orribili tuoni e spaventosi, e si videro lampi, quasi incendii del
cielo, e tosto imperversò una grossissima grandine, che distrusse le
ortaglie e gli alberi da frutta, come i mandorli, i melagrani, e i
fichi primaticci, ossia i fioroni.... Così anche a Milano si celebrò
un Capitolo generale dell'Ordine de' frati Minori, nel giorno di
Pentecoste, che fu ai 13 di Maggio. E furono dimessi molti Ministri,
e fu modificato il nostro Statuto, a cui quà fu aggiunto, là tolto; e
frate Pietro, Ministro della Guascogna, che era maestro con cattedra,
fu Vicario in quel Capitolo, come se fosse stato Ministro Generale,
perchè frate Buonagrazia, ultimo Ministro Generale era morto. Per la
elezione del Ministro Generale però ottenne la maggioranza dei voti
e fu creato frate Arlotto da Prato di Toscana, maestro con cattedra,
che faceva lezioni a Parigi. Parimente in quell'anno fu celebrato
un Capitolo generale dell'Ordine de' frati Predicatori a Bologna; e
siccome anch'essi erano acefali, fu eletto frate Munione spagnuolo
Maestro dell'Ordine de' frati Predicatori. E sappi che quelli, che
noi frati Minori chiamiamo Ministri Generali, essi li chiamano Maestri
Maggiori, che comandano agli altri.... E tutto sta bene, perchè vi è
differenza di nomi, ma in sostanza tutto riguarda e converge a Dio....
Sappi anche che i frati Predicatori ebbero più Maestri transalpini che
cisalpini; e la ragione forse è questa che il loro fondatore, cioè San
Domenico, fu un ultramontano. Noi per contrario ne abbiamo avuto più di
Italiani che di transalpini. E questo per tre ragioni: Primo, perchè
il beato Francesco è Italiano; secondo, perchè è sempre maggiore il
numero dei votanti Italiani; terzo perchè sanno più di governo. E gli
Italiani temono che se i francesi avessero il predominio nel governo
dell'Ordine, si rilasserebbe il rigore della Religione. Avverti che
eglino si lamentano se abbiamo maestri di cattedra, dottorati a Parigi.
Noi di rincontro ci adoperiamo ad ogni potere per non aver Ministri
Generali Francesi per le ragioni addotte più sopra.... Nota, che ad un
certo frate de' Predicatori, tutto dedicatosi alle cose dello spirito,
fu rivelato in una visione che i Predicatori avrebbero avuto tanti
Maestri Generali, quante sono lettere in questa parola: _Dirigimur_
(siamo diretti) che sono nove; ed a verificarsi completamente non
restano più che due lettere, cioè u ed r. Poichè prendi la prima
lettera, ed hai Domenico; prendi la seconda, ed avrai _Jordanum_
(Giordano); prendi la terza, ed avrai Raimondo; la quarta, ed hai
Ioannem (Giovanni); la quinta, ed hai Gumberto; la sesta, ed hai di
nuovo _Ioannem_ (Giovanni); prendi la settima, ed hai Munione che ora
governa l'Ordine. Esempio quasi identico reca il beato Gregorio nel
Dialogo libro 3º.... E nota che l'Abbate Gioachimo, a cui Iddio rivelò
il futuro, disse che l'Ordine dei Predicatori doveva patire coll'Ordine
de' Chierici; e che l'Ordine de' Minori doveva durare fino alla fine.
