attenta: mi compromettete anche dinanzi al vecchio, adesso.
_(Parlano sommessamente.)_
CLAUDIA
Gli siete estremamente simpatico.
MAURIZIO
Lo so bene: è vostro marito che mi fa la _réclame_ per appiccicarmelo
addosso.
CLAUDIA
Avete visto l'uomo che è uscito di qui, poco fa?
MAURIZIO
No.
CLAUDIA
Era il confidente di mio marito.
MAURIZIO
L'uomo che vi ha spiata?
CLAUDIA
Il fido esploratore.
MAURIZIO
Ne siete sicura?
CLAUDIA
A me è parso di ricordarmi d'averlo spesso incontrato per istrada da un
mese in qua. Ha una fisonomia che non si dimentica. E poi mio marito lo
ha chiamato Filippo!...
MAURIZIO
E dunque era lui!
CLAUDIA
Era lui!
IL DUCA
_(con gioconda soddisfazione, ad Alfredo)_ Ma è enorme!
ALFREDO
Sentite ancora, zio!
MAURIZIO
_(a Claudia, inquieto)_ Sicchè, poco fa sarebbe accaduto ciò che io
prevedevo?!
CLAUDIA
Non ne dubito.
MAURIZIO
Vostro marito avrebbe appreso che voi, questa mattina, di nascosto,
siete venuta da me?!
CLAUDIA
Non ne dubito.
MAURIZIO
A conti fatti, potrebbe essere già convinto che io sono....
CLAUDIA
Il mio amante.
MAURIZIO
Io ne piglio una malattia!
CLAUDIA
E io sarò felicissima di curarvela. Così, almeno, potrò disobbligarmi.
MAURIZIO
Voi siete la mia perdizione, donna Claudia!
CLAUDIA
Purchè voi siate la mia buona stella, che importa?
MAURIZIO
Ecco: il sangue mi affluisce alla testa.... Mi permettete, se non altro,
di passeggiare?
CLAUDIA
Passeggiate.
MAURIZIO
_(Si alza. Si tocca le tempie. Si tocca lo stomaco.)_
IL DUCA
_(a cui il racconto di Alfredo ha procurato un crescendo di buon umore,
prorompe ora in una gran risata.)_ A questo punto, abbi pazienza, mi
vien voglia di congratularmi più con lei che con te!
CLAUDIA
Di che cosa vorreste congratularvi con me, caro Duca!
IL DUCA
_(alzandosi e andando verso di lei)_ Dei prodigi della vostra nuova luna
di miele.
CLAUDIA
Pare che siano specialmente i segreti di alcova che risvegliano il
vostro affetto di zio!
ALFREDO
_(si alza anche lui, seccato.)_
MAURIZIO
_(passeggiando, lo sogguarda con trepida curiosità.)_
IL DUCA
_(risentito)_ L'affetto di zio è risvegliato in me da tutto quanto mi
conferma d'aver ritrovato in questa casa l'organismo d'una famiglia.
Quando dico _famiglia_, dico anzitutto _onestà coniugale_. E questa
onestà, donna Claudia, se non vi dispiace, comincia precisamente
dall'alcova.
CLAUDIA
Peccato che la storia veridica delle alcove non si scriverà mai!
ALFREDO
... Lo storiografo della situazione, dovendo essere un testimonio
oculare, si troverebbe in un bell'imbarazzo!
IL DUCA
Io ho voluto soltanto giustificarmi, marchesa, di avere ascoltate
volentieri le confidenze di vostro marito.
ALFREDO
Ma sì, zio. Claudia scherza. Nessuno meglio di lei intende quanta bontà
sia nella vostra compiacenza; e nessuno più di lei, credetemi, ve ne è
grato.
IL DUCA
Se ci sia della bontà, non so. È probabile che ci sia, sopra tutto,
dell'egoismo. Non lo nascondo. Ero stanco di solitudine. E il dolore che
il mio unico nipote fosse immeritevole della mia fiducia e non mi avesse
nemmeno dato un erede, condannandomi a guardare con malinconia i
parecchi chilometri quadrati di terre che per volontà di Dio mi sono
stati trasmessi insieme con un nome immacolato, s'era così inasprito che
quasi andava mutandosi in rancore verso me stesso e quasi mi faceva
pentire d'aver vissuto troppo sobriamente la mia vita di vedovo.
