La dolce amica, mentre si godevano in pace la loro parte di paradiso,
aveva sentito mordersi il cuore dal presentimento di qualche brutta
sorpresa che doveva capitare loro addosso, una volta o l’altra, perchè
si volevano troppo bene, perchè erano troppo felici così, e la felicità
non dura mai a lungo! Stefano Toralta non credeva ai presentimenti
delle donne, e rideva.... Invece, era proprio il cuore che le parlava,
povera creatura!
Un giorno, Marelli era partito di buon’ora per un giro elettorale
nelle campagne, e sua moglie non avea mancato di avvisarne _l’altro_.
Senonchè, il commendatore, per un impedimento sorto improvvisamente,
aveva dovuto rimandare il giro incominciato ed avea preso il primo
treno di ritorno, rientrando a casa sua mentre non era punto atteso....
Nel solito salotto, Toralta se ne stava sdraiato sul tappeto, col capo
abbandonato sopra le ginocchia dell’amica, portandosi ogni momento le
mani di lei alle labbra e dicendole tante piccole cose inconcludenti
e soavissime..... Ad un tratto, ella era balzata in piedi spaventata,
accennandogli di tacere con un gesto di terrore, e tendendo avidamente
l’orecchio.... S’era udito un rumore di passi dietro l’uscio che
comunicava con lo studio del marito, e l’imposta avea scricchiolato
un poco, come per una lieve pressione dal di dentro; poi, silenzio!
Allora, ella avea preso il suo coraggio a due mani, avea aperto
l’uscio ed era passata nello studio.... Marelli era là, pallidissimo,
con degli occhi stralunati e le mani tremanti, ma calmo in apparenza,
che consultava delle carte e si sforzava, di sorridere.... Come avea
trovato ella la forza per domandargli da quanto tempo fosse rientrato,
e perchè fosse ritornato così presto in luogo dell’ora tarda annunziata
prima?... Egli avea spiegato il contrattempo capitatogli a metà strada,
e poi avea chiesto, con semplicità, ma evitando di guardarla:
— Hai gente di là?... Ah, Stefano!... Adesso vengo a salutarlo.
Ed erano entrati assieme nel salotto, lei dietro, trascinandosi a
stento, pazza di terrore, Marelli colla solita cierai, il passo sicuro,
tendendo da lontano la mano al giovinotto che s’aggiustava nervosamente
con la sua il colletto della camicia. Quindi, poichè nessuno parlava,
egli s’era messo a raccontare di nuovo, profusamente, il caso
occorsogli, terminando col dire che degli affari lo chiamavano fuori
e proponendo a Stefano Toralta di accompagnarlo. Questi s’era levato
senz’altro, col viso serio, credendo di comprendere, pronto ad una
spiegazione.... Invece nulla, nè una volta fuori del salotto, nè già in
istrada, nè per tutto il tempo che camminarono insieme, sino al palazzo
della Prefettura dove Marelli era salito, lasciandolo con una forte
stretta di mano!... La sera, Toralta avea trovato modo d’aver notizie
dell’amica: nulla neppure con lei, il solito contegno di prima, con la
semplice variante che adesso le rivolgeva la parola il meno possibile.
E così, tra l’estrema sorpresa e lo stupore d’entrambi, era stato
il giorno appresso e gli altri giorni seguenti, come se proprio egli
ignorasse tutto, mentre, al contrario, era facile accorgersi da cento
segni che avea scoperto ogni cosa, che non voleva mostrarlo e credeva
in buona fede di riuscirci.
