistemi di
terrazzi. Ma più abbondanti che mai appaiono le alluvioni quaternarie
nelle valli prealpine che furono in parte sgombre di ghiacciai e
specialmente dove sboccano nel piano. Caratteristiche serie di terrazzi
alluvionali presentano le valli del Torre presso Tarcento, quella del
Cornappo presso Nimis, quella del Natisone da S. Pietro in giù e
parecchie altre. Nella regione pedemontana fra il Torre e l'Isonzo con i
grandi trasporti di materiali avvenuti durante il quaternario
determinarono un caratteristico fenomeno che si può dire di
sovralluvionamento della pianura, per cui lembi di questa penetrano in
certo modo nelle valli occupandone anche le più interne insenature
laterali e seppellirono d'altra parte le falde prima subaeree dei colli
pedemontani in modo che alcune parti più sporgenti di questi poterono
qua e là rimanere come rilievi isolati che sorgono dai materiali di
trasporto fluviale. Codesto sovralluvionamento — il quale va
accentuandosi verso l'Isonzo — fu opera soltanto dei corsi d'acqua
maggiori, onde in corrispondenza a quelli meno attivi poterono
risultarne ristagni d'acqua, di cui si trovano talora anche oggigiorno
le tracce, tanto fra le colline a contatto col piano, quanto
nell'interno delle valli. Le aree tuttora paludose attorno alla collina
di Buttrio, molti depositi di argilla dei margini della pianura, i
sedimenti con conchiglie lacustri della valle inferiore di S. Leonardo
di Savogna, sono tutti da mettersi in relazione col sovralluvionamento
accennato.
Particolari alla valle del Tagliamento sono gli ampî conoidi torrentizî,
generalmente terrazzati, di cui i più notevoli sono quello del Rio
Vegliato di Gemona e i Rivoli Bianchi di Venzone. Gli ultimi sono
tuttora assai attivi e presentano per gran parte della loro estensione
un suolo ghiaioso in continuo movimento ed aumento. Questi conoidi
costituiscono rispetto al campo di Osoppo qualcosa di simile ai ben
maggiori dei fiumi prealpini rispetto alla bassa pianura veneta, onde la
presenza ai loro piedi di una zona di grosse sorgenti simili a quella
ben nota dei fontanili. Il sottosuolo del campo di Osoppo è, in parte
almeno, costituito da materiali sottili, e ciò in relazione con la
esistenza al suo posto di un lago di escavazione e di sbarramento
glaciale successivamente colmato; ma alla sua superficie prevalgono i
materiali ghiaiosi portati dal Tagliamento che oggi stesso ha un
amplissimo letto di piena. Gli altri fiumi della regione entro l'area da
noi considerata corrono per lo più in letti ristretti e affondati nei
terreni sedimentari della regione o nelle loro stesse antiche alluvioni.
Suoli recenti sono abbastanza estesi nell'area dell'anfiteatro morenico,
sotto forma di alluvioni minute o di torbiere, ma di essi si fece già
cenno precedentemente. Qui basti rammentare che alle torbe sono sempre
associate argille, spesso, come quelle, utilizzate industrialmente e che
le une come le altre sono indizio di stagni o di laghi.
Oltre a quelli di escavazione glaciale, a quelli di sbarramento
alluvionale ed a quelli intermorenici, altri laghi quaternarî di cui
restano tracce sono esistiti alle sorgenti del Torre, sotto Vedronza,
presso Serpeniza; essi però nulla hanno da fare con le circostanze
finora brevemente accennate, ma furono, a quanto sembra, originati da
frane. Di frane posglaciali non mancano altri esempi; presso Venzone,
nelle colline di cui una porta le rovine del vecchio castello e nei
grandi massi sparsi nel letto del Tagliamento, è da riconoscere il
materiale — in gran parte sepolto dalle alluvioni — accumulato da un
grande scoscendimento; uno di notevole è rappresentato pure dal mucchio
di frammenti angolosi di roccia che si osserva al passo di Starasella.
