essa noi siamo stati redenti e siamo salvi; ma fu cattiva pei Giudei,
i quali lo fecero patire, e poi non vollero credere in Cristo, che
aveva patito. Così, se frate Elia riceveva nell'Ordine una moltitudine
di laici per poter meglio con loro padroneggiare, o per averne le mani
piene di denaro da loro contribuito, io sostengo che appunto per questo
era veramente meritevole d'essere deposto. Perciò dice la sapienza
nei Proverbi 17.º: _L'empio prende il presente dal seno per pervertire
le vie del giudizio_. Egli se lo saprà. Terza colpa di frate Elia fu
il promuovere uomini indegni alle Prelature dell'Ordine. A Guardiani,
Custodi, Ministri promoveva dei laici, il che era fuor d'ogni ragione,
non mancando nell'Ordine buona messe di chierici. Ed io a' miei giorni
ho avuto per Custode un laico, e laici parecchi Guardiani. Non ho
mai avuto un laico per Ministro, ma ne ho veduto parecchi in altre
provincie. Nè è da meravigliare se li nominava, perchè l'Ecclesiastico
nel 13.º dice: _Tutte le bestie fan società colle loro simili, così
ogni uomo si unirà col suo simile_. Che se alcuno obbietti l'articolo
della nostra Regola che dice: _I Ministri stessi, se sono preti_ ecc.
io gli farò osservare che il citato articolo fu inserito per quel
tempo in cui l'Ordine scarseggiava di Sacerdoti e d'uomini di nome e
di lettere, quali ora abbiamo, e quali vi furono ai tempi di frate
Elia. Quarta colpa di frate Elia fu non aver dato all'Ordine leggi
generali tendenti a conservare la Regola e a servire di norma per il
regime uniforme dell'Ordine stesso. Nè leggi generali di tale natura
furono mai emanate, durante il governo di tre Ministri Generali, cioè
del beato Francesco, di Giovanni Parenti e di Elia, che due volte,
a nostro danno, fu Ministro. Imperocchè sotto il suo governo molti
frati laici in Toscana portavano la chierica, come ho veduto co' miei
occhi, quantunque non conoscessero nemmeno una lettera dell'alfabeto;
alcuni dimoravano in città, accanto alle Chiese dei frati, chiusi in
romitaggi, ma che avevano finestre, per cui mezzo tenevano colloquii
colle donne; e i laici non erano utili nè a confessare, nè a dare
buoni consigli. E questo l'ho veduto a Pistoia ed altrove. Così pure
alcuni se ne stavano soli, cioè senza compagno, negli ospedali; e
questo l'ho veduto a Siena, dove un frate Martino Spagnuolo, laico,
vecchio e di bassa statura, serviva ai malati nell'ospedale, e tutto il
giorno, quando gli piaceva, se ne andava da solo gironi per la città;
ed altri li ho veduti in tal modo girare il mondo. Ho veduto anche
chi portava sempre la barba lunga, a uso degli armeni e dei greci, che
lasciano crescere la barba senza mai raderla, nè avevano il cingolo.
Altri si cingevano di una corda comune, con entro un'anima intorno
alla quale i fili erano in vaghe e varie guise attorcigliati; e beato
chi se la poteva comprare più bella. Sarebbe troppo lungo il noverare
tante altre cose da me osservate, che erano ben lungi dal conferire
onestà al vestiario. I laici erano fin anche mandati ai Capitoli per
rappresentare i voti dei semplici fraticelli; e tanti altri laici, a
cui per grado non spettava, a torme popolavano i Capitoli. Ed io, in un
Capitolo provinciale convocato a Siena, ho visto ben trecento frati, la
più parte laici, che ivi null'altro facevano che mangiare e dormire. E
nella provincia di Toscana, quando io vi dimorava, che di tre provincie
fu unita in una sola, erano tanti i laici, quanti i chierici, anzi di
laici ve ne erano quattro di più. Ah! Elia, Elia! _tu hai moltiplicato
la gente, ma non hai accresciuta l'allegrezza_, Isaia 9.º. Anderei
troppo per le lunghe s'io volessi sciorinare tutte le grossolanità e
gli abusi, che ho veduto, e forse me ne verrebbe meno il tempo e la
carta, e annoierei i lettori senza alcun loro insegnamento. Se qualche
frate laico vedeva od udiva un frate ancor giovinetto parlare latino,
ne lo rimprocciava dicendogli: Ah! meschinello, vuoi tu abbandonare la
santa semplicità per far pompa del tuo sapere? Ai quali di ripicco io
rispondeva: «La santa semplicità giova solo a sè stessa, e quanto per
merito di vita è utile a edificazione della congregazione dei fedeli,
altrettanto è nociva se non sa confutare i nemici della Chiesa».
