_(vivacemente)_ Io ripeto che non sono....

ALFREDO

_(con maggiore vivacità)_ Se tu non fossi l'amante di mia moglie,

saresti qualche cosa di peggio!

MAURIZIO

Tu impazzisci!

ALFREDO

Saresti il traditore pettegolo e malvagio d'un amico di vent'anni, senza

nessuna attenuante!

MAURIZIO

Ma lasciami dire....

ALFREDO

Io preferisco di non crederti tale! E, non per fare della tragedia, come

vorrebbe mio zio — perchè, già, tanto, il farla con te sarebbe un bel

_tour de force_ — , ma per essere pratico e spicciativo, ti prego di

risparmiare a me, da oggi innanzi, l'incomodo della tua presenza.

MAURIZIO

Ah, questa è la conclusione? _(A Claudia)_ Io ne piglio una malattia!

_(Poi, ad Alfredo)_ Ma prima di ammalarmi definitivamente e prima di

lasciare per sempre questa casa, giacchè ti fa tanto piacere che io sia

l'amante di tua moglie, mi affretto a renderti felice, mi affretto a

colmarti di gioia! Sì, sì, io l'adoro, ella mi adora, noi ci adoriamo

come due pazzi sfrenati; e, se si continua di questo passo, con l'aiuto

della divina provvidenza, andremo tutti e due al manicomio, dove ci

adoreremo con la camicia di forza. Il che sarà semplicemente delizioso!

E buona sera! _(Esce difilato.)_

SCENA VI.

CLAUDIA, ALFREDO, IL SERVO.

ALFREDO

Buffone! _(Breve pausa. Si stringe nelle spalle cinicamente. Si avvia

verso il fondo come per uscire.)_

CLAUDIA

Dunque?

ALFREDO

_(si volta. Dopo un'altra pausa, con accento freddo e secco)_ Sta bene.

Ci siete riuscita. Ci separeremo.

CLAUDIA

Legalmente?

ALFREDO

Legalmente.

CLAUDIA

E la vostra paternità?

ALFREDO

Riconosco che l'arbitra naturale siete voi. Voi la negate; e quindi io

la negherò.

CLAUDIA

È quello che desidero. Ma dovrete esibire delle prove convincenti.

ALFREDO

Senza dubbio.

CLAUDIA

_(riflettendo)_ Quali?

ALFREDO

Se non ce ne sono, bisognerà inventarne.

CLAUDIA

Stabilirete... delle circostanze, delle date, dei confronti....

ALFREDO

Ma badate che anche per inventare queste prove io non potrò che

lasciarmi dirigere da voi, perchè i confronti, le date, le circostanze,

si devono coordinare a un fatto molto intimo... di cui soltanto voi

possedete il «SEGRETO». È il trionfo delle vostre idee.

CLAUDIA

E allora?

ALFREDO

Ci metteremo d'accordo.

CLAUDIA

Vogliamo parlare adesso?

ALFREDO

Parliamo adesso.

CLAUDIA

_(tocca il bottone del campanello.)_

IL SERVO

_(comparisce subito dal fondo.)_

CLAUDIA

Non siamo in casa per nessuno.

IL SERVO

_(via.)_

CLAUDIA

_(siede presso un tavolino.)_

ALFREDO

_(paziente, prende una sigaretta, l'accende. Poi siede dirimpetto a

Claudia)_ Sono a voi.

CLAUDIA

_(con un lieve gesto, severamente avverte)_ Prego....

ALFREDO

È vero, sì! _(Getta via la sigaretta.)_

_(Sipario.)_

ATTO TERZO.

_In campagna. — È il pomeriggio di una bella giornata settembrina. Una

camera spaziosa nitida, gaia, piena di aria e di luce. L'ambiente è

quasi rusticano, ma raggentilito da una signorilità semplice e modesta.