Alcune di queste frane possono eventualmente porsi in relazione con la
circostanza che i ghiacciai, sovraescavando le valli, lasciarono nei
fianchi di queste pendii eccessivamente ripidi. Oggi del resto le frane
costituiscono nella regione un fenomeno poco comune; la costituzione dei
monti in genere poco le favorisce; di notevoli, avvenute in epoca
storica, quasi non se ne conosce; il Ciconi[21] ne ricorda però una che,
nel 1748, avrebbe arrestato momentaneamente il corso della Venzonazza,
le cui acque poi, rovesciandosi furiosamente su Venzone[22], vi
avrebbero atterrato la chiesa ed il convento di S. Giorgio ed allagato e
guasto tutto il borgo di sopra; il Girardi d'altra parte fa parola di
un'altra, la quale nel 1825 sarebbe scesa dal monte di Magnano; mentre
piccoli smottamenti del suolo, come quello del rivolo di Vicinale
descritto dal Lorenzi[23], sono comuni in tutte le colline eoceniche
pedemontane.
=Terremoti.= Se poco la nostra regione ebbe a soffrire per le frane, non
molto ha da temere per i terremoti. Sebbene l'Hoernes[24] facesse
correre attraverso la regione pedemontana delle Giulie la zona di più
frequenti terremoti delle Alpi Venete e cercasse inoltre di stabilire
l'esistenza di una grande linea radiale di scotimento Venezia-Villacco —
la quale naturalmente passerebbe nel bel mezzo del territorio da noi
considerato — e quantunque d'altra parte l'Hoefer[25] sostenga
l'esistenza di una linea sismica del Tagliamento e di altre due che
interesserebbero le nostre prealpi cioè la Tolmino-Adelsberg e la
Gemona-Muggia e, finalmente, non ostante che il Baratta nella sua Carta
sismica d'Italia (1901), segni due aree di scuotimento principali in
corrispondenza a Gemona ed a Cividale ed una minore a sud-ovest di
questa località, considerando i terremoti veramente notevoli che
colpirono le Prealpi Giulie[26], si ha l'impressione che manchino ben
definiti centri locali, salvo forse quello, in ogni caso poco notevole,
di Cividale, e che l'origine delle scosse più violente deva cercarsi
quasi sempre al di fuori e prevalentemente nell'area sismica di Tolmezzo
ed in quelle ben più importanti della Carinzia (Villacco) e della
Carniola (Lubiana). A queste ultime conviene riportare secondo ogni
probabilità tanto il terremoto del 25 gennaio 1348, quanto quello del 26
marzo 1511, i due che, per quanto la storia ricordi, furono più
disastrosi per la nostra regione[27]. Nel primo caddero due torri del
castello di Ragogna, crollò quello di S. Daniele facendo molte vittime,
Gemona e Venzone furono pure assai danneggiati, a Cividale il duomo
rovinò facendo molte vittime; nel secondo vennero gravemente colpiti
molti dei castelli dell'anfiteatro morenico (Moruzzo, Villalta, Fagagna,
Colloredo, Pers, Mels), Osoppo pure diroccò in parte, a Gemona caddero
moltissime case, la torre delle ore, buona parte delle mura comunali, il
dormitorio del convento di S. Agnese, la massima parte del monastero di
S. Clara, le chiese di S. Maria La Bella e di S. Biagio di Sopra; fuvvi
rovina di case pure a Venzone; a Tarcento il castello fu quasi
distrutto; a Cividale rovinarono la chiesa, i campanili di S. Domenico e
S. Francesco e del monastero di Valle e circa ventotto case; anche
Tolmino ebbe gravi danni, lievi invece Gorizia e Cormons. Si vuole che,
nel 1511, a Cividale più che le scosse del 26 marzo abbia recato danni
una replica dell'8 agosto; è da dubitare però dell'esattezza di questa
notizia desunta da un solo cronista; essa forse indusse qualcuno a
pensare ad un centro locale, al quale fu ascritto anche il terremoto,
abbastanza forte, sebbene non disastroso, del 20 febbraio 1898[28].
