ALFREDO

ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME QUINTO

=MATERNITÀ= — IL FRUTTO ACERBO

3ª EDIZIONE RIVEDUTA.

REMO SANDRON — Editore

Libraio della Real Casa

MILANO-PALERMO-NAPOLI

PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i

paesi, non esclusi i Regni di Svezia e di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il

consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre

1882)_.

Published in Palermo, 10th. June. Privilege of Copyright in the United

States reserved under the Act approved March 3rd. 1905, by Roberto

Bracco and Remo Sandron.

OFF. TIP. Sandron — 41 — I — 310113.

MATERNITÀ

_Dramma in quattro atti._

Rappresentato per la prima volta dalla Compagnia TINA DI LORENZO —

FLAVIO ANDÒ al teatro _Manzoni_ di _Milano_ nel _febbraio_ del _1903_.

PERSONAGGI:

LA MARCHESA CLAUDIA DI MONTEFRANCO

IL MARCHESE ALFREDO DI MONTEFRANCO

MAURIZIO DORINI

IL DUCA DI VIGENA

ROSALIA

TERESA

SUOR FILOMENA

OLGHINA

FILIPPO

DECIO, _domestico_ di MAURIZIO DORINI

UN SERVO del MARCHESE DI MONTEFRANCO

TRE BIMBI

A Napoli, e presso Napoli.

ATTO PRIMO.

_Un salotto da celibe in casa di MAURIZIO DORINI. — Una porta in fondo.

Una porta laterale. — Una finestra. — Alla porta in fondo, una pesante

portiera a guisa di cortina._

SCENA I.

OLGHINA, DECIO, _la voce di_ MAURIZIO.

OLGHINA

_(entra dalla porta laterale con in capo il cappello, infilando le

maniche dell'abito. Apre la finestra. Respira giocondamente.)_ Ah! Che

bella giornata! _(Tocca il bottone del campanello elettrico.)_

_La voce di_ MAURIZIO

Non fare complimenti, Olghina. Comanda quello che vuoi.

OLGHINA

Non faccio complimenti, grazie!

DECIO

_(entra dal fondo e si avvicina a lei.)_ Caffè nero? Caffè e latte?

Cioccolata? Tè? Burro? Confettura?

OLGHINA

_(timida)_ Del caffè e latte e del burro.

DECIO

_(esce.)_

OLGHINA

_(siede presso un tavolino e aspetta.)_

_La voce di_ MAURIZIO

Olghina, hai dimenticato i guanti.

OLGHINA

Portameli tu, se hai fatto il tuo bagno. Mi manderesti via senza

salutarmi?

_La voce di_ MAURIZIO

No, cara. Mi vesto e vengo.

DECIO

_(ritorna. Porta e mette sul tavolino un vassoio con tutto

l'occorrente.)_ Faccio io?

OLGHINA

Fate voi.

DECIO

_(servendo)_ Basta zucchero?

OLGHINA

Basta.

DECIO

Basta latte?

OLGHINA

Basta.

DECIO

Basta caffè?

OLGHINA

Basta.

DECIO

_(indicando)_ Basta pane e burro?

OLGHINA

Sì, basta.

DECIO

Tutto a discrezione. Questi sono gli ordini che ho ricevuti.

OLGHINA

_(cerimoniosa)_ Troppa cortesia!..... _(Chiamando)_ Maurizio!

_La voce di_ MAURIZIO

Amore mio!

OLGHINA

E tu, non pigli niente?

_La voce di_ MAURIZIO

A quest'ora, mai. Sarebbe come un veleno per il mio stomaco.

DECIO

_(sottovoce)_ Fa colazione ogni giorno alle dodici precise. E alle

dodici meno un minuto beve un bicchierino di aperitivo. Questa è la

regola. Ah, lui è un orologio! Vi ci troverete benissimo. Tutto sta a

capire le sue abitudini. Io mi ci trovo bene, perchè le ho capite. È

vero che una cosa è fare il domestico e un'altra è fare... quello che

fate voi. Ma siamo pagati tutti e due, e, se non lo accontentiamo...

OLGHINA

Io spero di accontentarlo. È così buono!

DECIO

_(confidenzialmente)_ E poi le tratta ottimamente le donne. Nessuna si è

mai lamentata.

OLGHINA

Ne cambia spesso?

DECIO

No.

OLGHINA

Si vede che è molto delicato.

DECIO

Le tratta, vi dico, come se fossero sua moglie.

OLGHINA

Difatti. Stanotte mi è parso proprio che avevo un marito. Ho potuto

dormire tranquillamente.

DECIO

E quando ci si dorme sopra.... tutto va bene.

_La voce di_ MAURIZIO

Decio! Decio! Prepara i manubri.

DECIO

_(da un angolo della camera, prende i manubri, li porta nel mezzo e li

spolvera.)_

OLGHINA

A che servono?

DECIO

Fa la ginnastica per riscaldarsi.

SCENA II.

MAURIZIO, OLGHINA _e_ DECIO.

MAURIZIO

_(entra dalla porta laterale fregandosi le mani. Cava di tasca un paio

di guanti e li porge a Olghina.)_ I tuoi guanti.

OLGHINA

Come sei gentile!

MAURIZIO

Chi è che ha aperto quella finestra?

OLGHINA

Io.

MAURIZIO

_(rabbrividendo)_ No, bambina! Non lo fare più. Dopo il bagno freddo,

una finestra spalancata è la morte. Chiudi, Decio! Chiudi.

DECIO

_(esegue)._

OLGHINA

Scusami. Non sapevo.

MAURIZIO

_(cominciando le sue esercitazioni con i manubri)_ Mi permetti, eh?

OLGHINA

_(bevendo l'ultimo sorso)_ Ti prego.

MAURIZIO

Ho dei brividi addosso e bisogna che affretti la reazione, altrimenti mi

busco un malanno. Già, è così: se non dormo le mie otto ore di sèguito,

resto sconcertato. Sbarazza, Decio.

DECIO

_(a Olghina)_ Basta zucchero? Basta caffè? Basta latte? Basta pane e

burro?

OLGHINA

Non desidero altro. Sbarazzate.

DECIO

_(esegue.)_

MAURIZIO

_(a Decio che sta per uscire)_ Ehi! Alle dodici...

DECIO

Colazione.

MAURIZIO

Alle dodici meno un minuto...

DECIO

Aperitivo. _(Via dal fondo.)_

_(Un silenzio.)_

MAURIZIO

_(è tutto intento alle esercitazioni ginnastiche.)_

OLGHINA

Ne hai per un pezzo?

MAURIZIO

Ancora un poco. Ma tu parla pure.

OLGHINA

Volevo domandarti...

MAURIZIO

Domanda, cara.

OLGHINA

Sei stato contento di me?

MAURIZIO

Diamine! Sono io che ti ho scelta. Sono io che ti ho pregata.

OLGHINA

Temevo che...

MAURIZIO

Ma no.

OLGHINA

Hai detto di non aver dormito abbastanza.

MAURIZIO

Su questo, ci accomoderemo.

OLGHINA

Certo.

MAURIZIO

La cosa che m'impensierisce un pochino è un'altra.

OLGHINA

Dimmela subito.

MAURIZIO

Noi non ci vediamo che tre volte la settimana...

OLGHINA

L'hai voluto tu.

MAURIZIO

E così dev'essere. Per chi tocca la quarantina... la salute prima di

tutto.

OLGHINA

E dunque?

MAURIZIO

Ma quando tu non sei occupata con me, probabilmente... non starai in

ozio.

OLGHINA

Sei geloso?

MAURIZIO

Neanche per sogno. Senonchè, io vorrei sapere chi è... il mio collega.