Nello stesso millesimo preindicato, nel quale si sono celebrati que'
due Capitoli generali, il Marchese Guglielmo di Monferrato coll'aiuto
dei Torriani di Milano e con altri amici condusse un grosso esercito
contro i Milanesi che erano dentro la città. Anche i Modenesi avevano
tra loro accesa discordia, e più volte diedero di piglio alle armi. I
Tartari invasero tutta l'Ungheria e devastarono tutto con ogni maniera
di stragi, d'incendi e di rapine; e in quella invasione uccisero tutti
i frati d'un convento di Predicatori, tranne due rannicchiati in un
nascondiglio. Finalmente i Tartari fecero pace col Re d'Ungheria, a cui
il Re dei Tartari mandò una lettera di questo tenore: «Davide Giovanni
Re di Tarso e dell'isola orientale e delle genti, che vi abitano, al
Re degli Ungheri (invia) la sua grazia e quella del suo popolo, grazia
cui il Dio Trino ed Uno ecc. Come piacque al Signore il nostro cuore
si è elevato al di sopra di tutto ciò che si dice uomo terreno, e il
nostro trono si è alzato sopra il collo dei ribelli, sicchè i Re della
terra adorano la cintura de' nostri lombi, tranne il Re di Francia
cui D.... in un dialogo chiama il fedele e il cattolico, e mi disse:
Non stendere la mano sopra di lui; la nostra spada divorerà i nemici
del crocefisso, e i nostri cavalli e li nostri asini manicheranno i
resti di loro; i piedi de' nostri dromedarii e de' nostri camelli
non sono più bifidi per la rigidezza che contrassero; moviamo i
nostri accampamenti in inverno; sia pace a tutti; mandino a noi vino
in ricambio di balsamo, frumento invece di oro puro, poichè stiamo
pellegrinando lungi dalle nostre sedi, chiamati da una stella, che ne
guida. Nostra cura è di riportare alle loro Terre[72] il Signor nostro
Baldassare e i nostri cognati Gaspare e Melchiorre». Mentre si spargeva
sangue in tutte queste battaglie, mi tornavano a mente le parole di
nostro Signor Gesù Cristo ai discepoli, Matteo 23.º.... Così nell'anno
stesso sussegnato, il Re di Francia, dopo la morte di Re Carlo suo zio,
condusse un grosso innumerevole esercito in Ispagna contro Pietro di
Aragona, chè lo voleva annientare. Così sono le cose oggi, giorno di
S. Sisto 1285; se ne ignora la fine perchè gli eventi di una guerra
sono sempre incerti.... Parimenti lo stesso anno i Modenesi fuorusciti
combatterono un'asprissima battaglia contro i Modenesi di dentro la
città, e da ambo le parti si pugnò accanitamente, e molti caddero
feriti sul campo, molti ne furono morti, e molti rimasero prigionieri.
Lo stesso anno tornarono ad azzuffarsi presso Gorzano, e si rinnovò
la strage dell'altra volta, poichè vi fu grande carneficina da ambo
le parti, e molti popolani e cavallieri vi trovarono l'ultimo giorno
di vita. Tuttavia i Modenesi di dentro la città si vantavano d'aver
avuto il sopravvento in tutte e due le battaglie, e quindi dalla
vittoria pigliando audacia, andarono ad incendiare Balugola[73], che
è un borgo del Modenese in montagna. Parimente nello stesso anno di
comune accordo la fanteria e la cavalleria della città di Modena andò
al castello di Rubiera, che è sulla strada publica, nella diocesi di
Reggio, e quelli di Sassuolo fecero altrettanto; però non avvenne tra
loro fusione, se ne stettero a campo separati. E vi andò il Podestà
di Reggio con dodici ambasciatori Reggiani, e vi ritrovarono anche
frati Minori e Predicatori, e si fece lo scambio e il rilascio dei
prigionieri, che in tutto tra l'una e l'altra parte erano 400. E
questo fu fatto la vigilia di S. Pietro in Vincoli, ultimo del mese
di Luglio; ma già sin da molto tempo prima ne erano intervenute
lunghe trattative. Tuttavia perdurò fra loro una guerra vigorosa e
sanguinosa, e de' Modenesi tra della parte di que' di dentro, e di
quella di fuori, che abitavano a Sassuolo, ne furono morti 1500; i
più notabili de' quali sono: Matteo Montecucoli[74], Guglielmino di
Monteveglio[75], Ponzio Provenzale, Capitano delle milizie dei Modenesi
della città, Gherardo Rangone, Gherardino Boschetti, Giovanni da Rosa,