Seppure esiste, questo centro non dà luogo a manifestazioni sismiche
notevoli per la intensità; lo stesso dicasi delle altre pretese aree di
scotimento della nostra regione.
Per quanto si può dedurre poi dai pochi dati che finora si posseggono,
non risulta nemmeno alcun evidente rapporto fra i danni maggiori o
minori dei terremoti che colpirono le nostre prealpi e la loro
struttura.
=Le valli; il deprimersi dei loro fondi e dell'intera regione verso
oriente.= Non è escluso che nel determinare il tracciato della valle del
Tagliamento e di quella dell'Isonzo e forse di altre, possa aver avuto
qualche influenza il diverso andamento delle superficie strutturali[29],
tuttavia noi possiamo affermare che lo scavo di tutte quelle delle
Prealpi Giulie, comprese le maggiori che ne segnano i confini, fu opera
quasi esclusivamente dell'erosione. Seppure esse coincidono con linee
tectoniche, non si può infatti in alcun caso riconoscere una loro
relazione diretta con movimenti orogenetici, mentre è spesso evidente
una coincidenza con zone di terreni più erodibili. Ciò vale naturalmente
solo per alcune valli longitudinali, come quella di Resia e la superiore
d'Uccea; le trasversali, in relazione con la diversa natura dei terreni,
presentano una successione di tratti più ampî con vere strette.
L'alternanza di anguste chiuse con larghe conche, è senza dubbio
caratteristica tanto della valle del Torre, quanto di quelle del
Cornappo e del Natisone. Così la prima, dopo essersi espansa nel bacino
di Vedronza, diviene assai ristretta fra i monti Stella e Bernadia, e
similmente quella del Cornappo esce dal bacino di Monteaperta per la
gola che separa il Bernadia dal Montediprato. Ambedue queste chiuse
fanno pensare a fenomeni di sovraimposizione se non addirittura, per il
Torre, di antecedenza rispetto al sollevamento della regione più esterna
delle Prealpi. Nella vallata del Natisone sono da distinguersi poi due
bacini, quello superiore a monte della stretta di Robic, e quello
inferiore, nel quale, fra S. Pietro e Cividale, convergono le valli
secondarie di Savogna, Grimacco e S. Leonardo[30]. Queste ultime, come
le altre minori di Cergneu, di Attimis, di Faedis, e quella del Judrio,
traversando prevalentemente od esclusivamente terreni eocenici, anche se
abbastanza lunghe, si presentano diritte ed uniformi e, fra altro per
non essere mai state occupate nemmeno parzialmente dai ghiacciai (solo
nella valle della Riecca penetrò per breve tratto dal passo di Luico, m.
695, una digitazione del ghiacciaio dell'Isonzo) mancano di alcuni dei
caratteri che si notano nelle altre e specialmente in quelle del Fella e
Tagliamento e dell'Isonzo. Queste valli che limitano la nostra regione
sono assai complesse ed irregolari, però non soltanto per l'azione che
su di esse esercitarono i ghiacciai, ma anche perchè risultano dalla
congiunzione di elementi morfologici diversi. Queste valli si possono
dire infatti, solo nell'insieme, trasversali, per alcuni tratti sono
invece evidentemente longitudinali. In quella dell'Isonzo non si ha poi
solo la struttura a bacini; ma il decorso complessivo di questo fiume,
simile ad una gigantesca linea spezzata, apparve strano anche ai vecchi
geologi (Stur), i quali però non seppero darvi una spiegazione
plausibile; spiegazione che manca del resto anche oggi. L'Isonzo fu poi
oggetto di molti scritti che trattarono di supposti antichi corsi suoi o
del Natisone. Richiamò l'attenzione specialmente la soglia di
Starasella, che alcuni ritennero anticamente percorsa dall'Isonzo,
altri, con più verosimiglianza, dal Natisone e la chiusa di Pradolino —
singolare gola che nessun corso d'acqua tiene sgombra dai materiali che,
cadendo dalle pareti, si accumularono irregolarmente nel suo fondo — che
da molti si considerò un tronco morto di una vecchia valle del Natisone
e che, comunque, sembra servisse ad allontanare le acque di fusione del
ramo di Bergogna del ghiacciaio quaternario dell'Isonzo.
