Bologna con Nicoluzzo da Balugano di Jesi, Podestà di Bologna, e con
Malatesta di Vircolo, cittadino di Rimini, Capitano del popolo di
Bologna, fecero una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi
fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della città di
Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero una cavalcata vicino
ad alcuni castelli occupati dai Bolognesi; e ritornando a Faenza si
trovarono di fronte alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in
pericolo, coraggiosamente li assalirono, e, quando piacque a Dio,
la milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e parte ne
furon morti, parte prigioni, parte mortalmente feriti. Questo scontro
avvenne vicino al ponte di S. Procolo, che dista da Faenza due o tre
brevi miglia. L'anno stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi,
invocato l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i Faentini
e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei Bolognesi di parte della
Chiesa, accorse una certa quantità di cavalleria e di balestrieri di
Ferrara, e Modenesi, e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al
ponte di S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come è
detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale esercito vi era
un'infinita quantità di fanti e di cavalli. E avendo essi un giorno,
per devastare l'agro Faentino, passato il ponte, Guido Conte di
Montefeltro, Capitano di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi
fuorusciti, mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che
voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente il Conte
Guido uscì di Faenza con tutta la sua gente, e designò le schiere,
che dovevano battersi; e il Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno
e dall'altro Capitano la designazione delle proprie squadre, il
Conte Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli,
inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse al nulla.
Poscia, disperse, malconciate, passate a fil di spada le milizie, il
Conte Guido si volse contro la caterva de' popolani, che erano oltre
quattromila, e stavano ancora compatti nell'accampamento a guardia del
vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero prigionieri
del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li trasse entro Faenza
e chiuse in carcere. E così i Faentini corsero sul luogo, nel quale
l'esercito era stato a campo, e vi trovarono e presero intatte tutte
le vettovaglie, i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di
salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento perirono
molti cavalieri nobili e potenti, cioè Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio
de' Galluzzi di Bologna, e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325.
Così pure di Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora
Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo, e Guido
Briga figlio del fu Bernardo di Corrado; i quali furono trasportati a
Reggio ciascuno in una sua arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello
e Princivallo, furono sepolti in due tombe separate nel convento dei
frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti feretri
nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro. E tutta la città
uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato, 15 Giugno. Guido Briga,
poi arrivò in un'arca più giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de'
frati Minori. Fu morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era
giudice col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul campo non
fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa vittoria dei Faentini, e
strage dei Bolognesi, accadde nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de'
Minori; e perciò i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare
in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi dell'assedio
di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono; e così per
S. Francesco evitarono mali, per S. Antonio hanno acquistato beni
(_sic_). L'anno stesso 1275 cominciò per la fiera di S. Maurizio a
piovere dirottamente, e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più
giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni, a i fiumi
traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi per la diocesi
di Reggio; e tutto l'inverno fu piovoso. E, in quell'anno e nel
successivo, s'ebbero in pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi
oltre misura copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin
cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve durò più
mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu anche ai monti grande
morìa di maiali e d'altro bestiame, per mancanza di nutrizione. Non
avevano nulla da somministrar loro a pasto, e cuocevano fieno e lo
trituravano per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di Dicembre,
festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce da Lione, Gregorio X con
sua Corte e suoi Cardinali, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo di
Reggio. Il giorno dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi
stette molti giorni infermo.
a. 1276
L'anno 1276, indizione 4ª, ai 10 di Gennaio, festa di S. Paolo, primo
eremita, Papa Gregorio X morì ad Arezzo, città della Toscana. Questo
Papa fu molto zelante delle cose divine, e molto aveva in animo di
fare; ma la morte prematura gli tolse di mandare a compimento i suoi
progetti. Egli depose un Vescovo, che aveva domandato licenza di non
intervenire al Concilio, perchè sospettò che volesse rimanere a casa
per avarizia, cioè per risparmiare le spese...... Così pure biasimò
e vituperò frate Pietro dei Fulconi di Reggio, e lo allontanò da sè,
mentre prima dimorava seco a Corte, perchè accumulava tesori. Tolse il
cappello rosso al Cardinale Riccardo, perchè parve che avesse conferita
una prebenda con simonia. E, fin prima che fosse Papa, furono composti
alcuni versi, ch'egli poi credeva che alludessero a sè, e che per sè
fossero stati profeticamente scritti, ne' quali è detto:
Sanctus parebit, et Christi scita tenebit.
Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae[23].
D'angelico costume un santo austero
Verrà del Cristo a custodire il Vero.
Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci
Di Simon mago miseri seguaci.
Ma riportiamo per ordine tutti i versi, giacchè questo Papa li
riferiva a sè stesso. Questi sono alcuni versi, che furono destinati
ad alcuni Cardinali, e anche ad un certo Capitolo provinciale dei frati
Predicatori, parecchi mesi prima che Papa Gregorio X fosse eletto, come
un sacerdote del detto Ordine, frate degno di fede, disse a me, e mi
diede i versi. Ed io, quasi tre mesi prima della elezione di Gregorio
X, vidi que' versi nel loro testo originale:
Quarto Clementi, dum tertius annus agetur
Papa sacer genti justorum substituetur,
Ac domo Christi succedet sanctior isti,
Patris de coelis servus bonus, atque fidelis.
Huic salvandarum zelus vehemens animarum
Et quod honoretur Deus a cunctis et ametur.
Currus et auriga Christi populis erit iste;
Nam sua non quaeret, sed quae tua sunt,
bone Christe.
Gazas terrenas spernet, discrimine plenas,
Conformis Christo, mundo dum vivet in isto.
Hunc Deus ornabit, et mire clarificabit,
Sanctificabit, magnificabit, glorificabit,
Mundum pacabit, et Ierusalem renovabit.
Fructus terra dabit, Deus orbem laetificabit
Sed prius horribile quiddam parebit in yle
(Idest): in mundo.
Clementi alius sacer succedet et almus,
Cui procuratrix Theotocon ejus amatrix,
Et defensatrix, semperque benigna educatrix.
En circa mille bis centum septuaginta
Tetraque: tunc ille velut annorum quadraginta,
Sanctus parebit, et Christi scita tenebit,
Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae.
Christe, tuum pulcrum tunc nobis, sancte, sepulcrum
Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.
Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.
Cardinibus multam, pones, altissime, mulctam.
Tres Deus orantes, quam saepius et vigilantes,
Quod sic praestetur, clare docuisse videtur.
Dopo Clemente volgerà 'l terz'anno,
E di Clemente quarto avrà lo scanno
Pastor novel di sacro spiro ardente,
Voto e desio della cristiana gente.
Alma che vien dal ciel d'amore accesa,
Niun più santo di lui vedrà la Chiesa.
Dell'uom la perfezion, di Dio la gloria
Saran sua cura sol, virtude e storia.
Cocchio e cocchier del popolo di Cristo,
Brama al regno di Lui sol fare acquisto.
L'oro disprezza, che a virtù fa guerra;
Tesoreggia pel ciel sopra la terra.
In lui magnificenza, in lui splendore
Iddio raduna, e ne fa santo il cuore.
Per lui fia pura dell'altar la face;
Lieto il mondo per lui composto in pace.
Colmo di frutti avrà la terra il seno,
Colmo di gioie il cor, lieto, sereno.
Ma prima il sol vedrà prodigio strano
Che di Clemente il successor sovrano.
Cui la Madre di Dio, Vergine pura,
Guida darà, difesa, amore e cura.
Ecco il dugensettantaquattro arriva
Aggiunto al mille; e sapïenza viva
D'angelico costume, un santo austero
Verrà del Cristo a custodire il Vero.
Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci
Di Simon mago miseri seguaci.
Il gran Sepolcro a liberar di Cristo
Ei viene, e vola al glorïoso acquisto.
E, lo schiavo d'error e di sofisma
Acheo converso, sparirà lo scisma.
Guizzanti strideran le tue saette
Sui Porporati, altissime vendette.
Par che squarciasse del futuro il velo
A preghi e veglie di tre santi il cielo.