— Una porta a destra, una porta a sinistra. Un'altra porta, molto ampia,

a due battenti, si apre nel mezzo della parete in fondo e scopre il

verde scintillante di un pergolato. A poca distanza dalla porta, tra il

fogliame della vigna, spicca la tinta biancastra del parapetto d'un

pozzo e mettono un luccichìo più vivo la secchia tersa e la carrucola

che pende dal ferro arcuato. — Un finestrone è accanto all'uscio di

fondo e s'apre anch'esso sulla vigna. La camera è mobiliata per le

bisogne domestiche. Una credenza carica di stoviglie, di biancheria, di

posate. Qualche stipo, qualche pianta di rosa in un vaso grezzo. Una

piccola tavola per il desco. Una tavola grande coperta da un panno

bianco, e sopra di essa alcune scatole in cui sono ammonticchiati

bavaglini, camicine, cuffiette. Accanto a questa tavola, un cestino da

lavoro._

SCENA I.

CLAUDIA _e_ TERESINA.

CLAUDIA

_(in piedi presso la tavola coperta dal panno bianco, vi stende su

nastrini, tulle, mussola. È sola. Chiama:)_ Teresina!

TERESINA

_(di dentro)_ Signora!

CLAUDIA

Che non sia freddo addirittura cotesto ferro.

TERESINA

_(entra portando un ferro da stirare. Lo accosta un po' alla faccia)_

Per stirare robetta leggera, basta com'è.

CLAUDIA

Dammi.

TERESINA

Faccio io. So fare. Voi vi affaticate troppo.

CLAUDIA

Ma di che t'impicci, tu? Non sono mica ammalata, per tua norma. _(Prende

il ferro, lo strofina sopra una pietra che è sulla tavola e stira

accuratamente.)_

TERESINA

Un poco ammalata, siete. Ieri, per esempio....

CLAUDIA

Che ne sai di ieri?

TERESINA

Si vedeva.

CLAUDIA

_(stirando)_ Non c'era niente da vedere, hai capito?

TERESINA

Avevate la faccia come la carta che era una pietà a guardarvi!

CLAUDIA

Ma che me ne importa di ieri se oggi sto benissimo? Sto meglio di te,

sai.

TERESINA

E no! Tutte le donne sono un po' malate quando fanno i figliuoli.

CLAUDIA

Vorrei sapere chi te le insegna queste sciocchezze!

TERESINA

Il curato.

CLAUDIA

Mi meraviglio di lui che parla di certe cose alle ragazze.

TERESINA

Ce ne parla a fin di bene. Egli ci dice sempre che il fare figliuoli è

una malattia. _(Imitando la voce del curato)_ «State attente, ragazze,

state attente a non cadere in peccato. Fatelo almeno per la salute.»

CLAUDIA

_(sorridendo)_ Se dice così, dice giusto. Ma resta a capire quand'è che

si cade in peccato.

TERESINA

Da noi, non si cade in peccato solamente quando ci si marita. Ho da

riscaldarlo un altro ferro?

CLAUDIA

No, grazie, non mi serve. Apparecchia piuttosto e pensa a darmi da

pranzo.

TERESINA

Ho già messo a cuocere i ceci.

CLAUDIA

Mi dai la buona minestra paesana?

TERESINA

Quella vi do. _(Apparecchiando la tavola per il pranzo, indugia ogni

tanto a parlare.)_ Vi piace?

CLAUDIA

Molto. E mi ti raccomando per la carne, Teresina. Ricòrdati che devo

mangiarne spesso; e tenera ha da essere.

TERESINA

Don Fabiuccio Nasti, che nella macelleria del padre comanda lui, me n'ha

portato un tocco da fare alla cacciatora, tenero come il burro.

CLAUDIA

Un quarto di chilo?

TERESINA

Pago sempre per tanto; ma siccome lui amoreggia con me, io ne profitto e

me ne prendo di più.

CLAUDIA

Ciò non va bene.

TERESINA

Io me lo sposo.

CLAUDIA

E che vuol dire che te lo sposi?

TERESINA

Vuol dire... che gli darò più di quello che ho preso.

CLAUDIA

E della malattia, non ne hai paura?