Per quanto riguarda le condizioni altimetriche generali delle nostre
valli prealpine, va notato il deprimersi del loro fondo man mano si
procede dal Tagliamento all'Isonzo; così il Torre presso Tarcento ha il
suo letto a 215 m. sul mare, il Natisone presso Cividale a 110, l'Judrio
presso Visinale a 50, l'Isonzo presso Gorizia ad appena 40. Questo
abbassarsi del fondo delle valli verso oriente significa l'abbassarsi di
tutto l'imbasamento delle nostre masse montuose ed anche il diminuire
della loro media altezza. Questa effettivamente è di 500 m. per la zona
montana e pedemontana delle Giulie Occidentali, di 380 per le Giulie
Orientali. L'abbassamento stesso trova un riscontro naturalmente anche
nel deprimersi della pianura; fenomeno questo che ha la sua
ripercussione nelle condizioni climatiche ed agricole della zona
collinesca e piana delle nostre prealpi, nella quale specialmente i vini
e le frutta mostrano il progressivo diminuire dell'umidità e l'aumentare
della temperatura verso oriente. Tutti i limiti altimetrici sono del
resto singolarmente depressi specialmente nella regione verso Gorizia,
come notarono già i vecchi studiosi della flora di quella regione.
Per quanto riguarda poi l'anfiteatro morenico del Tagliamento, questo,
come già s'accennò, non presenta vere valli, ma irregolari avvallamenti,
congiunti fra di loro in modo più o meno completo da corsi d'acqua,
degni d'attenzione quasi solo per il loro cammino tortuoso ed incerto.
Si può infatti malamente parlare anche di una valle del Corno e di una
del Cormor, in corrispondenza ai due maggiori torrenti della regione.
Questi però, giunti alla zona pedemorenica, cioè al conoide di
transizione dell'anfiteatro, corrono in letto incavato; ma qui, come nel
caso dei percorsi d'alta pianura del Tagliamento, del Natisone e
dell'Judrio, non si ha da fare con valli, ma solo con alvei incisi nelle
antiche alluvioni. Tali solchi fluviali che si continuano entro le valli
sono notevoli specialmente nella pianura di Premariacco, dove presentano
sulle loro sponde interessanti fenomeni d'erosione[31]. Anche molti dei
minori corsi, d'acqua sia provenienti dalla regione morenica, sia
prealpini, hanno affondato nella pianura in modo notevole il letto loro.
Ma di ciò sarà detto più a lungo nel capitolo seguente.
=I passi.= Le valli delle Prealpi Giulie sono quasi sempre chiuse, cioè
non presentano alla loro testa un passo notevole. Il caso più tipico di
queste condizioni di cose è fornito da quella del Torre, che ha origine
ai piedi dell'alta ed uniforme catena del Musi, la quale in
corrispondenza ad essa non mostra alcuna notevole depressione della
linea di vetta. Sui due lati però, cioè rimontando i corsi d'acqua che,
confluendo sotto Tanataviele, danno origine al Torre, si raggiunge verso
oriente la bassa soglia di Tanamea (m. 853), che mette nella valle di
Uccea, verso occidente le forcelle di Musi (m. 1012) e di Tacis (m.