E questa scrittura noi la vediamo letteralmente verificata. A Papa
Clemente IV succedette Gregorio X; e fu buon uomo, giusto, retto e
timorato di Dio; e prima che a Clemente succedesse un altro Papa
apparve al mondo un'_orribile cosa_; e fu che i cristiani, per
discordia tra' Cardinali, stettero senza Papa tre anni, nove mesi e
ventun giorni; e perciò restavano stupefatti di tanto lunga vacanza
della Sede Apostolica. Laonde Gregorio X appena fatto Papa, fissò norme
opportune per l'elezione del Sommo Pontefice. Il detto poi ne' versi:
En circa mille biscentum septuaginta
Tetraque, tunc ille velut annorum quadraginta
è chiaro e facilissimo a intendersi, perchè si verificò alla lettera.
Nel 1274 celebrò un Concilio generale a Lione, in cui si mostrò
veramente santo, perchè stabilì ottime regole da osservarsi; e credeva
fermamente di attenersi agli insegnamenti di Cristo, se fosse vissuto;
ma per la malizia altrui, fu dalla morte tolto di mezzo, come Giosia Re
di Giuda, quando appunto era più necessario....... Quel che segue poi
negli altri versi
Angelicae vitae; pavor vobis, o Giezitae
s'è già detto come perseguitò vivamente i simoniaci. Quel che vien dopo:
Christe, tuum pulcrum, tunc nobis, sancte, sepulcrum
Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.
si può spiegare adempiuto in questo modo: Egli visitò una volta
personalmente Terra Santa, e s'era proposto di visitarla di nuovo per
redimere il Santo Sepolcro. Ma contro la volontà di Dio nulla si può.
Ond'è che il Signore disse Luca 21.º: _E Gerusalemme sarà calpestata
dai Gentili, finchè i tempi dei Gentili siano compiuti_. Ond'è che è
detto, Apocalisse 11.º: _Ed essi calcheranno la Città Santa lo spazio
di quarantadue mesi_. L'Abbate Gioachimo intese questo numero così:
quarantadue mesi sono le quarantadue generazioni, che pone Mattia,
chè tali si dichiararono nel nuovo testamento, perchè secondo S.
Luca III: _E Gesù Cristo cominciava ad esser come di trent'anni_,
quando fu batezzato da Giovanni. Poni dunque quarantadue generazioni
da Cristo sino ai giorni nostri, assegnando trent'anni a ciascuna
generazione, e si completeranno in 1260 anni, (tempo in cui cominciò la
divozione dei flagellanti). Il qual numero è designato in più luoghi,
come nell'apocalisse 11.º: _Ed io darò a' miei due testimonii di
profetizzare: e profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi_. E più
innanzi Apocalisse 12.º: _E la donna fuggì nel deserto, dove ha luogo
apparecchiato da Dio, acciocchè sia quivi nudrita 1260 giorni_. E tanto
qui che più su, pel giorno si intende l'anno....... Quindi non appare
essere volere di Dio, che il Sepolcro di Cristo, una volta glorioso,
sia ora liberato. Ma se fosse dipeso dalla volontà di Gregorio X
sarebbe stato liberato, se la morte non gli avesse tronca l'impresa in
mano, stantechè a questo fine andò oltremare, rinnovò l'Impero, celebrò
il Concilio...... Io credo in vero (non so se m'inganni) che per queste
due cose che il Papa tentò di fare, Iddio lo togliesse di mezzo, non
volendo che sorga più alcun Imperatore dopo Federico II, di cui è detto
ancora: _In lui sarà finito l'Impero, perchè sebbene sia per avere
successori, dalla suprema Sede Romana non ne avranno il titolo_. Non
pare poi che sia volere di Dio che il Santo Sepolcro sia liberato,
perchè molti che hanno voluto provarvisi, hanno provato invano. E
perciò a questo riguardo la Chiesa può esclamare con Isaia 49.º: _Io mi
sono affaticato a vuoto: invano, ed indarno ho consumato la mia forza;
ma pur certo la mia ragione è appo il Signore, e l'opera mia appo
l'Iddio mio_. Quanto segue poi in quei versi.
Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.
cioè i Greci; così si può spiegare. I Greci intervennero al Concilio
di Lione celebrato da Gregorio X e promisero di ritornare all'unità
della Chiesa romana....... Riguardo poi alla conversione de' Greci
e de' Giudei ecc, leggi nel libro dell'Abbate Gioachimo, chè la sua
esposizione è bellissima, piacevole, e piena di verità......
