DISCORSO VI

Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni

colle scienze e collo stato sociale dalla pace di Westfalia a

quella di Passarowitz.

L'epoca di cui imprendiamo a trattare in questo discorso comprende lo

spazio di tempo che va dal 1648 al 1718, cioè dalla pace di Westfalia a

quella di Passarowitz. È questa l'epoca in cui l'èra moderna sviluppasi

compiutamente e si veste di tutti i caratteri che le corrispondono;

per il che essendo semplice tutto ciò ch'è compiuto, si potrá questa

epoca riassumere e quasi comprendere sotto una sola denominazione, la

quale sará: «secolo di Luigi decimo quarto». Questo nome esprime ad

un tempo come la Francia primeggiasse in civiltá, come il principio

monarchico prevalesse in quel regno, e come dovesse quel principio

stesso prevalere in Europa per l'influenza che un popolo incivilito

esercita sul resto delle nazioni imitanti o non escludenti l'imitazione

nei progressi che fanno.

Quest'epoca, intatto serbando il suo carattere generale, ma considerata

sotto l'aspetto di progresso e di decadimento, può suddividersi in due

periodi distinti e contrassegnati da coteste circostanze: il primo va

dal trattato di Westfalia sino alla pace di Nimega, ed il secondo da

questa pace insino a quella di Passarowitz.

Prima di stabilire le quistioni che saranno risolute in questo

discorso, crediamo utile di far precedere un rapido cenno dello stato

dell'Europa, siccome nei precedenti discorsi facemmo.

La monarchia spagnuola risentiva omai gli effetti di tutte quelle

cagioni di decadenza che nel precedente periodo indicammo, perdeva la

superioritá nell'antico mondo senza sapere trar partito dal nuovo.

In politica, in finanza, in armi, in lettere, la sua decadenza

manifestavasi agli occhi di tutti, meno che a quelli degli spagnuoli

medesimi i quali conservavano le pretensioni che vanno unite alla forza

che piú non aveano.

Nella Francia il movimento era in un senso opposto essendovi allora

piú forza che pretensione; intanto la fine della guerra della Fronda

nel 1652 chiaramente dimostrava essere impossibile all'elemento

aristocratico di rifare il passato ed al democratico di accelerare il

futuro, e quindi avere in Francia il poter del re la superioritá sugli

altri tutti, consistendo in esso l'unitá, la forza, la civiltá e la

gloria dello Stato.

Nell'Inghilterra la dominazione di Cromwel aveva dimostrato quale

importanza politica poteva avere questo Stato allorché fossero in esso

soffogate od estirpate le discordie cittadine; ma queste discordie

regnandovi, l'influenza politica ne rimase sospesa sotto Carlo secondo

e sotto il suo successore.

L'Olanda dall'essere ammessa a far parte delle nazioni indipendenti

europee passava ad esercitare una potente azione nel sistema

generale di Europa, frutto della sua illuminata economia e del valore

perseverante che avea contrassegnato la sua lunga lotta per emanciparsi

dalla Spagna.

La casa d'Austria si sforzava di ricuperare parte della importanza

toltale dal trattato di Westfalia, ma ne la impedivano nemici diversi

in direzioni opposte: turchi, francesi, possessioni italiane mal

ferme, turbolenze in Ungheria, diffidenza degli Stati protestanti. Non

pertanto fra mezzo a questi ostacoli faceva mostra sovente di abilitá

e sempre di perseveranza.

L'impero germanico cercava di riordinarsi nella sua nuova forma, ma ben

vedeva mancargli ed unitá ed indipendenza, per l'intrusione di un nuovo

elemento nel suo grembo che lo scindeva, cioè la riforma, e per una ben

regolata intervenzione di due potenze straniere nel suolo germanico,

cioè la Svezia e la Francia, le quali avean garentito il trattato di

Munster.

La Svezia era dominata da una successione di principi guerrieri, della

quale doveva essere l'ultimo termine quell'uomo straordinario che poi

lasciolle la debolezza dopo di sé e quasi l'odio dell'eroismo di cui

egli aveva abusato.

La Danimarca faceva un atto mercé del quale spontaneamente poneva nelle

mani del re ogni autoritá.

La Polonia dopo che la monarchia elettiva le avea dato de' principi

poco abili a riparare i difetti del sistema che la reggeva e delle

circostanze che la dominavano, trovava un grand'uomo che faceva

sfavillare l'ultima fiamma brillante della politica esistenza di essa.

