I.

Ella gliel’avea detto, una volta, alzando minacciosamente la mano,

con la testina eretta e gli occhi che le scintillavano di collera e

d’audacia:

— Bada!... Sono stanca di vivere così! Non è permesso togliere una

ragazza dalla quiete della propria famiglia dove è adorata, attaccarla

a sè per tutta l’esistenza, e poi dimenticarsene, vivere come se lei

non ci fosse, non rilevarne neppure la presenza!...

Il commendatore Marelli l’aveva guardata un momento, sorpreso di

vederla a quel modo, lei così mite, così timida, che non levava mai

la voce, che si contentava per tutta protesta di starsene sempre

muta e di portare attorno per la casa un viso lungo e triste, quasi

le fosse morta la madre il giorno avanti. Ma poi, aveva scrollato un

pochino le spalle, senza risponderle.... Gli avanzava proprio tempo

per badare a sua moglie, adesso che la lotta al Municipio era nel

più bello e l’amministrazione cominciava a tentennare sotto i colpi

vigorosi dell’opposizione di cui egli era l’anima!... Infine, qual’era

la sua colpa, poichè s’erano sbagliati reciprocamente sul conto loro

e non si erano compresi bene in principio, mentre erano ancora a tempo

per non fare il passo che adesso rimpiangevano tutti e due? Ella, nel

sentirlo tanto giovane ed ardente, malgrado non fosse più un ragazzo,

con quella voce calda e la testa piena d’espressione e d’energia, con

qualche cosa d’appassionato e d’irruento in ogni suo gesto, in ogni

sua parola, aveva creduto che sarebbe stato lo stesso con lei anche

dopo, che le avrebbe recitata eternamente alle gonnelle la parte,

affatto d’occasione, d’innamorato geloso e cocente, come se non avesse

avuto mai da far altro. Quanto a lui, vedendola tanto docile, semplice

e quasi sottomessa, s’era illuso di prendersi in casa una compagna

seria e discreta, capace di comprendere dove egli voleva arrivare e

di secondarlo all’occorrenza.... E invece, s’era trovato accanto una

donnina romantica, tutta malinconie e sentimentalismi, ch’era scoppiata

a piangere dirottamente, dopo un mese di matrimonio, un giorno in cui,

dovendo uscire di fretta, egli avea dimenticato di baciarla!... La

colpa era del destino che li avea voluti legare l’uno all’altra, mentre

non erano fatti per intendersi e per vivere insieme. Ma egli non sapeva

che farci!... Non era un ambizioso volgare, uno di quelli che agiscono

isolatamente, per raggiungere uno scopo personale: le ambizioni di

questo genere, grandi o piccine, si possono sacrificare per amore di

una persona cara, quando ne va di mezzo il benessere e la pace della

propria famiglia. Ma in lui c’era invece il temperamento di un uomo

politico nel senso più elevato della parola, di un uomo dì partito,

con delle idee da far trionfare, creato apposta per la lotta, e che,

una volta impegnatovi, non può più uscirne: un vero _leader_!... Non

era stato torse Marco Minghetti in persona a dirglielo, quel giorno che

Marelli era andato a visitarlo in seguito alla crisi che avea condotto

per la prima volta la Sinistra al potere, dopo una lunga conversazione,

trattenendolo ancora per dieci minuti sul pianerottolo della scala?...

— Mio caro, bisogna riunire tutte le sparse forze conservatrici e

opporre una resistenza energica!... Da voi, credetemi, c’è molto da

fare, ma occorre l’uomo che sappia prima creare un movimento generale

a forza di attiva e intelligente propaganda, e poi mettersene alla

testa.... Perchè non sareste voi quest’uomo, dal momento che ne

possedete tutti i requisiti?...

E d’allora, egli non aveva vissuto più che per questo, trascurando

affatto sua moglie, disertando la casa, sempre in moto tra le elezioni,

il Municipio, il giornalismo, le associazioni politiche, le commissioni

d’ogni genere, trovando modo d’agitarsi persino in quei momenti di

profondo ristagno in cui la vita pubblica sembra assopita.

Per tutta risposta, allorchè sua moglie abbandonava un momento la sua

muta e desolata aria di salice piangente per rivoltarsi e protestare,

egli si stringeva nelle spalle, con un sorriso bonario e fine alla

Depretis.... Però, una volta non aveva sorriso e s’era fatto invece

terribilmente scuro in viso, togliendo d’un tratto alla mite creatura

tutto il coraggio con cui gli avea ripetuto d’essere stanca di quella

vita, di sentirsi giunta all’estremo limite della sua rassegnazione, e

gli avea soggiunto, drizzandosi sulla vita sottile, sottile, appuntando

verso di lui il dolce profilo divenuto in quel momento duro, tagliente,

viperino:

— Bada!... Un giorno o l’altro, mi farai perdere la testa, e allora

commetterò forse qualche follìa!...

