DISCORSO VII

Dello stato della scienza militare e delle sue relazioni colle

altre scienze e le arti e con lo stato sociale dal trattato di

Passarowitz del 1718 alla rivoluzione francese del 1789.

Il principio conservatore delle societá risiede nel loro movimento

progressivo. L'esame della nostra esistenza individuale e l'esame di

quello delle societá in generale dimostrano compiutamente l'asserto.

In effetto come si conserva la vita dell'individuo? Mercé di una serie

di trasformazioni costanti, lente, insensibili, che segnano i periodi

tutti che percorriamo dalla infanzia all'etá decrepita fino alla nostra

distruzione, la quale teologicamente e filosoficamente può considerarsi

come una piú alta e compiuta trasformazione. Le societá politiche sono

soggette alle stesse leggi che gl'individui, e lo studio della storia

fatto da un alto punto di vista n'è la pruova costante. Ecco perché la

lettura di Bossuet, di Vico, di Herder e di Muller innalza la mente ed

insieme è di conforto, perché fa rientrare nel corso degli avvenimenti

ordinari benché strepitosi ciò che l'ignoranza presentava come scandali

storici e morali. No, non vi sono scandali nell'ordine generale; la

provvidenza regge il mondo con giuste leggi, ed una di queste si è che

per progredire bisogna trasformarsi, senza di che vi è per cosí dire

ristagno e languore. Ma al nostro ragionamento è necessario premettere

un rapido quadro dell'Europa qual era nell'epoca di cui siamo per

trattare, mentre riveste il carattere che sopra enunciammo.

La monarchia spagnuola riprese sotto i Borboni, e particolarmente sotto

Carlo terzo, se non un'alta importanza almeno della dignitá nelle sue

relazioni; e i miglioramenti amministrativi che si preparavano dal

sovrano, secondato da uomini distinti, tendevano a dar valore al suolo

spagnuolo ed a quello delle colonie e a sviluppar l'attitudine di quel

popolo sí riccamente dotato dalla natura.

La monarchia francese dopo la fine del gran secolo presentò un'anomalia

che non manca mai di precorrere ad alti e spesso terribili avvenimenti.

Vogliam dire che l'intelligenza era in progresso mentre la moralitá

andava scemando; la ragion pubblica riceve a maggiore sviluppo del

potere e le classi medie e le infime erano piú morali, econome ed

industriose delle alte. Questa disposizione unita all'incertezza dei

limiti fra i poteri rendeva malferma l'amministrazione interna e molle

la politica esterna, segnatamente dopo il trattato di Aquisgrana.

L'Inghilterra al contrario consolidava il suo sistema; la casa di

Annover aveva ripreso lena piú forte dopo l'ultimo sforzo degli

Stuardi. Uomini di Stato come Chatam dirigevano la sua politica sovente

egoistica ma però altamente nazionale; le sue armi brillavano nelle

guerre continentali; il suo commercio, la sua industria e le sue

colonie in molte parti del mondo le davano gran peso negl'interessi

europei; aveva su tutte le potenze tre vantaggi decisivi: il suo

credito, la sua inaccessibilitá e lo spirito pubblico il quale nascea

dalle leggi che la reggevano. Non avendo nulla ad acquistare sul

continente, era potenza rivale di chiunque volea dominare, e sotto

questo rapporto la sua azione era utile mentre parea generosa.

L'impero germanico rappresentava il medio evo nelle sue forme, ma nel

fondo subiva tutte le modificazioni che il tempo e gli avvenimenti

avevan prodotto: quelle sue forme erano d'ostacolo agli affari ed il

suo spirito una menzogna che ogni fatto rendeva piú chiara; e dopo

la scissione profonda che la riforma aveva lasciato in quel corpo,

l'elevazione della monarchia prussiana venne a provare con terribili

guerre la vanitá delle leggi da Ratisbona emanate. La monarchia

sopraccennata era il prodigioso risultamento di una serie di uomini

che chiamati a reggerla, aveano sortito quasiché tutti quelle qualitá

ch'erano piú in armonia coi bisogni dell'epoca in cui regnarono. Stato

divenuto importante a forza d'industria, d'intelligenza, di coraggio

e di scienza militare e che può essere considerato fra le monarchie

per quello che le cittá anseatiche, Venezia e Genova erano nel medio

evo, cioè potenze piú forti e influenti di quello che la loro estension

materiale avrebbe dovuto permettere e supplenti con le forze morali e

intellettuali a ciò che loro mancava nel valor della massa.

La casa d'Austria considerata sotto l'aspetto di capo dell'impero,

benché assicurata la dignitá imperiale nella sua famiglia, dopo la

guerra di successione vedeva la vanitá di una tal dignitá nel dover

cedere una bella provincia ad uno de' suoi vassalli. Come potenza

ereditaria perdeva terreno ed opinione dalle rive del Garigliano a

quelle della Sava; ma in séguito, nella crisi che subí alla morte di

Carlo sesto, il nobile carattere di Maria Teresa ed il cavalleresco

patriottismo degli ungheri ristabilirono se non nelle possessioni

almeno nell'opinione questa importante monarchia, e la casa di Lorena

ebbe principi distinti, e la monarchia austriaca nel periodo del

quale trattiamo, malgrado molte sventure si trovò alla fine del secolo

abbastanza forte per sostenere la terribile lotta che l'ha segnalata;

il che dimostra che aveva fatto progressi nelle arti della pace del

pari che in quelle della guerra.

L'Olanda ricca di capitali perdeva la sua importanza per la rivalitá

inglese nel commercio e nelle colonie e per l'elevazione delle potenze

continentali, segnatamente della Prussia.

La Svizzera aspirava alla pace e ne godeva; ma si alteravano gli

elementi del suo stato sociale, secondo il detto del suo eloquente

storico: dava soldati, ma non ne aveva. I suoi soldati combattevano per

chiunque li pagava, ella per nessuno. Per questa via si può conservare

lo spirito militare, ma si perde l'influenza politica; il che appunto

accadde alla Svizzera.

L'Italia respirava nel secolo di cui parliamo. Quasiché tutti i suoi

governi erano nazionali: ristabilito il trono delle Due Sicilie;

ingrandita la casa di Savoia; gli Stati di Parma, di Modena, di

Toscana governati da principi italiani; Genova, Lucca e Venezia rette

a repubblica. Il solo Stato di Milano non aveva un governo italiano,

ma l'amministrazione del Firmiani compensò in qualche modo i mali

della condizione per cosí dir coloniale di quel principato nel quale si

aprivan la strada tutti i progressi amministrativi. Quarantotto anni di

pace procacciarono all'Italia ricchezze materiali e intellettuali, ma

la tempra degli uomini si ammolliva, perché concitati non erano né da

grandi timori o speranze né da vive passioni.

L'impero ottomano che avea combattuto e combatteva con sorte varia

la potenza austriaca, vedeva e sentiva i colpi che questa andavagli

arrecando e preparava una nuova e terribile potenza, vogliam dire la

Russia, la quale tendea verso l'oriente a causa della sua posizione

e meno guardava o influiva sull'occidente. Questa societá musulmana

in Europa rimanea separata dal popolo greco che avea conquistato ed

estranea alla civiltá europea; mentre andava perdendo il suo fanatismo,

conservava però l'antica barbarie; circostanze tutte che non inducevano

dubbio sulla sua decadenza nei meno sagaci osservatori. La nullitá, la

mollezza e la crudeltá de' suoi sovrani erano al tempo stesso causa ed

effetto della societá musulmana.

La Polonia, come l'impero germanico e l'ottomano, offeriva una pruova

novella del non essere permesso all'umanitá anche nel suo eroismo di

ostare alle leggi della natura. Malgrado il valore e l'intelligenza di

una illustre nobiltá, il solo attaccamento cieco a' metodi governativi

esauriti nei loro risultamenti fece sí che questa potente monarchia

ricevesse la legge in tutta questa epoca e finisse per essere

conquistata senza aver fatto la guerra. E ciò preludeva alla sua

distruzione.

L'impero russo segnalava la sua esistenza con passi giganteschi, ed

il piano di Pietro era continuato da quattro donne rivestite della

sovranitá, le quali quantunque fornite di qualitá differenti miravano

allo scopo medesimo. L'imitazione che forse noceva allo sviluppo

spontaneo ed originale della intelligenza nazionale accelerò nondimeno

la importanza politica e militare di questo impero che progrediva,

combatteva ed influiva al tempo stesso sull'Oder, sul Danubio e

sul Fasi. Avea flotte nel mar Nero e nel Mediterraneo, dominava la

Polonia, acquistava terreno in Finlandia, in Crimea e nelle provincie

del Caucaso: l'esercito paziente, valoroso e pieno d'entusiasmo per

chi reggeva l'impero, l'amor proprio nazionale vivissimo, la civiltá

europea facentesi strada; tutto questo formava nuovi elementi che

doveano modificare il sistema stabilito a Munster.

La Scandinavia rientrava nella posizione che la natura assegnavale dopo

che grandi potenze eran sorte nella parte settentrionale d'Europa. La

Svezia dominata e divisa dai partiti mostrò nella guerra de' sette

anni quanto fosse diversa da ciò che era in quella de' trent'anni.