L'impero ottomano nel progredire della rimanente Europa decadeva o al

piú restava stazionario. Sostenuto solo dagl'imbarazzi dell'Austria,

dall'imperfezione del reggimento polacco, dallo stato di barbarie della

Russia e dalle rivalitá delle altre nazioni europee, era facile il

presagire che al mancare di ciascheduno di questi suoi appoggi fortuiti

ed estrinseci il suo decadimento avanzavasi. Infatti le sue forze di

mare vennero respinte in difensiva alla battaglia di Lepanto e quelle

di terra vinte da Sobieski a Vienna.

La Russia, regnante la famiglia Romanow, faceva passi oscuri sí ma

reali nella civiltá, attendendo che Pietro primo li mettesse a luce e

ne affrettasse il movimento con proporzioni ignote fino a lui.

L'Italia era militarmente occupata, in modo che l'istoria di questo

secolo riguarda piú il suolo italiano che gl'italiani stessi. La vita

civile esisteva, ma la vita politica era sparita, e molti gli uomini,

pochi erano i cittadini che stavan concentrati in Genova, in Venezia.

A questa dava ancora qualche celebritá la lotta colla Porta ottomana,

ed i nomi di un Mocenigo, di un Morosini protestavano a favore della

gloria italiana: quella, benché non fosse spenta in essa ogni energia,

stavasi ignota ed oscura, ma indipendente in grazia della generosa

magnanimitá di un suo gran cittadino.

Il carattere generale che predomina nell'epoca di cui abbiamo

tracciato l'insieme, è quello della societá moderna, vale a dire

distinto da quello dell'antica e della societá del medio evo. In

quest'epoca fruttando i germi che additammo ne' due precedenti

periodi, ne addivenne principal carattere la dominazione dell'elemento

monarchico sugli altri elementi che rappresentano le forze sociali e

la sommessione di questi a quello. Cosicché la legge a prevalere con

piú equitá e ad applicarsi con piú eguaglianza, l'amministrazione a

sorgere, le finanze e il commercio e tutte le classi che rappresentano

l'industria e la coltivano ad acquistare importanza incominciavano.

Questo movimento crescente si trasmetteva sino alle infime classi,

le quali benché non avesser soluzione di continuitá con ciò che

chiamavasi «terzo stato», pure facilmente vi accedevano acquistando

colla industria e colla economia le condizioni richieste a farne

parte, poiché veruna artificiale barriera non ne vietava l'ingresso.

Possiamo adunque conchiudere che quest'epoca dava la guarentigia di

una istorica durata, senza escludere tutte le successive modificazioni

risultanti dalla natura di una civiltá progredente e dagli elementi che

la componevano, i quali effetti avremo agio ne' seguenti discorsi di

notare e mettere in luce. Esposte per tal modo le condizioni generali

della societá in quel tempo, passiamo ad indagare piú particolarmente

quelle della scienza militare, risolvendo le seguenti quistioni:

1. Quali metodi siensi seguíti per iscegliere gli uomini, le armi e gli

ordini nei due periodi in cui dividemmo l'epoca attuale.

2. Quale lo stato delle parti della scienza, cioè tattica, strategia,

guerra di assedio, fortificazione ed amministrazione militare, e quali

modificazioni risulti aver esse ricevuto cosí dalle pratiche guerresche

de' gran capitani di quel tempo che dagli scrittori militari sincroni.

3. Quale lo stato dello scibile cosí per le scienze naturali esatte e

morali che per le arti che ne dipendono.

4. Quale il carattere dello stato sociale e la sua tendenza indicandone

l'avvenire, non meno che quello dello stato politico risultante dalle

guerre dell'epoca in discorso.

5. Come l'insieme di quest'epoca possa dedursi dallo stato della

scienza militare.