1103) per le quali si raggiunge la valle della Venzonazza. Trasversali e
quindi giovevoli piuttosto per le comunicazioni fra Tagliamento ed
Isonzo, che per quelle fra le Alpi e la pianura, sono anche la maggior
parte delle selle della regione più interna, fra le quali veramente
importante è solo quella di Carnizza, che mette in comunicazione la
valle di Resia con quella di Uccea. Il più depresso dei passi delle
nostre prealpi è certamente quello di Starasella (256), ove si ha da
fare con una tipica soglia alluvionale a spartiacque poco netto. È anche
l'unico dei nostri varchi superato da una strada carrozzabile. Ad
oriente del Natisone le Prealpi presentano un solo passo notevole,
quello cioè di Luico (m. 695), alla testa della valle della Riecca.
=Le regioni naturali.= Fu già accennato precedentemente come l'insieme
del territorio considerato in questa guida non costituisca una regione
naturale, nel senso comprensivo che si suole attribuire dai geografi a
codesta espressione; aggiungeremo qui come essa non costituisca nemmeno
un complesso di regioni naturali ben deliminate e distinte e designate
con nomi speciali. Ciò non toglie che alcuni dei bacini e delle valli o
tronchi di valli precedentemente indicati non rappresentino piccoli
territori abbastanza isolati e con speciali caratteristiche e che si
denominano o da un corso d'acqua o da una località notevole — così per
esempio si parla di un canale di Uccea, di un canale di Musi (regione
sorgentifera del Torre), di un canale di S. Pietro (valle del
Natisone fra S. Pietro e Robic), di un canale di Savogna (valle
dell'Alberone-Riecca), di un canale di S. Leonardo (valle della
Cosizza-Erbezzo), di uno del Judrio e via di seguito[32] — ma non sempre
questi limitati territorî rappresentano regioni naturali nel senso più
comprensivo della espressione; nè i loro nomi corrispondono ad un lungo
uso tradizionale. Pur riferendosi ad aree meno individualizzate
orograficamente rispondono piuttosto a questo concetto la designazione
di _Schiavonia_ (Sclavonie) — alla quale più modernamente volentieri si
sostituì quella di _Slavia italiana_ — con la quale si designa la
regione occupata da genti slovene, quella di _Riviera_ (Riviere), con
cui si indica la costiera di poggi tra Magnano e Nimis, e quello di
_Collio_ (Cuèj, in sloveno «Briske», in tedesco «in den Ecken»), col
quale è conosciuta da secoli l'area collinesca fra Prepotto, Cormons e
Gorizia. Hanno poi carattere territoriale anche alcuni nomi di comuni o
di frazioni che non si trovano usati per designare alcuna singola
borgata di questi, come è il caso di Buia, di Ragogna e di Montenars, di
Rodda ecc.
III.
LE ACQUE
LE LORO VIE SOTTERRANEE E LA LORO UTILIZZAZIONE
di G. FERUGLIO e O. MARINELLI
=I corsi d'acqua delle Prealpi Giulie. Il Tagliamento ed i suoi
affluenti.= Le Prealpi Giulie, per la ristrettezza dello spazio occupato
e per le condizioni orografiche, non posseggono fiumi importanti che si
possano considerare loro proprî per avere in esse le sorgenti e la
maggior parte del loro corso. Il Natisone ed il Torre, che pure sono i
maggiori, non reggono certo a confronto, nè per lunghezza, nè per
estensione di bacino, nè per portata col Tagliamento e coll'Isonzo e
nemmeno col Fella, i quali riguardano la nostra regione in quanto ne
segnano i limiti per una parte più o meno considerevole del suo
contorno[33].
