L'anno 1279, indizione 7ª, nella diocesi di Reggio fu preso un

lupo[35], che divorava i ragazzi. E nello stesso anno, nel mese

di Febbraio, Tommasino di Gorzano e quei di Banzola di soppiatto

occuparono Bismantova, e ne portarono via roba, vettovaglie e tutto

quanto vi si trovava; e nello stesso mese i prenominati invasori

consegnarono ogni cosa nelle mani di un milite del Podestà di Reggio

pel Comune, che ne pagò mille lire reggiane. Nel mese di Maggio poi

morì Aimerico da Palù in Parma, e fu sepolto nel convento de' frati

Minori, e dai Parmigiani si ebbe distinte dimostrazioni d'onore tanto

alla morte, quanto sulla tomba. E lo stesso anno, nel mese di Febbraio,

o sul principio di Marzo, fu segnata la pace tra i Torriani e quei

di Lodi da una parte, e i Milanesi dall'altra. E, nel mese d'Aprile,

a Reggio furono giurate e contratte parentele tra quei di Fogliano e

Antonio de' Roberti, tra Giacomino di Rodiglia e Guido da Tripoli, e

tra Guido di Bibianello e Guglielmo di Canossa. E poscia, in Aprile

o in Maggio, quei di Bismantova rioccuparono Pietra Bismantova;

e un certo numero di fanti e di cavalli da Bologna e da Parma con

balestrieri di Modena andò a oste colà, e vi stettero quindici giorni;

finchè quelli di Bismantova restituirono a patti quella Terra al Comune

di Reggio, e si ritirarono. (Nel soprassegnato millesimo due Re co'

loro eserciti si azzuffarono e n'ebbero aspra ed accanita battaglia,

cioè Rodolfo Re de' Romani, che coll'assenso di Gregorio X era stato

eletto al seggio d'Imperatore, e il Re di Boemia; urtarono dunque

l'uno contro l'altro, e Re Rodolfo ne riportò la vittoria e uccise

il Re di Boemia; e l'uno e l'altro erano buoni amici dell'Ordine

de' frati Minori). Lo stesso anno, nella festa dei SS. Apostoli

Filippo e Giacomo, cioè il 1º Maggio, un fortissimo terremoto scosse

la Marca d'Ancona, sicchè due parti di Camerino[36] subissarono, e

molte vittime si ebbero a deplorare: Fabriano, Matelica, Cagli, S.

Severino e Cingoli, tutti questi castelli ruinarono, e parimente

Nocera, Foligno, Spello[37], e in breve tutti i castelli, che sono

tra que' monti ne furono assai malconci. Così tre monti tra i quali

eranvi artificialmente formati due laghi e costrutto un castello si

riunirono; e i laghi e il fiume, che col rigurgito delle acque li

formava, ed il castello restarono sepolti. In Romagna e sui monti

tra Firenze e Bologna ruinarono castelli ed ogni sorta di edifici con

innumerevoli vittime sotto le ruine; e tanto timore invase l'animo di

tutti, che da quelle parti nessuno s'attentava più di stare in casa,

neppure il Legato Cardinale Latino. Nella Marca d'Ancona e altrove

si rappacificarono molte discordie per timore e per l'aspettazione di

imminente pericolo. Fu fatta anche pace tra i Bolognesi e i Romagnoli

per mediazione del Cardinale Latino dell'Ordine dei Predicatori. Così

nello stesso anno, verso il giorno d'Ognissanti, fu la città di Parma

interdetta dagli uffici ecclesiastici, per cagione di due donne, che

in quella città furono bruciate vive per eretiche (delle quali una si

chiamava Alina, l'altra era una sua seguace) e per cagione de' frati

Predicatori e del Cardinale Latino. Come pure verso Natale furono di

nuovo espulsi da Bologna quelli che vi erano rientrati per la fatta

concordia, cioè i Lambertazzi, perchè pretendevano un trattamento pari

a quello dei partigiani della Chiesa. (Parimente nel suddetto millesimo

fu ucciso Francesco Cavatrutta di Parma per intrighi e sollecitazioni

di un certo capo di assassini, che si chiamava Cecco Tosco di Firenze.