Abbiamo veduto come nel periodo precedente, mutato il sistema della

scelta degli uomini, la nobiltá componeva il corpo degli uffiziali e

la plebe quello de' soldati, non per dominio che la prima esercitasse

di dritto su di questa, ma in virtú di un potere speciale conferito a

quella. Nell'epoca di cui trattiamo, fermo rimasto il principio che

all'eletta serviva di norma, solo alcune modificazioni lievissime

vi si apportarono. La scelta del sovrano, la compera del grado ed

in appresso l'educazione in una scuola militare furono i mezzi coi

quali si perveniva ad essere uffiziale, ed il dritto ai successivi

avanzamenti fu regolato da norme fondate sull'anzianitá o sul merito

straordinario che dispensava da questa, di unita al grado che nella

societá si occupava. Gli arrolamenti volontari, gl'ingaggi a tempo

e la reclutazione forzosa delle milizie furono i mezzi adoperati per

tenere al completo e per rinnovare gli eserciti nelle lunghe guerre di

quell'epoca. Questi metodi stessi seguivano le nazioni del mezzogiorno

e quelle del settentrione con locali modificazioni che non ne

alteravano però i princípi. Non cosí le nazioni slave, che componevano

la forza pubblica con metodi concordi al loro stato di civiltá, il

quale rifletteva e ritraeva in sé le consuetudini del medio evo fuse

colle costumanze nazionali anteriori al potere feudale. Cosí ancora i

musulmani stabiliti in Europa conservavano la loro orientale civiltá e

con essa i metodi per la composizione della loro forza.

Le armi nel primo periodo furon miste: bianche e da fuoco; ma le

seconde crescevano a misura che l'archibuso facevasi piú maneggevole

ed il fuoco diveniva l'azione piú consueta dell'infanteria, accessoria

l'urto. Nel secondo periodo la baionetta inventata da Martinet,

risolvendo il problema di un'arme unica che operasse da lungi e da

presso, fece sopprimere le picche. La cavalleria non cambiò d'armi,

ma la sua proporzione coll'infanteria, che nel primo periodo non

fu mai meno della metá e sovente la eguagliò, discese nel secondo

alla quarta parte e meno ancora ne' paesi montuosi. L'artiglieria,

attesa l'importanza che acquistava il fuoco nelle battaglie, crebbe

di proporzione e guadagnò di mobilitá per materiale e per sistema

di costruzione piú scientifico. Ma nel secondo periodo quest'arma

migliorò di molto per le innovazioni che subí da' francesi, adottate

generalmente da tutte le nazioni europee, tranne le slave e le

musulmane presso le quali restò sempre la cavalleria arma principale.

Le ordinanze in conseguenza della modificazione delle armi vennero

a cangiarsi. Nella fanteria la profonditá variò da cinque a tre:

l'organizzazione de' battaglioni, delle compagnie, de' reggimenti,

sottoponendosi ad un calcolo ragionato, stabilito sulla quantitá di

azione che chi comanda e dirige può avere sui comandati e diretti,

divenne piú regolare. Questa teorica stabilita sulle forze della natura

serví di base a determinare le proporzioni tra i quadri e le masse.

Le diverse modificazioni alla composizione de' corpi succedutesi

rapidamente fanno scorgere che tali proporzioni, non arbitrarie ma

fondate sulla natura delle cose, anziché essere ritrovate si cercavano

ancora col calcolo e coll'esperienza. Finalmente l'uso di una

militare divisa uniforme distinse i guerrieri dal resto dei cittadini

e rese compiuta agli occhi di tutti la costituzione dell'esercito.

La profonditá della cavalleria variò ancora da quattro a due; ma

questa variazione di fondo, come quella della fanteria, appartiene

al secondo periodo in cui le armi da fuoco erano quasi rimaste sole.

Anche l'artiglieria si regolarizzò nella sua organizzazione siccome le

altre due armi a cui era di ausilio. Le nazioni slave ed i musulmani

vennero con varia proporzione adottando questi cangiamenti; i russi

nella massima parte, i musulmani nella minima, ed i polacchi tennero

il mezzo fra essi. In generale la composizione di un esercito, quale

si era quella osservata nel secondo periodo di questa epoca, si è

venuta nelle seguenti epoche perfezionando, ma non mai si è affatto

cangiata, poiché gli elementi nel tutto insieme ne furono sempre

conservati ed i miglioramenti apportati si aggirarono meno in inventar

nuove armi e nuovi elementi di azione che indagar nuovi metodi per

trarre dalle invenzioni giá fatte piú sicure, piú facili e piú compiute

applicazioni.