TERESINA

Eh! Presto o tardi ci si ha da passare, penso io. Siamo donne per

questo.

CLAUDIA

Hai ragione. _(Ha finito di stirare. Raccoglie e piega i nastrini, il

tulle, la mussola.)_ È vero che la Madonna di Roccaromita protegge le

mamme?...

TERESINA

Sì che le protegge. Avete fatto bene a venirvene a Roccaromita.

CLAUDIA

Ma io _(dissimulando)_... non ne sapevo nulla. Ci sono venuta perchè qui

ho trovato da acquistare questa casetta per pochi soldi.

TERESINA

La Provvidenza vi aiuta.

CLAUDIA

_(animandosi)_ Certo che mi aiuta! _(Il suo viso si contrae un poco.

Ella si sorregge a una sedia.)_

TERESINA

Lo vedete?!...

CLAUDIA

No, no, t'inganni.

TERESINA

_(si affretta a soccorrerla.)_

CLAUDIA

Ma no.... Inezie! _(Un silenzio.) (Siede.) (Le passa sulla fronte come

un'ombra. Indi scuote la testa. Si rianima.)_ Ecco. Più niente. _(Si

dispone ad agucchiare_.)

TERESINA

_(terminando di apparecchiar la tavola)_ Frutta ne ho da comperare?

CLAUDIA

E guarda! Abbiamo lì quel po' po' di uva moscadella.

TERESINA

Se la nuova massaia non se ne dispiace....

CLAUDIA

Non può dispiacersene. L'uso di questa piccola vigna me lo sono

riserbato per me.

TERESINA

Allora ve li colgo due grappoletti maturi?

CLAUDIA

_(festosamente)_ Io! Io! _(Si alza e corre al pergolato.)_

TERESINA

_(curiosando, tocca e guarda i nastri, i merletti, le cuffiette, le

camicine, i bavaglini già cuciti.)_ Gli fate un corredo coi fiocchi al

piccino!

CLAUDIA

_(dal pergolato, mentre sceglie i grappoli da cogliere)_ Non guastare,

Teresa.

TERESINA

Non guasto, no. _(Continuando a guardare)_ Ma, perchè poi tanto tempo

prima?

CLAUDIA

Com'è bionda! Sembra tutta sparsa di polvere d'oro. _(Tornando con i

grappoli in mano e assaggiando qualche chicco d'uva)_ E com'è dolce!

Prendi, Teresa.

TERESINA

_(stacca anche lei qualche chicco e gusta.)_ Dolce assai.

CLAUDIA

_(mette l'uva sulla tavola da pranzo e si asciuga le dita alla

tovaglia.)_

TERESINA

_(con riflessione)_... A voi che ve ne pare? Sarà un maschio o sarà una

femmina?

CLAUDIA

_(stringendosi nelle spalle, tutta sorrisi in volto)_ Mah! _(Siede

presso il cestino.)_

TERESINA

Non ce l'avete messa l'intenzione?

CLAUDIA

_(infilando l'ago)_ No.

TERESINA

Quando sarà il momento, io ce la metterò, perchè il primo figlio lo

voglio maschio.

CLAUDIA

_(cominciando a ornare una cuffietta)_ E se lo sposo ce ne metterà

un'altra?

TERESINA

L'intenzione dell'uomo non conta!

CLAUDIA

Ah no? _(Si volta e la guarda.)_ E questo chi te l'ha insegnato?

TERESINA

Nessuno. Lo so da me.

_(Si odono di dentro tre colpi alla porta.)_

CLAUDIA

Picchiano, Teresa. Sono tre colpi. Sarà il signor Maurizio.

TERESINA

Vado. _(Esce a sinistra.)_

_(Un silenzio.)_

TERESINA

_(senza comparire, dalla stanza attigua)_ È lui: il signor Maurizio.

CLAUDIA

_(celiando)_ La marchesa non riceve.

SCENA II.