Un principe distinto concentrando nelle sue mani il potere, volle e

cominciò a rialzarla, ma gli mancò il tempo e forse ancor l'occasione.

La Danimarca retta con saggia politica interna ed esterna progrediva in

ogni senso.

Il Portogallo divenuto per cosí dire colonia inglese in virtú del

trattato di Mathuen ed afflitto da una orribile calamitá fisica, era

in decadenza. Ebbe poi il torto di non saper comprendere e non voler

tollerare un gran ministro che volea rialzarlo dall'umile stato in che

era caduto.

A quanto abbiamo sinora detto sullo stato d'Europa vuolsi aggiungere

che l'America colonizzata diveniva omai teatro di guerra, e la sua

influenza era passiva. Ma la rivolta delle colonie inglesi avverò il

vaticinio fatto sul sistema coloniale in quanto alla sua successiva

caduta ed a' suoi effetti sull'equilibrio europeo.

Il carattere generale degli Stati di cui abbiamo discorso, che forma

la nota caratteristica del periodo di cui è parola, può ridursi al

seguente:

1. Concentrazione piú compiuta del potere monarchico, potere che

distruggeva gli ostacoli a lui legati dal medio evo; il che conduceva

all'unitá amministrativa.

2. In quanto alla politica esterna l'interesse commerciale ed il

coloniale che si svolgevano sempre piú e si confondevano per la loro

natura e pei loro effetti, sottentravano alle guerre di successione che

nascevano dai dritti delle famiglie reali come risultamento naturale

del volersi apparentare tra loro esclusivamente. Questo principio

prevalse piú nel secondo periodo dell'epoca che nel primo, nel quale

l'altro enunciato ebbe il dí sopra come dalla storia e dai trattati

rilevasi.

3. L'influenza del sistema coloniale esercitava la sua azione sotto

tanti aspetti diversi, in guisa da modificare non solo la direzione

politica ed economica degli Stati, ma bensí da cangiar la morale,

sostituendo la tolleranza religiosa che il commercio rendea necessaria

e facile, al fanatismo che nel principio del secolo anteriore avea

dominata ed insanguinata l'Europa.

4. La tendenza all'utile cosí nello scibile umano come

nell'amministrazione. E ciò risultava dalla natura dell'umana

intelligenza, che dopo aver impiegato le sue facoltá nella ricerca

del vero, del bello e del buono, ha bisogno di recare ad atto le sue

speculazioni per ritrarne una utilitá positiva.

Ora ci faremo a proporre alcune quistioni. Col rispondere ad esse

adeguatamente otterremo la soluzione del problema che ci siamo

proposto.

1. Quali uomini, quali armi, quali ordini fossero scelti e adoperati

dalle varie potenze europee nei vari periodi dell'epoca di cui

trattiamo.

2. Quali fossero i metodi tattici, strategici e di fortificazione

dell'epoca. Quale il sistema amministrativo che prevalea negli

eserciti.

3. Qual fosse il carattere che rivestiva la scienza della guerra

secondo gli scrittori militari dell'epoca e se vi fosse unitá nelle

vedute di questi scrittori; unitá tale da poterne dedurre quella delle

istituzioni ed insieme dei metodi militari.

4. Qual fosse lo stato delle scienze esatte, naturali e morali, quale

carattere rivestissero, qual fosse l'influenza che avevano sulle arti

che ne dipendono e quale finalmente la lor relazione con lo stato delle

scienze belliche.

5. Qual si fosse lo stato sociale nel suo insieme, quali i suoi

politici risultamenti e però la sua influenza sui destini del mondo,

e in che modo particolarmente si scorgesse reagire sulla scienza

militare.

La scelta degli uomini destinati a comporre gli eserciti deriva,

come ci lusinghiamo di aver provato nei nostri antecedenti discorsi,

dallo stato sociale, il quale riposa sopra le condizioni che fissano

lo stato delle persone e quello delle proprietá. Ora nel periodo

del quale trattiamo nessuna radicale trasformazione ebbe luogo

su questi due gravi oggetti, secondo che gli abbiam veduti essere

stabiliti all'epoca trattata nel nostro sesto discorso. Deriva da

questo come legittima conseguenza che la composizione di un esercito

nel suo primo e principale elemento poteva ricevere perfezionamenti

o modificazioni parziali, ma era lo stesso di quel che prima

notammo, siccome corrispondente all'èra storica conosciuta sotto la

denominazione di «moderna». In effetto in tutti gli Stati i comuni

erano scelti nelle classi poco agiate della societá; senonché trovato

insufficiente ed incerto il sistema di arrollamento volontario, si

cercò di regolarizzare il servizio militare, il quale per cosí dire

divenne una imposta sugli uomini. In Francia troviam le milizie, in

Austria i contingenti somministrati dai proprietari di terre, il che

era pure presso le nazioni slave. In Prussia questo sistema ricevette

un piú regolare sviluppo e si vede il territorio diviso in circoli, i

quali fornivano un contingente che dovevano tenere al completo e che

era preso nelle ultime classi della societá. Il servizio era a vita

negli Stati di razza teutonica o slava; nell'occidente dell'Europa

il tempo del servizio cosí per la recluta che pel volontario era

limitato ad un certo numero di anni che non passava mai gli otto. Gli

uffiziali furono scelti secondo i metodi esposti nel nostro precedente

discorso; senonché è da osservarsi che si cominciò ad aprire una

carriera d'avanzamento ai sottouffiziali, ma parziale, eccezionale

e non regolarmente stabilita, perocché fino in Prussia si sosteneva

che un uffiziale dovesse essere gentiluomo. Ciò proveniva dalle

classificazioni sociali esistenti nello Stato. Ciò nondimeno da un

altro lato fu stabilito che anche gli uomini di nobil sangue dovessero

cominciare dall'essere soldati; dal che nacquero i cadetti. Queste due

innovazioni dovevano portare il loro frutto nelle epoche posteriori, il

che vedremo dipoi, e mostravano giá che lo stato militare era per sua

natura una carriera ove il merito reale dovea rimpiazzare i privilegi.

Un'altra novitá piú feconda in conseguenze sociali e militari si fu che

la difesa dello Stato dovesse riguardarsi come un dovere per tutti,

dovere il quale si contraeva nascendo. Ma come è legge di natura che

in ogni cosa si venga operando per gradi, cosí si vedeva al tempo

stesso sussistere l'idea che l'esercito fosse una parte della societá

destinata a difenderla tutta, e si vedevano le truppe straniere

assoldate e i cosí detti «corpi franchi» levati per la guerra. E questi

erano gli ultimi rappresentanti del sistema de' mercenari fissi e dei

condottieri temporanei che in altri tempi era in vigore.

Le armi eran le stesse: il moschetto perfezionavasi, la bacchetta di

ferro era generalmente adottata, come ancora la baionetta situata in

modo da non impedire il fuoco. La sciabola divenne l'arma principale

della cavalleria, la carabina e le pistole non servirono che a modo

di ausilio; il che provava che si era conosciuta la vera natura

della cavalleria. Le armi difensive scomparvero interamente meno

che nei corazzieri, nei quali per altro non si aveva gran fiducia

perché le corazze non erano a pruova della palla di fucile. La lancia

scomparve fuorché tra i polacchi ed in qualche corpo formato a loro

imitazione, ma piú per bizzarria che per solida opinione del vantaggio

che ritrar si potesse dall'arma. L'artiglieria ricevette moltiplici

perfezionamenti, e tutti tendevano a renderla mobile a segno da poter

seguire le truppe costantemente ed in tutti i terreni. Tutto ciò ch'è

conosciuto sotto il nome di «sistema di Gribauval» (che appena dopo

la pace comincia ad essere modificato) avea questo scopo, e tutto il

materiale di quest'arma è basato sino ai dí nostri sulle escogitazioni

di quel dotto uffiziale. I pezzi di campagna, i pezzi di riserva,

l'organizzazione de' parchi come arsenali mobili, la separazione

compiuta dell'artiglieria di assedio da quella di campagna, la

differenza nei carretti dei pezzi di ramparo e dell'armamento delle

coste da quelli dell'artiglieria di campagna, la organizzazione dei

pontonieri e i perfezionamenti e le classificazioni pei vari generi

di ponti, sono tanti passi del pari che tante pruove del progresso

cosí dell'artiglieria come di tutte le scienze ed arti necessarie per

renderli possibili. I pezzi attaccati ai battaglioni comprovano lo

scopo da noi indicato di non isolare mai l'infanteria da un sí potente

ausilio; e l'artiglieria a cavallo in Prussia inventata, che aveva

per iscopo di accrescere la mobilitá di quest'arma e di fornire la

cavalleria del medesimo appoggio che aveva la infanteria, sono l'ultima

energica espressione dell'importanza di quest'arme ausiliaria e delle

modificazioni che tutto il sistema di guerra dovea subire.

Una volta stabilita e riconosciuta la superioritá esclusiva delle armi

da trarre su quelle atte a ferir da vicino, è chiaro che gli ordini

dovettero concorrere anch'essi ad un simile scopo; e però il fondo

fu fissato a tre righe per l'infanteria nell'ordine di battaglia, a

due nella cavalleria, e per eccezione a tre, massime in qualche Stato

considerato come stazionario nella scienza della guerra[24]. Queste

sono le basi del sistema in Europa e i militari regolamenti ne fan fede

presso tutte le nazioni.