La tattica ragionevolmente seguir doveva il miglioramento degli ordini,

ed al certo questa conseguenza doveva essere facilitata dalla divisione

piú ragionevole delle compagnie e dei battaglioni; ma da ogni ricerca

che si faccia negli scrittori militari contemporanei risulta invece

che i metodi per muovere in senso differente le masse e metter queste

in rapporto col terreno progredirono lentamente ed erano piuttosto

d'impaccio a chi comandava che di facilitazione alle sue imprese. Nel

primo periodo che a questo riguardo si può fissare sino alla morte

di Turenna nel 1675, l'ordine sottile non ancora prevaleva affatto:

intendiamo per «sottile» l'ordine primitivo che aveva ancora una

profonditá di cinque uomini, e non giá che si usasse il sistema del

combattere per colonne, il quale solo per eccezione fu adoperato dal

Tallard alla battaglia di Spira. La guerra era piú di movimenti che

di posizioni, ed erano piuttosto le marcie di eserciti poco numerosi

e perciò piú mobili che decideano le battaglie, che la finezza de'

movimenti sul campo e l'intelligente adoperare delle riserve. La

cavalleria benché diminuita di fondo, non pertanto piú numerosa nelle

sue proporzioni e situata alle ali dell'ordine di battaglia, piú

che per la sua tattica influiva nelle battaglie pel suo numero e pel

suo valore: essa sola compiva le vittorie e rendeva meno importanti

le perdite coprendo la ritirata del vinto. L'artiglieria serviva di

appoggio alla parte difensiva dell'esercito e rinforzava tutti gli

accidenti di terreno che il richiedevano[12]. I villaggi incominciavano

ad essere considerati come punti di appoggio importanti, la qual cosa

addimostra il progresso nell'uso della moschetteria e l'importanza che

acquistavano gli accidenti di terreno. In prova di ciò possiamo citare

le battaglie di Fribourg, Turckheim, Senef e Nordlingen. La disfatta

delle vecchie bande spagnuole a Rocroy in séguito di quella toccata

dagli svizzeri, che ne erano stati il modello, a Marignano, fu l'ultimo

colpo portato all'ordine profondo della fanteria; cosí che poteasi

ornai dire che tutte le belliche nazioni dell'Europa seguissero uno

stesso metodo. Ma non cosí gli slavi ed i musulmani, nelle battaglie

dei quali, come in quelle del Sobieski a Chotzim ed a Vienna, la

cavalleria decideva ancora della lotta e la fanteria operava piú come

ausiliaria che come arme principale.

Nel secondo periodo basta vedere nel Feuquières, nelle memorie di

Turenna, nel Quinci, istorici contemporanei, come nelle battaglie di

Marienthal, di Fribourg, di Rocroy, di Sinzhneim, di Turckheim tutto

si riduceva ad un attacco di posti, come a Fribourg; o ad un misto

di offensiva e difensiva, come a Nordlingen e nelle altre citate

di sopra; o ad un combattimento di retroguardia divenuto generale e

sanguinolento ma sterile di conseguenze, come a Senef. L'abolizione

delle picche, l'adottazione del fucile colla baionetta come arme

unica e la diminuzione di fondo accennata di sopra, cioè quella che

attualmente sussiste, fanno presumere il progresso della tattica. Non

pertanto l'istoria delle guerre di quel tempo e gli scrittori delle

cose militari, tra' quali il Puysegur, ne dimostrano al contrario la

decadenza, imperocché se il vero scopo della tattica consiste nella

combinazione della soliditá colla mobilitá degli ordini e nel facile

e rapido passaggio delle ordinanze richieste per l'offesa a quelle

necessarie per la difesa, possiamo affermare che un tale scopo non fu

raggiunto in verun modo.

Sembra a prima vista un fenomeno inesplicabile il vedere gli elementi

tanto avanzati, cioè gli uomini, le armi e gli ordini, ed i metodi

per fame uso cosí poco migliorati: pur tuttavia ci sforzeremo di

rintracciarne le ragioni. L'abolizione delle picche e la diminuzione

della profonditá non erano per anco supplite dalla soliditá necessaria

per sostenere la cavalleria formando un corpo profondo, né dal

perfezionamento del fuoco combinato colla baionetta; giacché non si

era ritrovata la maniera colla quale oggidí formansi quadrati pieni

e vuoti e si dá ad essi una posizione che li faccia scambievolmente

sostenere in modo da improvvisare un sistema di fortificazione, né si

era tolto l'inconveniente della poca celeritá e della imperfezione del

fuoco, cagionate dalla bacchetta di legno e dal non sapere incannare

la baionetta senza impedire l'uso offensivo del fucile. Per lo che

la fanteria non bastava a reggere gli scontri della cavalleria, e per

conseguenza niun fatto d'arme si ravvisa in quell'epoca simile a quei

tanti che per questi vantaggi son segnalati nella storia posteriore.