Accorse dunque alla chiamata di costui Guglielmo Bestiario de'

Lambertini di Bologna con alcuni malfattori, e lo ferì di spada nel

palazzo del Comune di Bologna, e lo dilacerarono a brandellini, e lo

gettarono giù dal palazzo come vile carname. Allora era Podestà di

Bologna Guglielmo Putagio di Parma, e frate Ghifredo Pagani di Parma

era Guardiano de' frati Minori di Bologna). Nello stesso millesimo si

videro anche le imposture di miracoli di un certo Alberto, che stava a

Cremona e che era stato un portatore e ad un tempo un tracannatore di

vino, non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne faceva correr

voce, operò molti miracoli a Cremona, a Parma e a Reggio. In Reggio

alla chiesa di S. Giorgio, e del beato Giovanni Battista; a Parma nella

chiesa di S. Pietro, che è presso la piazza nuova, ove avevano la loro

stazione, tutti i brentori di Parma ossia i tracannatori di vino; e

beato chi li poteva toccare, o dare loro qualche cosa del proprio;

altrettanto facevano le donne. Ed univano compagnie per le parrocchie,

ed uscivano per le vie, e per le piazze, per andare processionalmente

alla chiesa di S. Pietro, ove si veneravano reliquie di quell'Alberto;

e cantando portavano croci e gonfaloni, e facevano offerte di porpore,

sciamiti, broccati, baldacchini[38] e molti denari; che poi i brentori

si dividevano tra di loro e tenevano per sè. La qual cosa vedendo i

parrochi si affrettarono a far dipingere le immagini di quell'Alberto

nelle loro chiese, perchè crescesse il numero e il pregio delle

offerte. E non solo in quel tempo si faceva dipingere l'immagine di lui

nelle chiese, ma anche sui muri, sotto i porticati delle città, delle

campagne e de' castelli. Il che è contrario alle leggi ecclesiastiche,

le quali proibiscono di venerare le reliquie di chi non è stato dalla

Chiesa riconosciuto e ascritto all'albo dei Santi; nè si può dipingere

l'immagine di alcuno come di Santo, se prima non ne sia pubblicata

la canonizzazione. Laonde i Vescovi, che permettono tali abusi nelle

loro diocesi, meriterebbero d'essere rimossi dal loro ufficio, cioè

meriterebbero d'essere spogliati della loro dignità episcopale.........

E chiunque avesse mancato d'intervenire a queste solennità, si

riguardava come un eretico che le avesse in odio. E i secolari andavan

dicendo a chiara e viva voce ai frati Minori ed ai Predicatori: Voi

credete che non possano far miracoli che i vostri Santi; ma siete

pure in inganno; ed ora lo si vede da questo. Ma Iddio sbugiardò

presto l'accusa infame, apposta a' suoi servi ed amici, mettendo in

chiaro la menzogna di coloro, che li avevano accusati, e castigando i

calunniatori degli innocenti. Di fatto, arrivato un tale da Cremona,

che diceva d'aver portato una reliquia di questo S. Alberto, cioè

il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati i Parmigiani,

uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi, giovani, chierici, secolari,

e tutti i Religiosi, e con processione lunga, infinita, portarono

quel dito alla chiesa matrice, che è quella della Vergine gloriosa; e

collocato quel dito sull'altare maggiore, s'accostò Anselmo Sanvitali,

Canonico della cattedrale, e, a volte, Vicario del Vescovo, e lo baciò.

Ma sentito odore, cioè fetore d'aglio, e dettolo agli altri preti,

s'accorsero anch'essi e riconobbero che erano stati gabbati, poichè

non trovarono che fosse nulla fuorchè uno spicchio di aglio; e così

restarono canzonati i Parmigiani e beffati, i quali _folleggiarono in

vanità e diventarono vani_. In Cremona, nella chiesa ove era sepolto

quell'Alberto, i Cremonesi volevano dimostrare che Dio per mezzo di lui

operava miracoli; e perciò da Pavia e da altre città Lombarde molti

infermi vi si facevano condurre per liberarsi dalle loro infermità.

Accorsero anche da Pavia a Cremona molte nobili donne e donzelle,

alcune per divozione, altre per isperanza di guarigione........ e

perciò di gran lunga sbaglia il peccatore, o il malato, che abbandona i

Santi conosciuti a prova, e si rivolge ad invocare l'aiuto di chi non

può essere esaudito...... Nota però e considera che come i Cremonesi,

i Parmigiani, e i Reggiani folleggiarono per Alberto brentore, anche

i Padovani avevano folleggiato prima per un certo Antonio, che era un

pellegrino, e i Ferraresi per un certo Armanno Pungilupo..............

Iddio realmente ascolta anche le invocazioni del beato Francesco, del

beato Antonio, di S. Domenico e de' figli loro, ai quali debbono dare

ascolto i peccatori. Ma la venerazione di tali nuovi Santi nasceva

da molteplici cause: da parte de' malati, per ricuperare la sanità;

