Sappiate ch'io ho confessato lui e tutti i suoi satelliti, e che li

ho assolti e mandati a far penitenza, ed io aveva anche ammesso il

Castellano all'Ordine del beato Francesco, ed ora veniva qui per udire

la predica; corriamo dunque tutti e liberiamolo. Si diedero tutti a

correre velocemente, ma arrivati sol luogo del patibolo, eravi già

su penzolone e spirante. Ad un cenno di frate Bertoldo fu deposto, e

trovarongli attorno al collo una carta scritta a caratteri d'oro che

diceva: Sapienza 4.º: _Maturato egli in breve tempo compiè una lunga

carriera: conciossiachè era cara a Dio l'anima di lui; per questo egli

si affrettò di trarlo di messo all'iniquità._ Allora frate Bertoldo

mandò chiamando i frati Minori del convento della città, pregandoli

di portare una croce, un feretro, e un abito da frate e accorressero a

vedere e udire le mirabili opere del Signore. Così fu fatto; e riferì

loro tutto intero il caso. Trasportarono il corpo di lui, e gli diedero

onorifica sepoltura nel convento de' frati Minori, lodando il Signore

che opera tali miracoli.... L'anno 1284, indizione 12.ª, millesimo

che abbiamo già più sopra cominciato, settantadue di quelli che si

chiamano apostoli, e non li sono, tra' quali ve n'erano di giovani

e di vecchi, viaggiavano per la publica strada, passando per Modena

e per Reggio, diretti a Parma per vedere frate Gherardino Segalello,

che era stato il loro istitutore, mettere nelle mani di lui ogni loro

avere, essere da lui benedetti, e con licenza di lui viaggiare pel

mondo. Ed egli condusseli entro una chiesa vicino a Parma, li spogliò

tutti, li rivestì, li ammise all'Ordine degli apostoli, li benedisse,

e poi li lasciò liberi dì andare dove volessero. Papa Gregorio X da

Piacenza, in pieno Concilio a Lione, interdisse loro di aggregarsi

nuovi proseliti e di moltiplicarsi; pure vestono ancora quel loro abito

e vanno girovagando e folleggiando pel mondo; nè hanno il timore di

Dio, nè reverenza per l'uomo, cioè pel Sommo Vicario di Gesù Cristo,

e credono di essere in istato di salvezza, mentre non obbediscono alla

Chiesa romana. Parimente lo stesso anno, pochi giorni dopo le predette

cose, arrivarono per la stessa strada pubblica, dodici donzelle

avvolte in mantelli attorno alle scapole, che dicevano di essere

sorelle apostolesse degli uomini preaccennati, e andavano a Parma a

visitare Gherardino Segalello per lo stesso preindicato scopo. Questi

uomini, che dicono di essere, ma non sono apostoli, e sono invece

ribaldi e uomini grossolani e bestiali, conducendo secoloro queste

donne, credevano di fare ciò che l'Apostolo disse ai Corinzi 9.º:

_Non abbiamo noi podestà di menare attorno una donna sorella_? Nello

stesso millesimo Papa Martino IV mandò lettere di comando di predicare

la crociata contro Pietro d'Aragona, che aveva occupato la Sicilia; e

metteva innanzi quattro ragioni, per le quali voleva che si predicasse

una crociata contro di lui. La prima, perchè aveva occupata una Terra

della Chiesa, e contro la volontà della Chiesa tenevala, nè s'induceva

ad abbandonarla. La seconda, per aiutare e favorire Re Carlo, a cui la

Chiesa aveva data quella Terra. La terza, perchè colà si moltiplicavano

gli eretici, nè gli inquisitori dell'eresia potevano andarvi, a cagione

degli ufficiali che vi teneva Pietro d'Aragona. La quarta, perchè

l'esercito di Pietro d'Aragona che stanziava in Sicilia, impediva

di soccorrere Terra Santa, che di là ab antico traeva abbondanza di

vettovaglie e d'armi e d'armati. Ma la crociata non si predicò, perchè

dopo breve tempo avvenne la morte di Re Carlo e del Sommo Pontefice

romano.

a. 1285

Di fatto l'anno seguente, cioè 1285, indizione 13.º il giorno subito

dopo l'Epifania, ed era Domenica, Re Carlo morì presso Foggia, fu

portato a Napoli, ed ivi sepolto[68]. E noto che, dopo parecchi

anni di regno, morì il giorno compleanno della sua incoronazione.