Con certe cose, non si scherza.

OLGHINA

Quando avrò la proposta di qualche altro, te ne informerò. E se egli non

ti garba, non ne farò niente.

MAURIZIO

Questo significa essere una ragazza a modo.

OLGHINA

Ma se è di tuo gusto, io concludo.

MAURIZIO

Perfettamente!

OLGHINA

Però... pensavo...

MAURIZIO

Tu pensavi? È un bel fenomeno!

OLGHINA

Mettiamo che sarete in due.

MAURIZIO

Mettiamo che saremo in due.

OLGHINA

Potrà darsi il caso che io....

MAURIZIO

Che tu?...

OLGHINA

_(con reticenza)_ Lo dicono tutti che somiglio a mia madre quando era

giovane!

MAURIZIO

Brava!

OLGHINA

Mia madre, alla mia età,... cominciò a far figliuoli.

MAURIZIO

_(lasciando d'un colpo i manubri, che cascano rumorosamente)_ Eh?!

OLGHINA

Se ne faccio uno io, chi sarà il padre?

MAURIZIO

Nessuno!

OLGHINA

Come _nessuno_?!

MAURIZIO

Ma che idee malinconiche adesso ti passano per la mente? Mi sentivo

meglio, ed ecco che il sangue mi è affluito alla testa. Avrò l'emicrania

tutta la giornata.

OLGHINA

No, non temere. Io non sarei una di quelle che, col pretesto dei bimbi,

si aggrappano agli uomini e diventano un empiastro. Non te ne darei mai

dei fastidi.

_(Pausa.)_

MAURIZIO

_(preoccupato)_ Non è questione di fastidi. _(Mettendo a posto i

manubri)_ Ciò che hai detto, bambina mia, è più serio che tu non creda,

perchè, in sostanza, se quel caso si desse, non ci sarebbe nemmeno da

seguire... l'impulso della propria coscienza! La paternità è un fatto

così elastico, così indeterminabile!... Come diavolo si potrebbe

appurare la verità?

OLGHINA

Appunto. Hai ragione tu... Nessuno sarebbe il padre.

MAURIZIO

Senti: visto che ci sono di queste probabilità, lasciamo andare. Meglio

non vederci più.

OLGHINA

Sei cattivo!

MAURIZIO

Se fossi cattivo, farei il comodo mio! Invece, no. Io mi conosco. Con un

tale pensiero nella testa, io non vivrei più in pace. Ne piglierei una

malattia. Senza dire poi che diventerei... inabile a qualunque pratica

galante! No no! Non ci dobbiamo più vedere.

OLGHINA

Io mi ci sono affezionata a te.

MAURIZIO

Di già?!

OLGHINA

Stiamo insieme da undici ore.

MAURIZIO

Hai l'affetto galoppante!

OLGHINA

E non voglio finirla. Tu mi tratti bene. Mi tratti come una signora....

come una moglie... Sei contento di me.... E piuttosto che finirla,

preferisco di non prendere nessun altro.

MAURIZIO

Io ti ringrazio del gentile pensiero, ma con questo non si rimedia che

in parte.

OLGHINA

Al resto provvedo io.

MAURIZIO

_(con bontà)_ A che cosa vuoi provvedere, tu?

OLGHINA

_(dopo un istante di riflessione, con un po' di tristezza, decide)_

Allora... te lo prometto: cercherò... di non fare come mia madre.

MAURIZIO

Ora sì che possiamo intenderci. Sei veramente una ragazza garbata. Qui,

qui, un bacetto, e a rivederci.

OLGHINA

_(gli dà un bacio.)_ A domani sera?

MAURIZIO

A domani sera, carina.

OLGHINA

_(esce dal fondo.)_

MAURIZIO

_(toccandosi le tempie)_ Ahi, ahi, ahi! L'emicrania!... Un poco di

riposo mi gioverà. _(Si stende sopra il canapè.)_

SCENA III.

MAURIZIO, DECIO, DONNA CLAUDIA.

DECIO

_(entra lemme lemme con la sua aria stupida.)_

MAURIZIO

Non disturbarmi, Decio. Ho l'emicrania. Finchè non viene il marchese di

Montefranco, lasciami riposare.

DECIO

Non posso. Di là, ce n'è un'altra.

MAURIZIO

Ce n'è un'altra!?

DECIO

Un'altra donna. Per un punto non si sono incontrate tutte e due!

MAURIZIO

E chi è?

DECIO

Non ha voluto dire il suo nome. Io intendevo di rimandarla, perchè

sapevo che.... essendoci stata quella lì... non c'era più speranza... di

niente. Ma ha insistito.

MAURIZIO

Che aspetto ha?

DECIO

Buono.

MAURIZIO

Che vuol dire _buono_?

DECIO

Belloccia... elegante...

MAURIZIO

Una _cocotte_?

DECIO

_(filosoficamente)_ Chi lo sa! Le _cocottes_ dalle signore io non le ho

mai saputo distinguere.

MAURIZIO

Giacchè ti sei preso l'incarico di annunziarla, la devo ricevere per

forza. Falla passare.

DECIO

_(via.)_

MAURIZIO

_(tra sè)_ Santo cielo! Chi è che viene a seccarmi a quest'ora?

CLAUDIA

_(entra dal fondo.)_

MAURIZIO

_(scatta in piedi in un sussulto di meraviglia_.) Voi, marchesa!

CLAUDIA

Vi sembra strano che io vi faccia una visita?

MAURIZIO

_(confuso)_ Non lo nego... Mi sembra stranissimo... Io non ho mai

sperato d'avere questo onore... E poi... alle undici del mattino... Non

so... Non intendo... E vi chiedo perdono, marchesa... della mia... delle

mie... dei miei...

CLAUDIA

Dei _vostri_?...

MAURIZIO

No:... del mio imbarazzo, ecco. Accomodatevi, vi prego. Accomodatevi...

Io sono mortificato di dovervi ricevere in questo disordine, in questo

piccolo salotto... Se l'avessi saputo...

CLAUDIA

L'avreste fatto ingrandire?

MAURIZIO

Sì!... cioè... forse... Scusatemi, marchesa, io sono emozionato!

CLAUDIA

Ma non c'è di che. Calmatevi. Prendete fiato.

MAURIZIO

Non vi è accaduto nulla di grave?

CLAUDIA

Nulla, nulla. Non vedete che sono sorridente?

MAURIZIO

Lo vedo. Siete molto sorridente. E allora... io non mi spiego la

vostra... preziosa... inaspettata... inverosimile presenza in casa mia.

Certo, io sono un vostro antico e devoto servo, sono l'amico più intimo

di vostro marito, ma sono anche...

CLAUDIA

Uno scapolo.

MAURIZIO

Uno scapolo. È la verità.

CLAUDIA

E una signora che alle undici del mattino bussa alla porta di uno

scapolo è una signora... Aiutatemi a dire...

MAURIZIO

Dite, dite voi.

CLAUDIA

È una signora... piuttosto bizzarra.

MAURIZIO

E piuttosto imprudente, mi permetterei di aggiungere.

CLAUDIA

Aggiungete senza cerimonie.

MAURIZIO

Imprudente, intendiamoci, dal punto di vista delle convenienze sociali.

La marchesa di Montefranco è tale donna da costringere al rispetto i più

audaci; e io sono tale uomo da rispettare...

CLAUDIA

... anche le signore che vengono a vedervi alle undici del mattino?

MAURIZIO

Marchesa... una donna come voi è rispettabile a tutte le ore!

CLAUDIA

Resta a sapere se a tutte le ore è rispettoso un uomo come voi.

MAURIZIO

Certamente.