È vero che chi è asino vorrebbe che ogni cosa fosse dell'asino,
secondo che fu scritto.... A quei tempi si arrivò al punto che i
laici precedevano i sacerdoti; e in qualche romitorio, ove tutti,
tranne un sacerdote e uno scolare, erano laici, volevano che anche
il sacerdote, il giorno che gli toccasse, facesse da cucina. Ed una
volta accadde che il sacerdote fosse cuciniere in giorno di domenica,
ed entrato in cucina e sbarrato bene l'uscio, cominciasse, come meglio
sapeva, a cuocere gli ortaggi. Ma passarono alcuni Francesi secolari,
che con insistenza domandavano una messa, nè vi era chi la dicesse.
Corsero perciò in fretta i laici alla porta della cucina e bussarono
perchè il sacerdote uscisse a dire la messa. Ma egli rispose: Andate,
andate voi a cantare la messa, chè io faccio in cucina quel servizio
che non volete far voi. Di che arrossirono grandemente e riconobbero
la loro nullaggine. Ed era veramente una miseranda stoltezza non
mostrare reverenza a quel sacerdote, che doveva poi essere giudice
delle loro coscienze. Perciò in processo di tempo sono stati ridotti
a pochissimi, ed ora la loro ammissione è quasi al tutto proibita,
perchè non ebbero nessuna riconoscenza per l'onore loro conferito, e
perchè l'Ordine dei Minori non ha bisogno di tanta caterva di laici...
che sempre tendevano insidie a noi. Ed io ricordo che in un Capitolo,
tenutosi nel convento di Pisa, fu proposto di deliberare che quando
si ammetteva un chierico si ammettesse contemporaneamente anche un
laico; ma la proposta nè fu deliberata, nè ammessa alla discussione;
chè sarebbe stata gravissima sconvenienza. Tuttavia quando entrai
nell'Ordine dei Minori vi trovai molti uomini insigni per santità,
per coltura letteraria e per ispirito di preghiera, di devozione e di
contemplazione. E questo soltanto di buono ebbe frate Elia che promosse
nell'Ordine dei Minori gli studi teologici. L'Ordine, quando io vi
entrai, era stato fondato da trent'anni, e vidi il frate, che primo
si era associato al beato Francesco, ed altri di que' primi. A Parma
lasciai lettore di teologia frate Sansone, Inglese; ed a Fano, quando
vi fui novizzo della Provincia d'Ancona, al cui governo sedevano due
Ministri, ebbi lettore frate Umile di Milano. Ora che scrivo corre
l'anno 1283, dopo la Natività della Vergine gloriosa, giorno di San
Gorgone martire, e sta al governo della Chiesa Romana Papa Martino
IV... la qual cosa accadde l'anno seguente quando fu deposto frate
Elia, e fu scritta una lunga serie di costituzioni. Quinta colpa di
frate Elia fu di non aver mai voluto visitare il nostro Ordine; ma
dimorava sempre o ad Assisi, o in un luogo che si era fatto fabbricare
elegantissimo, ameno e deliziosissimo nella diocesi d'Arezzo, luogo
che si chiama anche oggidì Cella di Cortona.... Sesta colpa di frate
Elia fu di tormentare e gettare il vilipendio sui Ministri provinciali
sino a che si riscattassero dalle sue persecuzioni, o spillando a
lui danaro, o inviando regali. E quell'infelice accettava regali
contro quel che dice la Scrittura nel Deuteronomio 16.º: _Non aver
riguardo alla persona, e non prender presenti; perciocchè il presente
accieca gli occhi de' savi, e sovverte le parole de' giusti_. E ne