Nel nostro quinto discorso facemmo osservare che non risolvendosi

la quistione delle armi, restava del vago negli ordini ed era

conseguentemente impossibile ogni progresso nella tattica, la quale

altro non è che un metodo per applicare e render flessibili gli ordini

conservandoli intatti e per adattarli a tutte le circostanze che

l'attitudine del nemico e gli accidenti del terreno producono. Ora una

volta fissate le armi e gli ordini, la tattica doveva perfezionarsi

per le ragioni opposte a quelle che avevano ritardato il suo progresso.

Pure questi passi non furono fatti da tutti contemporaneamente, ma come

accade in tutto ciò ch'è umano, chi era spinto da piú alte necessitá

o piú da natura disposto ad operare un perfezionamento, l'operò e lo

pose in luce, e gli altri furono imitatori, e come sempre avviene, con

esagerazione piuttosto che con ragione. Tale fu la sorte della tattica

cosí elementare come sublime che in Prussia ebbe la sua grande scuola

e che da quello Stato si diramò in tutto l'occidente e oggidí passa in

oriente, seguendo quei metodi di civiltá che ivi trapiantansi. E quanto

asseriamo ha chiara pruova dalle preziose lettere del maresciallo di

Sassonia al ministro della guerra di Francia, nelle quali l'illustre

autore sostiene che l'infanteria francese non può combattere in pianura

e che il solo genere di guerra che le riesca si è quello di forzare

le posizioni. Questa severa sentenza sí gloriosamente smentita di poi,

pruova che questa intelligente e bellicosa nazione era molto addietro

in fatto di tattica. L'infelice guerra de' sette anni provò ciò che

Maurizio diceva, e quei militari rovesci animarono l'intelligente

patriottismo del Guibert a iniziare eloquentemente i suoi compatrioti

nel segreto della tattica prussiana. L'ordinanza del 1791 ne fu la

pratica applicazione.

I perfezionamenti operati in Prussia nella tattica possono ridursi ai

seguenti:

1. L'esattezza nell'istruzione di dettaglio quanto al maneggio delle

armi, ai fuochi, alla marcia, agli allineamenti.

2. Il modo di formarsi e spiegarsi rapidamente in colonna e di

ripassare all'ordine di battaglia con movimenti pel fianco dei plotoni

percorrendo la diagonale. Da ciò risultava il doppio vantaggio di

operare per la linea piú corta e di conservare l'ordine serrato ad

ogni evento; cosí risolvevasi l'eterno problema di tutte le evoluzioni,

quello cioè di occupar poco spazio e guadagnar molto tempo. In questi

due risultamenti sta il vero segreto della tattica.

3. L'applicazione degli stessi metodi a divisioni intere, operando

marcie di fianco in colonne, talché con una semplice conversione si

riprendesse l'ordine di battaglia. L'impiego degli scaloni per avere

sforzi successivi sui punti di attacco, senza arrischiar confusioni

in un rovescio. E le distanze fra gli scaloni a ciò contribuivano,

mentre quelli non impegnati si conservavano intatti per rinnovare gli

attacchi o per operare e coprire la ritirata. I cambiamenti di fronte,

i passaggi di linea, le ritirate a scacchiere, i passaggi di stretti e

i quadrati derivavano dagli stessi principi ed erano eseguiti con gli

stessi metodi, e si riassumevano sempre nel passaggio dall'ordine di

battaglia a quello di colonna e cosí viceversa. Eravi scienza adunque,

poiché vi erano princípi costanti, unitá di scopo e semplicitá di

metodi.

4. All'ordine di battaglia che non avea piú per base il sistema di

mettere l'artiglieria, la cavalleria e l'infanteria in un ordine

costante — mentre si era passato dall'intralciare le armi al separarle

compiutamente — fu sostituito il principio fecondo del sostegno

reciproco delle armi e della loro disposizione adattata alla natura del

terreno. Per il che videsi con iscandalo dai tattici di corta vista

la cavalleria occupare il centro di un ordine di battaglia mentre

l'infanteria occupava le ali; l'artiglieria divenuta mobile cambiar

posizione e seguire le truppe in tutte le loro evoluzioni; da ultimo,

ciò che era ignoto nelle epoche antecedenti, prendersi l'ordine di

battaglia in faccia al nemico spiegato e per la combinazione delle

diverse colonne, o per una marcia di fianco coperta da truppe spiegate

o dal terreno, adottarsi l'ordine obliquo[25] sí adoperato presso

l'antichitá, per cosí sopraffare il nemico in un punto e sottrarre ai

suoi attacchi la parte opposta a quella con la quale venivano fatti.

Queste sono a nostro credere le innovazioni fatte dal gran Federico

nella tattica, cioè lo sviluppo compiuto che derivava dalla natura

delle armi fissate e perfezionate con tutte le loro conseguenze sugli

ordini e le evoluzioni.

Nella cavalleria il progresso fu vasto e compiuto dopo Molwitz,

ove ella si mostrò sí inferiore da doverla mischiare con alcuni

battaglioni; il che fu l'ultimo esempio del mescolamento delle due

armi. Niuno ignora che il gran Seidlitz, morto in etá verde, aveva il

doppio merito che non si è piú rinnovato in alcuno allo stesso grado,

di essere un grande ispettore e un gran condottiere di cavalleria,

siccome quello ch'era fornito di molto talento per organizzare l'arma

e favorito veniva da felici ispirazioni sul campo di battaglia.

La cavalleria prussiana adottando tutti i perfezionamenti tattici

dell'infanteria con le sole modificazioni che la sua composta natura

esigeva, divenne mobile oltremodo, manovrò al galoppo e contribuí nelle

battaglie ad affrettarne l'esito operando in gran masse.

Tal è il breve sunto che possiam dare dello stato della tattica

prussiana, la cui superioritá non era contrastata. Venne imitata ed

anche talvolta puerilmente. Salder per l'infanteria e Seidlitz per

la cavalleria sono i veri creatori della tattica moderna, e tutti i

militari regolamenti sono ancora modellati nei loro princípi dirigenti

su quello ch'essi prescrissero. La pruova della nostra asserzione si

trova nel carattere delle battaglie dell'epoca. In effetto a Fontenoy,

a Rocoux, a Lawfelt non vi è esempio di gran movimenti tattici, e la

famosa colonna inglese di Fontenoy dimostra piú il freddo valore delle

truppe che la perfezione delle combinazioni tattiche, mentre nessuno

seppe tirar partito da quella combinazione fortuita, e dall'esercito

francese fu opposta l'artiglieria a quelle masse, ma nessun movimento

di truppe. Le battaglie di Parma, di Piacenza, di Camposanto sul

Panaro hanno lo stesso carattere, cioè importanza di posizioni e pochi

movimenti tattici. Non dee dirsi il medesimo delle battaglie di Praga,

di Rosbac, di Zorndorf e neppure di quelle di Leuthen e Tourgau, in cui

ebbero luogo bei movimenti e fecersi delle brillanti cariche. Alcune

battaglie furono perdute dai prussiani a causa dell'arte adoperata

dagli austriaci nel disporre la difensiva delle loro posizioni.

Federico nelle sue lettere al general Fouquet espone con esattezza ed

encomia moltissimo il sistema di difesa dagli austriaci adottato in

quanto alle posizioni e l'artistica esposizione delle due linee delle

riserve delle diverse armi combinata colla natura del terreno[26].

I russi combattendo con rara intrepiditá in vasti quadrati, come

per esempio contro i turchi, supplivano ad un ordine sí falso contro

truppe europee con la tenacitá, la quale unita al numero diede loro la

vittoria a Jagerndorf Kay e a Kunersdorf, come gli austriaci l'avevano

ottenuta a Kolin. Gli eserciti francesi furono inferiori alla loro

meritata riputazione, e le sconfitte di Creivelt e Minden non sono

bilanciate dai meschini successi di Bergen e Willinghausen che la

vanitá nazionale esagerò e che avrebbe sdegnati in epoche piú gloriose.

La strategia che abbiam veduta dapprima istintiva, poi sottomessa ad

un certo calcolo e divenuta intuitiva, acquistò in questo periodo

il carattere dimostrativo; e ciò proveremo non solo mercé della

indicazione rapida delle operazioni strategiche, ma coll'autoritá degli

scrittori militari dell'epoca. Per ora ci restringeremo a mettere

in vista che vi erano piani di campagna stabiliti sulle conoscenze

anteriori, topografiche e descrittive; che in questi piani giungevasi

a calcolare tutta la serie di operazioni che dovea nascere nel doppio

caso del rovescio o del buon successo delle operazioni premeditate; e

però a torto voleasi trattare come scienza esatta quella che avendo

moltissimi dati ignoti, non può essere se non una scienza per cosí

dire approssimativa. Ma questa esagerazione del valor della scienza ne

dimostra appunto la sua esistenza e il suo primo periodo[27].