CLAUDIA

Mi fa piacere di apprenderlo. E poichè avete di me e di voi questa

magnifica opinione, io ne profitto e vi chiedo un po' di ospitalità.

_(Siede.)_

MAURIZIO

_(sempre più confuso)_ Voi, marchesa di Montefranco, chiedete ospitalità

a questo misero mortale?

CLAUDIA

Vorreste... indorare la pillola della paura.

MAURIZIO

Io non indoro niente.

CLAUDIA

Ma che avete paura si vede ad occhio nudo.

MAURIZIO

Tutt'altro! Soltanto, io supplico la vostra cortesia di non tacermi più

oltre il motivo per cui vi degnate di chiedermi ospitalità.

CLAUDIA

Se io fossi nei vostri panni, la concederei sùbito e illimitatamente.

_(Con grazia umoristica)_ È vero che voi siete rispettoso e io sono

rispettabile; ma la rispettabilità d'una donna non è che un pallone di

carta. Un vento lo dirige di là, un altro lo dirige di qua... Poi, a un

tratto, si brucia in aria o si sgonfia e... cade dove meno lo credete.

MAURIZIO

_(sudando freddo e impappinandosi)_ Marchesa!...

CLAUDIA

Dio buono, non vi turbate di nuovo. Vi pare forse che la caduta sia

imminente?

MAURIZIO

Marchesa!...

CLAUDIA

Parola d'onore, se tutti i mariti avessero degli amici intimi come voi,

le povere mogli mi farebbero pietà! Ma rassicuratevi. Il pallone di

carta è ancora gonfio. È ancora su. Non sono qui per offrirvi la mia

mano... sinistra.

MAURIZIO

Ne ho la profonda convinzione.

CLAUDIA

Io sono qui, a quest'ora, esclusivamente perchè so che a quest'ora, di

solito, ci viene mio marito.

MAURIZIO

E appunto perciò mi par di essere sui carboni ardenti. È indiscutibile

che se egli vi trova in casa mia, sarà un fatto orribile! Io non saprò

come regolarmi, non saprò come salvarvi....

CLAUDIA

Siete d'una inesperienza commovente! Quando verrà lui, io mi nasconderò.

Si capisce.

MAURIZIO

Vi nasconderete?!

CLAUDIA

E ascolterò, dalla prima all'ultima parola, la vostra conversazione.

MAURIZIO

_(cominciando a raccapezzarsi)_ Ah!... Questo è il vostro progetto?

CLAUDIA

Voi siete il confidente di mio marito. Egli è con voi come con un

fratello. Vi racconta tutto. Vi fa i suoi sfoghi. Vi rivela quel che

pensa, quel che sente, quel che desidera, quel che vuole, quel che gli

passa pel capo anche fugacemente, quel che per la pigrizia della sua

coscienza non rivelerebbe forse neppure a sè stesso; ed io,

nascondendomi dietro un uscio di casa vostra quando egli è qui,

apprenderò tutto ciò che non potrei apprendere altrimenti. Nè più, nè

meno. Che ve ne pare?

MAURIZIO

Un agguato!

CLAUDIA

Un po' di fotografia istantanea che una moglie applica al cervello di

suo marito. Il congegno è nuovo, semplice, carino, e di successo sicuro.

MAURIZIO

Ci vorrebbe poco a guastarlo, per altro.

CLAUDIA

Lo so. Basterebbe che avvertiste in tempo il vostro amico, dicendogli:

«Attento che tua moglie è qui; è dietro quell'uscio, ti ascolta...» Ma

voi non glielo direte.

MAURIZIO

Io glielo dirò!

CLAUDIA

E avrete poi il modo di provare positivamente che la mia venuta in casa

vostra non sia stata un'imprudenza di amante? La vostra denunzia

parrebbe un espediente trovato con soverchia furberia per iscansare

l'eventuale pericolo della scoperta; e ogni sforzo per dimostrargli la

verità parrebbe, viceversa, artificio e menzogna. Voi compromettereste

me, io comprometterei voi, e tutt'e due comprometteremmo lui. E vi

avverto che ci metterei tutta la mia buona volontà a compromettervi per

vendicarmi della vostra denunzia.

MAURIZIO

Sicchè?

CLAUDIA

O passare per il mio amante senza esserlo e subire tutte le conseguenze

della compromissione, o rassegnarvi, almeno per una volta, a essere più

amico mio che di mio marito.

MAURIZIO

O la borsa o la vita?!

CLAUDIA

Precisamente.

MAURIZIO

Ma passare per il vostro amante... senza nemmeno esserlo, sarebbe d'una

gravità eccezionale!

CLAUDIA

Pettegolezzi, responsabilità, duelli, processi! E, per giunta, una

figura alquanto odiosa al cospetto della società...

MAURIZIO

Alquanto ridicola al cospetto mio!

CLAUDIA

Scegliete.

MAURIZIO

Sarò il vostro complice, marchesa!

CLAUDIA

E farete una buona azione.

MAURIZIO

_(tentando ancora di cavarsi d'impaccio)_ Credo, nondimeno, che la mia

complicità non approderà a niente. La vostra fantasia di moglie

diffidente immagina chi sa quali conversazioni sovversive fra me e lui.

Sì, di tanto in tanto, è possibile che egli mi faccia delle confidenze,

che mi chieda o mi dia dei consigli, che mi apra l'animo suo; ma dai

nostri colloqui non vengono mai fuori rivelazioni o indizi di cui voi,

che avete molto spirito e poche rosee illusioni, vi potreste

meravigliare o dolere. D'altronde, stamane egli potrebbe parlarmi di

cavalli, di automobili, dei sospetti che desta al _baccarat_ la vena di

Mario Gorlini; potrebbe parlarmi, non so, di tutto, fuorchè di ciò che

v'interessa, fuorchè di ciò che è oggetto dei vostri dubbi: e in tal

caso io avrei tradito l'amicizia senza neanche la soddisfazione d'avervi

reso un servigio. Via, marchesa, rinunziate.

CLAUDIA

Mio carissimo amico di mio marito, se i miei calcoli non sono sbagliati,

egli, stamane, non vi parlerà nè di cavalli, nè di automobili, nè di

_baccarat_. Vedrete. L'uomo più scaltro è sempre un po' un fantoccio

nelle mani d'una donna, sia pur essa la più ingenua. Io non sono

ingenua, e mio marito non è scaltro. È convinto di esserlo, ma non lo è.

Confondere lo scetticismo con la scaltrezza è un errore. Io ho dato la

corda al mio fantoccio, e, per oggi, egli non vi parlerà di cose futili.

Del resto, gliel'ho data senza nessuna maligna premeditazione. Ho

compiuto, anzi, un mio dovere, annunziandogli un fatto molto serio e,

per me, anche molto bello! Il suo contegno mi ha paralizzata. Ho sentito

il bisogno di conoscere tutto il suo pensiero. Ne ho sentito il diritto.

Tra breve, lo conoscerò. E non c'è altro.

MAURIZIO

Tutto questo, marchesa, è d'una solennità che m'impensierisce, che mi

sconvolge.

CLAUDIA

Io vi assicuro, mio buon Maurizio, che, mentre vi parlo, nessuna donna è

più felice di me.

MAURIZIO

Io parteciperei volentieri alla vostra felicità se mi fosse consentito

di non trovarmi qui, vicino a voi.

CLAUDIA

Credete dunque proprio che stia per cascare il mondo?

MAURIZIO

Il mondo, no; ma una tegola sul mio capo, sì. Io ne ho il presentimento.

CLAUDIA

_(alzandosi)_ Guardatemi in faccia e avrete invece il presentimento più

lieto che si possa avere.

