III.

La data fatale, così attesa e così temuta, giunse alla fine! La

giornata elettorale era incominciata con buoni auspicî per Marelli,

ma poi, le sorti della battaglia erano mutate ad un tratto, e in

ultimo, la votazione in città era riuscita disastrosa per lui. Però,

s’aspettavano nella serata i risultati dei circondarî, i quali potevano

spostare ogni cosa. Stefano Toralta era rimasto vicino al candidato

quasi tutto il giorno, e quando alla sera Marelli, non reggendo

più allo sforzo di nascondere agli altri l’emozione che lo vinceva,

l’ansia divorante e scomposta che lo rodeva, aveva voluto lasciar

tutti e andarsene a casa ad aspettare i risultati della votazione

fuori città, il giovanotto aveva dichiarato bravamente di tenergli

compagnia, per essere vicino all’amata in quei momenti terribili.

L’altro l’avea lasciato fare, quasi passivamente, e s’erano installati

nel consueto salotto, tanto pieno di ricordi, dove stava per isvolgersi

l’ultima scena del dramma.... I dispacci dai circondarî giungevano

uno dopo l’altro, aggravando, in luogo di migliorarla, la posizione

del candidato, portandosi via, a brano a brano, il suo coraggio e

le sue speranze, gettandolo in preda ad un avvilimento profondo e

schiacciante. La lugubre sfilata era durata sin oltre la mezzanotte:

alla fine, il computo totale s’era chiuso con una differenza di

trecentoquaranta voti tra Marelli e l’eletto della minoranza!...

Allora, egli si lasciò cadere sopra una sedia come instupidito, col

capo nascosto tra le braccia....

Rimase così un pezzo; poi, si scosse e cominciò a girare lentamente

per la stanza lo sguardo spento e trasognato.... Improvvisamente,

gli occhi di lui si fermarono, lampeggiando, sopra sua moglie e

Toralta, che attendevano seduti accanto, muti, immobili, col cuore

in sussulto.... Adesso, gli leggevano chiaramente sul volto i segni

dell’uragano che si levava in lui, ricordando, la marea del furore

che montava, intorbidandogli lo sguardo, facendogli serrare le

mascelle.... E ad un tratto, avevano osservato una fiamma viva che

gli passava negli occhi, e quindi lo avevano visto scattare in piedi,

avviarsi verso di loro, cupo, risoluto, coi pugni contratti.... Un

minuto orribile!... Toralta s’era levato egli pure, pallidissimo,

ma calmo e pronto a tutto!... Però, l’altro, al momento in cui si

trovavano quasi faccia a faccia, gli aveva voltato le spalle e s’era

messo a passeggiare concitatamente per la stanza.... Si capiva che la

riflessione era sopraggiunta, temperando il primo bollore del sangue,

e che egli voleva ora risolvere tra sè quale fosse il miglior partito

da prendere, se avesse dovuto rimandare all’indomani una spiegazione

con lui e principiare intanto dalla moglie, appena fossero rimasti

soli.... La situazione diveniva penosissimamente difficile per Toralta;

per darsi un contegno, egli aveva preso il giornale della sera,

uscito tardissimo coi risultati approssimativi delle elezioni, e avea

fatto mostra di leggere, guardando invece di sottecchi la sua povera

amica, ridotta all’estremo delle proprie forze, che incominciava ad

abbandonarsi adagio sul divano, cogli occhi semispenti e il respiro

affannoso.... Per infonderle del coraggio, per confortarla col suo

esempio, si mise a leggere davvero, con voce forte e sicura.... Gli

occhi, così a caso, gli erano capitati sopra un telegramma dalla

provincia, che diceva: “_Mentre gli elettori votano quasi unanimemente

per l’onorevole Sinibaldi, i medici dichiarano disperato il suo

stato. Prevedesi con dolorosa certezza che domani l’illustre uomo sarà

proclamato primo eletto e che, a poche ore di distanza, il seggio da

lui occupato resterà vacante._„ Aveva appena letto le ultime parole,

che Marelli s’era accostato a lui rapidamente, strappandogli quasi di

mano il giornale.... Credendo ad uno scoppio di collera, ad una brusca

provocazione, che risolvesse alla fine quella situazione insostenibile,

Stefano Toralta era balzato in piedi.... Marelli, viceversa, si metteva

a sedere, cercando avidamente sul giornale la notizia di cui aveva

ascoltato la lettura, divenuto ad un tratto tutt’altro uomo, cogli

occhi scintillanti, ma di un diverso fuoco, le labbra tremanti, ma

non più di collera, ripreso nuovamente dalla sua terribile febbre,

dalla sua malsana ambizione, distratto ancora una volta, dinanzi alla

prospettiva d’una rivincita sotto mano e quasi certa, dalla cura del

proprio onore, dal bisogno furioso di vendicarlo che lo avea assalito

un istante prima! E come Toralta lo fissava attonitamente, non

riuscendo a comprendere sul momento, egli s’impossessò del braccio di

lui, agitandogli davanti il giornale spiegato:

— Ma io mi ripresento nel terzo collegio, capite?... E questa

volta sono certo della vittoria, perchè è quello il mio collegio

naturale, è là che ho una vera e solida base! Però, bisogna muoversi,

trovarsi pronto a raccogliere l’eredità prima d’ogni altro.... Vado

a telegrafare che domani sarò tra loro!... — Quindi, ripigliando la

propria parte nella mostruosa commedia che recitava da un mese e mezzo:

— Mi aspettate un minuto, caro Stefano?... Mi vesto in un baleno, e

andremo insieme.

Toralta e l’amica, rimasti soli, s’erano guardati allora un momento

negli occhi attoniti, tuttavia sotto l’emozione violenta di quella

scena, non rinvenendo ancora dallo stupore senza misura che la

inaspettata soluzione avea loro procurato. Poi, egli se l’era presa tra

le braccia, stringendosi forte contro il petto la piccola testa soave

ch’ella gli abbandonava con una grazia di bambina spaventata, cercando

con le sue le povere labbra fredde e smorte di lei, e accarezzandole

adagio i capelli, con infinita tenerezza:

— È una dilazione insperata; ma di cui ci farà pagare gl’interessi alla

scadenza. Lo conosco, io!... Ogni giorno che passa, è tanto odio che

gli si accumula nel cuore contro di me.... Che importa?... Intanto,

abbiamo ancora due o tre mesi di dolcezze avanti a noi!...

La prima donna · 第 18 / 36 题