da parte de' curiosi, per vedere novità; da parte dei preti, per

invidia che hanno de' moderni Religiosi; da parte dei Vescovi e dei

Canonici, pel lucro che ne ritraggono, come è palese nel Vescovo e

ne' Canonici di Ferrara, che guadagnarono molto per la divozione di

Armanno Pungilupo; e finalmente da parte di coloro che vagavano fuori

delle loro città, come partigiani dell'Impero, i quali speravano, in

occasione de' prodigi operati da questi nuovi Santi, di rappacificarsi

coi loro concittadini, essere rimessi in possesso de' loro averi, e di

finirla d'andare vagolanti pel mondo. Nel millesimo sussegnato, cioè

1279, indizione 7ª, fu rotta la pace di Milano, perchè il Marchese

di Monferrato ingannò e tradì i Torriani, come fece divulgare per la

Lombardia il Patriarca, che era uno de' Torriani. Però ebbe luogo la

pace de' Bolognesi, che nel mese di Settembre rientrarono in Bologna; e

fu fatta una tregua e una pace tra' Bresciani e i Mantovani. E, l'anno

stesso, i frati Predicatori di Parma fuggirono e si ricoverarono a

Reggio, perchè i Parmigiani si sollevarono contro di loro, a cagione

di una donna, cui essi avevano fatta arrostire come una gazzera. Perciò

i Parmigiani furono scomunicati da frate Latino Cardinale e Legato del

Papa, che era a Firenze, e che apparteneva all'Ordine dei Predicatori.

E un venerdì, 22 Dicembre, fu rotta la pace tra i Bolognesi della città

e i fuorusciti. Vi fu guerra civile, e molti ne rimasero morti, e una

quasi innumerevole quantità di case, che appartenevano a quelli del

partito dei Lambertazzi, furono incendiate e diroccate dal partito

avverso; laonde per timore di peggio i Lambertazzi uscirono dalla

città.

a. 1280

L'anno 1280, indizione 8ª, uno staio di seme di canapa si vendeva 16,

sino a 20 soldi imperiali. E in quell'anno i Parmigiani incominciarono

a fare i cavi per murarvi le fondamenta di un castello presso a Cadeo

sulla strada pubblica[39], e nel mese di Marzo scavarono le fossa di

quel castello nella contrada di Cella, e lo chiamarono il castello

della Croce. E i Mantovani fecero un ponte nella contrada che si chiama

Brazzolo[40]. E nel mese di Agosto, nell'ottava dell'Assunzione della

beata Maria Vergine, morì Papa Nicolò III. E i partigiani dell'Impero,

di Faenza e di molte altre Terre della Romagna, uscirono dalle loro

città. Il Conte di Romagna, che era Podestà di Bologna, cominciò allora

a parteggiare per gli anzidetti Bolognesi. Nello stesso anno firmossi

una pace fra quelli di Padova e di Verona, e la fazione imperiale

lasciò Bologna; nel Settembre la parte imperiale uscì di Vercelli.

Nello stesso anno insorse discordia tra Guglielmo Vescovo di Reggio, i

preti della città e della diocesi di Reggio stessa da una parte, e Dego

Capitano del popolo e il popolo di Reggio dall'altra, a cagione delle

decime, parendo che i preti volessero esigere troppo dal popolo e dalla

città. Perciò il Capitano con ventiquattro difensori delle ragioni del

popolo statuirono leggi contro i laici collettori delle dette decime;

e per cagione di quelle leggi il Vescovo scomunicò il Capitano, i

ventiquattro Avvocati e tutto il Consiglio generale del popolo, e

oltracciò pubblicò l'interdetto su tutta la città. D'onde il popolo in

furore elesse altri venticinque popolani, tra' quali sette Giudici (e

ne' predetti ventiquattro, ce n'erano già quattro di Giudici) e presero

gravissime deliberazioni contro il clero: 1º che nessuno dovesse

pagare decima di sorta nè dare consiglio, aiuto o favore ai preti, nè

con loro trovarsi commensali, nè prendere servigio in casa loro, nè

abitare in loro appartamenti, nè prendere da loro mezzadrie, nè dar

loro da bere nè da mangiare (e molte altre pene ognuna delle quali

per sè gravissima), nè macinare, nè cuocer pane nel forno per loro, nè

radere la barba, nè prestare a loro ministero di sorta; arrogando a sè

stessi, i preaccennati sapienti, autorità di dire, stabilire, ordinare

a loro talento ed arbitrio checchè loro piacesse riguardo al clero.