CLAUDIA _e_ MAURIZIO

MAURIZIO

_(porta gli occhiali verdi. Indossa un costume dalle tinte gaiette e un

paltoncino col bavero alzato. Entrando:)_ Riceviate o no, io sono qua.

CLAUDIA

Ancora?!

MAURIZIO

Come _ancora_? È un pezzo che non mi vedete.

CLAUDIA

Da ieri l'altro.

MAURIZIO

Ma non da ieri. Ce n'era abbastanza per credere che voi aveste il più

vivo desiderio di vedermi.

CLAUDIA

Venite qua. Sedete. _(Gli porge la mano, che Maurizio stringe con tutt'e

due le sue.)_

MAURIZIO

_(piglia una sedia e sta per sedere accanto al cestino.)_

CLAUDIA

Toglietevi, per favore, quel paltò, quegli occhiali.... Siete opprimente

così imbacuccato!

MAURIZIO

Gli occhiali me li tolgo subito, perchè qui dentro, se Dio vuole,

polvere non ce n'è. Ma quella strada maestra!... L'altro ieri mi sono

rovinato gli occhi. Guardate qui. _(Allargando le palpebre con le dita)_

Ho una minaccia di congiuntivite! Lasciare le strade maestre in quello

stato è un'infamia! Ma che cosa fanno i consiglieri della Provincia? Che

cosa fanno i deputati? Che cosa fanno i ministri? _(Siede.)_

CLAUDIA

E il paltò?

MAURIZIO

No. Vi domando perdono, ma il paltò, per ora, mi abbisogna. Ho fatto di

corsa quest'ultimo tratto di via, che mi sembra il Calvario, e, se non

mi sbaglio, sono un tantino sudato. Aggiungete poi che questa non è mica

una camera: è una ghiacciaia.

CLAUDIA

Potevate fare a meno di correre.

MAURIZIO

Eh!... Di tante cose si potrebbe fare a meno!

CLAUDIA

Per esempio?

MAURIZIO

Per esempio, di venire fin quassù tre volte la settimana.

CLAUDIA

Perchè ci venite?

MAURIZIO

Io non lo so.

CLAUDIA

_(ridendo un po')_ Ah, ah, ah!

MAURIZIO

Che c'è da ridere?

CLAUDIA

Ricordavo... le tre volte la settimana di Olghina: lunedì, mercoledì e

venerdì.

MAURIZIO

Ma che confusione fate!

CLAUDIA

_(graziosamente, dopo una pausa)_ Come sta?

MAURIZIO

Sta bene. Credo che stia bene.

CLAUDIA

Sempre... tre volte la settimana?

MAURIZIO

No, no.

CLAUDIA

Due volte?

MAURIZIO

Nemmeno.

CLAUDIA

Una sola?!... Povero Maurizio!

MAURIZIO

_(con comico risentimento di uomo offeso nel suo amor proprio maschile)_

Vi prego di credere, Donna Claudia....

CLAUDIA

Andiamo, non vi arrabbiate con me, chè anzi io mi compiaccio di sapervi

divenuto più saggio.

MAURIZIO

Più saggio!... Chi può dirlo poi se sia precisamente saggezza? La verità

è che tutta questa storia mi ha scombussolato. Ci pensate, voi, a quel

che mi capita? Quando verrà pronunziata la sentenza di separazione tra

voi e vostro marito non ci sarà un cane che non avrà la convinzione

ch'io sia il vostro amante e anche il.... Mi capite, eh?

CLAUDIA

La vedete questa cuffiettina com'è caruccia?

MAURIZIO

La vedo, sì, la vedo.

CLAUDIA

È un amore!

MAURIZIO

È tanto caruccia, ma datemi retta. Non si tratta d'una bazzecola. È un

fatto d'una gravità singolare, singolarissima. Io sarò in una falsa

posizione vita natural durante.

CLAUDIA

_(con la massima calma, lavorando a un'altra cuffietta)_ Il vostro nome

non verrà fuori. Voi sareste forse indiziato se ci fosse un sincero

dibattito in tribunale. Invece, no, sarà tutta una mirabile finzione,

perchè mio marito ed io ci siamo messi d'accordo.