Del che fan prova e la guerresca fazione dello Schoulembourg a

Fraustadt contro Carlo decimosecondo, nella quale l'infanteria sassone

era ancora armata di picche, e quella dell'Anhalt a Hochstett in cui

avendo i prussiani adottato i primi la bacchetta di ferro e 'l passo

eguale, avea la loro fanteria il vantaggio di tirare e marciare con piú

celeritá ed ordine. E questi due esempi gravissimi confermano il nostro

detto, imperocché la fanteria che aveva abbandonato le armi e gli

ordini che tanto valsero a' sassoni nella loro bella ritirata, e che

non aveva adottati i metodi per mezzo de' quali i prussiani poterono

dare quel raro esempio di resistenza alla cavalleria, doveva soccombere

agli attacchi di questa o almeno evitarli. A questo secondo partito

si attennero i capitani di quel tempo, sommettendo il loro ingegno

all'imperfezione degl'istrumenti di cui doveano servirsi; la qual

cosa unita all'eccessivo aumento di numero ruppe ogni proporzione tra

i quadri e le masse e rese meno agevole il muover queste, perdendosi

cosí al tempo stesso la soliditá e la mobilitá. Il che diede alle

battaglie del secondo periodo un carattere particolare, giudicato per

sintoma di decadenza dell'arte, avuto riguardo alla sua natura ed al

suo scopo e comparando tra loro le guerre piú celebri e gli usi de'

piú gran capitani sino a quest'epoca. Difatto se la guerra è uno stato

violento ed eccezionale nell'essere sociale, lo scopo e la natura

di quest'arte debbono consistere nel farlo cessare il piú presto che

sia possibile per rientrare nello stato normale; dal che consegue la

necessitá di fare al nemico il massimo male nel minor tempo, e quindi

la guerra di movimenti che agevola la celeritá delle operazioni. Cosí

hanno operato fra gli antichi Alessandro, Annibale e Cesare, e fra

i moderni Gustavo Adolfo, Montecuccoli e Turenna; al contrario di

altri, sommi guerrieri per altro, quali Luxembourg, Villars, Vandôme,

Berwick, Eugenio, Malborough, Staremberg, Catinat, Baden, i quali avean

ridotto le battaglie o ad un qualche stratagemma ordinato fuori della

visuale del nemico, come nel movimento di Luxembourg a Fleurus contro

il Valdeck; o ad una sorpresa, quale fu quella fatta dal principe di

Orange senza successo a Steinkerque contro Luxembourg; o a difendere

accidenti di terreno fidando sulla forza di un'artiglieria accresciuta

ma poco mobile e di una fanteria che dopo spiegatasi era incapace

di mutar ordine, come nelle battaglie di Nervinde, di Ramillies, di

Malplaquet, di Almanza, di Bleinheim e di Fridlingen; o a chiudersi

in linee fortificate, come in quella di Torino nel 1706; o a mettersi

dietro a ridotti distaccati che lasciano possibile l'offensiva,

come quella di Pultawa nel 1709 tra Pietro e Carlo decimosecondo.

L'offensiva ancora mancava di energia: non rapidi movimenti operati

sul campo di battaglia, non alcun artifizio di tattica per modificare

l'ordine primitivo[13]. Ecco perché erano cosí sterili di conseguenze

le sanguinose battaglie di Ramillies, di Malplaquet, che avevano

combattenti superiori di numero a quelle di Rivoli e di Marengo ed

eguali alle altre di Austerlitz e Fridland, fertili in risultamenti

guerrieri ed in effetti politici. In questo secondo periodo il piú

importante spettacolo di tattica si osserva nella guerra tra Pietro

primo e Carlo decimosecondo: in essa si perfezionava l'esercito

svedese, ed il russo facea presagire quei progressi che ora gli dánno

tanta parte nei destini dell'Europa e dell'Asia.

La strategia si vantaggiava in questa epoca. Il general Jomini ha

detto nel suo _Quadro analitico_ essere la strategia la scienza di

far la guerra sulla carta, poiché il primo piano d'operazione di una

guerra intrapresa si traccia appunto nel gabinetto, modificandosi

poi nell'applicarlo dal generale che deve eseguirlo, anche sulla

carta e nella sua tenda; val quanto dire che si sottomettono tutte

le forze materiali alle investigazioni ed ai calcoli scientifici

dell'intelligenza umana. Adunque i progressi della strategia son pruova

in questa epoca di una civiltá progrediente. Or non vi ha dubbio che

le guerre di Luigi decimoquarto non sieno state precedute da ciò che

dicesi «piano di campagna», giacché stabilivasi in esse una serie

di operazioni ipotetiche fondate su dati conosciuti e si cercava di

prevederne gli effetti. Anche l'invasione dell'Olanda nel 1672 fu

eseguita strategicamente, come lo addimostra la controversia tra il

ministro ed i generali sulle operazioni da farsi, poiché l'opinar di

un politico in materia guerresca fa chiaro esser la guerra una scienza

che si appara per teorica, indipendentemente dalla sua pratica[14].