Nelle campagne del Maillebois in Italia nel 1745 e nel 1746 si scorgono

vedute strategiche, si vedono considerati i grandi accidenti del

terreno, e non solo considerati localmente come ostacoli o mezzi, ma

nel loro insieme e nelle loro reciproche relazioni. Sono in tal guisa

considerati il Po, le Alpi e gli Appennini, le pianure del Piemonte e

della Lombardia, i controforti ed i corsi secondari di acque. Nella

guerra di successione vediam trascurati i principi strategici. La

punta dei francesi a Praga nel 1742 ne fa fede. Ma nella guerra de'

sette anni vediamo costituita la guerra, ne vediamo strategicamente

fissate le basi, le linee d'operazione, e tenersi con iscrupolo alla

loro conservazione; gli austriaci basarsi in Boemia e in Moravia, i

russi in Polonia e i francesi sul Reno e sul Meno; Federico stabilire

la sua difensiva tra l'Elba e l'Oder, servirsi di queste linee naturali

e delle piazze situate fra esse per contenere i nemici, i quali

abbandonava momentaneamente per condursi in massa contro degli altri

e per indi ritornar vittorioso sopra i primi. Questa mobilitá, questo

uso costante della linea interna contro le esterne, questo operare in

massa contro chi operava per distaccamenti, spiegano quei risultamenti,

costituiscono i progressi della scienza e giustificano l'ammirazione

del grand'uomo che le fece fare di sí gran passi[28]. L'invasione della

Boemia, la ritirata che seguí la marcia a Rosbac, la contromarcia

in Islesia nel 1757, la ritirata da Olmutz nel 1758, i movimenti

sull'Oder, quelli che succedettero alla battaglia perduta di Hokirken,

i movimenti per combattere i russi nel 1759, quelli per liberare la

Sassonia, la marcia in Islesia, il campo di Bunsolvitz nel 1760 per

paralizzare i due eserciti, i movimenti di Lignitz che precedettero la

battaglia di questo nome, tutto provava che il gran Federico era fedele

al sistema delle masse ed ai movimenti, e che quando se ne allontanò

operando per distaccamento, come a Maxen e Landshut, ne fu severamente

punito. Se la strategia diè spiegazione dei risultamenti ottenuti nella

lotta ineguale della guerra de' sette anni, applicata piú in grande

giustificherá piú vasti risultamenti. Nell'enumerare la proprietá della

strategia considerata siccome scienza abbiamo indicata l'importanza

che le fortificazioni acquistavano nel sistema generale della guerra.

La superficie del suolo essendo geograficamente divisa in una serie

di parti che costituivano i diversi teatri di guerra, e per operare

offensivamente o difensivamente su di essi essendovi necessitá di

una base, cioè di un numero di punti fortificati ove riporsi tutto il

materiale di guerra e tutti gli approvvisionamenti per la sussistenza

dell'esercito che operava, avvenne che la fortificazione acquistasse

uno sviluppo maggiore e non si limitasse alla difesa parziale di ogni

recinto fortificato, ma entrasse nelle vaste combinazioni di tutte

le militari operazioni del pari che di tutti i grandi accidenti di

terreno, ai quali dovea supplire quando mancavano e accrescerne il

valore quando esistevano. Per il che si sentiva sempre piú il bisogno

d'impadronirsi delle grandi comunicazioni, dei gran passaggi dei

monti o dei fiumi; e tutto ciò dovea avere per ultima conseguenza

il non costruire le piazze di guerra che nei punti strategici[29],

riconosciuti per tali dal calcolo scientifico e dall'esperienza delle

guerre giá combattute su quel teatro.

Considerate le fortificazioni sotto questo punto di vista generale,

ci resta a determinare lo stato della scienza nelle sue relazioni

colla guerra di assedio e determinare se in questo periodo progredisse

l'attacco o la difesa. Tutti gli sforzi degl'ingegneri tendeano al

medesimo fine: a ristabilire l'equilibrio fra l'attacco e la difesa;

equilibrio che i metodi posti in opera dal Vauban avevano rotto a favor

dell'attacco. Tutto ciò che si escogitò pel fine sopra indicato dai

sapienti nell'arte può ridursi a tre principali mezzi:

1. Il defilamento o sottraimento, cioè il mezzo di dare alle opere

della piazza un dominio sulle alture che la circondavano a tiro di

cannone, in modo da non esserne dominate, da nascondersi anche alla

vista, da sottrarsi alle infilate di attacco, dando fino al profilo,

fino al fiancheggiamento, fino al comando delle opere le condizioni

necessarie per dominare il terreno circostante e per avvicinarsi il

piú possibile al desiderato punto di vedere senza esser visto. Fu però

riputato ottimo risultamento di un buon disegno quello di sottrarre

le fortificazioni e le loro disposizioni a chi voleva attaccarle e per

indispensabile preliminare ne faceva la riconoscenza.

2. La moltiplicazione delle opere esteriori per aumentare i

fiancheggiamenti nella difesa, occupando anche le alture ch'erano

superiori al defilamento.

3. Lo stabilire di lunga mano nelle piazze un sistema di contromine

per isventare tutto ciò che il nemico potea operare contro la piazza

co' mezzi della guerra sotterranea e per regolarizzare il sistema delle

innondazioni e tutta l'azione delle acque ove la natura vi si prestava.

Questa serie di lavori nei quali il corpo del genio francese fu quello

che piú ebbe parte, avendo conservata ed aumentata la riputazione

che aveva di essere il primo in Europa, dovrebbe far credere che si

fosse riuscito in parte almeno a favorir la difesa e a bilanciare i

progressi dell'attacco. Ma la storia militare del secolo decimottavo

depone il contrario, meno la difesa di Bergop-zoom nel 1747 assediata

dai francesi, la quale fu molto brillante ma non provò nulla quanto ai

progressi della difensiva. Tutta la guerra di assedio nella guerra de'

sette anni per le piazze di Slesia non serví che a provare i vantaggi

dell'attacco. La difesa di Schweidnitz nel 1760, ove il celebre

Gribauval dirigeva l'artiglieria degli assediati, fu degna di nota;

ma bisogna pur dire che l'esercito prussiano mancava compiutamente di

un buon corpo del genio, mentre il sistema era tutto nella guerra di

campagna e di movimenti. La difesa di Danzica nel 1733 contro il Munick

e quella delle piazze di Turchia non possono nulla provare quanto

ai progressi della difensiva, mentre eravi ostinazione per parte dei

difensori e quel che piú vale, oltre la guernigione combattevano gli

abitanti, e gli assediatori eran ben lungi dall'essere al livello dei

progressi fatti dalla fortificazione, perocché il loro stato sociale

non era innoltrato al punto di coltivar con vantaggio le scienze tutte

che le sono come di base. Nella guerra dell'indipendenza americana

non si scorge difesa alcuna ordinata con metodo, e l'ostinazione ben

piú che l'arte operò in quella guerra. Da questo breve sunto possiamo

conchiudere che nel periodo del quale trattiamo, la difesa guadagnò

sull'attacco che Vauban si era studiato di rendere superiore.

La fortificazione di campagna ebbe altra sorte. I suoi progressi

furono visibili e diedero positivi risultamenti. Il sistema tanto

preconizzato dal maresciallo di Sassonia dei ridotti distaccati fece

sí che le linee continue cadessero in disuso, siccome quelle da cui

veniva paralizzata l'azione delle truppe e tolta ogni facilitá pei

ritorni offensivi, nei quali si riponeva l'ultimo risultamento di una

buona e felice difesa; il che chiaramente mostrava che la guerra di

movimenti era per riprendere la sua superioritá su quella di posizioni

che avea dominato dalla morte di Turenna fino all'apparimento del gran

Federico. Noi abbiam citato Bunsolvitz tra il 1760 e il 1761. In esso

si riassumono tutti i progressi fatti dalla fortificazione di campagna,

e bisogna rilegger sovente la descrizione che il re di Prussia ne

fa nella _Storia della guerra dei sette anni_ da lui dettata, perché

prescindendo da tutti i preziosi particolari di arte dei quali abbonda,

si scorge come il vero genio fosse pieghevole, perocché essendo il

migliore fra i tattici, abilissimo nell'ordinare e condurre battaglie,

giusto apprezzator dei vantaggi de' mezzi di fortificazione, a fine

di non opporsi a forze superiori con truppe nuove e non agguerrite,

si mostrò grande nell'inazione come lo era stato nell'azione, riunendo

nella sua vita militare le buone parti di Annibale e di Fabio.

L'amministrazione militare come parte di un tutto doveva livellarsi

ai progressi dell'arte e ai bisogni che dai suoi metodi derivavano.

Ammessa una base ed una linea d'operazione, nasceva il bisogno di

legare il soggetto e l'oggetto per mezzo di convogli che rinnovavano

le munizioni da guerra e da bocca; e in queste guerre si vede, come

ad Olmutz nel 1758, una perdita di un convoglio decidere di tutta la

campagna. E l'illustre Laudon vide cominciar la sua gloria in questa

occasione. Del resto benché il corpo dei militari amministratori fosse

organizzato regolarmente e spesso, siccome in Prussia, un uffiziale

generale di nome ne avesse la somma direzione, pur nondimeno il sistema

delle requisizioni suppliva a quello dei magazzini, e la Sassonia

ricorda ancora l'increscevol soggiorno dei prussiani nella guerra

dei sette anni, come la Polonia quello dei russi e l'Annover quel dei

francesi. Pure malgrado questi mali presso che inevitabili, quando si

paragona ciò che si soffriva dai popoli nelle guerre del decimosesto ed

anche del decimosettimo secolo, si dee convenire che vi era progresso

cosí nei costumi come nell'ordine amministrativo. Gli spedali stessi

risentivansi dello stato di una societá ove l'arte di guarire aveva

seguito i passi di tutte le scienze e di tutte le arti delle quali si

compone e da cui nasce.