L'anno del Signore 1276, indizione 4.ª, ai 21 di Gennaio festa di
S Agnese, fu eletto Papa frate Pietro dell'Ordine dei Predicatori,
Borgognone, della città di Tarantasia, il quale essendo Arcivescovo
di Lione, fu fatto Cardinale da Papa Gregorio X, che fregiò del
cappello stesso anche frate Bonaventura Ministro Generale dell'Ordine
de' Minori, maestro Pietro Spagnuolo, e due altri. Del collegio de'
Cardinali dunque era stato il primo, e fu chiamato Innocenzo V, che
morì l'anno stesso, in cui fu fatto Papa, cioè ai 22 di Giugno. E
l'anno stesso, un martedì, sul finir di Giugno, vigilia di S. Giovanni
Battista, si rovesciò un diluvio strabocchevole d'acque; tantochè
il Crostolo gonfiò in modo che, da Rivalta[24] sino a Bagnolo[25],
tutto il territorio era allagato, e molte persone perirono annegate;
e le biade furono travolte da luogo a luogo, e ruinarono i ponti dei
torrenti, le case furono rese crollanti, o atterrate dall'inondazione,
le biade sommerse, le ghiaie che erano sulle strade trasportate su'
campi o ne' fossati, sicchè diluvio tale non fu mai più veduto, nè
i vecchi ricordavano che mai l'eguale in antico fosse avvenuto. E il
Crostolo gonfiò e si espanse talmente presso il borgo di S. Stefano
e d'Ognissanti fuori porta, che la corrente delle acque invase la
strada d'Ognissanti in Reggio, e dell'acqua che veniva dal Crostolo ne
furon piene le case dell'una parte e dell'altra del borgo predetto, e
tutta la strada era coperta di detta acqua, sicchè una barca poteva
navigarvi. Anche tutto l'Ospedale di Santa Caterina ne era pieno e
l'Ospedale di S. Geminiano parimente, e la strada pareva un canale
naviglio; e il detto Ospedale di S. Geminiano ne riportò gravi danni in
biade ed altre cose, asportate dall'inondazione. Anche la strada della
Modolena[26] pareva un canale naviglio; e le acque della Modolena[27]
si congiunsero con quelle del Crostolo; e que' torrenti scorrevano per
case e per campi, che pareva un mare. Anche molto bestiame annegò, cioè
tutte le pecore dell'Ospedale di S. Pietro in Vincoli di Modolena, e
molti altri animali. Nè udita fu mai nè veduta altrettale inondazione,
nè i vecchi ne avevano memoria. E tanto diluvio si scatenò per tutto
il mondo, e le pioggie durarono tutta la state e l'autunno, sicchè non
si potè seminare; e nella Villa di Crostolo[28], presso Masenzatico, le
case s'empirono d'acqua del fiume; e la pioggia persistette quattordici
mesi. Lo stesso anno morì Papa Innocenzo V, ai 22 di Giugno, e fu
eletto, agli 11 di Luglio, Ottobono Fieschi, nipote di Papa Innocenzo
IV, e si chiamò Adriano V, che morì il mese dopo, ai 17 d'Agosto, e fu
sepolto nella chiesa de' frati Minori a Viterbo; e, nel successivo 17
Settembre, fu eletto Papa maestro Pietro Spagnuolo, che assunse il nome
di Giovanni XXI, e restò in sede otto mesi e un giorno. E nello stesso
anno si ebbero pioggie dirotte e diluvii, sicchè i campagnoli non
poterono seminare; cosa non mai più udita dai vecchi.