La quale autorità fu poi loro confermata dal Consiglio generale del

popolo; e tutte le suddette ordinanze furono approvate ed osservate

tanto dal popolo in ogni singolo individuo, quanto dal corpo della

milizia e da tutti i buoni uomini. E in quell'occasione molti mugnai

furono condannati a pagare cinquanta lire reggiane a testa, perchè

contro le dette ordinanze macinarono al di là del termine fissato in

mulini di chierici, e molte altre persone toccarono multe. Nello stesso

anno, cioè 1280, Tebaldello, verso la festa del beato Martino Vescovo,

a tradimento pose Faenza in mano a quelli che erano del partito della

Chiesa, cioè in mano ai Bolognesi e ai Manfredi di Faenza, ed espulse

i suoi; e colse il momento, in cui la massima parte de' suoi erano

all'assedio di un castello. Lo stesso anno i Parmigiani restituirono ai

Cremonesi il carroccio, che tolsero loro quando fugarono da Vittoria

l'Imperatore Federico II; ed i Cremonesi ne ricambiarono i Parmigiani

restituendo il carroccio, che avevano loro tolto in altra occasione;

e questi scambi furono eseguiti con reciproche onorificenze, in mezzo

all'allegria, ed all'esultanza d'ambe le parti, la vigilia della

natività della beata Vergine Maria, che era una Domenica. E le due

città accorsero in aiuto di Lodi con fanteria e cavalleria contro i

Milanesi e il Marchese di Monferrato, che per distruggerla s'era mosso

con tutti gli altri Lombardi. Fu anche allora che nel mese di Novembre

Faenza fu presa dai Ravennati e da venticinque soldati Reggiani, che

erano ad Imola pel Comune di Reggio a servigio de' Bolognesi, e da

alcuni militi del Conte, e dai Bolognesi stessi, che dopo accorsero

colà, e dopo loro tutta la milizia de' Parmigiani e de' Reggiani, che

corse sino ad Imola. E molti Bolognesi furon morti, molti prigionieri,

tra' quali se ne contarono quarantacinque che erano dei più valenti.

E fu uno de' grandi e potenti di Faenza che pose la sua città in mano

ai Bolognesi, e si chiamava Tebaldello de' Zambrasi. Questi, ch'io ho

veduto e conosciuto, e fu un guerriero valoroso come un secondo Jefte,

non era un figlio legittimo; pure un fratello di lui, frate Zambrasino

dell'Ordine de' Gaudenti, gli assegnò mezza l'eredità paterna, perchè

riconosceva in lui un uomo intraprendente, e perchè dei Zambrasi

nessuno più sopravviveva tranne loro due; e giacchè c'era da esserne

ricchi ambedue, divise in parti eguali il patrimonio del padre, e

innalzò il fratello a grandezza di stato. E quando i Bolognesi della

città, quelli cioè che si dicevano partigiani della Chiesa, fecero il

loro ingresso in Faenza, mezza Faenza era all'assedio di un castello

coi Bolognesi fuorusciti; e Tebaldello aveva spiato tempo opportuno a

fare sua ribalderia. In quell'anno il ponte di Brazzolo, fatto fare

dai Mantovani, fu distrutto dalla violenza delle correnti d'acque

diluviali, che furono tali da asportare inferiormente, come dicevasi,

quel ponte. Allora fu anche conchiusa una concordia tra il Vescovo di

Reggio e i suoi preti da una parte, e il Capitano del popolo, il popolo

stesso, ed il Comune di Reggio dall'altra, riguardo alle decime, nel

senso che nessuno dovesse essere costretto a pagarle, se non secondo

la propria coscienza; e molti altri patti furono convenuti in quella

concordia. L'anno stesso Sinigallia fu a tradimento data in Signoria al

Conte Guido di Montefeltro, il quale, come ne correva voce, condannò a

morte, e fece uccidere in quella città 1500 persone.

a. 1281

L'anno 1281, indizione 9.ª, Cassone della Torre di Milano fu morto

in battaglia con molti altri Lodigiani dai Milanesi, come anche restò

morto sul campo il Podestà di Lodi nello stesso combattimento, ed era

Scurtapelliccia de' Porta, Parmigiano e consanguineo di Obizzo Vescovo

di Parma. Nello stesso millesimo ed anno fu eletto Papa Martino IV

d'origine francese. Fu eletto alla cattedra di S. Pietro in Febbraio,

e preso dal Collegio de' Cardinali: prima si chiamava Simone. Era stato

Tesoriere della chiesa di S. Martino di Tours, amico de' frati Minori,

de' quali teneva sempre alcuni alla sua Corte, e da loro si confessava.

A questi frati diede anche un ampio privilegio di confessare e

predicare, e promise di fare loro ancora più ampie concessioni. Questi

spedì più volte forze armate contro Forlì, ma il partito della Chiesa

si ebbe la peggio, restandone i militi debellati, fugati, prigioni e

morti, tra' quali cadde anche Tebaldello, due volte traditore della sua

patria, e restò sommerso insieme al suo cavallo nella fossa della città

di Forlì. Morì allora di parte della Chiesa anche il Conte Taddeo e

Comacio fratello di Anselmo de' Corradini di Ravenna, e morirono molti

altri. Della parte contraria vi lasciarono la vita Guido degli Acarisii

di Faenza, e molti altri sì di Bologna che d'altronde, ben degni

d'essere ricordati.

a. 1282

Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II · 第 3 / 25 段