MAURIZIO

Ma è permesso almeno di saper la ragione della vostra insuperabile

felicità?

CLAUDIA

_(con gli occhi pieni di luce)_ Una ragione grande grande grande!

MAURIZIO

Che non volete dirmi?

CLAUDIA

Ve la dirà lui, non dubitate.

MAURIZIO

_(sobbalzando)_ A proposito!... Egli può capitarci addosso da un momento

all'altro. Entra, spesso, senza farsi annunziare. Per carità, marchesa,

non ci lasciamo sorprendere! Avete definitivamente deciso di aspettarlo?

CLAUDIA

Ne dubitate ancora?

MAURIZIO

Ebbene, se siete irremovibile, nascondetevi subito, e che Dio mi

protegga!

CLAUDIA

... Dove mi nasconderò?

MAURIZIO

_(indicando l'uscio laterale)_ Qui, qui...

CLAUDIA

_(prima di aprire, maliziosamente)_ Che camera è questa?

MAURIZIO

_(imbarazzatissimo)_ Marchesa, è la mia camera... da letto. Ne sono

dolente, ma è così. È la sola che sia attigua al mio salotto.

CLAUDIA

Meglio! È la camera più compromettente. Ciò mi garantisce la vostra

complicità. _(Apre. Guarda.)_ Camera da letto, per due?

MAURIZIO

Io... di notte... ho l'abitudine di...

CLAUDIA

Di raddoppiarvi?

MAURIZIO

Press'a poco, marchesa.

CLAUDIA

Meraviglioso!

MAURIZIO

Mah!

CLAUDIA

_(uscendo)_ Vi raccomando, Maurizio. Lasciatelo parlare.

MAURIZIO

Io ne piglio una malattia!

CLAUDIA

_(chiude.)_

SCENA IV.

MAURIZIO, DECIO, _indi_ ALFREDO.

MAURIZIO

_(in grande orgasmo, tocca, due, tre, quattro volte urgentemente, il

bottone del campanello elettrico.)_

DECIO

_(entrando, assume il suo aspetto di servo esperto.)_

MAURIZIO

Decio..., la signora di poco fa se n'è andata.

DECIO

Diciamo così, la seconda signora.

MAURIZIO

La seconda signora.

DECIO

Io, non l'ho vista uscire.

MAURIZIO

Perchè sei uno stordito. _(Martellando le parole)_ Se ne è andata!

DECIO

_(ride)_ Eh eh eh!

MAURIZIO

Non ridere quando ti do degli ordini.

DECIO

Se ne è andata.

MAURIZIO

Se viene il marchese di Montefranco, può entrare liberamente come al

solito.

DECIO

Il marchese è venuto un minuto fa.

MAURIZIO

_(spaventato)_ Santi numi! E che gli hai detto?

DECIO

L'ho pregato di aspettare un momento.

MAURIZIO

Non gli hai detto altro?

DECIO

Non una parola di più. Conosco i miei doveri.

MAURIZIO

Va! Presto! Chiamalo! Presto, Decio! Muoviti! Muoviti!

DECIO

_(esce correndo.)_

MAURIZIO

Io ne piglio una malattia!

ALFREDO

_(entrando)_ Come?!... Sei solo?

MAURIZIO

O perchè non dovrei essere solo?

ALFREDO

Il tuo servo mi ha fatto aspettare.

MAURIZIO

Ti domando mille scuse. È stato un equivoco.

ALFREDO

Egli aveva una certa faccia!

MAURIZIO

_(accalorandosi)_ Ma che faccia si è permesso di avere quell'animale!?

ALFREDO

La faccia del servo di un padrone che è in buona compagnia.

MAURIZIO

Io mi meraviglio di te che stai a guardare la faccia del mio servo!

Quell'uomo è un bugiardo.

ALFREDO

Se non ha parlato!

MAURIZIO

È un bugiardo sopra tutto quando tace. Io non ero nè in buona nè in

cattiva compagnia. E ti prego di credermi. Domando e dico: perchè non

dovrei essere solo?

ALFREDO

Ma finiscila. Avevo creduto che non ti fossi ancora liberato dalla

piccola Olga.

MAURIZIO

_(rasserenandosi)_ Ah! Dalla piccola Olga?... Difatti...

ALFREDO

Ma guarda che gesuita! Ci scommetto che per non farmela incontrare l'hai

mandata via, alla chetichella, per la porta di servizio!

MAURIZIO

È probabile.

ALFREDO

Come se io poi non fossi al corrente di tutto! Era... il primo turno del

nuovo abbonamento. Lunedì, mercoledì e venerdì. Oh! Hai fatto un buon

contratto. Olghina è un'oca, ma ha delle attrattive. Poco sfruttata,

salute eccellente...

MAURIZIO

Ottima salute, questo sì.

ALFREDO

Ieri sera mi fece ridere tanto Elvira Melfi, con cui Olghina si era

consigliata. Già, il salotto della Melfi, è diventato divertentissimo:

una specie di Borsa in cui...

MAURIZIO

_(dando un'occhiata alla porta a destra e interrompendo vivamente)_ Hai

visto il risultato della gara Parigi-Vienna? Il trionfo delle Mercedes!

Ma le Panhard si sono battute bene! Io, per me, sono sempre per le

Panhard. È vero che non possederò mai un'automobile, perchè l'automobile

è decisamente il meno igienico dei veicoli. Chi ci sta dentro non ha

come respirare. Chi non ci sta dentro ne è investito. L'uno crepa

d'asfissia, l'altro si rompe la nuca, quando non se la rompono l'uno e

l'altro. Tutto ciò non è igienico... Ma non importa. Io sono per le

Panhard. Se mi si condanna ad andare in un'automobile, io vado in una

Panhard. È inutile! La sento così. Le corse non provano niente. Mi

dirai: la velocità. Per conto mio, potrei rispondere: io della velocità

me ne impipo. Ma comprendo che i miei gusti non fanno legge! E neppure

l'igiene fa legge! La migliore igiene, del resto, è quella di scomodarsi

il meno possibile. La questione della velocità è ritenuta di primaria

importanza? Ebbene, ragioniamone un po'!...

ALFREDO

Ma che diamine hai con le automobili?

MAURIZIO

No, volevo assodare che...

ALFREDO

Mi sembri uno scimunito, stamane. Il nuovo abbonamento ti ha dato alla

testa. Si vede che invecchi. Lascia stare le automobili, e dammi retta

perchè ho da parlarti di cose molto... stabili.

MAURIZIO

_(paurosamente)_ Parla, parla.

ALFREDO

Dunque...

MAURIZIO

Scusa però una breve sospensiva per soddisfare una curiosità. Com'è

andata ieri sera la partita? Che giuoco ha fatto quel buon Gorlini? Bada

che io sono uno di quelli che lo manderebbero diritto in Corte d'Assise.

Mi dirai: la fortuna! _Nix!_ Altro che fortuna! S'intende che avrà

guadagnato anche iersera, e tu sarai stato una delle vittime...

ALFREDO

Ma no, ma no, non ci stetti ieri sera al club. Fui sequestrato dalla

Melfi, e capirai...

MAURIZIO

_(sùbito, levando la voce)_ Io sono uno di quelli che lo manderebbero

diritto in Corte d'Assise. Abbi pazienza: come mi spieghi...

ALFREDO

_(interrompendo)_ Vuoi sentire sì o no ciò che ho da dirti?

MAURIZIO

Sono qui per ascoltarti!