CLAUDIA
Potevate pensare a costruirvelo voi un erede.
IL DUCA
In che maniera?
CLAUDIA
Non avrete avuto sempre settant'anni!
IL DUCA
Ne avevo venticinque, cara signora, quando amai e sposai la donna più
eletta che io mi abbia conosciuta. La morte me la rapì ben presto, e io
giurai che le sarei stato fedele.
CLAUDIA
Veramente, un vedovo, che non vuol tradire la sua prima moglie, se ne
piglia subito un'altra. È il solo preservativo per amar sempre quella
che è morta.
IL DUCA
_(severissimo)_ Intorno all'amore e alla fedeltà ho i miei criteri, e li
preferisco.
CLAUDIA
Roba d'altri tempi.
IL DUCA
_(accalorandosi)_ Io penso e spero che certi sentimenti possano essere
di tutti i tempi. Il sentimento che ha guidato me è in queste parole:
avendo amato una volta sola, non ho saputo sposare due volte.
CLAUDIA
Ma il matrimonio non serve soltanto a impiegare il proprio amore. Serve
anche a impiegare i propri capitali, quando se ne hanno come voi. Se vi
foste riammogliato, avreste avuto probabilmente il piacere di produrre
il legittimo destinatario di tutti quei chilometri quadrati che vi hanno
messo di cattivo umore.
IL DUCA
_(con crescente energia)_ Non sarà un erede meno legittimo, donna
Claudia, quello che aspettiamo.
CLAUDIA
Per una transazione!
IL DUCA
_(scattando)_ Non c'è nessuna transazione, marchesa, in ciò che è un
atto spontaneo del mio cuore!
ALFREDO
_(urgentemente, piano a Maurizio)_ Fammi la grazia: cerca di
troncare....
MAURIZIO
Che c'entro io?!
CLAUDIA
Del vostro generoso proposito, io vi ringrazio. Ma la verità è che io
non vedo e non c'è effettivamente nulla di comune tra il figlio che
faccio io e le ricchezze che avete voi!
ALFREDO
_(pianissimo, sospingendo Maurizio)_ Tronca! Tronca!...
IL DUCA
_(adirandosi fieramente)_ In altri termini, voi disdegnate....
MAURIZIO
_(costretto, interrompe)_ Ma no, non disdegna nulla!...
ALFREDO
Non disdegna nulla, zio. Se ve l'ho avvertito che scherza! Lo fa apposta
per stuzzicarvi. Fa così con tutte le persone a cui vuole molto bene. Ne
sa qualche cosa Maurizio, poveretto, che è il suo bersaglio. Non è vero,
Maurizio, che sei il suo bersaglio?
MAURIZIO
Il suo bersaglio, io?
ALFREDO
Appunto perchè te ne vuole del bene.
MAURIZIO
Cioè, distinguiamo....
ALFREDO
Non ti allarmare, chè non ti preparo mica una scena di gelosia.
Pusillanime!
MAURIZIO
Pusillanime, no!
ALFREDO
_(ostentando un brio motteggiatore e un'affettuosità espansiva)_ Taci là
che ti conosco! _(Indi, a Claudia)_ E conosco anche te, sai, angelo
caro! _(E rivolgendosi al Duca)_ Nelle sue celie e nei suoi paradossi,
che sembrano amari, c'è sempre invece un fondo di gentilezza e di
poesia. _(Di nuovo a Claudia, avvicinandosi a lei)_ Vuoi scommettere che
t'indovino? Tu avevi destinati i tuoi piccoli risparmi, la tua piccola
dote, salvata a stento dal naufragio, dal mio naufragio, all'educazione
del bimbo; e adesso, sapendo che lo zio ha stabilito di educarlo a sue
spese con la larghezza che i suoi mezzi gli permettono, tu sei... un
tantino gelosa. Indovino, sì o no?
CLAUDIA
_(invelenita, si comprime e si chiude nel silenzio.)_
ALFREDO
Ma sei una bambinona, vedi! Che sarebbero tutti i milioni di Rothschild
senza le tue cure, senza le tue carezze, senza il tuo soffio?
IL DUCA
Mi pare che Alfredo dica benissimo.