Dimostrata l'esistenza della strategia, faremo osservare come nel

primo periodo venendo rese facili le marcie e le mosse dal piccol

numero d'uomini di cui componevansi gli eserciti, il genio strategico

ebbe maggior campo di svilupparsi. L'esempio piú compiuto di quanto

asserimmo sono le quattro campagne di Turenna dal 1672 al 1675,

epoca della sua morte, nelle di cui operazioni si contengono esempi

piú da seguirsi che da evitarsi, siccome nel comentario che ne fece

vien dimostrando il prigioniero di Sant'Elena, anche dopo che egli e

Federico aveano di tanto immegliata la strategia. Difatto la condotta

del Turenna in queste quattro campagne[15] mostra come la guerra si

fosse ingrandita nella sua azione e fosse divenuta scientifica ne'

suoi metodi. Doveva egli operare lungo il corso del Reno per coprire la

conquista e la possessione dell'Olanda, a quel modo che un esercito di

osservazione opera per coprire l'assedio di una piazza isolata, appunto

come Buonaparte faceva per Mantova nel 1796. Cosí le ultime operazioni

presso Strasbourg sullo Schutter, guerra tutta di movimenti che tendeva

a tagliare le comunicazioni all'avversario prima di combatterlo per

costringerlo poi a combattere onde aprirsi una strada, sono l'ultimo

grado di perfezione in istrategia[16]. Ma nel secondo periodo al

contrario, malgrado i progressi scientifici fatti, la fortificazione

elevata a scienza esatta, gli elementi dell'arte ed i metodi insegnati,

l'armi da fuoco preponderanti, e quindi l'importanza dell'artiglieria

e l'ordine della fanteria determinati, pur nondimeno la strategia non

s'innalzò ad alti concepimenti per l'accrescimento delle masse, che

togliendo loro ogni mobilitá, inviluppò per cosí dire il genio nella

difficoltá di muovere e di nutrire eserciti cosí numerosi. Perciò

la guerra di posizione e di assedio prese il luogo della guerra di

movimento e d'impulso che nel primo periodo prevaleva. Con ciò non

intendiamo dire che Eugenio, Marlborough, Villars, Berwick, Catinat

non abbiano ordinate dotte marcie ed operazioni strategiche di alto

merito; sí bene vogliamo che si argomenti da quello che fecero, ciò che

uomini cosí eccelsi avrebbero fatto con metodi migliori e piú acconci a

risolvere il gran problema della riunione di soliditá e mobilitá negli

eserciti. Non pertanto in questo periodo sono da notarsi la marcia di

Villars per raggiungere l'elettore di Baviera sul Danubio[17], quella

di Marlborough per raggiungere Eugenio sullo stesso fiume, quella di

Eugenio per liberare Torino, che regge al paragone delle fazioni che

precedettero la battaglia di Marengo, le marcie in Ispagna di Vandôme

e di Berwick terminate colle battaglie di Almanza e di Villaviciosa,

quelle di Staremberg sopra Saragozza, ed infine le campagne del

Sobieski colla sua marcia sopra Vienna; le quali operazioni tutte

son pruova del vero stato della strategia, come lo sono sotto altro

rapporto le campagne in difensiva del Crequi sulla Sarra e la Mosella,

quella del Villars nello stesso teatro e l'attiva e sapiente difesa

di Berwick nelle Alpi dal 1709 al 1712, nelle quali non le posizioni

passive ma i movimenti costituivano il carattere ed il merito della

strategia. Però in questo secondo periodo era accidentale ciò che nel

primo era costante, e sotto questo aspetto dicemmo che la strategia

decadeva dopo Turenna: testimonio le campagne di Fiandra in cui poche

leghe tennero occupati per dieci anni eserciti grandi condotti da

grandi capitani, non meno che le guerre di Turchia che mostrarono

a Zenta e a Belgrado il genio del grande Eugenio e la superioritá

dell'Europa sull'Asia.