Egli fu ottimo guerriero, e lavò l'onta di que' Francesi, che erano

andati oltremare con Re Lodovico il Santo. Lasciò dopo sè molti eredi

legittimi, figli e nipoti, e della sua morte una santa donna n'aveva

avuta chiara visione. Una donna di Barletta, nello stesso anno 1285,

ebbe una visione mostratale da Dio, della quale parlandone ai frati

Minori, di cui era dovota, disse: Ho veduto in una visione notturna

uno che stava davanti a me e diceva: Prima che avvenga, sappi sin

d'ora che, entro un anno, per volere di Dio, quattro notabilissimi

personaggi entreranno nel regno della morte, _ove è la sede assegnata

ad ogni vivente_ Giobbe 3.º: E il primo sarà Re Carlo; il secondo, Papa

Martino; il terzo, Filippo Re di Francia; il quarto, Pietro d'Aragona.

E gli eventi s'argomentarono di provarlo; conciossiachè ogni cosa

succedette giusta la predizione. Questa donna, quando morì Re Carlo,

ebbe un'altra visione, e raccontandola ai frati Minori, disse: Parevami

d'essere in un ampio e bellissimo giardino, ove vidi un gigantesco e

terribile drago, dal cui cospetto io spaventata fuggiva con quanta lena

di correre io aveva. Ma il drago di corsa velocissima m'inseguiva,

gridando e pregandomi con voce umana di aspettarlo, chè mi voleva

parlare. Avendo io udito quella voce che suonava umana, mi soffermai,

volendo udire che cosa dicesse; e voltami a lui, gli dico: Chi siete

voi, e che volete dirmi? E in risposta disse: Io sono Re Carlo, che

abitava in questo bellissimo Giardino, d'onde Pietro d'Aragona con

un frusto di carne ora mi scaccia. E alludeva alla moglie di Pietro

d'Aragona, per cagion della quale occupò contro Re Carlo il Regno di

Sicilia. E che la moglie venga significata col nome di Carne, si ha in

Giobbe 1º.... Dopo poi che i frati Minori ebbero saputo della morte di

Re Carlo, riconobbero che quella donna aveva veduta una visione vera.

Nello stesso millesimo, dopo la morte di Re Carlo, si vide un'ecclisse

di luna, ai 4 di Marzo, nell'ora in cui cantavamo il mattutino, cioè

nella Domenica di _lætare Jerusalem_ (_allegrati, Gerusalemme_); nella

quale Domenica il Sommo Pontefice dà la Rosa. Questa Rosa è d'oro e

contiene entro di se musco e balsamo; in che si rappresenta la Trinità

delle sostanze di Cristo.... Il musco, che trasuda dal liocorno, e

colla sua essenza aromatica conforta lo spirito, significa il corpo

di Cristo...... Il balsamo, che è caldo e odorifero, denota l'anima

di Cristo..... L'oro...... raffigura la divinità..... Il Papa dona

questa Rosa al Prefetto di Roma. Il Papa dunque dando la Rosa viene

a significare le accennate sostanze e spiega il mistero. Parimente

il Doge di Venezia co' suoi Veneziani, nel giorno dell'Ascensione del

Signore, sposa il mare coll'anello d'oro; parte per festa ed allegria;

parte mosso da una specie di antica idolatria, per la quale i Veneziani

sacrificano a Nettuno; parte, per indicare che i Veneziani hanno il

dominio del mare. Poi i pescatori, a cui piace, chè d'altronde non

vi sono forzati, si cavan nudi, e colla bocca piena di olio, che poi

mandan fuori, si buttano nel profondo del mare a ripescare l'anello;

e chi lo può trovare, senza contrasto, è suo.... Nel millesimo

stesso sussegnato, la Pasqua cadde ai 25 di Marzo, cioè il giorno

dell'Annunciazione della Beata Vergine, la qual coincidenza alcuni

credevano infausta; il che si aspetta che accada di nuovo fra dieci

anni, cioè nel 1295. E nello stesso anno, il giorno della Pasqua di

Risurrezione, Papa Martino IV fece un solenne pontificale; e poi nel

Mercordì fra l'ottava, nel qual giorno si cantò alla messa l'introito

_Venite, benedicti_ (_Venite, o Benedetti_), chiuse la sua carriera

mortale; e volle essere sepolto ad Assisi nella chiesa del beato

Francesco, perchè era amico intimo dell'Ordine de' frati Minori. E

immediatamente, dopo l'ottava di Pasqua, ai 2 d'Aprile, ebbe successore

Giacomo Savelli Romano, che era del novero del Collegio de' Cardinali,

anzi ne era l'anziano, vecchio, carico d'anni, malazzato, affetto di

podagra e di chiragra; e prese nome Onorio IV. Dopo che fu fatto Papa,

andò subito a Roma, e richiamò i Cardinali, sparsi in Legazioni per le

varie provincie, a fine di trattare con loro della pacificazione del

mondo. Era stato lasciato esecutore del testamento di Papa Martino IV;

e mandò al figlio di Re Carlo, che era in Sicilia prigioniero di Pietro

d'Aragona, un ingente tesoro in grazia di amicizia; e incoronò Carlo,

nipote di Re Carlo; e si spera che farà molto bene, come si dice, e

come pare che egli stesso assicuri....

Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla sua finezza

tenta di trarre in inganno i servi di Dio.

Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso riconobbe

d'essere stato deluso. Vivente ancora Papa Martino, al religioso

preaccennato frequentemente appariva il diavolo, e gli prometteva il

Papato per subito dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come

raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio confidenziale

intorno a questa cosa, pareva che non si curasse del Papato, se non

in quanto desiderava, diventando Papa, di poter rappacificare il

mondo. Ma l'amico tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima,

gli disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non era

persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali, a cui spetta

l'elezione, non avevano di lui nessuna conoscenza; ma egli rispondeva

che quell'elezione non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e

fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato nella

ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso preaccennato, a cui

tali cose accaddero, era un frate Minore, di cui taccio il nome a

fine di bene.... Tutte queste prenarrate cose, quando quarantacinque

anni fa, io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo,

il quale, quando avvennero, dimorava nel convento di Pisa, ed

ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie del diavolo....

Visse un sant'uomo, frate Minore, nativo d'Imola, di nome Benintendi,

sublimato all'Ordine del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più

anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore, ogni notte

faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni giorno tutto il tempo

di vita sua. Una volta fu condotta a questo frate una donna invasa

dal diavolo..... Ad uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso

e deluso con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone

Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi il beato Francesco,

quando il suo compagno fu una notte bastonato dai demonii alla Corte di

un Cardinale, si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del

nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia di sè stessi.

Anzi io penso ch'egli abbia permesso a suoi gastaldi di irrompere sopra

di noi, perchè questa nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa

buon esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte Bardone, vi

è un castello, che si chiama Berceto, trenta miglia distante da Parma.

Era di quel paese un certo chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a

Parma. E quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio,

che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo delle asse, fu

ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei, e cominciò a scongiurare

il diavolo, comandandogli di uscire da quella donna: e il demonio

rispose: Uscirò sì da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la

quale tu non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire da' miei

abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io farò che tu sia ucciso tra

breve, e che tu altri ucciderai. E l'evento avverò la minaccia. Pochi

mesi dopo, in Parma stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con

un Arduino di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò contro

un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto me l'ha raccontato

chi era presente, e vide quando l'un l'altro si uccisero; e quale

dalle labbra di lui la ho udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu

frate Giacomino de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è frate

Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio, ne fu pienamente

libera, ed è in Parma nel monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il

Ghidini suo marito entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi

a mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo al passato, e

uscì dal convento durante il noviziato, e vive nel secolo, acciocchè

_chi è ingiusto sielo ancora più: e chi è contaminato contaminisi

vieppiù_ ecc. Apocalissi 22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo

di lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello stesso

giorno suoi bagagli per partire all'indomani da Parma, e ritornare

alla terra nativa. La terra, d'ond'era nativo, si chiama Chiavari, in

riva al mare, nella diocesi di Genova, presso Lavagna, dove abitavano

i frati Minori. Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso si

ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino di quella terra è

generoso e delizioso tanto, che possono qui trovar loro luogo i versi

fatti per quel liquore da un certo Trutanno, che disse:

Vinum de vite —

— det nobis gaudia vitæ.

Si duo sunt vina, —

— mihi de meliore propina.

Non prosunt vina —

— nisi fiat repetitio trina.

Dum quartum poto,

— succedunt gaudia voto.

Ad potum quintum, —

— mens vadit in laberyntum.

Sexta potationum —

— me cogit abire supinum

Se il vin di grappoli — Il sen m'innonda,

Sento rinascermi — vita gioconda.

Se hai vin, che è lacrima — D'uve diverse,

Dei più gradevole — Vo' me ne verse.

Se non ripetesi — Tre volte a prova,

Tre volte il bevere, — Il ber non giova.

Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo,

Mi grilla il giolito — Sin nel midollo.

Se un'altra ciotola — M'empie i desiri,

Mi danno il dondolo — I capogiri.

Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto,

Supin mi corico; — Sono arcicotto.