ALFREDO

E cerca di essere chiaroveggente come eri prima di fare il nuovo

contratto, perchè è probabile che tu debba un po' aiutarmi. _(Siede.)_

MAURIZIO

_(perplesso)_ Figùrati! A tua disposizione. _(Siede anche lui.)_

ALFREDO

Mio caro Maurizio, io sono un grand'uomo.

MAURIZIO

Questa è una buona notizia.

ALFREDO

Ieri, io avevo dei debiti... molti debiti... E oggi...

MAURIZIO

Non ne hai più?!

ALFREDO

Ne ho sempre. Ma posso farne degli altri.

MAURIZIO

Non mi pare eccessivamente facile!

ALFREDO

Ti parrà facilissimo quando saprai che sono riuscito a far la pace con

mio zio.

MAURIZIO

Perbacco! È un miracolo! E come è accaduto ciò? Come hai potuto calmare

il suo sdegno annoso? Aveva giurato di non darti quartiere. Ti aveva

diseredato così cordialmente! Aveva testato in favore di cinque

ospedali.

ALFREDO

Gli ospedali, amico mio, sono spacciati!

MAURIZIO

_(levando sempre più la voce)_ Immagino la contentezza di tua moglie!

ALFREDO

Claudia non ne sa ancora nulla. La pace è stata fatta mezz'ora fa, e,

uscendo di casa, non le ho voluto comunicare il mio disegno. Oh! Un

disegno estemporaneo! Un momento di genio!

MAURIZIO

_(titubante)_ Le farai... una bella sorpresa!

ALFREDO

E sarà per lei una ragione di legittima fierezza, perchè bada che, in

fondo, questo miracolo è proprio a lei che lo devo.

MAURIZIO

_(interroga con gli sguardi.)_

ALFREDO

Non indovini?

MAURIZIO

No.

ALFREDO

Claudia mi ha regalato un figlio.

MAURIZIO

All'impensata?!

ALFREDO

Repentinamente!

MAURIZIO

Aspetta... Tu mi fai ammattire... Repentinamente ti è venuto fuori un

figlio?

ALFREDO

Non è ancora venuto fuori. Ma verrà. Questa mattina ne ho avuto da lei

il preannunzio ufficiale.

MAURIZIO

_(ricordandosi delle parole di Claudia)_ Ah, ecco! Ora intendo tutto!...

O, meglio,.... non intendo quasi nulla. Tua moglie ti fa un figlio e tu

fai la pace con tuo zio?

ALFREDO

Sei ottuso. Non era solamente per la mia vitaccia che lo zio mi aveva

abbandonato. Che cosa lo avea reso addirittura implacabile? La sterilità

di mia moglie... o la mia: quella della nostra unione, insomma. Avere un

pronipotino era stato il suo sogno, e, dopo le mie prime scapataggini di

marito, era stata la sua formale imposizione. Gli premeva pure che la

stirpe continuasse, capisci! Lo desiderava maschio, naturalmente, il

continuatore; ma, transigendo, si sarebbe accontentato anche d'una

femmina. Lui me lo aveva detto a chiare note: «Se avrai un bambino, io

ti perdonerò senza restrizioni; se avrai una bambina, io ti perdonerò...

a metà.» Era evidente che il perdono, tradotto in cifre, sarebbe stato

un amabile accomodamento finanziario durante la sua vita e avrebbe

assicurato per lo meno l'eredità alla prole e l'usufrutto a me. Come

vedi, mio zio aveva avuto un modo molto pratico d'incoraggiare la

fecondità. E ti accerto che mi bastava di pensare alla sua promessa per

sentirmi...

MAURIZIO

Non dire sciocchezze se vuoi che ti ascolti.

ALFREDO

Hai torto di chiamarle sciocchezze. Mio zio, con la sua imposizione,

aveva mostrato di essere un psicologo e un fisiologo di prim'ordine.

Egli aveva compreso bene che la sua promessa m'avrebbe fatto finalmente

amare mia moglie.

MAURIZIO

_(ostentando, a voce altissima, un tono di convincimento)_ Ma se l'hai

sempre amata tua moglie! Senza averne l'aria, non hai amata che lei. Non

ti sei innamorato che di lei!

ALFREDO

Va là che non è vero!

MAURIZIO

_(riscaldandosi come per suggestionarlo)_ Io ti garantisco che, in

qualche momento di espansione sincera, in qualche momento di franchezza,

tu me l'hai confidato.

ALFREDO

Mai, mai, mai! Non ti ho mai detto una corbelleria simile! Del resto,

questo è un dettaglio che non ha importanza. La verità è che il mio

amore fu, per così dire, fiato sprecato, e la seconda luna di miele non

fu più produttiva della prima. Mi scoraggiai. Mi rassegnai. Io e lei, di

comune accordo,... tacemmo. E mia moglie mi pareva così abituata... al

silenzio che quando poi, dopo aver compiuta una certa cura di bagni, mi

ritornò in casa con delle velleità affettuose e fece sorgere la terza

luna di miele, io non potetti a meno di sospettare di lei e di

manifestare a te, come a un fratello, i miei dubbi.

MAURIZIO

_(vivissimamente)_ Io non mi ricordo di nulla, e non te ne ricordi

neanche tu!

ALFREDO

Ma io me ne ricordo perfettamente, ed è per questo che mi do la pena di

raccontarti i fatti miei. In uno di quei tali momenti di franchezza, in

uno di quei tali momenti di espansione che pocanzi mi citavi a casaccio,

io ti dissi di sospettare che il non breve soggiorno balneare avesse

fatto decidere Claudia a dare il gran passo. Mi pento ora dello sfogo;

ma tant'è, te lo feci; e non c'è nulla di strano che io mi sia aperto

con te, che sei la sola persona innanzi alla quale non mi sono mai messa

la maschera. Tu potresti attestare d'altronde che nel dubbio, o nella

quasi certezza, ero giusto verso di lei. La trovavo colpevole? No. Le

movevo rimprovero? No. Anche perchè poi se lei non cominciava ad essermi

infedele che dopo dieci anni di costante infedeltà mia, me l'ero cavata

bene!

MAURIZIO

_(torcendosi sulla sedia)_ Alfredo! Alfredo! Ti prego!...

ALFREDO

Io vorrei sapere come ti vengono oggi queste smanie da puritano!

MAURIZIO

Anzitutto, io non sono mai stato un pervertito!...

ALFREDO

Questo è vero, ma per misura igienica!

MAURIZIO

E poi, puritano o no, non ti permetto di parlare con tanta leggerezza di

tua moglie! E tengo a dichiararti che io come io _(con accento vibrato,

affinchè Claudia oda bene)_ ho sempre ritenuto che ella fosse

insospettabile e invulnerabile!

ALFREDO

Di' la verità: le hai fatto la corte e ti ha detto di no.

MAURIZIO

Ti proibisco di continuare su questo tono!

ALFREDO

_(celiando)_ Se ti scaldi così, c'è quasi quasi da pensare che....

MAURIZIO

Sei fastidioso!

ALFREDO

Evvia! Rammollito! So quali riguardi hai per quella donna; e te ne

ringrazio.

MAURIZIO

Ma devi convenire con me che il tuo sospetto era campato in aria.

ALFREDO

Campato in aria, no! Quando una moglie, che abbia da un pezzo esonerato

suo marito da certi doveri, ricomincia un bel giorno a coltivarlo, la

faccenda può non esser liscia. Tanto più che la contemporaneità del

marito e dell'amante non guasta nemmeno la poesia d'un convincimento, in

cui s'incontrano tutte le donne. Il loro convincimento è che, se ci sono

delle... conseguenze, queste son sempre dovute all'amante. Al marito,

mai! Una illusione di più! Ma intanto il brutto è che il povero marito è

costretto a subire dei ritorni intempestivi per far piacere a

quell'altro. Questo, per esempio, è immorale! Io non l'ammetto. Ed ecco

perchè, impensierito del ritorno di mia moglie, mi proposi di

sincerarmi. In fin dei conti, c'era o non c'era l'amante? E se c'era,

chi era?