La disciplina divenne severa, le punizioni furono quasi crudeli, e

negli eserciti alemanni e russi specialmente credettesi che il bastone

fosse per dir cosí un talismano il quale potea degradando l'uomo

elevarlo ad eroe, e si giunse a tal punto che gli uffiziali recavansi

quasi ad onore l'esser prodighi di gastighi di simil natura e crudeli

nel farli applicare. Forse la composizione mista di alcuni eserciti ed

il carattere semibarbaro di altri rendea necessario un tal mezzo; e

l'indisciplina dell'esercito francese non sottoposto ai gastighi dei

quali facemmo cenno, confermava l'idea della loro indispensabilitá.

Tutto il sistema di disciplina si risentí di questo carattere di

durezza, il quale passò fin nel linguaggio che si teneva dai superiori

agl'inferiori in tutta la gerarchia militare. Cosí la militar

disciplina rivestí un carattere di servilitá, ma che non doveva esser

compiuto, giacché l'eroismo individuale non iscomparve in eserciti cosí

regolati.

La creazione dello stato maggiore in Prussia e quella degl'ingegneri

geografi in Francia provavano che la guerra passava sempre piú

dall'urto brutale delle masse alla direzione della intelligenza. Lo

stato maggiore fu adottato successivamente in tutti gli eserciti, del

pari che tutto ciò che in Prussia perfezionavasi. Questa istituzione

avea per iscopo il regolare con armonica unitá truppe lontane operanti

su terreni ignoti, il conoscere bene questi terreni, il togliere

a chi avea la suprema condotta della guerra tutti i dettagli che

lo distoglievano dalle sue gravi meditazioni e il far circolare

rapidamente gli ordini del capo non giá letteralmente, al che

provvedevasi con altri mezzi, ma secondo il loro spirito. Cosí fu visto

sovente confidarsi ad un uffiziale di grado poco elevato il segreto

intimo del generale e nel venire comunicato ai subalterni, modificarsi

secondo gli eventi che la rapiditá delle fazioni guerriere sottopone

a infinite trasformazioni. Cosí dopo essersi vista la nascita la quale

una volta dava il comando, sottoporsi alla gerarchia militare, videsi

sottoposta all'intelligenza presunta di un inferiore; risultamento

importante il quale mostrava che l'intelligenza umana era in progresso

quanto ai poteri.

La castrametazione seguí i progressi della tattica e della disciplina.

I campi d'istruzione in tempo di pace dovettero perfezionarla. Lo stato

maggiore ebbe la missione speciale di disegnare campi e di riconoscere

quelli del nemico. Il loro disegno fu una conseguenza dell'ordine

sottile che predominava, e nella poca profonditá di questo trovavasi

la differenza dai campi romani; campi per altro che differivano nelle

armi, negli ordini e in tutto il sistema di guerra che separa gli

antichi dai moderni. L'uso delle tende dirette alla conservazione

dei combattenti rendea meno spedite le marcie e tutte le operazioni

militari e forniva ad un occhio esercitato il modo di calcolare il

numero delle truppe del nemico.

Ora vogliamo qui riassumere i cambiamenti tutti operati dal gran

Federico nella scienza militare. Tai cambiamenti essendo stati adottati

generalmente, ci asterremo dal parlare degli altri eserciti. Lo

sviluppo che la guerra ha ricevuto ai dí nostri è il _non plus ultra_

della scienza, come lo era pel decimottavo secolo quello comunicatole

dal gran Federico. Passiamo ad enumerare i cambiamenti sopraccennati.

1. Il sistema de' fuochi venne modificato dal passaggio che si fece

dall'ordine profondo al sottile, ordine corrispondente alle nuove armi.

2. Gran movimenti furono introdotti in tutte le armi per serrarsi,

spiegarsi ed ordinarsi in battaglia dinanzi al nemico.

3. I progressi fatti dalla cavalleria accrebbero la sua mobilitá. Buoni

metodi facilitarono il passaggio dall'ordine di colonna a quello di

battaglia.

4. La stessa mobilitá venne applicata all'artiglieria mercé

dell'introduzione utilissima degli artiglieri a cavallo.

5. Le divisioni e brigate fisse furono comandate sempre dagli stessi

generali; il che rendeva piú facili i movimenti tutti e faceva che

capi, uffiziali e soldati si conoscesser tra loro e però avessero

quell'insieme e quell'unitá che indarno si cercherebbe altrimenti.

6. I campi d'istruzione destinati a simulacri di battaglie servirono

a riunire tutte le armi, che a vicenda istruivansi e comprendevano i

loro mutui rapporti e quelli che avevano col tutto insieme; i quali

non erano come quelli del secolo scorso in Francia, di pura rassegna di

truppa.

7. Il sistema dei cosí detti «semestrieri» facea sí che si pagassero

pochi soldati in pace e che molti se ne avessero in guerra. Le

guernigioni fisse legavansi al sistema suddetto.

8. La formazione dello stato maggiore riusciva utilissima. Esso

concentrava il servizio, somministrava istrumenti abili ai capitani,

gli sgravava dei minuti particolari, iniziava un maggior numero

d'uffiziali di tutti i gradi alle grandi operazioni della guerra ed era

in certa guisa seminario di generali.

Indicati questi risultamenti, ne cercheremo la pruova nelle opere

militari e nelle pratiche dei gran capitani dell'epoca[30]. A questo

modo risponderem pure alla nostra terza quistione.

La letteratura militare del periodo del quale parliamo è ricca

d'autori che trattarono della guerra o parzialmente o in generale, e

una tale ricchezza è indice del progresso delle scienze, come piú in

lá andrem dimostrando. Il numero dei gran capitani fu forse inferiore

a quello dei nostri ultimi tempi; nobile schiera alla cui testa fu

l'uomo di genio che può riputarsi il protagonista dell'epoca ed il

suo fedele rappresentante sotto tutti gli aspetti. Noi cercheremo

di determinare tanto mercé del carattere che forma l'impronta delle

militari produzioni, quanto mercé delle pratiche de' capitani di grido,

il vero carattere della scienza militare nel secolo decimottavo. Ci

restringeremo per altro a quegli autori ed a quei capitani dei quali

sará necessario parlare a fine di giungere alla soluzione del nostro

problema.

Nel primo periodo del secolo, cioè innanzi la guerra dei sette anni, i

principali autori sono questi: lo spagnuolo Santa Crux, il maresciallo

di Sassonia ed il napoletano Palmieri.

Il primo nella sua voluminosa opera descrive tutte le operazioni

militari con una prolissitá che gli è stata rimproverata. D'altra

parte non gli è stata negata molta giustezza d'idee e il suo libro era

considerato come l'opera piú compiuta per la istruzione di un militare.

Nella tattica non andò molto innanzi, e ciò provenne dall'epoca, non

essendovi ancora il sistema prussiano.

Il maresciallo di Sassonia non ha composto un trattato compiuto, ma

ha esposto bensí le sue proprie impressioni. Il libro è ineguale.

Tutto quello ch'è sistematico non sostiene il confronto né colla

ragione né coll'esperienza; e cosí tutto quel ch'ei propone in fatto

di organizzazione, di ornamento e di ordini per l'infanteria e la

cavalleria non è stato accettato. Ma bisogna notare che aveva scoperto

la debolezza dell'infanteria per gli attacchi nell'ordine sottile,

come l'utilitá della lancia per la cavalleria. Infine sentí la mancanza

di un sistema di tattica, ma nol seppe trovare. Nelle opinioni emesse

sulle grandi operazioni militari se non si mostra strategico si mostra

almeno sagace, e prevede per cosí dire la gran mutazione ch'era per

operarsi. Nel famoso passo ove dice che il segreto della guerra è

nelle gambe, prevede ed annunzia che il sistema de' movimenti andava

a riprendere il suo impero nella guerra su quello delle posizioni che

aveva prevaluto dall'epoca della morte di Turenna fino alle ultime sue

campagne.

Se citiamo il Palmieri, ciò non è per orgoglio o prevenzion nazionale,

ma perché è il primo che abbia dato colore di scienza ad un trattato

della guerra. Cominciando dagli elementi ha svolto le operazioni tutte

in ordine geometrico ed ha operato la soluzione di molti problemi:

sotto questo rapporto può dirsi aver fissato in principio la guerra

essere scienza, essendovi elementi diversi che concorrere debbono ad

un solo scopo, e però le abbisognano leggi che determinino l'azione di

quegli elementi per ottener questo scopo.

La ricerca di tali leggi doveva consistere nel determinare le proprietá

degli elementi e ciò che dovea farsi per conseguir lo scopo; il che

appunto costituisce la scienza. In effetto noi siamo talmente convinti

del merito e dell'importanza di questo metodo che malgrado i gravi

e luminosi cambiamenti che la scienza ha subíti, le basi poste dal

Palmieri, l'enumerazione degli elementi come delle loro proprietá sono

rimaste salde e noi non abbiamo esitato a farle fondamento di questo

lavoro.