diede esempio Alberto Balzolano giudice di Faenza, che cambiò la sua
sentenza dopo che ebbe saputo che un contadino gli aveva regalato
un maiale.... Di più il sunnominato Elia teneva tanto a bacchetta
i Ministri provinciali, che tremavano al suo cospetto, come giunchi
scossi dalla corrente, o come allodola inseguita dallo sparviere, che
vola a ghermirla. Nè è da farne le meraviglie; chè egli era figlio
di Belial, e nessuno gli poteva parlare. Infatti nessuno osava dire a
lui la verità, redarguendo i fatti di lui e le male opere, tranne che
frate Agostino di Recanati e frate Bonavventura di Iseo. Con facilità
vilipendeva i Ministri che erano calunniati da suoi cagnotti, certi
frati laici maligni, intrattabili e pieni di veleno, che erano sparsi
per le Provincie dell'Ordine.... Li deponeva dall'ufficio loro anche
innocenti, li privava di libri, li sospendeva dalla predicazione e
dalla confessione e da ogni atto del loro legittimo ministero. Inoltre
dava loro un lungo cappuccio e li mandava dall'oriente all'occidente,
cioè dalla Sicilia o dalla Puglia in Ispagna o in Inghilterra, o
viceversa. Così depose dall'ufficio frate Alberto Parmigiano, Ministro
provinciale di Bologna, uomo santissimo, e per lettera, comandò a
frate Gherardo da Modena di surrogare il Ministro deposto, e condurlo
ad Assisi col cappuccio della probazione. Ma frate Gherardo, che era
uomo mitissimo, nulla disse di tanto a quel Ministro; solamente lo
pregò di seguirlo perchè lo voleva accompagnare a visitar la sede del
beato padre Francesco. Andarono dunque ambedue vestiti ad un modo
sino ad Assisi, e quando frate Gherardo fu all'anticamera di frate
Elia tirò fuori due capparoni di probazione, e ne indossò egli uno, e
l'altro lo diede al predetto Ministro di Bologna e disse: Mettitelo, o
padre, e aspetta qui sino a che io ritorni. Presentatosi intanto frate
Gherardo ad Elia, e prostratosi a piedi di lui, disse: Ho obbedito a
voi, ed ho condotto qui il Ministro di Bologna in capparone; ed è quì
fuori che attende, pronto a fare ciò che a voi piacerà di comandare.
All'udir queste parole, si dissipò ad Elia ogni nebbia di sdegno che
gli ingombrava l'animo, e si calmò quel suo spirito gonfio contro
di lui.... Introdotto poi frate Alberto, gli restituì il grado, di
cui l'aveva spogliato, e per giunta gli fece, mercè frate Gherardo,
molte concessioni a favore della Provincia. Per questa dunque e per
altre simili cose del pessimo che era frate Elia, covavano nell'animo
de' Ministri provinciali molti propositi di vendette. Ma aspettavano
tempo ed opportunità di poter _rispondere allo stesso secondo la sua
follia: chè talora non gli paresse d'esser savio_. Proverbi 26.º....
Era infatti Elia un pessimo, a cui possono benissimo applicarsi le cose
dette da Daniele a proposito di Nabuccodonosor: Egli uccideva chi egli
voleva, ed altresì lasciava in vita chi egli voleva; egli innalzava
chi gli piaceva ed altresì abbassava chi gli piaceva. Come anche paion
fatti a posta per lui que' versi che citai più sopra:
Asperius nihil est humili, cum surgit in altum
Nulla di più aspro d'una persona di umile condizione
quando sale ad alto grado.