In verità, la povera signora ne moriva dalla voglia e l’avrebbe voluta

commettere già da un pezzo la grossa follìa minacciata, senza però

avvertirne prima suo marito, perchè non ne poteva più di una simile

esistenza, di quell’uomo egoista e brutale che non si curava punto di

lei per correre dietro ai suoi sogni ambiziosi, a delle assurde chimere

di potere, perchè ella aveva venticinque anni, del cuore, dei nervi,

del sangue e un bisogno prepotente, quanto più soffocato, di tenerezza,

di affetto e di carezze!... Ma la paura del marito era più forte di

tutto ciò e la paralizzava sempre; il carattere autoritario e violento

di lui la faceva fremere all’idea di metterglisi in guerra aperta,

dominava troppo la sua fibra delicata e poco resistente. Sentiva bene

che all’occorrenza, egli che non mostrava neppure d’accorgersi di lei,

avrebbe aperto tutti e due gli occhi — quei grandi occhi neri e cupi

che avevano una mobilità da maniaco e le mettevano ora dei brividi

addosso, quasi che il tempo in cui la facevano languire di passione non

fosse mai stato. E una volta acquistata la certezza, guai; egli non si

sarebbe arrestato davanti ad alcun eccesso! Era meglio dunque vivere

ancora così, macerandosi solitariamente, anzichè compromettere ogni

cosa con un colpo di testa: l’onore, la pace, fors’anche la vita!...

Tutte riflessioni belle e buone, eccellenti consigli dettati dalla

ragione e dalla prudenza, i quali avevano avuto il loro grave peso

fino a che le aspirazioni di lei erano vagate astrattamente nel vuoto,

ma che aveano cessato di contare il giorno in cui _don Giovanni_

era apparso sull’orizzonte conjugale. Quando il diavolo vuole, addio

prudenza! E il diavolo, nel caso presente, s’era servito del marito

in persona, il quale adesso, stanco di lavorare e di agitarsi per

gli altri, trovava giunto alla fine il momento di mettere avanti

la propria candidatura al Parlamento e teneva a tale scopo quasi

tutte le sere delle riunioni preparatorie a casa sua, presiedute dal

marchese Toralta. Questo marchese Toralta, senatore del Regno, un pezzo

grosso del partito moderato, era vecchio, mezzo cieco, e si faceva

accompagnare ogni volta da suo figlio. Ora, Stefano Toralta non s’era

permesso mai il lusso di un’opinione politica qualunque, e preferiva,

mentre gli altri discutevano, mettersi a chiacchierare in un cantuccio

con la signora Marelli, presente anche lei a tali riunioni per espressa

volontà di suo marito, il quale accarezzava fra gli altri sogni anche

quello di un gran salotto politico.

Delle amiche aveano parlato spesso a lei di Stefano Toralta come di un

seduttore pericolosissimo che avea parecchie vittime sulla coscienza,

bello, elegante, intraprendente, pieno di spirito e d’audacia....

Per quel che riguardava l’eleganza e la bellezza, ella non diceva

di no, tutt’altro, ma quanto al resto, lo avea trovato invece così

semplice, gentile, per nulla amante di sfoggiare dello spirito, con

un’arte tutta sua di mettere nella conversazione una nota di delicata

intimità, e rispettoso, discreto poi, senz’alcuna pretesa, con un’aria

di buon ragazzo che non sa di piacere e di possedere delle attrattive

irresistibili: una cosa deliziosa!... Dapprima, ella s’era abbandonata

alla simpatia che già le si destava vivissima per lui, ingenuamente,

con una spensieratezza da collegiale; ma poi s’era accorta dell’abisso

verso cui s’avviava di galoppo e avea voluto fermarsi a tempo, tentare

tutto quanto era in lei per evitarlo.... Ma sì, come se suo marito

le avesse permesso di condursi a proprio talento, come se non avesse

giurato di farle perdere la testa a tutti i costi!... Ella accusava

delle emicranie, voleva mettersi a letto per tempo, ed allora erano

delle scene violente, persino delle minaccie, per istanarla da quella

camera al buio dove andava a rifugiarsi coi suoi tormentosi e seducenti

fantasmi; si trincerava nel proprio salottino, dandosi un gran da fare

attorno ad un ricamo, ad un lavoro di tappezzeria qualunque, retto da

un meccanismo complicatissimo di telai e di trespoli, apposta per avere

il pretesto di non muoversi di là, e allora suo marito s’affacciava

all’uscio, parlando forte per essere udito dal salotto contiguo e

forzarla in tal modo:

— Questo povero Stefano che si annoia da morirne!... Vieni un momento

di qua con noi....