MAURIZIO

Ma visto che di accordo avete stabilito di dimostrare che vostro figlio

non è suo, il naturale candidato alla paternità ho il piacere di essere

io. È chiaro.

CLAUDIA

_(senza darsi nessuna pena)_ Ma no!

MAURIZIO

Sentite, Donna Claudia, questo figlio deve averlo fatto qualcuno.

CLAUDIA

_(con un sorrisetto bonario)_ Ecco quello che vi nego.

MAURIZIO

_(scattando in piedi e levando la voce)_ Quando si arrivano a dire di

simili enormità, non c'è più nulla a sperare dalla logica umana!

CLAUDIA

_(graziosissimamente)_ Non urlate, Nunù, perchè gli urli mi guastano

l'appetito.

MAURIZIO

Chi è Nunù?

CLAUDIA

_(rifacendo le voci e i gesti del primo atto)_ «Addio Ninì» — «Addio

Nunù». _(Ride.)_

MAURIZIO

_(rammentandosi)_ Ah!... Ve ne ricordate? _(Facendosi serio)_ E da

allora, purtroppo, sono cominciati i guai!

CLAUDIA

_(ride più forte.)_

MAURIZIO

Ma voi ridete sempre, Donna Claudia!

CLAUDIA

O Dio! Non dovrei ridere neppure pensando a quel servo imbecille, che,

secondo voi, riconoscendomi per la marchesa di Montefranco, mi avrebbe

terribilmente compromessa? Vedete come sono mutate le cose. Adesso, voi

medesimo venite quassù, da me..., tre volte la settimana, affrontando la

polvere, il caldo, il freddo, il vento, e mi compromettete con la più

spensierata disinvoltura.

MAURIZIO

_(sedendo di nuovo)_ Voi scherzate, e intanto vi assicuro che, più o

meno, queste stesse parole io me le dico senza punto scherzare, quando

ci penso. Non è proprio della compromissione ufficiale che io mi

preoccupo. Oramai, quella lì è un incidente esaurito. Ma c'è una

compromissione di altro genere....

CLAUDIA

Che riguarda voi e me?

MAURIZIO

_(facendosi sempre più serio)_ No, riguarda me solo. Perchè, sappiatelo,

_(con vibrazione malcontenuta)_... non tutti gli uomini sono come

sembrano!...

CLAUDIA

Bella novità!

MAURIZIO

Io sembro un vecchio fannullone, un vile cultore del proprio benessere,

di quel benessere mediocre e pedestre che non corre nessun rischio in

mezzo agli urti, alle grida, alle afflizioni, alle lagrime dell'umanità

sofferente, e che, d'altra parte, non aspira alle grandi gioie, ai

godimenti supremi, e non li rasenta mai. Io sembro un uomo fatto con la

ricetta: tanto di prudenza, tanto d'indifferenza, tanto di bontà, tanto

di debolezza, tanto di virtù e tanto di vizio, e il tutto mescolato bene

e riscaldato a bagnomaria. Io sembro, insomma, e sono forse stato, ne

convengo, la negazione di ciò che rende la vita molto bella o molto

brutta, di ciò che la rende movimentata e profonda, di ciò che la

distrugge e la ravviva, che l'abbassa fino al fango o la eleva sino al

Cielo: _(con uno slancio d'entusiasmo)_ ma io, Donna Claudia....

CLAUDIA

_(interrompendolo apposta e mostrandogli la seconda cuffietta)_ Vi piace

quest'altra col nastrinuccio celeste?

_(Una breve pausa.)_

MAURIZIO

_(dissimulando un po' di tristezza interiore)_ Sì, mi piace.

CLAUDIA

Ce n'è di tutti i gusti. Guardate! Guardate! _(Prende la scatola

riboccante di cuffiette.)_

MAURIZIO

Difatti, ce n'è moltissime.

CLAUDIA

E ce ne saranno anche di più.