Era durissimo il vivere sotto il suo governo.... Le tre mentovate
cose si facevano coi Ministri provinciali ai tempi di frate Elia; si
calunniavano; violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertiva
nelle loro Provincie il senso della giustizia... La terza colpa è
manifesta, perchè come ho veduto io co' miei occhi, Elia metteva a
stanza in ogni Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto l'anno,
e girava attorno per la Provincia stessa come ne fosse stato Ministro,
e soggiornava col suo compagno in ogni convento quindici giorni, ed
anche un mese, or più, or meno, a suo grado. E le Provincie erano
meno estese d'oggi; e chiunque aveva il ticchio di accusare il suo
Ministro potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse cosa che
un Ministro avesse ordinato nella propria Provincia, il visitatore
potevala abrogare, o mutare, aggiungendovi o sopprimendone a suo
talento. Onde avveniva che _il cuore de' figli degli uomini si empiva
di malizia e di disprezzo in sua vita._ Ecclesiastico 9.º. Tuttavia i
Ministri buoni perseveravano in loro virtù, seguendo il detto.... Ma
Elia mandava visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori
dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri a pagare tributi e
mandare regali e, _se alcuno non dava loro nulla in bocca, bandivano
contro a lui la guerra._ Michea 3.º. Di che avvenne che i Ministri
provinciali del suo tempo fecero gettare a loro spese, in Assisi, per
la chiesa del beato Francesco, una grossa campana, bella e sonora,
da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde tutta la vallata
echeggiava di dilettevolissima armonia. Così anche, quando io, durante
il mio noviziato, dimorava a Fano, arrivarono due frati che portavano a
schiena d'asino un grosso pesce salato avvolto in istuoie, ed io l'ho
veduto, che era un regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia....
Parimente in quel tempo per sollecitazioni del Ministro della stessa
Provincia, il Re d'Ungheria mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per
teca e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo il viaggio,
essendo una sera stata deposta a custodirla nella sacristia del
convento di Siena, alcuni frati, per leggerezza d'animo, e per certa
loro vanità, con quella bevettero del più generoso che avevano, per
potersi vantare d'aver bevuto in una coppa del Re d'Ungheria. Ma
il Guardiano del convento di Siena di nome Giovannetto, e di patria
d'Assisi, zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo il
fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome Giovannetto, e nativo
di Belfort, di porre, al pranzo del dì seguente, davanti a ciascuno
di quelli, che avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla
nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano pignatte, colla
quale, volere o non volere, furono costretti a bevere, affinchè quando
venisse loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una tazza del
Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria che per quella colpa avevano
poi dovuto bere in una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordine de'
frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX, contro le moltiplici
vessazioni del pessimo Ministro Generale frate Elia; ed il Papa porse
ascolto alle grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose quel
pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi dell'Ordine per ispirazione
divina elessero Ministro Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto
da Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè la fosse
più presto finita, e tosto s'accordarono secondo la sentenza.......
E avverti che dice: _I figli di Giuda e i figli d'Israele_, perchè
nell'Ordine dei frati Minori si debbino adunare in uno solo e generale
Capitolo i Cisalpini e i Transalpini e nominare senza intrighi, e
senza scissure, uno solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde
al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose dall'Ufficio,
come quello che spegneva la vitalità dell'Ordine del beato Francesco, e
voleva tenersene il governo contro il placito de' Ministri provinciali
e dei Custodi, a cui, secondo la Regola, spetta l'elezione. E qui è
da avvisare che il frequente cambiar di Prelati giova per tre ragioni
alla conservazione delle congregazioni religiose. La prima è, perchè
non diventino insolenti, restando a lungo al governo, come si verifica
negli Abbati dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi a
vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i loro dipendenti e li
stimano quanto la quinta rota del carro» che non esiste; e gli Abbati
coi secolari mangiano buone carni, mentre i monachelli nel refettorio
vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti tanti altri disagi, e
usano tanti sgarbi, che non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono
vivere lautamente e colla più ampia libertà........ Di cortesia ne
hai uno splendido esempio in un Re d'Inghilterra, che trovandosi in un
bosco coi suoi soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare,
gli fu porto uno di que' vasi da vino che in Toscana si chiamano
fiasconi e in Lombardia bottacci; ed avendo chiesto se vi fosse altro
vino, ed avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a sufficienza
per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua il vino del fiascone,
dicendo: Questa sarà bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata
somma cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando alla
mensa comune co' loro dipendenti, sotto i loro occhi mangiano pane
bianchissimo, e bevono vino generoso e squisitissimo senza farne loro
minima parte, la qual cosa è tenuta come assai villana; e così pure
fanno d'ogni altra cosa servita.... E così vi sono Prelati che bevono
vino ottimo sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne; e
sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto i superiori loro, giacchè
tutte le gole sono sorelle. Certamente que' cotali non sono Inglesi,
i quali al contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quanto ho
bevuto io...... e gli Inglesi credono usare cortesia, perchè bevono
volontieri, e altrettanto volontieri offrono da bere agli altri. Ma
i Prelati de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente cercano per
sè quello che la gola appetisce, e agli altri non vogliono darne; la
qual cosa è il colmo della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo
l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti. Il che a
ragione si usa nell'Ordine di Pietro il peccatore a Ravenna, nel quale
nei giorni di digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti
a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo..... Colui che presiede
all'Ordine di Pietro il peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto;
e allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola nella diocesi
di Parma, come pure molti altri conventi in più parti del mondo.....