ALFREDO
Nessuno oserà usurpare il tuo posto. Io mi propongo d'essere un babbo
tenerissimo. Va bene. Lo zio si propone d'assumere la parte del nonno, e
sarà un nonno incantevole. Ma a lui e a me nulla parrà più bello e più
rassicurante di questa mammina tutta assorta nel suo còmpito e
spadroneggiante presso la culla che ci deve tenere insieme. Quanto poi a
quel signore che fa l'indiano _(indicando scherzosamente Maurizio)_
visto che siamo abituati a vedercelo tra i piedi, dovremo pure
ammetterlo qualche volta al circolo domestico. A una sola condizione
però: che non si dolga più di sentirsi dire che gli si vuol bene.
IL DUCA
_(ride.)_
MAURIZIO
Io non me ne sono doluto, ma....
ALFREDO
_(con solennità comica)_ Chiedete scusa a Donna Claudia della vostra
inconsulta protesta. Sconoscente! Io offro intanto da fumare allo zio.
_(Prende la scatola dei sigari.)_
IL DUCA
Dopo pranzo, o un avana o niente.
ALFREDO
_(porgendogli la scatola)_ Me ne ricordavo e ne avevo comperati apposta.
IL DUCA
_(scegliendo un sigaro)_ Sì, un avana e una partita a scacchi. Ecco
quello che ti scroccherò spesso e volentieri. Oltre il pranzo,
beninteso.
ALFREDO
Una partita a scacchi? Maurizio, hai sentito? Una fortuna per te!
MAURIZIO
Cosa?
ALFREDO
Lo zio è un forte giocatore di scacchi.
MAURIZIO
Be'?
ALFREDO
Sei un accanito giocatore anche tu.
MAURIZIO
Io?!
ALFREDO
Tu! Tu!
IL DUCA
Perbacco! Un accanito scacchista? Simpaticissimo! Ci misureremo.
ALFREDO
Egli non chiede che di misurarsi. Su, su, Maurizio! Coraggio! _(Al
Duca)_ Potrete giuocare agli scacchi tutte le sere, zio.
MAURIZIO
Con me?!
ALFREDO
Con me certamente no, perchè non li so giocare.
MAURIZIO
_(sperando ancora di sottrarsi)_ Ma io li giuocavo una volta.... Adesso,
non sono più in esercizio.... Non potrei.
ALFREDO
Zio, non gli credete. È una civetteria.
IL DUCA
_(che si è già seduto presso la scacchiera)_ Qua, qua, mio degno
avversario.
ALFREDO
_(a Maurizio)_ E tu non fumi? Prendi tu pure un avana. _(Mettendogli la
scatola fra le mani, sottovoce, in fretta)_ Non ti rifiutare, te ne
prego. Devo dire due parole a mia moglie. Se non mi aiuti tu, chi vuoi
che m'aiuti? _(Indi, levando la voce come se continuasse un discorso)_ E
io... sempre fedele alle mie sigarette. _(Cava di tasca il
portasigarette.)_
IL DUCA
Un po' di fuoco, Alfredo.
ALFREDO
Immediatamente.
CLAUDIA
Me ne duole assai, ma sono costretta a pregarvi di non fumare. Sento che
il fumo mi farebbe un po' male.
IL DUCA
Per conto mio, ci rinunzio subito, Donna Claudia.
ALFREDO
Ma no, ma no. Piuttosto, andate a giocare nel _fumoir_. Starete più
raccolti. _(Tocca il bottone del campanello.)_
IL DUCA
Ah, sì! Questo è un benedetto giuoco per cui non ci si raccoglie mai
abbastanza.
MAURIZIO
_(sospirando di pazienza)_ E raccogliamoci.
IL SERVO
_(entra dal fondo.)_
ALFREDO
Accendete nel _fumoir_. E portate lì quella scacchiera.
IL SERVO
_(esce a sinistra, portando via la scacchiera.)_
IL DUCA
_(alzandosi)_ Siamo noi, intanto, Donna Claudia, che dobbiamo chiedere
perdono a voi. Avremmo dovuto pensare che nelle vostre condizioni....
ALFREDO
È la prima volta, per altro, che ella avverte di non poter tollerare il
fumo. Da oggi in poi, ci baderò. _(A Claudia)_ In casa, mia bella
mammina, non fumerò più.
IL DUCA
Molto galante!
ALFREDO
_(abbreviando)_ Buon gioco, zio! Buon divertimento, Maurizio!