MAURIZIO

_(sbigottito)_ Ma perchè le dici a me queste cose?

ALFREDO

Per concludere che ho avuto torto marcio di sospettare per confessarlo a

te, cui ebbi la debolezza di esprimere i miei dubbi e nel cui animo essi

avevano potuto lasciare un qualche verme roditore.

MAURIZIO

Nessun verme, credimi.

ALFREDO

E sai com'è che, oramai, sono certo di avere avuto torto?

MAURIZIO

Dimmelo.

ALFREDO

Da più d'un mese io faccio pedinare mia moglie.

MAURIZIO

_(spalanca gli occhi)_ Benissimo!

ALFREDO

Quel degno personaggio di Filippo, che mi è devoto... perchè gli debbo

dei quattrini, la segue scrupolosamente, e giorno per giorno mi

riferisce a che ora esce, dove va, quello che fa....

MAURIZIO

_(cercando di celare il suo turbamento)_ Benissimo!

ALFREDO

E sino a ieri, neanche la più lieve traccia d'un amante. Modiste, sarte,

medici, delle visite innocue, delle passeggiate...

MAURIZIO

Sino a ieri?...

ALFREDO

Ma giacchè un mese d'indagini basta e ne avanza, stasera ordinerò al mio

fido esploratore di smettere l'inutile spionaggio....

MAURIZIO

_(stentando a mostrarsi calmo)_ Dopo che t'avrà fatto l'ultimo

resoconto, beninteso....

ALFREDO

E siccome sarà non meno insignificante degli altri....

MAURIZIO

_(allibito)_ Naturale!

ALFREDO

... io potrò vantarmi domani, mio caro Maurizio, di essere completamente

padre!

MAURIZIO

Che gioia!

ALFREDO

Una gioia immensa! Quando stamane mia moglie, tutta commossa e timida,

mi ha data l'inattesa notizia, io, non te lo nego, sono rimasto un po'

male. Non accade spesso di mettere al mondo il primo figlio dopo dieci

anni di matrimonio. Ma appena l'immagine di mio zio, cioè di due

milioni, è apparsa dinanzi a me, l'orizzonte si è rischiarato, e la

maternità di mia moglie mi è sembrata una delle opere più grandiose

compiute dalla moderna civiltà!

MAURIZIO

E adesso che ci dovrei fare io in tutto questo idillio?

ALFREDO

Tu, col tuo tatto, col tuo garbo, dovrai affrettare gli avvenimenti.

MAURIZIO

Quali?!

ALFREDO

Mio zio si è lamentato della tua lunga assenza. Ha domandato di te con

tenerezza.

MAURIZIO

Troppo buono, tuo zio!

ALFREDO

E quindi tu andrai da lui col pretesto di congratularti della pace

fatta. Gli parlerai di me diffusamente. Gli dirai che io mi son

trasformato, che sono diventato un marito esemplare, un padre

impareggiabile....

MAURIZIO

Prima che sia nato il figlio?!

ALFREDO

Ma sì. Il buon padre si distingue anche prima che il figlio nasca. Si

vede subito. Tu lo hai già visto in me. E con l'aiuto della tua

perorazione io indurrò mio zio, il quale non ha che settant'anni, a una

emissione finanziaria provvisoria, per cui, al postutto, egli avrà il

vantaggio di potersi godere la sua longevità... senza che alcuno glie ne

serbi rancore. Ti va?

MAURIZIO

Non mi va molto; ma tu lo hai stabilito, e così sia. Saranno menzogne

dell'altro mondo!

ALFREDO

Non c'è che la menzogna per fare un po' di bene all'umanità.

_(Alzandosi)_ E con questa profonda sentenza filosofica, me ne vado.

Vieni a colazione con me?

MAURIZIO

_(sogguardando l'uscio a destra)_ No!... No!... A colazione con te, non

posso....

ALFREDO

E allora ti saluto. Mia moglie mi aspetta, e io voglio essere

gentilissimo con lei; pieno di delicatezze, pieno di pensieri carini....

MAURIZIO

Va, va. Se ti aspetta, non ritardare.

ALFREDO

Ma perchè non vieni? Un po' di platea mi piacerebbe tanto! Fammi questo

favore.

MAURIZIO

T'ho detto che non è possibile. Anzitutto, non mi sento bene. Ho un peso

alla testa... un altro al cuore... un altro allo stomaco....

ALFREDO

Difatti, sei pallido.

MAURIZIO

_(con subitanea preoccupazione)_ Sono pallido?!

ALFREDO

Sì, abbastanza. Cerca di non ammalarti proprio oggi. Più tardi devi

andare da lui. E stasera, poi, a pranzo con me tutt'e due. E senza

fallo! _(Quasi spingendolo verso la porta a destra)_ Mettiti un pochino

a letto, ora.

MAURIZIO

_(più che mai allarmato)_ No! A letto, no! Che esagerazione!

ALFREDO

Ma cura la tua salute, perdinci! Tu non ti curi come dovresti. E grazie,

eh?... Grazie anticipate! _(Gli stringe la mano.)_

MAURIZIO

Carissimo Alfredo!

ALFREDO

_(s'avvia per uscire; giunge all'uscio; indi, a un tratto, si volta)_ Ti

senti meglio?

MAURIZIO

Meglio, meglio! Sta tranquillo, mi sento meglio!

ALFREDO

Addio. _(Esce.)_

SCENA V.

MAURIZIO e CLAUDIA.

MAURIZIO

_(ansiosamente va alla porta in fondo per assicurarsi che Alfredo sia

partito; quindi corre alla porta laterale, come per chiamare Claudia.)_

CLAUDIA

_(senza aspettare che egli la chiami, entra. Viso calmo, d'una calma

disdegnosa, fatta di profondo disgusto e di fierezza. Il sarcasmo acre è

sulle sue labbra atteggiate a un sorriso amaro.)_

MAURIZIO

_(agitatissimo e disfatto)_ Avete udito!?

CLAUDIA

Ero qui per questo.

MAURIZIO

La persona da cui vi ha fatta seguire gli dirà certamente che siete

venuta da me.

CLAUDIA

_(fredda)_ Glielo dirà.

MAURIZIO

Tutto sommato, sarà meglio che glielo dica subito io stesso.

CLAUDIA

Non sarà nè meglio nè peggio, perchè risulterà chiaro che voi glielo

avrete detto, in mancanza di altri espedienti, dopo di avere appreso che

io sono stata pedinata anche stamane.

MAURIZIO

E allora?... Che cosa facciamo?... In che modo ci salveremo?...

CLAUDIA

Cioè: in che modo vi salverete? Quanto a me, non sento punto la

necessità di salvarmi. E non sarebbe neppure possibile il salvataggio.

Per mio marito, con o senza di voi, io sono già una donna che ha un

amante. Spero che la vostra perspicacia vi abbia permesso di comprendere

ch'egli mi crede la più furba delle adultere e che, dal momento che io

gli rendo il servigio di fornirgli il bamboccio per cui suo zio gli

riapre le braccia e la borsa, egli vuole perfino evitare il fastidio di

sapere da che parte gli venga la fortuna. Chi si deve salvare, dunque,

siete voi, non sono io.

MAURIZIO

Donna Claudia, io lo avevo presentito che un grosso guaio sarebbe

accaduto!

CLAUDIA

_(sempre fredda, con una punta di grazioso umorismo)_ Vi dispiacerebbe

proprio molto di passare per il mio amante?