Il tratto di Tagliamento che ci interessa è quello fra la confluenza
della Fella e la sua uscita dalla stretta di Pinzano; se convenga
considerarlo come tronco medio del fiume o come spettante ancora al
superiore o come pertinente all'inferiore è difficile decidere; certo si
è che mentre da un lato esso attraversa territorio montuoso e riceve
ancora ricco alimento da corsi d'acqua alpini e prealpini, in esso si
anticipano quasi le condizioni del piano. Nel campo di Osoppo infatti il
Tagliamento, non solo si espande e si dirama in amplissimo letto
ghiaioso, ma subisce già quelle notevoli perdite d'acqua caratteristiche
dell'alta pianura friulana; acque che poi riacquisterà[34], grazie ad
una serie di abbondanti risultive e al Ledra, dal corso lento e
tortuoso, che riproduce ottimamente il tipo dei fiumi litoranei delle
Basse[35]. Anche la pendenza è piccola, poichè su di uno sviluppo di 27
km., quale si ha dalla confluenza del Fella al termine della stretta di
Pinzano, la caduta di appena 110 m. cioè del 4 per mille.
Incompletamente si conosce il regime del fiume, sebbene qualche misura
di portata sia stata fatta isolatamente e alcune serie di determinazioni
idrometriche a Venzone, alla presa del Ledra e presso Pinzano.
Per ciò che riguarda in generale le piene e le magre del fiume si
rimanda a quanto è stato detto in precedente volume della guida
(_Carnia_, pag. 30), qui si avverte solo come sembrano esagerate, se non
pure le portate medie attribuite al fiume in 70 e 90 mc. al secondo,
rispettivamente a Venzone ed a Pinzano, certo le minime di 35 e 50 mc.
Alla presa del canale sussidiario del Consorzio Ledra-Tagliamento,
secondo le osservazioni fatte per conto del Consorzio stesso, le portate
ordinarie sarebbero di inverno da 20 a 25 mc. al secondo, d'estate da 30
a 35 e le massime magre scenderebbero fino a soli 12-15 mc. Va notato
però che, per l'assorbimento del suolo alluvionale di cui sopra si fece
cenno, nel punto al quale si riferiscono queste misure si hanno quantità
d'acqua di alcuni mc. inferiori che non a Venzone e di parecchi che non
a Pinzano. Si avverta pure che, secondo i dati ufficiali, il bacino del
Tagliamento misurerebbe una superficie di 1940 kmq. a monte di Venzone e
di 2280 a monte di Pinzano.
[Illustrazione: Fig. 4ª. — Schizzo idrografico delle Prealpi Giulie.
Scala 1:600.000.]
Almeno un terzo delle acque che il Tagliamento ha sotto la confluenza
del Fella provengono da questo ultimo fiume. Su di esso non intendiamo
qui fermarci poichè ne fu trattato espressamente nel secondo volume di
questa guida. Diremo solo che lambisce le Prealpi Giulie per una
lunghezza di 11 chilometri (quanti se ne contano fra la confluenza della
Resia ed il suo sbocco nel Tagliamento) mantenendo una pendenza media
dal 6 al 7 per mille, e che le pubblicazioni ufficiali gli attribuiscono
una portata media di 22 mc. al secondo ed una minima di 11 ed un'area
del bacino di 710 kmq.; tali valori sono però forse, pure in questo
caso, eccessivi. Anche della Resia, già altrove considerata, diremo solo
che, secondo i dati ufficiali, l'estensione del suo bacino sarebbe di
116 kmq. e la sua portata di minima magra di 3 mc. al secondo; anche
questo valore stimiamo però eccessivo.
Dopo la Fella, il Tagliamento riceve sulla sua riva sinistra due soli
affluenti notevoli, i quali ambedue spettano alla regione prealpina da
noi considerata, cioè la Venzonazza ed il Ledra. Il primo è un torrente
montano che ha tutto il suo corso — che misura una lunghezza di poco più
di 10 km.[36] — incassato in una valle diritta e ristretta. L'area del
bacino è, secondo i dati ufficiali, di 56 kmq., la portata minima è
stimata di 0,60 mc. al secondo, e di 0,75 in magra ordinaria.