l'Arciprete di Bazoara de' Presuli, Rainiero dei Denti di Balugola,
Raimonduccio Grassoni, Nordulo da Livizzano[76], Nevo da Levizzano,
Gigliolo de' Poltronieri, Bartolomeo di Campiglio[77], Tomaso di
Lovoleto[78], Ardizzone di Lovoleto, Neri di Leccaterra (questi fu
valentissimo nel rotare la spada e vibrare la lancia), Carentano
dei Carentani, il Modenese de' Ricci, Zaccaria di Tripino, Francesco
di Spezzano[79], Tommaso di Spezzano. Qui si chiude il catalogo de'
notabili Modenesi uccisi a tempo di quella accanita guerra che tra
loro stoltamente si fecero. Ci pensino eglino! Ora è a dire alcunchè
de' Genovesi. Tiene la Signorìa di Genova Uberto Spinola, e nel
1285, agli 8 di Giugno, con cento galee filò pel porto di Pisa per
forzarlo, ed impadronirsene; e i Lucchesi colle loro milizie corsero
contro i Pisani a Ripafratta[80], ove è un castello de' Pisani presso
il Serchio, e diedero il guasto all'agro Pisano, mettendo a fuoco le
case, le vigne, le biade. E l'anno precedente Genovesi e Pisani due
volte avevano tra loro cozzato in battaglia navale, ed i Pisani furono
sconfitti, a tale che di Pisani tra morti e prigionieri 10,000 furon
messi fuori di combattimento; di Genovesi solo 200. E nota che il
sunnominato Uberto tenne di forza la Signoria di Genova dodici anni,
e contrastando all'ambizione de' Grimaldi, che parteggiavano per la
Chiesa. Parimente l'anno prenotato, Papa Onorio IV mandò ordinando ai
Lucchesi che avevano stretto d'assedio Ripafratta, castello dei Pisani
sul Serchio, di cessare dalla guerra contro Pisa; e inoltre scomunicò
tutti quelli, che avevano ostilmente impugnate le armi contro i Pisani,
perchè questi ora si sono annidati sotto lo scudo e la protezione della
Chiesa, essendo che dove abbondò il peccato, sovrabbonderà anche la
grazia, dice l'Apostolo ai Romani 5.º. Nello stesso anno cominciarono
le fondamenta della chiesa dei frati Minori di Reggio; e frate Giglino
di Corrado da Reggio ne pose, il venerdì dell'ottava di Pentecoste, 18
di Maggio, la prima pietra nel pilastro anteriore lungo la via, che è
vicina alla casa della Chiesa di S. Giacomo. Quell'anno fu anche molto
piovoso, e non passava giorno senza pioggia, e i contadini n'erano di
mal umore, perchè non potevano fare i loro lavori; e ne accagionavano i
frati Minori, perchè gettando le fondamenta della loro Chiesa, avevano
dissotterrate le ossa dei morti. E quell'anno non portò piena raccolta,
perchè il frumento in qualche luogo fu distrutto parte dalla grandine,
parte da altre calamità. La state poi non fu ristorata da nessuna
pioggia, e s'ebbe grande siccità, anzi aridità; nè vi fu abbondanza
d'ortaglie perchè gli orti non erano irrigui, nè si ottenne dal cielo
beneficio di pioggia. Si ebbe carestia di zucche e di _minuti_[81],
di vino, di olio, di rape, di castagne e di molte altre specie di
frutta. L'anno stesso vi fu un eclisse di sole, verso sera, un lunedì
4 Giugno, ma fu un eclisse parziale, ristretto, e veduto da pochi,
perchè il cielo in quel giorno era nebuloso. Di questi eclissi di sole,
di luna, e di stelle, sappi ch'io ne ho veduto spesse volte, dopo che
sono entrato nell'Ordine dei frati Minori; ed avvengono non solo perchè
Iddio lo predisse, dicendo Luca 23ª.... ma anche perchè portendono,
ossia dimostrano, qualche cosa che ha da accadere. Però tra gli altri
eclissi di sole, che si sono veduti a miei giorni, il più notevole
fu quello del 1239, di cui ho parlato quanto basta più indietro; e
di luna, il più maraviglioso fu quello che si vide il primo anno del
pontificato di Gregorio X, in Maggio, verso l'ora del mattutino, quando
apparve nella luna il segno della Croce, e che in quella notte durò
a lungo, e fu veduto da molti in varie parti del mondo. Questo segno
nella luna poi comparve ancora l'anno 1272, indizione 15ª. Poi tra
gli altri prodigi di stelle, massimo fu quello che si fece vedere a
tutto il mondo ai tempi di Papa Urbano IV. L'anno in cui morì apparve
in cielo una stella cometa, a modo di fiaccola, verso la festa di S.