Secondo, per uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed
i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al Sommo Pontefice, e
tuttavia gli danno anche del signore, e dicono: Tu Messere. Terzo
per ragione di età; poichè può convenire benissimo che si dia del Tu
ad un garzoncello, che è fanciullo ancora giovinetto; ma i Lombardi
danno del Voi non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad una sola
gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad un sol pezzo di legno..... Di
S. Nicolò fu detto che in tutto e per tutto serbava sempre la stessa
umiltà e gravità di costumi; il che è veramente singolare, stantechè
gli onori sogliono far mutare tenore di vita. Onde Pateclo nel libro
de' _Tristi_ disse:
Si me noia homo, ki desdigna
L'altra gente, per onor ke l'infia
Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene sapere che divenne
tutt'altr'uomo da quel di prima dopochè fu fatto suo malgrado
Arcivescovo; e si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto
non solo indossava per camicia un cilizio, ma di cilizio vestiva
anche le coscie sino alle ginocchia. Occultava poi la sua santità
tanto studiosamente, che, salve sempre le esigenze della onestà,
sia nel decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso
comune della vita, non discordava dalle foggie dell'uso generale.
Ogni giorno ginocchioni faceva l'abluzione ai piedi di tredici
poverelli, serviva loro una refezione, e, date loro quattro monete
d'argento, li licenziava..... Questo si può applicare a Re Artaldo,
che credeva di poter porre limiti alla libertà della Chiesa, come è
detto nella leggenda. Ma il Re tentava di piegarlo al suo volere, a
danno della Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini de'
suoi predecessori contro la libertà della Chiesa. Ma il beato Tomaso
queste cose non lasciò correre, e perciò n'ebbe il martirio....
Nell'Ordine dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrando del
castello di Fiagnano[124] nella diocesi di Imola, del quale, frate
Albertino da Verona (Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando
diceva che aveva avuto qualche brutta idea contro Dio. Aveva egli un
capo deforme, fatto a foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti
peli sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania gli toccava
d'intonare l'antifona _Caput draconis (la testa del dragone)_ i frati
si mettevano a ridere ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi
tornava sempre a mente quel detto di Seneca: _Qual anima pensi tu che
viva dentro di chi ha un faccia tanto brutta?_..... E questo accadde
a Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio quando in mezzo
alle discordie cittadine fu eletto anche Guizzolo degli Albiconi, e
l'anno 1253 gli fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle
contese tra il partito imperiale e il partito della Chiesa. Altrettanto
capitò a Matteo di Pio Canonico della chiesa di Modena e Prevosto della
chiesa di Ganaceto[125], che tanto armeggiò per diventare Vescovo di
Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo sconciamente curvo. E per
cagione di lui si sollevarono i partiti; e la fazione imperiale, a cui
egli apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando, come la ho
veduta io, per le Romagne, a Ravenna, a Faenza, a Forlì, quando ardeva
più infuocata la guerra...... così nel mio Ordine, che è quello del
beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto alcuni lettori molto
dotti e santi, che pur tuttavia avevano certe debolezze, per cui altri
li giudicavano teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri
col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto; ma non a modo del
beato Francesco che pure si trastullava con un fagiano, o una cicala,
e si dilettava nel Signore..... Sappi che nel pontificale di Ravenna
ho letto molte volte che un Arcivescovo di Ravenna era diventato tanto
vecchio da essere rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo per
arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno, e dovendo l'Arcivescovo
pranzare con lui, i preti della curia lo pregarono che per mostrarsi
ben educato e dare buon concetto di sè si guardasse dal fare e dal dire
insulsaggini. Ed egli rispose: Dite bene, figlioli miei, dite bene; ed
io me ne guarderò. Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore,