MAURIZIO
Grazie tante!
IL DUCA
_(presso la porta — a Maurizio)_ Prego, caro avversario!...
MAURIZIO
Prego, prego, Duca....
IL DUCA
_(via a sinistra.)_
ALFREDO
_(sottovoce, in fretta)_ Ti raccomando: fammelo vincere.
MAURIZIO
Ma tu lo sai che lo star seduto dopo pranzo per me è una catastrofe.
ALFREDO
Giuoca all'in piedi.
MAURIZIO
Io non voglio, capisci, non voglio!
ALFREDO
Ed è questa l'amicizia che hai per me e per mia moglie?
IL DUCA
_(di dentro, impaziente)_ Signor Maurizio! Signor Maurizio!
MAURIZIO
Uhm! _(Dando un pugno in aria, esce.)_
SCENA III.
ALFREDO e CLAUDIA.
ALFREDO
Desideravo di aver subito un colloquio con te. _(Cerca di tenere un tono
gentile, mite, cordiale.)_ Lo desideravo, perchè il tuo contegno, mia
buona Claudia, mi crea una posizione difficile. In tutto ciò che fai e
che dici dinanzi a mio zio, e specialmente in tutte le parole che
rivolgi a lui, c'è sempre un non so che d'ironico, di acre e perfino
d'insolente che è... inopportuno. Mio zio non è un rimbambito. Egli si è
riavvicinato a noi per partecipare alla festa della nostra famiglia, e
questo riavvicinamento è per noi — tu ne sei persuasa — un bene, sotto
tutti i rapporti. L'avvenire della nostra creatura è assicurato. Noi
potremo vivere con essa e per essa nella sicurezza della sua prosperità.
Ma, viceversa, se mio zio dubitasse della nostra gratitudine, se non
vedesse in questa casa un perfetto accordo, dovuto appunto alla più
dolce delle aspettazioni, noi saremmo liquidati.
CLAUDIA
_(siede in silenzio. Il suo volto dice tutta l'amarezza dell'anima sua e
l'estremo sforzo della sua prudenza.)_
ALFREDO
_(accostandosi a lei)_ D'altronde, perchè non dovremmo mostrargli quel
che è vero, quel che deve essere vero. La diversità dei nostri
temperamenti, la tua austerità disdegnosa... avevano fatto un po'
assopire il mio cuore di marito innamorato. Io avevo commessa qualche
leggerezza, avevo avuto qualche torto... Ma c'è sempre stata dentro di
me la nostalgia d'una più intima unione fra noi due. Per dare un nuovo
impulso al mio affetto, avevo bisogno d'un figlio, sì, d'un figlio, che
è poi il solo vincolo che possa far combaciare anche due volontà, due
temperamenti diversi. Ed è per questo che adesso l'accordo c'è. Dopo la
sensazione di sorpresa che ho avuto stamane e che tu hai certamente male
interpetrata, io ho sentito risvegliare il mio cuore, l'ho sentito
battere come accanto al tuo, insieme col tuo. _(La circonda col
braccio)_ Via, Claudia!... Non ti accorgi del mio mutamento? Non ti
accorgi che, oramai, io torno a essere... il marito innamorato che ero?
_(La bacia.)_
CLAUDIA
_(levandosi con un atto di ribrezzo)_ Ah, no!
ALFREDO
Claudia!...
CLAUDIA
No! No! No! Questa turpe commedia mi fa nausea!
ALFREDO
Silenzio, per carità! E rientra in te, Claudia, rientra in te!
CLAUDIA
Io avrei voluto parlarti con tranquillità, avrei voluto annunziarti
pacificamente la risoluzione ferma e irremovibile di separarmi da te e
d'andare a vivere sola, lontana da tutti....
ALFREDO
Tu sei un'insensata!
CLAUDIA
Ma in poche ore mi si è così appesantita addosso quest'afa pestifera di
transazioni, di finzioni e d'infamia, che non mi è più possibile nemmeno
di serbare una calma relativa, non mi è più possibile di tacerti ancora
quanto ti disprezzo. Io mi sento soffocare! Io mi sento morire
d'asfissia! Aria! Aria!
ALFREDO
Abbassa la voce, maledizione! _(Chiude in fretta l'uscio a sinistra e
torna a lei)_ Abbassa la voce!