La fortificazione fu perfezionata da Vauban il quale riassunse,

accrebbe ed applicò tutto quello che si era escogitato dalla scuola

degl'ingegneri italiani fra' quali fu il Marchi, cosí che oggi le

sue dottrine vengono citate ma non contraddette, riducendosi tutto

quello che si agita da' suoi successori a cercar di rendere la difesa

superiore all'attacco, unico problema che abbia il Vauban lasciato

a risolvere alle future generazioni. Imperocché egli fissando le

parallele ed i fuochi d'infilata, diede una decisa superioritá

all'attacco sulla difesa, talché piú non si son veduti come prima gli

assedi durare anni ed anni[18]. Questo grand'uomo cercò di difendere

la patria non con un sistema isolato, ma con un sistema generale di

difesa, fondato sulla geografica configurazione, sulle fortificazioni

e sulle operazioni degli eserciti; e però nelle attuali quistioni sul

fortificamento delle capitali la sua autoritá è invocata ancora con

successo. La fortificazione di campagna progredí e piú avrebbe avanzato

se non si fosse voluto operare troppo colle masse inerti e poco cogli

uomini, i quali sono il primo elemento della guerra, che facendosi per

essi, non può farsi altrimenti che con essi[19].

L'aspetto scientifico che presero le armi a quest'epoca in Francia e

successivamente altrove si mostra nelle istituzioni per l'insegnamento

della gioventú destinata a seguire questa carriera. I collegi militari

sono il segnale chiarissimo che la guerra era divenuta una scienza,

e come tale richiedeva l'aiuto delle altre scienze e progrediva a

seconda de' loro progressi. La marina militare serviva da un altro

lato col suo avanzare per pruova del progresso della societá,

del commercio, dell'industria e del vincolo che unisce le forze

conservatrici alle produttrici. L'amministrazione militare dovea

ancor essa progredire in ragion composta dei progressi dello stato

e dei bisogni dell'esercito. Da ciò ebbero origine codici militari,

sistemi di somministrazione, contabilitá dei corpi, separazione degli

amministratori dai combattenti, stabilimento di caserme e di ospedali,

ecc. La sola creazione degli amministratori militari, dividendo il

lavoro, ne addimostra il progresso, e Louvois è considerato come

l'autore di questo ramo importante. Ma nel suo primo apparire questo

sistema fu molto piú funesto agli eserciti di quello che fosse di

sollievo ai popoli presso i quali si faceva la guerra, vero scopo di

una buona amministrazione militare. I movimenti divennero piú tardi, la

guerra piú costosa, le perdite piú affligenti; né la morale profittò,

vedendosi ben sovente la fortuna sfacciatamente andar mostrando le sue

turpitudini, non velata né meno dal valore addimostrato o dai disagi

sofferti, poiché gli amministratori erano quelli che meno soffrendo

piú di fortuna acquistavano. L'incendio del Palatinato e mille altre

atrocitá che male accordavansi col progresso della civiltá, mostrano

che quei metodi destinati a produrre all'umanitá una diminuzione

di pene furono privi di effetto. Nella categoria delle operazioni

amministrative possiamo comprendere la riunione delle carte, de'

piani e delle memorie al deposito della guerra, che ebbe origine in

quell'epoca, e lo stabilimento dell'ospedale degl'invalidi. Queste

due istituzioni, malgrado la loro differenza, sono una nuova conferma

dell'essere la guerra scienza ed arte: scienza perché bisognava

conservare le idee e le tradizioni, arte perché gli uomini che vi

si dedicavano il facevano a vita e non a tempo. Queste istituzioni

adottate successivamente nell'occidente, ora passano nell'oriente. Le

quali cose tutte confermano sempre piú ciò che innanzi dicemmo, cioè

che l'èra moderna vien fissata in quest'epoca.

Questa nostra asserzione è dimostrata non solo dall'unitá di quei

princípi che furon seguiti da tutti i gran capitani del tempo, come

abbiam fatto conoscere sviluppando le loro pratiche nella tattica,

nella strategia e nella guerra di assedio, ma eziandio dagli scrittori

militari che li riassumono. Sí che da quest'epoca può datarsi il

principio della letteratura militare e la sua influenza sui progressi

della scienza, i quali vedremo sempre piú aumentarsi nei seguenti

periodi. Il che pruova a nostro credere l'avanzamento della societá,

consistendo il suo principale carattere nell'influenza, ignota alle

societá poco incivilite, ch'esercita l'intelligenza sulle pratiche.