l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla spalla
dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa, Imperatore. E domandando
l'Imperatore ai presenti che cosa dicesse, gli risposero che per
vecchiaia rifatto bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo a
mangiare. Allora l'Imperatore con volto giulivo lo abbracciò, dicendo:
Ecco tu sei un vero Israelita senza malizia.... E noi vediamo che a
nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani e i Podestà loro
due volte all'anno, e amministrano a rigore la giustizia, e il loro
governo è buono. Essendochè quando li insediano giurano di osservare
gli statuti dettati dai savii della città, a cui arrivano. Inoltre
hanno a fianco giudici e savii, che si regolano a norma de' loro
maggiori e governano a seconda de' loro consigli..... La settima colpa
di frate Elia fu lo scialarsela in una vita sfoggiata di splendore,
di delizie e di fasto. Di rado andava altrove che alla Corte di Papa
Gregorio IX o di Federico II, de quali era amico intimo; o a Santa
Maria della Porzioncella[126], (dove il Beato Francesco fondò l'Ordine
dei frati Minori e dove morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva
alla venerazione dei credenti il corpo del beato padre Francesco; o al
convento di Cella di Cortona[127], luogo bellissimo e deliziosissimo,
fatto fabbricare da lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di
consueto era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva palafreni grassi
e ben quartati, e andava sempre a cavallo, anche per passare da una
chiesa all'altra sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola,
che prescrive ai frati Minori di non servirsi mai di cavalcatura,
tranne che per una ben dimostrata necessità, e per malattia. Così pure
per donzelli, come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari, vestiti
di indumenti variopinti, che in ogni cosa gli erano pronti a servirlo.
Di rado poi in convento sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma
quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento..... ed era cosa a
mio parere villanissima avvegnacchè
Nullius sine sotio —
jucunda fit possessio.
Niuna cosa dolce sia
Senza cara compagnia.
Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare, frate
Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto e conosciuto, e che faceva
una cucina delicatissima. Costui restò inseparabilmente al servizio
di lui, sin che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero
gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe frate Elia una sua
particolare famiglia di dodici o quattordici frati, che teneva sempre
seco nel convento di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito
regolare; dopo la morte del loro malo pastore, o meglio seduttore,
riconosciutisi delusi nelle loro speranze, ritornarono nell'Ordine.
Tra costoro aveva Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate
laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che a cenni di Elia
disciplinava senza misericordia i frati..... Ottava colpa di frate
Elia fu di voler tenere il Generalato dell'Ordine sino colla violenza,
e per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera molte astuzie.
La prima era quella di cambiare di frequente i Ministri provinciali,
affinchè, poste salde radici nel loro ufficio, non sorgessero più
arditamente contro di lui; poi nominava Ministri que' frati che aveva
amici; finalmente non convocava mai Capitoli generali, ma solamente
parziali, cioè di soli Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri
transalpini per timore che lo deponessero. Ma quando piacque a Dio,
da cui ogni bene dipende, congregati insieme e questi e quelli, lo
destituirono...... E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i
Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia, s'adoperò frate
Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori, uomo santo e letterato, acceso
di zelo per l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora
penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona colpa di frate
Elia fu che quando seppe di quella convocazione di Ministri contro
di lui, mandò per tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più
nerboruti, e creduti suoi fautori, di non mancare di intervenire al
Capitolo generale, sperando che lo avrebbero sostenuto coi randelli.