CLAUDIA
_(in tono più sommesso come per una concessione)_ È completamente
inutile, dunque, che tu ti dia la pena di fingere e di mentire. Io ho
deciso di scavare un abisso fra me e te. E lo farò!
ALFREDO
_(padroneggiandosi)_ Senti, Claudia, non è questo il momento di
discutere la tua risoluzione. Ciò che per ora devo chiedere alla tua...
cortesia è che tu mi risparmi adesso l'imbarazzo grave d'uno scandalo,
che, tutto sommato, tu non puoi temere meno di me! Andiamo di là,
Claudia.... Parleremo a nostro agio quando saremo soli in casa....
Andiamo di là....
CLAUDIA
E tu fidi nella certezza che io tema lo scandalo?
ALFREDO
_(tentando di parer sempre mite e remissivo)_ Forse non lo temi. Non hai
ragione di temerlo. Sia pure. Ma una cosa è non temerlo e un'altra è
invocarlo a dirittura.
CLAUDIA
Orbene, è proprio così! Io lo invoco! Io lo voglio!
ALFREDO
Ma nella tua ribellione, vedi, ci dev'essere un errore di fatto, ci
dev'essere un equivoco
CLAUDIA
Nella mia ribellione c'è l'idea chiara ed esatta di ciò che è stato e di
ciò che sarà.
ALFREDO
Appunto di questo ragioneremo.
CLAUDIA
Ciò che è stato, te lo dico subito. _(Parla rapido e concitato.)_ Non
erano trascorsi che pochi giorni dalle nostre nozze e io comprendevo già
che mi avevi sposata per una capricciosa ostinazione di uomo corrotto
dal quale una fanciulla non s'era lasciata prendere. La percezione della
realtà incenerì a un tratto il mio amore o quel sentimento che avevo
creduto amore. Eppure, rimasi al mio posto. Non per omaggio alle
convenzioni sociali e nemmeno per rispetto al tuo nome che tu per il
primo non rispettavi: no, no!; ma perchè non volevo rinunziare a
un'ardente speranza, non volevo rinunziare a un'ambizione che tutta mi
teneva. Io ero presa, ero dominata da un singolare istinto di maternità,
che andava assumendo le proporzioni d'una necessità imprescindibile
della mia vita e che era sempre stata la guida, la luce, la fiamma della
mia esistenza! _(Più dolce)_ Quando ero bambina, carezzando le mie
bambole, io costruivo nella mia incoscienza qualche cosa che era assai
più della tenerezza infantile, di cui, a quell'età, si circonda il
giocattolo. E più tardi, mano mano che la mia indole si è sviluppata,
mano mano che il tumulto vario del mondo mi ha investita, una sola voce
ho ben distinta, una sola voce m'è parsa limpida e convincente: quella
che mi parlava della forza, della gioia e della gloria di sentirsi
madre! Io porto oramai in me l'oggetto di tutti i miei sogni, di tutte
le mie aspirazioni. Ho trionfato! Ho trionfato! Posso denunziare la tua
indegnità! Posso respingerti come un intruso! Io basto a me stessa. E
non devo chiedere più nulla a nessuno! Vattene.
ALFREDO
_(vorrebbe inveire contro di lei, vorrebbe metterle un bavaglio per
costringerla a tacere; ma è lui costretto a frenarsi e ad ingoiare la
rabbia che gli sale alla bocca.) (Una pausa.) (Indi, con un sorriso
bieco)_ Dopo tutto, mia cara Claudia, questo figlio, che già prima di
nascere ti rende così orgogliosa e così battagliera, è anche mio.
CLAUDIA
_(seccamente)_ Tu non lo credi che sia tuo.
ALFREDO
Ti ho detto io di non crederlo?
CLAUDIA
Non lo credi!
ALFREDO
E se pure io non lo credessi o se appena ne dubitassi, non ti
affretteresti tu a protestare per il tuo decoro?
CLAUDIA
Il maggior decoro d'una donna al cospetto d'un marito come te è di
potergli dire: ti ho tradito!
ALFREDO
_(fremendo e moderandosi con cinica dissimulazione)_ Questo lusso di
audacia non m'impedisce di credere che sia _mio_ il figlio della donna
che porta il mio nome.
CLAUDIA
La verità vera è un segreto che soltanto io posseggo!