a. 1277
L'anno 1277, indizione 5.ª, ai 21 di Gennaio, giorno di Santa Agnese,
giovedì, Napoleone cittadino Milanese, Anziano perpetuo del popolo
della città di Milano, fu ignomininsamente rimosso da quell'anzianato,
fatto prigioniero con sei o sette di casa sua da' fuorusciti milanesi,
e da' Comaschi e lo ritengono tuttora prigione in Como, ossia ne'
castelli Comaschi, e precisamente nel castello di Bardello[29]; e sono
state fatte tre gabbie, in cui sono chiusi, cioè, come si dice, due per
gabbia. E la presura era avvenuta in un borgo della diocesi di Milano,
che si chiama Desio[30]. E i contadini di quel borgo uccisero allora
Francesco della Torre, ed alcuni altri di quei della Torre, e amici
loro. E Cassone figlio di Napoleone, udito di questa cosa in un certo
castello ove si trovava, corse con quattrocento armati a cavallo sopra
Milano, ed entrò in città co' suoi, e trovò che casa sua e quelle de'
suoi erano poste a ruba e a sacco; e le porte della città erano chiuse,
e il popolo di Milano affollatissimo e armato nel Broletto, e quivi
Cassone s'impegnò in una mischia e uccise molti; ma quando s'accorse
che non trovava gran seguito, uscì fuori coi suoi armati, e s'accostò
a Lodi, la quale non lasciandolo entrare, si trattenne ne' sobborghi, e
il giorno dopo andò a Crema co' suoi armati. E l'Arcivescovo di Milano
in una con tutti quelli del partito di dentro, fecero l'ingresso in
città con vivissima festa ed esultanza; e il popolo milanese elesse
questo stesso Arcivescovo a suo Signore: e assecondando il desiderio
dell'Arcivescovo nominarono Simone, Capitano della città per un
anno; Guglielmo Pusterla, Podestà dei mercanti; e Riccardo conte di
Langosco[31], Podestà della città. E, ai 21 del mese di Maggio, morì
Papa Giovanni XXI dopo un Papato di otto mesi e un giorno. E, lo stesso
anno, un Lunedì 7 Luglio, morì Ugolino da Fogliano, e il giorno dopo
fu sepolto alla chiesa di S. Spirito di Reggio. E quello fu un anno
in cui uno staio di fava seminata ne fruttò diciotto, venti, anche
venticinque; e perciò più ancora di quello del proverbio: _Fava de
zenaro, lo mozo per lo staro_; cioè quando si semina fava in Gennaio,
prolifica tanto che se ne ha un moggio da uno staio: questa è sperienza
e tradizione degli agricoltori. Lo stesso anno e millesimo, un esercito
Reggiano andò a oste a Bismantova[32]; e quelli di Bismantova si
arresero all'obbedienza del Podestà di Reggio, nel mese d'Agosto. Nello
stesso mese, Guastalla, cioè il territorio di Guastalla, fu occupato
dai nemici; ma immantinente fu riconquistato dall'altro partito, cioè
da quelli di parte della Chiesa; e tutti quelli che l'avevano occupato
restarono, o morti, o prigionieri. In quell'anno fuvvi grande morìa,
e moltissime malattie d'uomini, di donne e di ragazzi per quasi tutto
il mondo, ma principalmente nel regno d'Italia e in Lombardia; e le
pioggie furono sì continue e grosse, che non si poterono raccogliere le
meliche, nè seccarle, nè si potè seminare. L'anno stesso, Mastino della
Scala, che ebbe la Signoria di Verona dopo Ezzelino da Romano, fu morto
da quattro assassini Veronesi. Ma Alberto della Scala suo fratello
germano, e che succedette a Mastino nella Signoria di Verona, vendicò
pienamente il fratello facendo uccidere i malfattori..... In quell'anno
si ebbe anche gravissima carestia, e in alcuni casi fu venduto uno
staio di frumento 9 soldi imperiali, e 20 soldi reggiani; uno staio
di fava 17, 18, 19 _grossi_; uno staio di melica 13, 14, 15 _grossi_;
una libbra grossa d'olio d'ulivo 21 imperiali, e sin anche 22 e due
soldi imperiali. Fu anche in quell'anno che, coll'assenso del Consiglio
generale di Cremona, nel mese di Novembre e di Dicembre, si cominciò
ad otturare il cavo Tagliata. E fu eletto Papa, verso il giorno di S.