Nella seconda epoca che siegue la guerra dei sette anni son da notare

in prima linea Guibert, Tempheloff e Lloyd[31]. Quanto agli scrittori

militari di secondo ordine ne direm qualche cosa parlando del Mezeroy.

Guibert oltre il merito di aver creata la letteratura militare, ornando

di bel dire e cosí rendendo popolari materie tutte speciali ed aride

per natura, ha quello di avere esposto lo stato della scienza al

suo tempo e preveduti in parte i suoi futuri progressi. Egli nella

sua prima opera, il _Saggio di tattica_, sebbene avesse fatto ben

conoscere il sistema prussiano, pure non interamente colpí nel segno,

rimproverandoglisi di avere negletti molti suoi rami, di essersi

circoscritto alla sola tattica e di avere sovente tolto in iscambio

gli strumenti e l'operatore, e cosí dato ai metodi un valor che non

hanno se non quando una mente sublime li adopera. Ma però si convenne

generalmente del merito della sua seconda opera: _Difesa del sistema

moderno di guerra_; opera in cui nel sostenere l'ordine sottile come

sviluppo e conseguenza dell'abolizione delle picche dovuta a Vauban,

ricongiunge le operazioni di Turenna con quelle di Villars e di

Federico, facendo notare i vantaggi che i piccioli eserciti davano al

primo, l'imbarazzo di cui riusciva il loro aumento al secondo, e come

il terzo ne traesse partito mercé del vantaggio dei metodi tattici che

ne facilitavano ed assicuravano i movimenti.

Il Tempheloff, attore e scrittore della guerra dei sette anni, avea la

conoscenza piú compiuta e piú positiva dell'esercito prussiano e delle

alte vedute dell'illustre suo capo, e nella sua storia ha descritto le

battaglie da tattico ed ha creato a parer nostro la storia militare.

Egli svolse egualmente i princípi della strategia e se ne serví come

massima comune misura per giudicare le militari operazioni.

Ciò che il Tempheloff aveva trattato come episodi storici l'inglese

Lloyd lo tratta scientificamente nelle sue _Memorie_. Inferiore al

Guibert in tutto ciò che si appartiene alla tattica, gli è superiore

di molto nella filosofia della guerra e nella strategia. Quanto alla

prima stabilisce che l'agente principale della guerra è l'uomo, che

questi essendo un essere sensibile, intelligente e libero, non poteva

esser trattato come una macchina, ma dovea venire studiato per esser

compreso e quindi diretto secondo i suoi bisogni, le sue tendenze e

le sue passioni. Quanto alla strategia stabilisce che vi sono teatri

di guerra determinati da grandi ostacoli, che vi è bisogno di base per

operare e di linea d'operazione per comunicare con essa, da ultimo che

la sola difensiva utile e feconda è quella fatta sui fianchi. Insiste

sull'importanza della configurazione delle frontiere rispetto alla

guerra, e chiude l'opera infatti con una descrizione delle principali.

Tutti gli oppositori di Guibert e del sistema prussiano, di cui

Mezeroy è il piú rinomato, caddero nel falso per esagerazione, volendo

l'ordine profondo con le armi moderne. V'era per altro un fondo

di vero nella debolezza dell'ordine sottile nei movimenti da essi

posti in luce; talché nell'epoca seguente non solo l'ordinanza del

1791 ma l'esperienza ristabilirono con saggio eclettismo in fatto di

tattica l'armonia fra l'ordine profondo e il sottile. In artiglieria

Scheel, Durtubic, Saint-Remy, Pappacini fecero progredire la parte

teorica della scienza, mercé di tutti gli artifici militari e di

tutto ciò che teneva alla costruzione delle macchine da guerra. In

fatto di fortificazione l'opera piú importante, considerata come un

gran tentativo fallito, fu la _Fortificazione perpendicolare_ del

Montalembert. I regolamenti d'ogni maniera abbondarono nell'epoca della

quale parliamo.

Questo era lo stato della militare letteratura. Sembra a prima vista

che a misura che la scienza progredisce, mercé del perfezionamento

dei suoi metodi debba divenire piú facile ed in conseguenza debba

sorgere un maggior numero di gran capitani che ne facciano una giusta

applicazione. Sembra pur naturale che nelle epoche ove sorge un genio

che riassume le cognizioni del tempo e le fa avanzare con la sua

potente influenza, gl'ingegni debbano svilupparsi e conseguitarne una

scuola di capitani illustri. Ma nel secolo decimottavo ciò non avvenne,

ché anzi il numero degli uomini eminenti nell'arte fu minore che nei

secoli scorsi. Ma passiamo a provare quel che abbiamo asserito.

La Francia ove il genio militare ha avuto sede in tutti i tempi, fu

sterile in grandi uomini di guerra, e i piú distinti in gradi diversi

furono due stranieri, Maurizio di Sassonia e Lovhendal. Il primo nelle

sue campagne di Fiandra, nella guerra di successione, si mostra piú

ricco in vasti concepimenti che in operazioni da tenersi come modello

per la scienza. Il Maillebois è a nostro credere il piú distinto; ma

dopo la morte di Villars e di Berwick la Francia ha dovuto aspettare

un'èra novella nella sua storia per produrre grandi guerrieri; il che

per altro ha fatto con prodigalitá.

Nella scuola militare prussiana si notano molti capitani dai quali

egregiamente eseguironsi grandi operazioni, come Scheverin, Keit

Ziethen e il Seidlitz morto sí prematuramente; ma di capitani

strategici non vi ha che il gran Federico, e con esso il principe

Ferdinando di Brunsvick (il cui figlio si distingueva in seconda linea)

ed il principe Enrico di Prussia. Notammo le operazioni strategiche

e le dotte combinazioni tattiche del gran Federico. Ci rimane ora

di fare osservare che il principe Ferdinando mostrò il suo genio

strategico nelle campagne del 1758 e 1759 e nelle seguenti, ove con

esercito collettizio e inferiore al nemico conservò la superioritá o

almeno l'eguaglianza durante l'intero corso della guerra coi francesi.

Il principe Enrico si mostrò profondo nella difensiva, e la difesa

della Sassonia che gli fu affidata sovente durante la guerra de'

sette anni può servir di modello quanto alla scelta delle posizioni

ed ai movimenti. Quelli da lui operati dopo il disastro sofferto dal

re a Kunersdorf nel 1759 a fine di riunirsi con esso, fan prova al

massimo grado del suo genio strategico. E cosí per una rara fortuna si

combinarono nella famiglia reale di Prussia due uomini che possedevano

le due gran qualitá che costituiscono un gran capitano: la prudenza e

l'ardire.

Nell'esercito austriaco la morte di Braun fece succedere il Daun, che

avrebbe meritato il soprannome di Fabio se avesse combattuto forze

superiori, ma che divenne oggetto di motteggi e sarcasmi allorché per

timiditá prolungava una guerra cui doveva e poteva por termine con

gran vantaggio della potenza da lui servita. Il Lascy da reputarsi

eccellente come organizzatore e come capo di stato maggiore, era un

mediocre generale, e le sue massime di guerra ed il suo sistema detto

di «cordone difensivo» produssero i disastri della guerra di Turchia

nel 1787 ed han pure molto contribuito ai disastri che l'esercito

imperiale soffrí nella guerra della rivoluzione. Il solo Laudon aveva

il genio della guerra moderna, ardito ed impetuoso, operando piuttosto

coi movimenti che valendosi delle posizioni. Tutto il brillante della

guerra dei sette anni e delle guerre di Turchia gli appartiene;

ma d'altra parte fu troppo ristretto nel modo di concepire, ed

obbligato ad operar nella guerra secondo le tradizioni e le abitudini

dell'esercito che reggeva, non formò scuola, se ne togli il principe

illustre del quale in séguito parleremo, che per le stesse ragioni non

ebbesi alcun successore.

Quanto alla Russia il Munick mostrò nelle sue campagne di Turchia la

superioritá dell'Europa sull'Asia. Le qualitá del soldato russo furono

un grande elemento di successo, ma le escogitazioni tattiche del Munick

per quel genere di guerra sono state modificate ma non escluse, come

vedremo parlando della campagna di Egitto nel nostro seguente discorso.

Dopo di lui nella guerra de' sette anni la gloria dell'esercito russo

fu dovuta piuttosto all'intrepiditá delle truppe che al merito de' suoi

capi, e il gran Federico caratterizzò i russi con un motto profondo,

dicendo ch'era «piú difficile il vincerli che l'ammazzarli». Piú tardi

il Romanzof si mostrò capitano ardito — il suo passaggio del Danubio ne

fa fede — e le sue campagne sono superiori a quelle troppo vantate del

Potemkin, nel cui ingegno era alcunché di brutale e di sregolato, ma

che allora venía secondato dal Souwarow del quale piú in lá parleremo.

La Turchia nella sua decadenza che proveniva dalla sua inferioritá in

fatto di civiltá rispetto all'Europa, riportò dei successi contro gli

austriaci; ma questi furon dovuti al valore per cosí dire individuale

delle numerose sue truppe, al clima caldissimo che indeboliva

l'esercito nemico e soprattutto agli errori dei generali dell'Austria e

alla falsa direzione che dava alle cose il consiglio aulico di Vienna.