ALFREDO
Ma dove pretendi di arrivare, tu? Quale illusione nascondi nella tua
fatua impudenza?
CLAUDIA
Voglio distaccare da te la mia creatura.
ALFREDO
È una volontà pazza che la legge condanna a restare nel mondo della tua
immaginazione.
CLAUDIA
Se mi sfidi, io saprò gridare a tutti che non sei il padre di mio
figlio!
ALFREDO
E vorrai sopportare un giorno di sentirti rinfacciare da lui d'averlo
fatto nascere col marchio dell'adulterio?
CLAUDIA
Gl'insegnerò io a non arrossirne. Per ora mi preme di sottrarlo alla
profanazione della tua abiettezza, e sono pronta ad accusarmi.
ALFREDO
Fortunatamente, il Codice non attribuisce alcun valore alle confessioni
di tal genere.
CLAUDIA
E il tuo nome, la tua stirpe, il tuo... il tuo onore... ti permetteranno
di rassegnarti allo scandalo che poc'anzi temevi? Ti permetteranno di
coprirti di ridicolo negando ciò che io affermerò? E anche ammesso che
ti ci rassegni, che importanza ha il Codice nel caso nostro? Tu vuoi
accettare una paternità di cui non sei convinto per carpire del danaro a
un parente milionario. Ecco la profanazione alla quale io mi oppongo!
Sei tu sicuro che la confessione mia non basterà a farti perdere la
partita?
ALFREDO
_(offuscato dall'ira)_ Non insistere, perdio, perchè, quando tu ti
ostinassi a volermi rovinare, io non so che cosa accadrebbe. Un uomo,
che è giunto dove sono giunto io, non ha e non deve più avere scrupoli
di coscienza!
CLAUDIA
_(invasa dalla paura, sbarrando gli occhi)_ Alfredo!
ALFREDO
Sì, io potrei essere capace dì tutto!...
CLAUDIA
_(indietreggiando)_ Di percuotermi, anche?!
ALFREDO
Taci, te ne supplico!
CLAUDIA
_(serrando al corpo le braccia incrociate come per difendersi, grida:)_
Sarebbe la distruzione! _(Poi, gridando più forte:)_ Portatemi via!
Portatemi via!
_(IL DUCA e MAURIZIO accorrono.)_
SCENA IV.
IL DUCA, MAURIZIO, CLAUDIA _e_ ALFREDO.
ALFREDO
No... nulla di grave, zio. Non vi spaventate. Una crisi nervosa che....
CLAUDIA
Non è vero! Egli mi ha minacciata di violenze inaudite!
IL DUCA
_(ad Alfredo)_ Tu!
ALFREDO
Zio, io conto sul vostro buon senso. Questa donna è in preda a un
accesso di follia, di cui mi sfugge la causa. Ella vi dice e vi dirà
delle cose enormi. Ma sono certo che voi non le presterete fede.
CLAUDIA
_(affannosamente, assorgendo, esaltandosi)_ Duca di Vigena, voi siete
tornato tra noi per amore di pace e di concordia?... Vi hanno ingannato!
Io vi giuro che detesto mio marito e che egli mi detesta. Voi avete
scelto a erede mio figlio come continuatore della famiglia illustre a
cui mio marito appartiene? Ebbene, sappiatelo: mio marito è convinto che
questo figlio non è suo!
IL DUCA
_(impetuosamente)_ Un'accusa che voi respingete?!
CLAUDIA
_(accesa di frenetica baldanza)_ Se avessi voluto respingerla non
l'avrei rivelata a voi. Io sono qui per confermarla, e nessuno la
sosterrà con più fervore di me!
ALFREDO
_(con sfrontata temerità)_ Non bisogna crederle, zio! Io non ho mai
sospettato di lei!
CLAUDIA
_(incalzando)_ Fino a stamane, mentre cercava di riconquistare il vostro
affetto raccontandovi i suoi ravvedimenti e le mie virtù, egli mi faceva
seguire, mi faceva spiare; e un'ora fa ha dovuto avere la certezza che
appunto stamane io mi sono recata di nascosto in casa d'un uomo! _(Siede
affranta.)_
IL DUCA
_(furente, ad Alfredo)_ Dunque ti rassegnavi a tutto?!