MAURIZIO

Ma, tanto per sapere, quanti figliuoli contate di mettere al mondo in

una sola volta?

CLAUDIA

_(con tenerezza soave)_ Uno, mio buono Maurizio, che sarà tutto il mio

mondo!

MAURIZIO

Ecco.... Quando dite queste cose, con quella voce, con quel certo non so

che di dolce e di commovente..., è un affare serio! Io ne piglio....

CLAUDIA

Una malattia!

MAURIZIO

_(La commozione quasi lo vince suo malgrado)_ No! Donna Claudia, devo

convenire... che ne piglio un poco di buona salute.

SCENA III.

CLAUDIA, MAURIZIO _e_ TERESINA.

TERESINA

_(di dentro)_ Signora! _(E tossisce come per meglio avvertire della sua

presenza.)_

CLAUDIA

Cosa c'è?

TERESINA

_(di dentro)_ Posso entrare?

CLAUDIA

_(a Maurizio, sorridendo della reticenza di Teresina)_ Che ne dite? Può

entrare?

MAURIZIO

Come vi divertite a mie spese! _(Tentennando la testa in segno di

pazienza)_ Entra pure, ragazza, chè non ci disturbi.

TERESINA

_(si avanza con la zuppiera fumante.)_

CLAUDIA

_(continuando la celia — a Teresina)_ Perchè hai domandato se potevi

entrare?

TERESINA

_(indicando Maurizio)_ Eh! Quando c'è lui....

MAURIZIO

No, sai, ti sbagli!

TERESINA

_(mettendo la zuppiera in tavola)_ Mi prendete per allocca. Ma io lo

capisco quello che siete.

MAURIZIO

È inutile: ne è convinta anche lei!

CLAUDIA

Almeno per galanteria, non dovreste lamentarvene.

MAURIZIO

_(alzandosi)_ Sì, sì. Buon pranzo! Io vi lascio.

CLAUDIA

_(preparando in fretta un altro coperto)_ No, no. Qui. Pranzate con me.

Vi offro una minestrina paesana, che è un piccolo capolavoro.

MAURIZIO

Non è ora mia, Donna Claudia. Vi ringrazio.

CLAUDIA

In campagna si può mangiare a tutte le ore.

MAURIZIO

Mi farà molto male, lo so. Ho anche l'emicrania, oggi.

CLAUDIA

Sedete e mangiate. Senza discussione, e, soprattutto, senza paltò.

TERESINA

Evvia, non vi fate pregare, chè dovreste essere voi a pregar lei.

MAURIZIO

Santa pazienza! _(Si toglie il paltoncino e siede a tavola.)_

CLAUDIA

Svelta, Teresa. Taglia il pane e cerca nella credenza una bottiglia di

Gragnano rosso.

TERESINA

_(esegue.)_

CLAUDIA

_(servendo la minestra)_ Sentite che odore? Roba sana! E bisogna

mangiarla calda calda. _(Insistendo)_ Non fate raffreddare.

MAURIZIO

Ho capito! _(Assaggiando)_ Non avete torto, sapete. Sarà forse la

suggestione, ma giurerei di non aver mai provato una minestra squisita

come questa.

CLAUDIA

E se aveste la fame che ho io!

MAURIZIO

È un piacere vedervi a tavola con tanto ardore!

CLAUDIA

Teresa! Teresa! Bada alla carne. Non troppo cotta, mi raccomando.

TERESINA

_(via.)_

MAURIZIO

Non vi si riconosce più. Non so.... Siete tutt'altra donna!

CLAUDIA

E dite, dite la verità: d'aspetto come mi trovate?

MAURIZIO

Attraentissima!

CLAUDIA

Che c'entra!

MAURIZIO

Vi trovo colorita, fresca, luminosa, magnifica. E mi pare che tutto sia

attraente.

CLAUDIA

E ieri, invece, quel vecchio gufo del dottor Berner, dicendomi delle

parole sibilline, mi guardava con certi occhi che per un momento mi

fecero sospettare d'essere diventata un cencio.