MAURIZIO

Voi avete il coraggio di burlarvi di me quando io mi sento morire...

CLAUDIA

Rispondete, intanto.

MAURIZIO

Al cospetto di vostro marito, certo che mi dispiacerebbe!

CLAUDIA

E al cospetto degli altri, no?

MAURIZIO

Al cospetto degli altri me ne vergognerei!

CLAUDIA

Grazie del complimento!

MAURIZIO

Ma no! Voi fraintendete.... Io ne avrei vergogna e ne sarei

orgoglioso.... _(Con incosciente entusiasmo)_ Voi siete una donna per la

quale un uomo.... Basta, non divaghiamo, ve ne prego.... Datemi almeno

un consiglio.... Aiutatemi.... Non mi lasciate solo in questa terribile

situazione....

CLAUDIA

Mio buon Maurizio, io sono diventata un po' egoista. Ho saputo ciò che

desideravo di sapere. Ho saputo che mio marito è molto più vile, è molto

più volgare, è molto più spregevole di quanto m'era parso sinora. Io vi

sono riconoscente della vostra cortese condiscendenza e di tutto quanto,

nel colloquio con lui, avete rivelato di veramente gentile per me. Ma

non contate sul mio aiuto, e, per quel che può riguardare la mia

esistenza, non abbiate nè scrupoli, nè paure. Io mi preparo a vivere

della mia felicità, d'una felicità che è soltanto mia, sempre più

distaccata da lui — lo spero — , sempre più attaccata al grande bene che

finalmente ho ottenuto da me stessa! Io non so, ora, con precisione, che

cosa avverrà; ma so che, dato il vostro temperamento, io vi ho procurata

qualche noia.... Perdonatemi. E, non ostante il mio egoismo, permettete

che da oggi in poi io vi chiami: amico. Volete darmi assai cordialmente

la vostra mano?

MAURIZIO

_(un po' commosso)_ Marchesa.... _(Le porge la mano.)_

CLAUDIA

_(gliela stringe con effusione.)_

MAURIZIO

Siete... una santa donna!

CLAUDIA

Santa, è troppo. Sono una donna... che è madre! A rivederci.

MAURIZIO

A rivederci.

SCENA VI.

DECIO, MAURIZIO, CLAUDIA.

DECIO

_(entra difilato portando un vassoio con una bottiglia e un

bicchierino)_ Aperitivo! _(Vedendo Claudia)_ Oh!?

MAURIZIO

Idiota!

DECIO

Mi avevate ordinato di credere che la signora non c'era più.

MAURIZIO

_(con forza)_ E ve l'ordino ancora!

DECIO

Posso annunziare che la colazione è pronta?

CLAUDIA

_(sorridendo)_ Potete.

DECIO

Pronta... per uno. _(Serio e dignitoso, sogguardando Claudia, attraversa

la camera e poggia il vassoio sul tavolino.)_

MAURIZIO

_(pianissimo e rapidamente a Claudia)_ Adesso, è necessario che io vi

tratti come una _cocotte_.

CLAUDIA

_(con un moto istintivo di sorpresa)_ Cosa?

MAURIZIO

State accorta! Bisogna far deviare la curiosità di questo imbecille. La

sua testimonianza potrebbe toglierci ogni speranza di salvezza!

_(Autorevolmente a Decio, che sta per svignarsela)_ Restate lì, voi!

Tenete su quella portiera.

DECIO

_(fermandosi presso la porta in fondo, mantiene sollevata la portiera in

un immobile atteggiamento furbesco.)_

CLAUDIA

_(lentamente, si avvia per uscire.)_

MAURIZIO

_(a Claudia, per ingannare il servo)_ Addio, Ninì!

CLAUDIA

_(si volta con caricata civetteria inesperta.)_

MAURIZIO

_(le manda un bacio sulle dita.)_

CLAUDIA

Addio, Nunù! _(Imitandolo graziosamente, gli ricambia il bacio.)_ E...

tanti saluti....

MAURIZIO

A chi?

CLAUDIA

A Olghina.

MAURIZIO

_(con un soprassalto — impacciato)_ Ah!... Già!

CLAUDIA

_(esce.)_

_(Sipario.)_

ATTO SECONDO.

_Salotto d'una fine eleganza nobilesca in casa del MARCHESE DI

MONTEFRANCO. — Una porta in fondo. Una a sinistra. — A una parete,

l'apparecchio del telefono. — È sera. Lumi accesi._

SCENA I.

UN SERVO, FILIPPO, _indi_ ALFREDO.

_(La scena è vuota.)_

IL SERVO

_(entra dalla porta a destra, affaccendato. Va al telefono. Gira la

manovella. — Tintinnìo di risposta.)_ — Comunicazione col 993. _(Dopo un

istante, altro tintinnìo.)_ Con chi parlo? _(Pausa.)_ Alle dieci, la

carrozza del signor duca. _(Pausa.)_ No, non al Circolo del Whist. Qui,

qui. Sono il cameriere del marchese di Montefranco. Il signor duca ha

pranzato qui. _(Pausa.)_ Sì, va bene, il _landau_ chiuso. _(Gira la

manovella e toglie la comunicazione.) (Va alla porta in fondo e

introduce Filippo.)_ Il signor marchese viene a momenti. Ha finito di

pranzare e gli ho potuto far l'imbasciata senza che gli altri se ne

accorgessero. _(Esce.)_

FILIPPO

_(ha l'aspetto d'un cameriere a riposo. Faccia losca. Fedine brevi.

Niente baffi. Grossi anelli alle dita. È entrato rispettosamente, con in

mano il cappello. Ora che è solo, guarda un po' alle porte, curiosando.

Come vede avvicinare il marchese di Montefranco, assume un'aria umile e

misteriosa.)_

ALFREDO

_(in frac e cravatta bianca, entra dalla destra.)_ Che c'è, Filippo?

Avresti dovuto venire al Circolo verso la mezzanotte come al solito. Non

qui. Sai bene che mi annoia che ti si veda bazzicare in casa mia.

FILIPPO

_(sottovoce, accostandosi al marchese)_ Col dovuto rispetto a vostra

Eccellenza, ho anticipato perchè ci sono delle novità.

ALFREDO

Delle novità?

FILIPPO

Il servizio, finalmente, è stato fatto.

ALFREDO

_(scosso)_ Davvero?!

FILIPPO

Credo che ci siamo, Eccellenza.

ALFREDO

Tu non devi credere nulla. Devi solamente raccontare. E presto, perchè

ho di là degl'invitati.

FILIPPO

Racconto, Eccellenza. Stamattina, la signora marchesa è uscita di casa

alle dieci e trentacinque minuti.

ALFREDO

Be', sbrighiamoci. Dove è andata?

FILIPPO

La signora marchesa era vestita magnificamente....

ALFREDO

Questo non mi riguarda. Tira via.

FILIPPO

No, ecco, volevo dire a Vostra Eccellenza che così vestita non l'avevo

mai vista, a quell'ora....

ALFREDO

Abbrevia, santodio! Dove è andata?

FILIPPO

Eccellenza, è andata alla Riviera di Chiaia, trecentoventisette.

ALFREDO

_(sussultando)_ Non è possibile!

FILIPPO

Trecentoventisette, Eccellenza.

_(Breve pausa.)_

ALFREDO

_(attonito)_ Garantisci?!

FILIPPO

Garantisco.

ALFREDO

_(con una certa reticenza)_ E... a quale piano è salita?

FILIPPO

Col dovuto rispetto a Vostra Eccellenza, la signora marchesa è entrata

in casa del signor Maurizio Dorini.