Per prudenza, Stefano Toralta aveva diradato, ma non interrotto
affatto le proprie visite, limitandosi ad andare in casa Marelli
soltanto in compagnia di suo padre. In compenso, cercavano adesso
d’incontrarsi fuori più spesso, e aveano stabilito tra loro un’assidua
corrispondenza. Ella, nelle sue lettere, si accaniva contro il marito
che era divenuto un vero soggetto di odio per lei, poichè era costretta
a temerlo nel tempo stesso che lo disprezzava. “_È un vigliacco_ — gli
scriveva — _un vigliacco che finge d’ignorare, perchè ha paura di te!_„
— Allora, egli prendeva le difese di Marelli; le rispondeva: “_No,
povero amore, tu gli fai torto ingiustamente accusando di vigliaccheria
un uomo che s’è battuto parecchie volte per motivi di nessun valore,
che ha passato degli anni in sala d’armi ed esercitandosi al bersaglio,
mentre sa, comprendi? — sa dalla mia bocca medesima come io sia
appena capace di tenere in mano la spada o la sciabola, e punto poi la
pistola. Se tace per ora, è che più forte del suo risentimento, più
forte della sua collera, la quale in altro momento sarebbe scoppiata
subito, con una violenza spaventevole, più forte di tutto è adesso in
lui la sua folle ambizione politica, il pensiero di quest’elezione che
rappresenta il sogno di tutta la sua vita! Un duello, uno scandalo
nel momento attuale, coi giornaletti — libelli che pullulano e
vanno facendo bassamente arma di tutto, potrebbe essergli fatale e
compromettere ogni cosa. È perciò ch’egli trova adesso la forza di
frenarsi: c’è dell’eroismo in questo, dato il suo carattere. Ma ad
elezione compiuta, qualunque sia il risultato, sta’ pur sicura che si
ricorderà e vorrà regolare la partita, rifacendosi ad usura del tempo
lasciato trascorrere così!_„ — E soggiungeva malinconicamente: “_Di me
non mi preoccupo; non sono un eroe; però, allorchè mi trovo nel giuoco
ho del sangue freddo quanto ce ne vuole, e non guardo mai a quel che
rischio. Ma è per te, anima mia, che ho paura, è per te, cara creatura
adorata, che mi struggo adesso nell’ansia!_...„
L’amico della moglie si mostrava più giusto verso il marito, che
non la moglie stessa. Lo sforzo che, infatti, Marelli avea imposto
a sè stesso, aveva addirittura qualche cosa d’eroico. Era un uomo
orgogliosissimo, violento, incapace di sopportare in silenzio la più
piccola offesa: eppure, la passione che lo dominava avea trionfato
anche della sua stessa natura! Le conseguenze di uno scandalo alla
vigilia dell’elezione lo facevano tremare, non soltanto per l’effetto
morale che potevano produrre, ma ancora per un altro calcolo, la cui
bassezza sfuggiva a lui medesimo, invaso com’era dall’idea di non
appartenere più a sè stesso, ma bensì al partito ed ai principii che
rappresentava. Delle violenze, un duello con Toralta, significavano
in quel momento, date la forza e l’autorità di suo padre nel partito,
alienarsi l’appoggio più solido e sicuro!... Così, egli non rinunziava
alla vendetta, ma la rimandava a più tardi, consolandosi nell’attesa
coll’immaginarla più completa e raffinata. Ciò che gli era costato
orribilmente era stato il frenarsi subito; poi, una volta dominato
il primo impeto, impostasi quella linea di condotta, l’avea seguita
coraggiosamente, sostenuto dalla convinzione che nè l’uno nè l’altra
sospettassero d’essere stati scoperti, deciso di andare così sino
all’ultimo, a qualunque prezzo!
Data una simile singolarissima situazione, ne veniva che i due
ripigliavano audacia, tornavano ad abbandonarsi come prima alla
passione che li dominava. L’idea della fuga, messa avanti da Toralta
per scrupolo di gentiluomo che non vuol sottrarsi alla propria
responsabilità, non era stata accettata dall’amica, troppo timida
e debole per prendere un tal partito. Quindi, entrambi stavano ad
aspettare con stoico animo la catastrofe, e intanto s’affrettavano
a cogliere avidamente, febbrilmente, l’attimo che fuggiva, col cupo
ardore di quelli che non vedono il domani innanzi a loro.