La qual cosa risaputasi da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX a
decretare che non fossero ammessi al Capitolo generale che que' frati,
che sono designati dalla Regola co' loro compagni e coi Discreti,
e fece annullare tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia ai
laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e ascoltò i voti dei
frati, che volevano deposto Elia, ed eletto a successore di lui nel
Generalato frate Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata
una moltitudine di ordinanze generali; ma erano slegate, e in processo
di tempo le coordinò poi il Ministro Generale frate Bonaventura,
che poco vi aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti. In
quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un ecclissi di sole, da
me veduto, di cui parlerò più sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era
ancora Ministro Generale, saputo che si stava per convocare un Capitolo
universale contro di sè, mandò ordinando a tutti i conventi che ogni
giorno i frati nella congregazione capitolare, dopo la preghiera
_Pretiosa_ recitassero con lettura chiara, alternandosi fra loro,
come a coro, i versetti del Salmo: _Qui regis Isral, intende_ ecc. _O
pastore d'Israel porgi gli orecchi_ ecc. (salmo 80º); essendo che sotto
l'allegoria della vigna pare voglia indicare l'Ordine..... E in poche
parole pare che tutto il salmo alluda all'Ordine e alla Religione del
Beato Francesco; ed è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni
che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti. E il versetto che
dice: _Exterminavit eam aper de silva, et singularis ferus depastus
est eam. I cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna
l'hanno pascolata_, si riferisce fuor di dubbio ad un cattivo Ministro
Generale dell'Ordine, quale fu Elia, distruttore, esterminatore e
ruina dell'Ordine dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è stato
nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò deluso, perchè si diede a
credere di poter tenere sempre in sue mani il governo dei frati, come
fa il Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto poi dei salmo,
che dice: _Fiat manus tua super virum dexterae tuae, et super filium
hominis, quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra l'uomo della tua
destra, e sopra il figliuol dell'uomo, che tu ti avevi fortificato,_
allude al buon Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia.
Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del Capitolo generale
un mese intero, cosa che non ho mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè
troverei sconvenienza il farlo prima d'ogni Capitolo generale, massime
dopo la morte di un Ministro Generale.... Decima colpa di frate Elia
fu il non sopportare nè con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione.
Ma fece piena adesione a Federico II Imperatore, già scomunicato da
Papa Gregorio IX, con lui cavalcava, con lui dimorava cogli abiti
dell'Ordine insieme ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava a
sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e a vergogna del suo Ordine;
specialmente che l'Imperatore era già stato scomunicato, e a quei
giorni stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile era
sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore, e dava a lui consigli,
e prestava favore. Ai contadini specialmente ed agli altri secolari
porse sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi e le ragazze di
Toscana ogni volta che incontravano per via frati Minori, e li ho uditi
centinaia di volte, cantavano:
Hor attorna fratt Helia,
Ke pres'ha la mala via;
e se ne rattristavano i buoni frati, e se ne sdegnavano a morte a
udir tali cose...... Onde Papa Gregorio, provocato, lo scomunicò.
Undecima colpa di frate Elia fu l'infamia di cui si coperse occupandosi
di Alchimia. Di fatto, quando sapeva che nell'Ordine vi era qualche
frate, che nel secolo aveva studiato di quella scienza, o ciurmeria,
lo mandava a chiamare e tenevaselo presso di sè nel palazzo Gregoriano
(Papa Gregorio IX s'era fatto fabbricare nel convento de' frati Minori
d'Assisi un magnifico alloggio, non meno per lustro della casa del
beato Francesco che per sua abitazione quando andava ad Assisi). In
quell'appartamento adunque vi erano camere e molti luoghi secreti, ne'
quali Elia albergava que' frati e molte altre persone, ove pareva quasi
si andasse _a consultare la Pitonessa_. Incolpi sè stesso: egli ci
pensi. Dodicesima colpa di frate Elia fu che dopo la sua deposizione,
e dopo che si mostrò andare vagando coll'Imperatore, un giorno si
presentò ad un convento di Minori, e, raccoltili in Capitolo, cominciò
a voler provare la sua innocenza, e l'ingiustizia della sua deposizione
da parte dei frati; e cominciò dicendo..... Dopo di che continuò il
suo dire, come volle e piacque a lui, sempre lodando sè e denigrando
l'Ordine. Ma poi trovò chi rispose a quanto aveva detto..... E chi con
tanta franchezza rispose a frate Elia fu frate Bonaventura da Forlì, da
cui io l'ho saputo. Rivoltosi allora frate Elia a lui, disse: Chi ti ha
ammesso all'Ordine? A cui frate Bonaventura di rimando: Non tu, no, che
hai abbandonato l'Ordine, e vai vagando pel mondo, e perciò i contadini
ti cantano sul viso:
Hor attorna fratt Helia,
Ke pres'ha la mala via;