Nella guerra finita nel 1739 del pari che nell'ultima la quale ebbe

fine nel 1790, le cause furono le medesime, meno il genio del Laudon

che mancò nella prima.

La riputazione militare degli svedesi si sostenne in Finlandia,

quantunque niun capo di gran nome sorto fosse a rappresentarla, ma si

perdette nella guerra de' sette anni.

In Polonia non vi era progresso nella scienza perché non ve n'era nello

stato sociale.

Nel mezzogiorno d'Europa la scienza era stazionaria e priva d'illustri

rappresentanti, meno di Gages che nelle campagne d'Italia del 1744

mostrò molta intelligenza e venne apprezzato dal gran Federico

nelle sue operazioni dell'Italia meridionale. L'Italia sempre sí

ricca di gran capitani, che prestava agli stranieri non potendo

servirsene per se medesima, non ebbe in questo secolo che il principe

Eugenio di Savoia, il quale pur finí di fiorire nei primi anni del

secolo. L'esercito piemontese combattette assai bene nella guerra di

successione e conservò le tradizioni del valore italiano, ma nessun

capitano oltre quel famoso che abbiam nominato poté fornire alla

storia. Buone istituzioni poi fecer sí che dopo quarantotto anni di

pace ricomparisse con onore alla guerra.

Nella penisola iberica nei soli soldati gli elementi eran buoni, il

resto era stazionario o retrogrado, talché si cercavano dei capitani

fra gli stranieri e massime nel nord dell'Europa, e sovente erano

stranieri persino i semplici istruttori; fatto che rivelava lo stato

di decadenza militare in che si trovavano quelle contrade sí bellicose

altra volta.

La guerra fra le colonie americane e la madre patria non poteva per

le sue circostanze particolari essere giudicata coi soli principi

dell'arte. Gl'inglesi sostennero la riputazione che aveano acquistata

a Fontenoy e nella guerra de' sette anni. Gages, Cornwallis e Clinton

erano uomini di secondo ordine, almeno tali si mostrarono in America.

Washington senza essere un genio aveva compreso lo spirito di quella

guerra. Il sistema di difensiva da lui adottato nel Delaware dimostrò

in lui al sommo grado quella qualitá sí feconda in risultamenti,

la fermezza cioè nelle idee concepite malgrado gli ostacoli d'ogni

maniera che se gli opponevano. Superiore ad una vana popolaritá,

conscio della puritá delle proprie intenzioni, ad onta dei sarcasmi

degl'invídi e del gridar dei malevoli creava l'esercito e difendeva il

paese. Ivi la natura delle cose contrapponendo truppe nuove a truppe

istruite e agguerrite, fece sorgere la guerra di bersaglieri che

vedremo svilupparsi vie meglio nelle prime campagne della rivoluzione.

L'insieme delle operazioni del generale americano può sostenere

l'analisi senza temer la censura dei periti nell'arte, ed egli è ben

meritevole dell'eloquente e semplice elogio che gli si fece allorché

fu chiamato «il primo nella guerra, il primo nella pace, il primo nelle

nostre affezioni».

Da quanto dicemmo rilevasi che la guerra divenuta era una scienza

generale in Europa, che aveva gli stessi metodi, che si operava per

imitazione e non per esclusione. E ciò derivava dallo stato scientifico

e dallo stato sociale che rivestivano lo stesso carattere di unitá;

il che dimostrammo giá in parte ed anche vie meglio dimostreremo qui

appresso.

Lo stato delle scienze nel secolo decimottavo è ben noto, ma ciò non

pertanto noi non tralasceremo di darne un breve sunto e di determinarne

il carattere. Le scienze esatte sí necessarie all'avanzamento de'

metodi di guerra furono in progresso. Sono da notarsi particolarmente

le scoperte fatte nel calcolo infinitesimale dai Manfredi, Bernoulli,

Nicolas, Parant e l'Ermanno di Basilea. La teoria delle tangenti ai

punti moltiplici delle curve fu rischiarata dal Seurin, e soprattutto

l'Eulero spiegò tutte le forze dell'alto suo ingegno nelle integrazioni

delle equazioni separate. D'Alembert, Clairault, Fontana, Borda e

Condorcet si reser famosi per le medesime investigazioni, e produssero

nel calcolo una serie di veritá luminose e suscettive di utili

applicazioni agli umani bisogni sí nella pace che nella guerra. La

meccanica progredí profittando di tutti i passi che l'analisi avea

fatti, e l'Eulero pose in luce la teoria de' movimenti rettilinei

e curvilinei de' corpi isolati sottomessi all'azione di una forza

acceleratrice sia nel vuoto o in un mezzo di resistenza. Intanto il

Bernoulli gli riduceva alle leggi naturali della statica resa perfetta.

Il D'Alembert riassumeva e generalizzava questi problemi tutti nel suo

eccellente trattato di dinamica.

Tanti e sí fatti progressi nelle scienze esatte avevano le lor

conseguenze. L'astronomia per esempio fece gran passi e divenne feconda

in scientifiche veritá, deducendole da tutte quelle scoperte nelle

scienze che le servono di base, ed entrò in una luminosa ed insieme

util carriera; e cosí il Boucher potette misurare il meridiano, e La

Condamine, Camus e Maupertuis potettero ripetere in Lapponia la stessa

operazione. Niuno ignora i lavori dei due Cassini, padre e figlio,

sui movimenti di vibrazione della luna. Il Boschovich facea servire le

conoscenze astronomiche ai progressi della geografia ed alla formazione

delle carte. Queste cognizioni sulla sublime scienza de' movimenti

degli astri preludevano alla grande opera che dovea farle compiute nel

nostro secolo, alla meccanica celeste dell'illustre Laplace, che ha

meritato da un grande oratore lo splendido elogio di aver tolto gli

«scandali» dal cielo, sottomettendone i fenomeni tutti ad una legge e

rendendoli suscettivi di essere calcolati.

Le scienze naturali per quella legge comune a tutti i rami dello

scibile umano dovevano avere uno sviluppo rapido assai, mentre la

sola applicazione dell'analisi ai fenomeni della natura doveva far

progredire in mezzo secolo le scienze naturali piú che non avean

progredito in tutti i secoli anteriori. La chimica fu creata, e quando

vi era una scienza che decomponeva i corpi nei loro piú semplici

elementi, ne risultava che le loro proprietá erano ben conosciute, e

la conoscenza de' semplici tendeva a far ottenere quella de' composti.

Buon numero di cultori distinti delle scienze naturali in questa epoca

comprova la nostra asserzione. In effetto Geoffroy, Vallisnieri,

Trambley, Réaumour precedevano ed annunziavano in un certo modo il

gran Buffon, che elevò un gran monumento alle scienze naturali e

legolle alla letteratura mercé del suo eloquente modo di esporre

quei misteriosi fenomeni. Il Dolomieu, lo Spallanzani e il Daubanton

fecero lavori di una estrema utilitá quanto ai progressi delle

scienze naturali, sí nei vari lor rami che nelle loro classificazioni.

L'immortale Linneo, preceduto dal Rey, dal Tournefort, dal Micheli,

risolvette il grave problema di stabilire un sistema generale

di classificazione per le piante secondo i lor sessi. La chimica

annoverava tra i suoi piú distinti cultori Beyer, Bergeman, Fontana,

Priestley, Volta, le cui scoperte doveva riassumere ed ordinare il

genio del Lavoisier. La medicina si giovava di tutte le scoperte

chimiche e botaniche, mentre le proprietá de' vegetabili e il modo

di usarne ne costituiscono i fondamenti. I Van Swieten, gli Scarpa, i

Cotugno e molti altri egregi furono l'espressione dei progressi delle

scienze naturali applicate alla medicina.

Egli è chiaro che una volta adottato il metodo sperimentale con tanto

successo per le matematiche miste e per le scienze naturali, le arti

dovevano essere ad un livello corrispondente o presto arrivarvi.

Le osservazioni astronomiche, le esperienze fisiche, anatomiche e

meccaniche erano fondate sulla bontá degl'istrumenti, e nel tempo

stesso che le scienze determinavano il modo di costruirli, il loro

perfezionamento favoriva il progresso delle scienze: quindi nasceva

un legame tra le arti e le scienze, talché le prime non erano se non

l'applicazione delle seconde astrattamente considerate. Per tal forma

la condizione degli artisti nobilitavasi, nulla perdendo del suo

splendore quella degli scienziati; e questi nuovi rapporti vie meglio

menavano alla fusione delle classi separate nel medio evo. Può dirsi

liberamente le macchine areostatiche essere stata la dimostrazione piú

lucida di tai relazioni fra le arti, le scienze ed i loro cultori.