ALFREDO

_(stranamente confuso e mascherandosi al cospetto della spia)_ Sta bene.

_(Indi, pensando alla singolarità del caso, abbozza un sogghigno di

beffa per sè stesso. E, tosto, agilmente, finge una tranquillità

indifferente.)_ Non c'è altro?

FILIPPO

Non c'è altro, Eccellenza.

ALFREDO

E a te sembra d'avere scoperto qualche cosa d'importante?

FILIPPO

_(rispettosamente)_ Se non sembra importante a Vostra Eccellenza..., non

sembra importante nemmeno a me.

ALFREDO

Chi ti ha riferito che la marchesa si è recata in casa di... quel

signore?

FILIPPO

Ho date venti lire di mancia al portinaio per sapere la verità.

ALFREDO

Hai fatto malissimo!

FILIPPO

Come piace a Vostra Eccellenza.

ALFREDO

Le mance troppo grosse non servono che a pagare delle menzogne! Ti sia

di regola. _(Cava del denaro dal portafogli e glielo porge.)_ Prendi. Ce

n'è anche per te.

FILIPPO

Ma no... non voglio che Vostra Eccellenza s'incomodi ora. Abbiamo tanti

conti pendenti....

ALFREDO

E penderanno per un pezzo. Prendi questo, provvisoriamente.

FILIPPO

Per obbedire. _(Intasca.)_

ALFREDO

_(ricorrendo, d'un tratto, a un'idea per dissuadere Filippo)_ E di':

quanto tempo la marchesa si sarebbe trattenuta in quel palazzo?

FILIPPO

La signora marchesa è montata alle undici precise. A che ora sia scesa,

in coscienza, non lo so. Io sono stato ad aspettare una ventina di

minuti. Ma poi ho detto fra me e me: qui, col dovuto rispetto a Sua

Eccellenza, le cose vanno per le lunghe....

ALFREDO

_(interrompendo severamente)_ Non ti ho chiesto conto dei tuoi

soliloqui! Il certo è che non hai aspettato abbastanza. Se avessi

aspettato un poco di più, avresti veduto entrare anche me in quel

palazzo. Il che dice con chiarezza che proprio lì io avevo un

appuntamento con mia moglie. Te l'ho taciuto pocanzi per controllare la

tua puntualità. Sono indignato della improntitudine con cui vieni a

raccontarmi delle fandonie!

FILIPPO

Eccellenza!...

ALFREDO

Basta così! Da oggi in poi ti è assolutamente proibito di seguire e

sorvegliare mia moglie. Si trattava di una semplice curiosità, e l'ho

soddisfatta altrimenti. La marchesa — ricordalo bene — è una signora a

cui bisogna far tanto di cappello.

FILIPPO

Come piace a Vostra Eccellenza.

SCENA II.

IL DUCA DI VIGENA, CLAUDIA, ALFREDO, FILIPPO, MAURIZIO.

IL DUCA

_(di dentro)_ Eccolo lì il disertore.

ALFREDO

_(disinvolto)_ Andate, Filippo.

_(Sulla soglia della porta a destra si fermano il DUCA in frac e

cravatta bianca e CLAUDIA appoggiata al braccio di lui.)_

FILIPPO

_(inchinandosi ad Alfredo)_ Servo. _(Ed esce dal fondo.)_

ALFREDO

Dico, zietto: mi rapite la moglie?

IL DUCA

Te la conduco, invece. Si annoiava così lealmente con me!

ALFREDO

Non ti difendi, Claudia?

CLAUDIA

_(freddamente, lasciando il braccio del Duca)_ Il Duca mi perdona.

ALFREDO

Tutte le mie scuse, zio, per lei, che non è brillantissima, e per me che

mi sono allontanato. Ma gli è che avevo da fare delle comunicazioni

interessanti al mio segretario e perciò....

IL DUCA

_(avanzandosi)_ Hai un segretario?

ALFREDO

Sì... per il disbrigo di qualche affare urgente.... _(Mutando subito

discorso)_ Questa poltrona, zio, è per voi.

IL DUCA

_(sedendo)_ Grazie.

ALFREDO

E Maurizio dov'è?... Dov'è Maurizio? Dov'è quel caro Maurizio?

IL DUCA

Passeggia.

ALFREDO

Ah, lo so. Lui passeggia. Dopo pranzo, dovunque si trovi, passeggia una

mezz'ora per digerire. È la sua igiene. Ma non è una ragione per

privarci della sua compagnia. _(Va alla porta a destra e chiama:)_

Maurizio! Maurizio! _(Al Duca)_ È tanto buono!

IL DUCA

Mi è simpaticissimo!

ALFREDO

Per noi è come una persona di famiglia. Un amico d'oro. Anche Claudia

permette a lui quel che non ha mai permesso a nessuno!

CLAUDIA

A nessuno.

MAURIZIO

_(come gli altri, in abito nero e cravatta bianca. — Entrando ha

udito.)_ Che cos'è che permettete soltanto a me, Donna Claudia?

CLAUDIA

_(sedendo lontano dal Duca)_ Per lo meno di farmi la corte.

MAURIZIO

_(fa una smorfia d'impazienza; e comincia a passeggiare con passo

piuttosto affrettato intorno alla camera.)_

ALFREDO

_(a Claudia)_ Ah, no! Io ti smentisco. _(Al Duca)_ È una _blague_, zio.

_(Accostandosi a Claudia e tenendole le mani alle spalle)_ Questa qui è

una donnina eccezionale: una moglie come non se ne trovano più.

IL DUCA

Dev'essere difatti un'eroina del matrimonio per aver saputo rinnamorare

un marito quando questo più correva la cavallina.

ALFREDO

E oramai ci sono dentro fino ai capelli, zio. _(Le carezza il collo.)_

CLAUDIA

_(dominando il disdegno, cerca di scansarsi.)_

IL DUCA

Bravo!

ALFREDO

Ho preso una cotta come si può prenderla a vent'anni!

MAURIZIO

_(senza volerlo, gli getta uno sguardo di stupore.)_

ALFREDO

_(andando verso il Duca)_ Vedete, io vi potrei raccontare dei

particolari da farvi intontire.

IL DUCA

Raccontami tutto. Intontirò con molto piacere.

ALFREDO

_(sedendogli accanto)_ Ve ne dico uno, ma all'orecchio.

MAURIZIO

_(ancora passeggiando)_ Perchè poi all'orecchio? Piacerebbe molto anche

a me d'intontire.

ALFREDO

Scusami, ma ho due pudori da rispettare: il mio e quello di mia moglie.

CLAUDIA

Del mio non te ne preoccupare.

MAURIZIO

_(ad Alfredo)_ Sei d'una correttezza irreprensibile!

ALFREDO

_(al Duca)_ Dunque, sentite.... _(Gli parla all'orecchio con

dimestichezza gaia.)_

IL DUCA

_(lo ascolta, or sorridendo di maraviglia, ora di compiacimento.)_

CLAUDIA

Mentre mio marito rispetta i due pudori, Maurizio, sacrificatemi un po'

della vostra digestione. Abbiate la cortesia di sedere. Mi fate venire

il mal di mare.

MAURIZIO

Sarà un disastro per il mio stomaco; ma eccovi servita. _(Siede.)_

CLAUDIA

Non così lontano! Devo dirvi più chiaramente che vi voglio vicino a me?

IL DUCA

_(ascoltando Alfredo)_ Va là! Non è possibile!

ALFREDO

Sì, sì, ve lo confesso: è la verità!.... _(Continua a parlargli sempre

più confidenzialmente.)_

MAURIZIO

Maternità: Dramma in quattro atti · 第 1 / 5 段