La data fatale, così attesa e così temuta, giunse alla fine! La
giornata elettorale era incominciata con buoni auspicî per Marelli,
ma poi, le sorti della battaglia erano mutate ad un tratto, e in
ultimo, la votazione in città era riuscita disastrosa per lui. Però,
s’aspettavano nella serata i risultati dei circondarî, i quali potevano
spostare ogni cosa. Stefano Toralta era rimasto vicino al candidato
quasi tutto il giorno, e quando alla sera Marelli, non reggendo
più allo sforzo di nascondere agli altri l’emozione che lo vinceva,
l’ansia divorante e scomposta che lo rodeva, aveva voluto lasciar
tutti e andarsene a casa ad aspettare i risultati della votazione
fuori città, il giovanotto aveva dichiarato bravamente di tenergli
compagnia, per essere vicino all’amata in quei momenti terribili.
L’altro l’avea lasciato fare, quasi passivamente, e s’erano installati
nel consueto salotto, tanto pieno di ricordi, dove stava per isvolgersi
l’ultima scena del dramma.... I dispacci dai circondarî giungevano
uno dopo l’altro, aggravando, in luogo di migliorarla, la posizione
del candidato, portandosi via, a brano a brano, il suo coraggio e
le sue speranze, gettandolo in preda ad un avvilimento profondo e
schiacciante. La lugubre sfilata era durata sin oltre la mezzanotte:
alla fine, il computo totale s’era chiuso con una differenza di
trecentoquaranta voti tra Marelli e l’eletto della minoranza!...
Allora, egli si lasciò cadere sopra una sedia come instupidito, col
capo nascosto tra le braccia....
Rimase così un pezzo; poi, si scosse e cominciò a girare lentamente
per la stanza lo sguardo spento e trasognato.... Improvvisamente,
gli occhi di lui si fermarono, lampeggiando, sopra sua moglie e
Toralta, che attendevano seduti accanto, muti, immobili, col cuore
in sussulto.... Adesso, gli leggevano chiaramente sul volto i segni
dell’uragano che si levava in lui, ricordando, la marea del furore
che montava, intorbidandogli lo sguardo, facendogli serrare le
mascelle.... E ad un tratto, avevano osservato una fiamma viva che
gli passava negli occhi, e quindi lo avevano visto scattare in piedi,
avviarsi verso di loro, cupo, risoluto, coi pugni contratti.... Un
minuto orribile!... Toralta s’era levato egli pure, pallidissimo,
ma calmo e pronto a tutto!... Però, l’altro, al momento in cui si
trovavano quasi faccia a faccia, gli aveva voltato le spalle e s’era
messo a passeggiare concitatamente per la stanza.... Si capiva che la
riflessione era sopraggiunta, temperando il primo bollore del sangue,
e che egli voleva ora risolvere tra sè quale fosse il miglior partito
da prendere, se avesse dovuto rimandare all’indomani una spiegazione
con lui e principiare intanto dalla moglie, appena fossero rimasti
soli.... La situazione diveniva penosissimamente difficile per Toralta;
per darsi un contegno, egli aveva preso il giornale della sera,
uscito tardissimo coi risultati approssimativi delle elezioni, e avea
fatto mostra di leggere, guardando invece di sottecchi la sua povera
amica, ridotta all’estremo delle proprie forze, che incominciava ad
abbandonarsi adagio sul divano, cogli occhi semispenti e il respiro
affannoso.... Per infonderle del coraggio, per confortarla col suo
esempio, si mise a leggere davvero, con voce forte e sicura.... Gli
occhi, così a caso, gli erano capitati sopra un telegramma dalla
provincia, che diceva: “_Mentre gli elettori votano quasi unanimemente
per l’onorevole Sinibaldi, i medici dichiarano disperato il suo
stato. Prevedesi con dolorosa certezza che domani l’illustre uomo sarà
proclamato primo eletto e che, a poche ore di distanza, il seggio da
lui occupato resterà vacante._„ Aveva appena letto le ultime parole,
che Marelli s’era accostato a lui rapidamente, strappandogli quasi di
mano il giornale.... Credendo ad uno scoppio di collera, ad una brusca
provocazione, che risolvesse alla fine quella situazione insostenibile,
Stefano Toralta era balzato in piedi.... Marelli, viceversa, si metteva
a sedere, cercando avidamente sul giornale la notizia di cui aveva
ascoltato la lettura, divenuto ad un tratto tutt’altro uomo, cogli
occhi scintillanti, ma di un diverso fuoco, le labbra tremanti, ma
non più di collera, ripreso nuovamente dalla sua terribile febbre,
dalla sua malsana ambizione, distratto ancora una volta, dinanzi alla
prospettiva d’una rivincita sotto mano e quasi certa, dalla cura del
proprio onore, dal bisogno furioso di vendicarlo che lo avea assalito
un istante prima! E come Toralta lo fissava attonitamente, non
riuscendo a comprendere sul momento, egli s’impossessò del braccio di
lui, agitandogli davanti il giornale spiegato:
— Ma io mi ripresento nel terzo collegio, capite?... E questa
volta sono certo della vittoria, perchè è quello il mio collegio
naturale, è là che ho una vera e solida base! Però, bisogna muoversi,
trovarsi pronto a raccogliere l’eredità prima d’ogni altro.... Vado
a telegrafare che domani sarò tra loro!... — Quindi, ripigliando la
propria parte nella mostruosa commedia che recitava da un mese e mezzo:
— Mi aspettate un minuto, caro Stefano?... Mi vesto in un baleno, e
andremo insieme.
Toralta e l’amica, rimasti soli, s’erano guardati allora un momento
negli occhi attoniti, tuttavia sotto l’emozione violenta di quella
scena, non rinvenendo ancora dallo stupore senza misura che la
inaspettata soluzione avea loro procurato. Poi, egli se l’era presa tra
le braccia, stringendosi forte contro il petto la piccola testa soave
ch’ella gli abbandonava con una grazia di bambina spaventata, cercando
con le sue le povere labbra fredde e smorte di lei, e accarezzandole
adagio i capelli, con infinita tenerezza:
— È una dilazione insperata; ma di cui ci farà pagare gl’interessi alla
scadenza. Lo conosco, io!... Ogni giorno che passa, è tanto odio che
gli si accumula nel cuore contro di me.... Che importa?... Intanto,
abbiamo ancora due o tre mesi di dolcezze avanti a noi!...