Le comunicazioni rese piú frequenti fra le nazioni europee, al che

contribuivano egualmente la pace, la guerra, il commercio, le scienze;

i bisogni sempre crescenti di societá incivilite, le quali mutando

costumi, sentimenti ed idee, andavano sempre piú allontanandosi

dalle forme del medio evo; tutto questo dovea grandemente contribuire

allo sviluppo delle scienze morali, sendo che in societá sí avanzate

nella civiltá stringeva il bisogno di migliorare la legislazione, di

fissare le regole che debbono presedere alla formazione e al consumo

delle ricchezze, di stabilire su certi princípi il dritto pubblico

ed il regime coloniale reso di tanta importanza in quel secolo. La

filosofia, ossia la cognizion delle leggi che presiedono all'azione

dell'intelligenza e della volontá, era troppo legata alle discipline

sopra indicate per non essere coltivata con ardore, ed in effetto fu

considerata sotto tutti gli aspetti da uomini eminenti presso tutte

le colte nazioni, talché conservò il suo carattere, combinato con

quello del paese e del secolo al quale apparteneva. All'ammirazione

per la legislazione romana che i grandi giureconsulti del secolo

scorso professavano, succedette una critica severa, trovandosi quel

sistema poco conforme allo stato sociale d'Europa e sovente incapace

di sostenere la sua antica superioritá ogniqualvolta venía misurato non

sulla stretta scala del giureconsulto ma su quella piú vasta e piú alta

del filosofo. In effetto il Vico colla sua opera intitolata: _Fonti

del dritto_ trattava filosoficamente questa quistione e si preparava

ad esporre le leggi che sieguono le nazioni nel loro corso fondato

sulla natura dell'uomo ed i suoi destini. Cosí la storia dei popoli era

sottoposta ad una misura comune che dovea darle unitá metafisica e dare

dovea alle scienze morali un alto punto di vista. Difatti malgrado ciò

che vi può essere d'incompiuto ovvero di esagerato nei voli di un'alta

fantasia, il Vico poco compreso dai suoi contemporanei benché il

celebrassero grandemente, era destinato a brillare in un secolo ricco

per opera di lui di storiche esperienze e in possesso di tutte quelle

idee intermedie la cui mancanza rese il nostro illustre compatriota

sí oscuro a' suoi tempi. Montesquieu accettando con diversa relazione

la definizione delle leggi di Cicerone, determina nella sua immortale

opera per quali cause le leggi che paiono meno in armonia col loro

ideale modello abbian potuto reggere senza discapito molte nazioni.

E cosí riguardando assai piú alla bontá relativa che all'assoluta,

diede il perché delle leggi e stabilí le quistioni legislative sopra

tutt'altro terreno che quello dei legisti. Ma la misura di un uomo

di genio temperato dalla pratica delle cose doveva mancare ad un

altro uomo ugualmente superiore, ma che guardava la societá piuttosto

nelle sue imperfezioni che nei suoi risultamenti; ond'è che questi

nelle sue politiche escogitazioni fece l'inverso del Montesquieu,

tenendo in niun conto la bontá relativa e fondandosi sull'assoluta. Il

Filangieri ammettendo la bontá relativa edificava la _Scienza della

legislazione_, seguitando un metodo severo mercé del quale le veritá

secondarie si deducevano dalle primarie. Il Pagano ne' suoi _Saggi_

illustrava il Vico. Il Briganti e lo Stellini seguitavano la medesima

traccia, e con essi il famoso Herder, il quale se è men saldo del Vico

nei suoi principi e se è incerto nelle sue conseguenze, compensa però

la sua inferioritá con molta potenza di stile e con molta ricchezza

di conoscenze in fatto di storia naturale e di storia orientale.

L'economia politica, scienza la quale vie meglio provava la decadenza

dei costumi e del viver civile nel medio evo e l'importanza delle

classi industriali, avuto avea sede in Italia. Gli economisti francesi

fecero acquistare popolaritá alla scienza e resero la discussione

utile ed importante. Lo Smith pose in luce le idee appena in germe del

Serra e si lasciò addietro l'illustre Genovesi, quantunque questi si

fosse il piú alto rappresentante della scuola mercantile, poiché il

difetto era in questa e non in lui. Il Galiani col suo _Trattato sulle

monete_ e i suoi _Dialoghi sul commercio dei grani_ mostrava che nella

sua patria si era sempre a livello di una scienza che in essa avea

avuta la culla. Stabilito il lavoro come il principio della produzione

e la sua divisione come il progresso di essa, nasceva da questi due

princípi un intero sistema sociale che trasformava ogni cosa e faceva

considerare come ostacoli inerti tutte le istituzioni del medio evo.

Le scoperte di Bacone e i metodi di Cartesio avevano prodotto Loke,

che interpretato come sensualista in Francia, produsse Condillac e la

sua scuola; interpretato come idealista in Inghilterra, produsse lo

scetticismo di Berkeley e di Hume. Il primo negava il mondo materiale,

il secondo il legame delle cause e degli effetti e la immutabilitá

delle distinzioni morali, cioè tutto ciò che costituisce la nostra

natura e la sua dignitá. Sorse la scuola scozzese, e gli uomini che

la formavano, cosí stimabili come sapienti, ricorsero al senso comune

per confutare errori sí pericolosi. Il Kant volea fare il medesimo, ma

fedele al genio della sua nazione cercava nelle regioni elevate della

psicologia trascendentale, che fondava però sulla ragion prattica, il

modo di combattere lo scetticismo, che gli scozzesi come abbiam detto

cercavano nel senso comune. Tra questi modesti filosofi che limitavano

gli sforzi dell'intelligenza a causa dell'imperfezione della nostra

natura vediamo lo Smith, il quale come il Genovesi smentiva l'idea che

l'economia politica materializzasse per cosí dire l'umanitá, mentre i

filosofi si occupano dell'uomo come essere morale e ne determinano i

doveri e i destini.

Il carattere generale dell'epoca scientificamente considerato può dirsi

essere stato lo spirito filosofico che il Portalis definisce come «il

colpo d'occhio di una esercitata ragione, che è per l'intendimento ciò

che la coscienza è pel cuore, che nelle sue investigazioni valuta ogni

cosa secondo i suoi propri princípi indipendentemente dall'opinione

e dalle costumanze, e che non si arresta agli effetti ma rimonta

alle cause». E lo stesso autore soggiunge che lo spirito filosofico è

superiore alla filosofia, come lo spirito geometrico è alla geometria,

come la conoscenza dello spirito delle leggi è alla conoscenza delle

leggi. L'enciclopedia fu la grande intrapresa che può servir di misura

quanto allo stato dello scibile e della societá. Lo spirito filosofico

vi dominava non temperato né dalla moderazione né dall'esperienza

che lo stato sociale non offeriva. Checché possa dirsi quanto

all'esecuzione sotto l'aspetto morale e scientifico, l'enciclopedia

metteva in azione la classificazione di Bacone e mostrava la sorgente

comune delle umane conoscenze che tutte avevano la loro filosofia, vale

a dire la loro ragion prima; e il loro punto di contatto era in essa da

riguardarsi siccome scopo della umana curiositá, siccome l'ostacolo che

la sua intelligenza tentava invano distruggere.

Lo stato sociale rifletteva lo stato intellettuale. Il suo principale

carattere era la fusione degli elementi sociali sí severamente

classificati nelle epoche anteriori ed un bisogno di applicare

all'utile tutte le scoperte dell'umana intelligenza. Da queste due

principali disposizioni dovea derivare l'amore dell'umanitá, cioè il

principio di caritá cristiana, da sentimento trasformato in idea sotto

il nome di «filantropia». In effetto tutti i miglioramenti recati alla

sorte degli esseri piú infelici, come i prigionieri e i malati, con

rendere le prigioni men dure, gli spedali piú utili, la vita dei poveri

e degli esposti men trista, servono a provare la veritá di quanto

asseriamo. Cosí pure le pene un poco mitigate, l'orrore che ispiravano

i supplizi atroci, la procedura segreta, la tortura e l'inquisizione,

gli omaggi prodigati all'intelligenza e la tolleranza religiosa son

pruove a favore del nostro asserto. Quanto alla tolleranza religiosa

giova per altro avvertire che il commercio la rendeva indispensabile,

e col commercio la riunione di sudditi di diverse credenze sotto lo

stesso sovrano. Il principio d'utilitá tendeva a dominare ove i bisogni

degl'individui e degli Stati erano cresciuti, l'antico ordine sociale

basato sul medio evo andava crollando e la societá si rinnovellava

ne' suoi elementi. Il potere dominato dalle medesime circostanze

entrava nelle medesime idee e tendeva a costituirsi in monarchia

amministrativa, riconcentrando in sua mano quel che nel medio evo erasi

diramato; e con ciò si credeva di potere giovare alla societá intera,

di migliorarne le leggi e i costumi, di farla finalmente progredire

in ricchezza. Giuseppe, Caterina, Leopoldo, Federico, Carlo terzo e

suo figlio Ferdinando, e i Pombal, Aranda, Gassez, Choiseul, Tanucci,

Acton, Manfredini sono per cosí dire i rappresentanti di questa

tendenza degli Stati e di chi li reggeva, come pure tutti i codici

e tutte le misure tentate o eseguite da loro. Da ciò risultò che non

solo la scienza, prima racchiusa nei chiostri, divenisse patrimonio

dei laici, ma che i sapienti divenissero spesso se non governanti

almeno consultori de' governanti e si fondessero nella societá dalla

quale erano stati in certa guisa presso che separati. Esisteva

una opposizione, una discordanza tra le leggi rimaste in vigore,

i costumi e le opinioni. L'economia politica sollevavasi a scienza

e trovavasi in urto con tutta la legislazion commerciale, civile e

criminale. I costumi erano piú dolci ma insieme piú molli: eravi molta

rassomiglianza col secolo decimoquinto.

Della scienza militare · 第 16 / 31 题