MAURIZIO

Come vi saltò il ticchio d'andare dal dottor Berner?

CLAUDIA

Volli consultarlo.

MAURIZIO

Eravate molto sofferente?

CLAUDIA

_(con urgenza, eccitandosi)_ No! Poco, pochissimo... quasi niente! Ve lo

accerto, Maurizio: quasi niente....

MAURIZIO

Ne sono persuaso, che diamine! E appunto, dicevo, non era il caso di

recarsi apposta in città per consultare un pezzo grosso.

CLAUDIA

D'altronde, io non ho nessuna esperienza. Il dottor Berner mi ha vista

nascere.... È uno specialista di gran fama.... Mi parve abbastanza

naturale profittare dei suoi consigli.

MAURIZIO

E questi consigli?

CLAUDIA

Non me ne dette.

MAURIZIO

Meglio.

CLAUDIA

Soltanto, con la sua consueta aria d'importanza, mi promise che verrà

domani a vedermi qui. Ma mi annoia la sua visita. Io non lo riceverò.

MAURIZIO

Scrivetegli di non venire.

CLAUDIA

E se poi... _(si rattrista ad un tratto)_ Se poi... avesse a dirmi

qualche cosa di molto serio?

MAURIZIO

Non cominciate a farneticare, adesso, perchè, su questo terreno, oggi,

non me la sento di seguirvi. Io non sono uno specialista.... Ciò è

incontestabile. Ma se io vi dico che non siete mai stata così florida e

forte, potete contarci.

CLAUDIA

Giuratemi che non m'ingannate.

MAURIZIO

... Ve lo giuro.

CLAUDIA

_(esaltandosi)_ Sì, sì, vi credo, vi credo!... Voi siete un amico

incomparabile, voi siete un angelo, e io vi credo. Via tutti i

farfalloni neri! Mangiamo, beviamo.... Beviamo tanto da ubbriacarci.

_(Versando il vino)_ Non vi volete ubbriacare, voi?

MAURIZIO

_(esaltandosi anche lui)_ Ma sì che voglio ubbriacarmi, perbacco!

CLAUDIA

Vi abbraccerei.

TERESINA

_(di dentro, tossisce per prudenza e domanda:)_ Posso entrare?

CLAUDIA

_(prorompe in una risata)_ Ah, ah, ah!

MAURIZIO

È esasperante!

CLAUDIA

_(ride clamorosamente.)_

MAURIZIO

Entra, entra, entra! Afflizione!

CLAUDIA

Ma questa volta, scusate, poteva anche aver ragione. Stavo per

abbracciarvi....

MAURIZIO

Magari!

TERESINA

_(entrando)_ Carne poco cotta. _(Mette la carne in tavola.)_

CLAUDIA

Bravissima! _(Beve d'un fiato. Poi a Maurizio:)_ E voi?

MAURIZIO

Eccomi. _(Ingolla un bicchier di vino.)_

TERESINA

_(cambia i piatti.)_

SCENA IV.

CLAUDIA, MAURIZIO, TERESINA, ROSALIA.

ROSALIA

_(comparisce sotto il pergolato e si ferma di là dalla soglia,

timidamente. Ha in braccio il bimbo lattante e porta con una mano una

canestra piatta, verdeggiante)_ Signora bella!

CLAUDIA

_(voltandosi)_ Oh! Rosalia? _(A Maurizio)_ È la nuova massaia che è

venuta ieri. Tanto cara! _(A Rosalia)_ Favorisca la nostra vicina,

favorisca!

ROSALIA

Non voglio darvi fastidio, signora bella. Ho qui, per voi, un po' di

giuncata fatta or ora. Se non vi offendete....

CLAUDIA

_(battendo le mani)_ La giuncata!? Che delizia! Accetto con entusiasmo!

Voi avete avuta un'idea sublime!