Apollinare, e continuò a mostrarsi sino alla morte del Papa; della
quale apparizione parimente ho scritto più sopra alla rubrica dell'anno
1264.... Le comete i latini le chiamano con parola che significa
crinite, perchè mandano uno sprazzo di luce, che somiglia ad una chioma
svolazzante; e gli Stoici ne annoverano più di trenta, i cui nomi ed
effetti alcuni astrologi notarono. Dei più cospicui lavori pubblici
compiuti dai Parmigiani par bene parlarne ora. Nel millesimo sussegnato
i Parmigiani cominciarono un grandioso palazzo e bello sulla piazza
nuova, e fecero costruire la porta di S. Benedetto, e cominciarono il
ponte di pietra sull'Enza, torrente che interseca la pubblica strada,
che va da Parma a Reggio, a cinque miglia da Parma; e fecero fare una
grossa campana per la torre del Comune, essendosi rotta quella che
v'era prima; e siccome per mancanza di metallo non si formarono le
anse, od orecchie, e perciò non si poteva legare ed appendere, fu dallo
stesso maestro fusa una seconda volta, ma non era sonora per qualche
difetto, che, pur si crede, debba avere. Onde i Parmigiani mandarono
a Pisa in cerca di un valente maestro, che loro gettasse una buona
campana. E il maestro da Pisa venne a Parma sfarzosamente vestito, come
un gran Barone; ed alloggiò nel convento dei frati Predicatori, ove
fece la campana con quella maggiore e migliore diligenza, che ebbe e
potè, avendo ricevuto metallo nuovo ed in gran quantità, come volle; e
ne disegnò una forma bellissima... inoltre la gettò sulle fondamenta
della chiesa de' Predicatori, che era già fondata, perchè temeva che
il metallo sfuggisse dalla forma per di sotto. Ma nulla giovarono
tante diligenze, e la campana fusa non fu trovata buona, nè quanto
alla forma, nè quanto alla sonorità. E così Iddio punì l'orgoglio de'
Parmigiani, che volevano avere una campana che si udisse sino a Reggio
e a Borgo S. Donnino, ma appena si sentiva per Parma. E i Parmigiani
spesero in quell'anno a fare e rifare una campana mille lire imperiali,
nè poterono averla buona. Nel convento poi dei frati Predicatori in
Parma non abitavano allora che quattro frati per custodire il locale.