..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e di esempi di

pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara, che in Ispagna liberò i

sommersi in un fiume.... Parimente quello del beato Francesco, tuffato

da' ladroni nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva,

cantava in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio: _mentre

a corpo seminudo_; e come disse il beato Francesco stesso: Se il

diavolo può avere tra mani un pelo d'un uomo, tosto lo fa crescere in

una trave; e come disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una

volta che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in persona:

Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del demonio, è tanto,

quanto precipitarsi dalla guglia di un'altissima torre, e, giunti a

mezzo, volersi appigliare ad un palo o ad una stanga, per non ruinare

a fondo....... Erano a studio in Bologna tre scolari e amici Toscani,

i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme nell'Ordine

de' frati Minori. E sperando senza dubbio di entrare nell'Ordine del

beato Francesco, come avevano deliberato, convennero nella proposta di

andare uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire e fare

le altre spese, volute dalla convenienza di chi lascia il mondo, ed

entra novizzo in una Religione... Passato Casalecchio[69] e arrivato

al ponte del Reno sulla via che va a Crespellano[70], il diavolo

gli diede uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse

e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel Polesine, e non

fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine è la terra, in cui frate

Pellegrino di Bologna aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi

è uomo tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non beve

mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte Ministro nell'Ordine

de' frati Minori, cioè nella provincia di Grecia e nella provincia

di Genova). Ma non vedendosi ritornare il primo compagno, perchè nol

poteva, essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti a

Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana per il medesimo scopo del

primo, ed anche per far ricerche dell'amico smarrito; ma arrivato al

luogo sopradetto, e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò

dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare, una grossa

pietra che gliene franse il cranio, e cadde subito morto, e fu quivi

sepolto presso la stessa chiesa. Ma non ritornando neppure il secondo,

perchè nol poteva, il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso

avesse incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori[71], dalla cui

bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale mentre era ancora nel

noviziato di Bologna, fu compagno di un frate sacerdote, che andava a

confessare nel Polesine. E trovandosi quel frate, che era sacerdote,

occupato in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare

con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che pareva crudele

e terribile. A cui frate Pietro disse: Io riconoscerò che veramente hai

il demonio in corpo, se saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che

avvenne di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun di

loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a parlare, e parlava un

sì corretto latino, che frate Pietro se ne meravigliò altissimamente,

a udire un uomo rozzo e campagnuolo parlare così, e in quel modo

argomentare. Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni,

disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra è detto.

E ricercatolo del terzo compagno, rispose: Non so che sia avvenuto

del terzo perchè fuggì e si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non

sfuggirmi, poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque

ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in ambe le orecchie.

Interrogò dunque frate Pietro gli abitanti di quella terra, se il

demonio avesse detto il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto,

ed attestarono che era vero punto per punto quanto il diavolo esponeva.

Avendo poi fatto cercare accuratamente dell'altro compagno riseppe

essere egualmente vero. E tanto basti. Crebbe costui nell'Ordine

de' frati Minori, diventò uomo di molta letteratura, peritissimo nel

diritto canonico, buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese;

e passando giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi, fu

eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia, e in Toscana

sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti, che insultava facilmente

e copriva di vituperi le persone per poterle tenere a stecco. Esaltava

cui voleva, cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso,

volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero e maledetto,

odiato terribilmente da Papa Alessandro IV; e detestato a morte.

Era figlio di un Sacerdote della diocesi del predetto Papa, quando

questi era ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro e

Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii, commise tante

turpitudini ed enormità, che non sono da raccontare, per cui fu dai

frati condegnamente castigato. Più volte uscì dall'Ordine, e terminò

malamente la sua vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano

vere anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto tutte

queste cose ho narrato avendone porta occasione quel frate che fu

ingannato dal demonio, a cui compariva e prometteva il papato; cose che

possono tornare utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo.

... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo ciò che resta

a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo che incominciammo già

più addietro, tutto il mese di marzo fu tanta la molestia delle pulci,

e ne fu tanta l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per piena

estate. E perciò mi tornano a mente que' versi soliti a dirsi:

In _x_ finita —

— tria sunt animalia dira:

Sunt pulices fortes, —

— cimices, culicumque cohortes;

Sed pulices saltu —

— fugiunt, culicesque volatu;

Et cimices pravi —

— nequeunt foetore necari etc.

Tre v'hanno insetti a nomi in X cadenti:

Pulci, zanzare e cimici fetenti.

La pulce fugge a salti e ti canzona;

Va la zanzara a volo, e 'l flauto suona;

La cimice se schiacci uggiosa e lenta,

Col vindice fetor a te s'avventa; ecc.

Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II · 第 9 / 25 段