ROSALIA

_(restando in fondo)_ Era dovere. Ieri, signora bella, diceste che

avevate desiderio di giuncata. E due e tre volte lo diceste. E dagli

occhi si vedeva che era vero. Non volevo avere scrupoli di coscienza. Ne

ho fatti cinque dei figli, e dispiaceri non ne ho avuti, perchè la gente

che mi stava attorno ci badava a queste cose. Ma mia sorella, la più

grande, poveretta, per un desiderio di lenticchie — che nessuno se

n'accorse — non ebbe neanche il tempo di raccomandarsi alla nostra

Madonna, e all'impensata fece il figlio morto. Uno strazio che non vi so

dire!

CLAUDIA

_(si rannuvola, e fissando gli occhi nel vuoto, resta per un istante

assorta.)_

MAURIZIO

_(se ne avvede e vorrebbe distrarla)_ Avanti la giuncata, Teresina!

CLAUDIA

_(scotendosi e cercando di dominarsi)_ Avanti! Avanti!

MAURIZIO

Ne ho desiderio anch'io e me ne voglio fare una scorpacciata. Non si sa

mai!...

CLAUDIA

Prendetene, prendetene tanta!

TERESINA

_(mette in tavola la giuncata.)_

MAURIZIO

_(ne riempie il suo piatto.)_

CLAUDIA

_(contemporaneamente ne cava dalla canestra a grosse cucchiaiate e se le

caccia in bocca come per avidità)_ Buona!

ROSALIA

_(accomiatandosi)_ Con permesso....

CLAUDIA

Restate ancora un poco, Rosalia. Posso offrirvi un bicchiere di vino?

ROSALIA

No, a stomaco digiuno non ne bevo. _(Accennando al bimbo)_ Questo qui me

lo proibisce.

CLAUDIA

È lui il tiranno?

ROSALIA

Comanda lui, s'intende.

CLAUDIA

E avvicinatevi. Mi fate venire il torcicollo.

ROSALIA

Ho dietro di me un mezzo reggimento, signora bella. Me ne devo andare.

CLAUDIA

Gli altri bimbi, forse?

ROSALIA

Uno è a casa con la febbre....

CLAUDIA

Con la febbre? Verrò subito a fargli una visita.

ROSALIA

Non è niente. È febbre di crescenza. E ce n'è voluto per farlo stare a

letto! Ma ci sono gli altri tre, che non mi lasciano un momento.

CLAUDIA

Io non li vedo.

ROSALIA

Si nascondono perchè hanno vergogna. E poi son sudici che paiono usciti

da un fumaiolo.

CLAUDIA

Non importa. Fatemeli vedere.

ROSALIA

_(voltandosi e chiamando con la voce e col gesto)_ Venite qua.... La

signora vi perdona che siete in quello stato. La signora bella non vi

sgrida. Venite qua!

_(Tre bimbi paffuti, graziosi, scalzi, con indosso dei brandelli di

panni contadineschi, sgusciano dal pergolato e si aggrappano con ambo le

manine alla gonna di Rosalia e sogguardano Donna Claudia in un misto di

curiosità e di timor panico infantile.)_

CLAUDIA

_(alzandosi ancora con la bocca piena di giuncata)_ Eccoli lì,

finalmente!

ROSALIA

_(ai bimbi)_ Ohè, che stracciate la veste a mamma!

CLAUDIA

Come li avete fatti bene, Rosalia!

ROSALIA

Andate a baciare la mano alla signora.

CLAUDIA

Niente affatto! Ci penso io, invece, a tempestarli di baci. _(Corre a

loro vivacemente come per afferrarli.)_

_(I bambini fuggono riempiendo l'aria di piccoli gridi.)_

CLAUDIA

Voi fuggite, ma io vi raggiungo, e faremo la guerra! _(Li rincorre e

sparisce tra il fogliame.)_

_La voce d'un_ BIMBO

Non mi pigli! Non mi pigli!

ROSALIA

Cattivacci!

_La voce di_ CLAUDIA

_(allontanandosi)_ Che guerra che faremo!

Maternità: Dramma in quattro atti · 第 3 / 5 段