Poichè i frati Predicatori fuggirono da Parma per cagione di una donna
che si chiamava Alina, che l'avevano que' frati fatta bruciare viva per
eretica; nè erano ancora ivi tornati ad abitare, stantechè a ritornare
volevano esserne onorificamente pregati; ma i Parmigiani si curavan
poco di loro, perchè riguardo ai Religiosi sono sempre duri e poco
ossequenti. Parimente, nello stesso millesimo, i Parmigiani costruirono
una grossa muraglia lungo il torrente Parma, ad oriente della chiesa
di S. Maria del Tempio[82], a partire dal ponte di donna Egidia verso
il ponte di pietra, sul quale decorre la strada publica, ed ove si
vendono le mercerie. Così in quell'anno eressero due torri in riva al
Taro, l'una sulla destra, l'altra sulla sinistra di quel torrente, là
dove esso mette foce in Po; e stesero una catena di ferro tra l'una
e l'altra torre, acciocchè nessuno potesse in quel luogo entrare nè
uscire per acqua con merci senza il placito dei Parmigiani. Altrettanto
fecero sull'Enza, dove presso Enzano sbocca in Po; altrettanto sulla
Parma, presso Colorno, ovvero Copermio. In quell'anno nella villa
di Poviglio, che è nella diocesi di Parma, nel breve giro di tre
mesi morirono ottanta uomini; e questa è regola generale, ossia una
sperienza provata, che quante volte vi è morìa di bovini, altrettante
l'anno successivo sopravviene mortalità di uomini. Infierì anche
in Roma una micidiale pestilenza, sicchè sotto Papa Onorio IV, di
soli mitrati tra Abbati e Vescovi, dalla Pasqua sino all'Assunzione
della beata Vergine, ne morirono ventiquattro. E nello stesso anno
i Parmigiani deliberarono di fare un ponte di pietra sul Taro, che è
distante da Parma cinque miglia, sulla strada pubblica, che va a Borgo
S. Donnino. Inoltre costruirono una torre nel castello di Grondola[83],
che hanno sull'Apennino a tre miglia da Pontremoli. Ma per isvolgere
meglio questo argomento delle opere fatte dai Parmigiani, è necessario
rifarci indietro, e nominare anche quelle che furono compiute prima che
noi fossimo nati.
a. 1196
L'anno dunque dell'Incarnazione del Signore 1196 fu cominciato il
battistero di Parma; e mio padre, come ho saputo da lui stesso,
collocovvi la pietra fondamentale per memoria e ricordo ai posteri.
Tra il battistero e casa mia non vi era spazio in mezzo. E mio padre si
chiamava Guido di Adamo, ed io figlio suo frate Salimbene dell'Ordine
de' frati Minori.
a. 1199
L'anno 1199 que' di Borgo S. Donnino fecero stormo co' carrocci contro
i Piacentini e i Milanesi e quelli che tenevano da parte loro, e furono
sconfitti i Borghigiani.
a. 1207
L'anno 1207 furono fatte le pile del ponte di pietra sul torrente
Parma, e nevicò strabocchevolmente e si chiama la neve di S. Agata,
perchè fioccò in quel giorno, e i nati dopo d'allora la ricordano e
ne parlano come di cosa straordinaria, chè arrivò all'altezza della
statura d'un uomo. E fu quell'anno stesso che il beato Francesco fondò
l'Ordine de' frati Minori, regnando Papa Innocenzo III, nel decimo anno
del suo pontificato, e visse nell'Ordine stesso venti anni interi.
a. 1210
L'anno 1210 furono scavate le fossa di santa Croce di Parma, e
l'Imperatore Ottone venne a Parma.
a. 1211
L'anno 1211 fu coniata la prima moneta dei piccoli denari di Parma, e
si incominciò la fabbrica della casa della Religion Vecchia di Parma.
a. 1213
L'anno 1213 i Cremonesi, da soli, rapirono il carroccio ai Milanesi.
a. 1215
L'anno 1215 Roberto di Manfredo di Pio, Modenese, fu Podestà di Parma,
e i Parmigiani e i Cremonesi assediarono Castelnovo de' Piacentini.
a. 1216
L'anno 1216 gelò il Po.
a. 1217
L'anno 1217 si raccolse un esercito a Zibello[84].
a. 1221
L'anno 1221 Torello Strada di Pavia fu Podestà di Parma; e allora si
cominciò a fabbricare il palazzo nuovo del Comune di Parma.
a. 1222
L'anno 1222 fu Podestà di Parma Enrico degli Avvocati di Cremona; e
quest'anno sul principio della sua Podesteria si ebbe, per Natale, uno
spaventevole terremoto, che spesso è rammemorato da chi sopravvisse, od
è nato dopo.
a. 1224
L'anno 1224 fu Podestà di Parma Manfredo Cornazzani, e morì Obizzo
Vescovo di Parma, oriondo di Lavagna, e zio di Papa Innocenzo IV.
a. 1226
L'anno 1226 venne a Parma Federico Imperatore.
a. 1227