E se ella si figgeva le unghie nella carne per non cedere a quella

tentazione, mettendo avanti un pretesto dopo l’altro, Marelli glielo

conduceva fin lì, gettandole per soprappiù delle occhiate di traverso

e prendendo un’aria giovialmente paterna per dire al giovanotto, che

voleva divertire ad ogni costo per riguardo di suo padre:

— State a guardare la fatica di Penelope.... Tutto lavoro che verrà

lasciato in aria domani, o magari sarà disfatto!

Insomma, era una vera congiura contro i fermi propositi, le paure, gli

scrupoli, di lei, quasi che tutti si fossero dati l’intesa per farla

cadere: suo marito che aveva smarrito addirittura il cervello con

quella elezione e pareva ci godesse a vedersi il lupo girare per la

casa attorno all’agnellina spaventata; il marchese senatore che aveva

ad ogni momento delle cose di grande importanza da comunicare e mandava

sempre suo figlio, spesso mentre Marelli era fuori....

Il giovanotto non le faceva una corte dichiarata, non aveva l’aria di

porle l’assedio, anzi si manteneva in attitudine di delicato riserbo.

Ma era assai peggio. In fondo, ella era una donnina seria e giudiziosa:

se avesse compreso di trovarsi dinanzi un seduttore di mestiere,

non si sarebbe scaldata la testa nè il cuore, e avrebbe indovinato

subito il giuoco, sventandolo sin dal bel principio. Invece, Toralta

non si mostrava con lei nè intraprendente, nè ardito, si contentava

di circondarla a poco a poco, con un crescendo appassionato di

tenerezza, di affetto, di muta e soave adorazione — una rete fitta,

resistente, intricatissima di seduzione, nella quale ella cominciava

a non potersi dibattere più, ma dove lui pel primo restava impigliato,

preso sul serio, sino alla punta dei capelli, di quella creatura fine

e sottile come la stessa fragilità fatta persona, e così sincera, così

appassionata, così diversa da tutte le altre!... E il loro idillio

filava, filava, con una rapidità vertiginosa, sotto gli occhi stessi

del marito che sembrava impaziente di affrettarne la catastrofe, tanto

moltiplicava loro, nel suo accecamento, le occasioni di stare insieme

e di bruciarsi reciprocamente le ali alla fiamma che li struggeva l’uno

per l’altra, poveri ragazzi!...

La catastrofe giunse infine, una sera, proprio la sera in cui Marelli

posava ufficialmente la sua candidatura in seno all’_Associazione

Costituzionale_. Il commendatore faceva anzi il suo ingresso solenne

tra una folla imponente di elettori, in compagnia dei marchese Toralta

padre, giusto nel momento stesso in cui Toralta figlio entrava nel

salottino di sua moglie. La grande sala illuminata senza risparmio,

dove le voci si levavano da ogni parte confusamente, avrebbe fatto un

curioso contrasto col silenzio dell’angusto salotto di casa Marelli,

di cui la seducente penombra avvolgeva i due giovani seduti sul

medesimo divano, vicini vicini, senza dirsi nulla, vibrando sotto la

muta carezza degli occhi desiosi, e con le mani che si cercavano e

s’allacciavano strettamente, per sciogliersi, per unirsi ancora....

Frattanto, all’_Associazione Costituzionale_ Marelli cominciava a

parlare dal banco della presidenza, trinciando l’aria col gesto largo

e rapido che gli era particolare: “_Quando a Roma, Marco Minghetti

mi diceva_....„ — E come se lo avesse udito e avesse atteso da lui

la battuta, Stefano Toralta usciva nel medesimo momento da quel

suo mutismo che durava da un pezzo e metteva fuori anche lui la

propria eloquenza, la terribile eloquenza di certe frasi spezzate

e senza nesso, un profluvio di parole che gli salivano alle labbra

impetuosamente e spesso vi morivano, soffocate dal desiderio,

soffocate dall’emozione.... — Il candidato levava ad un dato punto la

voce, salendo gradatamente di tono come vedeva l’attenzione con cui

l’ascoltavano e l’effetto che il suo discorso produceva. Nei passi

più salienti, l’eco sonora della sala si svegliava sussultando....

“_Il paese ne è stanco oramai, ed è a noi che domanda di liberarlo da

un tale giogo!_...„ — Con proporzione inversa, il giovanotto invece

smorzava la sua voce, nella turbante penombra del salottino, mentre

s’impossessava di tutte e due le braccia della Marelli, cingendosene

la vita, mormorandole proprio sulla bocca delle cose che si sentivano

appena: “_Virginia.... Adorata mia!_„...

Il discorso del commendatore finiva; degli applausi scoppiavano

fragorosamente, delle grida di bene, di evviva; delle mani si tendevano

a lui da ogni parte: un vero trionfo, che egli assaporava colla bocca

schiusa e gli occhi umidi, rifinito dall’emozione, beato.... E intanto,

a casa sua, l’altro trionfava anche lui!...

La prima donna · 第 16 / 36 题