Andrea, il Cardinale Giovanni Gaetani, che assunse il nome di Nicolò
III. Egli da Cardinale era il governatore, e protettore e censore
dell'Ordine de' Minori, e dopo che fu Papa, commentò la loro Regola, e
chiarì alcune cose che parevano non facili ad intendersi. Ed è notabile
che tutti i Cardinali governatori, protettori e censori dell'Ordine del
beato Francesco, furono poi fatti Papi, come Gregorio IX, Alessandro
IV e Nicolò III; e ciò credo io, mercè la grazia di Dio, l'aiuto del
beato Francesco e la bontà della vita loro. Del resto, quello che ha
da venire sallo Iddio. Ora il Cardinale dell'Ordine de' frati Minori è
Matteo Rossi, e ne lo assegnò, anzi ne lo impose, Papa Nicolò, perchè è
suo parente; ma i frati avevano eletto Girolamo, che era stato Ministro
Generale del loro Ordine, ed ora è Cardinal prete del titolo di Santa
Potenziana (ma dopo fu fatto Vescovo di Palestrina; e frate Bencivenni
è stato fatto Vescovo di Albano. Questi fu dell'Ordine dei Minori,
lettore di teologia, bello, buono, onesto uomo, e amico intimo di
Nicolò III, che lo creò anche Cardinale, perchè talvolta abitò con lui,
e amava affettuosamente l'Ordine, a cui apparteneva).
a. 1278
L'anno 1278, indizione 6.ª, fu impedito dai Cremonesi che si interrasse
il cavo Tagliata, quando il Comune di Reggio, a chiuderlo, vi aveva già
spese duemila lire imperiali e più, senza tener conto della prestazione
d'opera ed altre spese da parte degli abitanti della diocesi di Reggio.
Ed il Comune di Reggio ne ebbe grave danno e beffa; perchè il Marchese
Cavalcabò cogli altri Cremonesi della città di Cremona negarono al
Comune di Reggio la promessa indennità delle spese fatte per la detta
chiusura, e la distrussero; promessa che era stata fatta ad Azzone di
Manfredi, che allora era Podestà di Cremona, e al Comune di Reggio, dal
Consiglio generale e dal Comune di Cremona stessa. In quell'anno uno
staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta
14 _grossi_, e 5 soldi imperiali; e uno staio di melica 14 _grossi_
e 5 soldi imperiali. E lo stesso anno, in Maggio, fu smantellata,
diroccata e incendiata Gonzaga[33], ossia il castello di Gonzaga, dai
Mantovani. E allora era Signore di Mantova Pinamonte, il quale tenne
molt'anni quella Signoria, e di tale opera di distruzione era solito
vantarsene, e andava dicendo: «Ho fatto la tale cosa, durante la mia
Signoria, ho fatto la tale altra, nè finora me ne capitò disgrazia,
anzi ogni cosa mi va a seconda dei voti»; ma queste vanterie non erano
da uomo sensato...... E nota che nel millesimo sussegnato si trattò la
prima volta di creare un Capitano del popolo di Reggio; e fu fatto,
a sei mesi, Ugolino Rossi, cioè il figlio del fu Giacomo di Bernardo
Rossi di Parma, per cura di Guglielmo Fogliani, Vescovo di Reggio,
che ebbe dal Comune facoltà di eleggerlo. E lo stesso anno fu presa
Lodi da Cassone della Torre di Milano. Nello stesso millesimo ed anno,
Giliolo da Marano di Parma, Giudice, fu eletto, a sei mesi, Podestà di
Reggio, cioè dal 1º Luglio al 1º Gennaio. E lo stesso anno, sotto la
reggenza del detto Podestà, quelli di Bismantova ruppero il patto di
obbedienza al Podestà e al Comune di Reggio. E il sunnominato Ugolino
Rossi, Capitano del popolo di Reggio, assunse per primo l'ufficio della
Capitaneria, ed ebbe sede la prima volta nella casa di un Guido Gaio
de' Roberti. In quell'anno fu preso anche dai Cremonesi il castello
di Fornovo[34]; e dal Patriarca d'Aquileia e dai Torriani si presero
a forza molte Terre in quel di Milano, e furono fatti innumerevoli
prigionieri. A Bologna si concordò la pace per interposizione di frate
Latino, nipote di Papa Nicolò III, e Cardinale Legato in Lombardia ed
in Toscana.
a. 1279