MAURIZIO
Ah, vivaddio, io non devo permettere che la signora marchesa si lasci
andare al capriccio di accusarsi così ingiustamente! Ella conta sulla
mia timidità? Ella conta sulla mia prudenza egoistica? Ma io parlerò,
perbacco! Io parlerò! Anche perchè, dopo di aver parlato, mi sentirò
meglio! È proprio in casa mia che ella si è recata stamane. Se la spia è
stata diligente, Alfredo non può ignorare ciò. Questa mattina, sì, la
marchesa di Montefranco mi ha onorato di una sua visita, per ragioni che
spiegherò più tardi se sarà utile e che adesso sarebbero fraintese. Io
non sono l'amante della marchesa di Montefranco. Ecco quello che per ora
è necessario sapere. E lo affermo in perfetta coscienza, impegnando la
mia parola di gentiluomo.
ALFREDO
_(che lo ha guardato dissimulando la sua completa incredulità, si
affretta ad aggiungere:)_ È la verità, zio!
IL DUCA
_(ironicamente)_ Ed era lui, infatti, il solo che ce la potesse dire.
_(Cambiando tono)_ Io credo che da quando esiste l'istituzione
dell'infedeltà coniugale, sia questa la prima volta che un marito si
convince che sua moglie non ha un amante esclusivamente perchè è
l'amante stesso che glielo garantisce.
MAURIZIO
Ma sono bene io che posso sapere di non esserlo!
IL DUCA
Voi non fate che compiere, nel modo più rudimentale, il vostro dovere, e
cercate, se non altro, di seguire la tradizione. Chi se ne guarda dal
seguirla è mio nipote. E me ne felicito molto con lui. Egli è un
innovatore! La prammatica gli suggeriva di mettervi alla porta questa
sera e di ammazzarvi, possibilmente, domani....
MAURIZIO
Non ci mancherebbe altro!
IL DUCA
_(continuando)_ Ma chetatevi, perchè ciò non avverrà. Egli, invece di
pensare ad ammazzarvi, vi ha chiamato in suo soccorso, e, tacitamente,
vi ha domandato: Sei l'amante di mia moglie? Voi gli avete risposto di
no. E tutto si è appianato. _(Diventando sempre più solenne)_ Il che
significa che sullo scandaloso teatro dell'odierno sfacelo morale, dove
perfino i più degeneri dei suoi pari, tra i disastri del tappeto verde e
quelli dei mercati usurarii, tra il ludibrio della prostituzione
profumata e quello delle tresche, hanno saputo talvolta rappresentare
l'episodio tragico della loro decadenza facendosi saltare le cervella in
omaggio all'antica purezza del blasone, egli, iniziatore della
degenerazione allegra, ha preferito fare del suo stemma il simbolo del
buon umore, l'insegna della più grottesca comicità!
ALFREDO
_(con risentimento)_ Zio!
IL DUCA
Vi proibisco di chiamarmi zio. Io sono stato bensì per un giorno il
vostro zimbello. Non saprei rimproverarne voi. Ma ne chiedo scusa a me
stesso. E me ne vado. _(Rivolgendosi a Claudia)_ Donna Claudia....
CLAUDIA
_(sorpresa che il Duca le rivolga la parola, si alza rispettosamente.)_
IL DUCA
Io..., superfluo il dirlo,.... non ho nessuna predilezione per
l'adulterio. Mi è sempre parso una cosa abbastanza.... vile. Ma devo
convenire che, nei limiti inalterabili dell'errore, voi lo avete
alquanto nobilitato. Se tutti i mariti del bel numero fossero come
vostro marito, e se tutte le mogli adultere fossero come voi, ho
paura... ho paura... che l'adulterio... finirebbe col piacermi. Vi
saluto, Donna Claudia. _(Fa un inchino.)_
CLAUDIA
_(si inchina anche lei)_ Duca.
IL DUCA
_(esce dal fondo.)_
SCENA V.
MAURIZIO, ALFREDO _e_ CLAUDIA.
MAURIZIO
Ed ora, marchesa, spero che vi unirete a me nel dare delle spiegazioni a
vostro marito.
ALFREDO
_(con la bile sulle labbra)_ Io non ti chiedo nessuna spiegazione e te
ne dispenso.
MAURIZIO
Ma non me ne dispenso io.
ALFREDO
Mi hai seccato.
MAURIZIO
Non mi pare.
ALFREDO
Mi hai seccato!
MAURIZIO