Esaminando nel precedente discorso le _Memorie_ del Montecuccoli,

vedemmo comprendersi in esse non solo quanto si praticava nella

guerra a' tempi suoi, ma ancora esservi il germe dell'avvenire

progressivo dell'arte, fondato sugli elementi che nell'èra moderna

la costituivano. Questa importante pubblicazione, come anteriore

alle ultime campagne di lui, apparteneva per l'ordine del tempo piú

che per quello delle idee all'epoca di cui ora trattiamo. In questa

la letteratura militare ebbe i suoi principali rappresentanti in

Francia, poiché furono le opere de' francesi riconosciute come le

migliori da tutti i colti militari dell'Europa. Feuquières, Puysegur,

Folard per la guerra di campagna e Vauban per quella di assedio sono

gli autori che riuniscono le conoscenze scientifiche militari del

tempo, e la loro autoritá pruova il nostro asserto dell'unitá della

scienza militare presso le nazioni incivilite dell'epoca. Feuquières,

aristarco severo, ricava i princípi regolatori della scienza dall'esame

delle guerre contemporanee di cui era stato testimonio ed attore:

tutte le operazioni sono da lui giudicate, classificate e comparate

coi princípi da lui adottati, con somma sagacia mista a eccessiva

severitá. Si vede dalle sue opere essergli state le grandi operazioni

strategiche della guerra piú familiari che la tattica: in effetto i

suoi giudizi sopra le operazioni si aggirano piú sull'influenza del

terreno nella disposizione dei corpi che sull'ordine di questi e sui

loro movimenti tattici; per il che le sue preziose _Memorie_ possono

ancora essere consultate con profitto per riguardo alla strategia

ma non per riguardo alla tattica. Feuquières ha fatto nel suo tempo

ciò che Lloyd ha fatto pel secolo decimottavo e Jomini pel nostro,

e la comparazione analitica delle opere di questi tre scrittori

può a parer nostro servir di norma ad un osservatore adeguato per

riconoscere lo stato della scienza dal decimosettimo al decimonono

secolo e per seguirne l'andamento progressivo. Puysegur seguendo un

metodo diverso, comprende nelle sue investigazioni l'arte dai suoi

elementi fino alle sue combinazioni piú trascendenti, ma facilmente

si desume dalla sua esposizione della tattica elementare come egli

ne vedesse tutti i difetti e conoscesse quanto la imperfezione de'

metodi per muovere le truppe nocesse alla condotta della guerra ed al

risultamento delle operazioni di essa: non pertanto egli nulla propone

né per migliorare le masse né per facilitare gli spiegamenti né per

accrescere la rapiditá delle evoluzioni della cavalleria nelle grandi

operazioni. Ciò non ostante, il suo studio esatto delle campagne de'

gran capitani, unito alla sua lunga esperienza di guerra, fa sí che vi

sia molto da imparare nella sua opera: è la guerra da lui supposta tra

la Senna e la Loira nei circondari di Parigi. Per la qual cosa è d'uopo

conchiudere essere anche questo autore piú avanzato in istrategia che

in tattica. Di un carattere diverso sono improntati gli scritti del

Folard. Questo autore sentí tutto ciò che mancava alla tattica per

facilitare le grandi operazioni militari, e fu suo scopo il riempire

questo vuoto. Conobbe con sagacitá consistere il difetto nella mancanza

di soliditá e di mobilitá; ma preoccupato dallo studio dell'antica

milizia, che solo offrivagli esempi di battaglie tattiche vinte in

grazia della bontá degli ordini e delle evoluzioni, immaginò la sua

colonna retrocedendo fino all'ordine dei greci, nel mentre che faceva

di mestieri sviluppare la tattica moderna avendo riguardo alla natura

delle armi da fuoco, su di che l'antichitá non poteva offrire nessun

metodo da imitarsi con profitto, se non fosse la larga applicazione

della legione agli eserciti moderni, modificata dalle nuove armi in

uso. Il buon esito della battaglia di Spira in cui le colonne non si

spiegarono e vinsero, preoccupò Folard; ma ciò che vi era di vero nel

suo sistema doveva attendere l'epoca nostra per essere fissato con buon

successo, come vedremo nel proseguimento di questo lavoro. Folard ebbe

il merito di suscitare una gran quistione nell'arte, di richiamare

l'attenzione de' militari scienziati sull'importanza della tattica e

di eccitare il gusto dell'erudizione militare collo studio delle guerre

dell'antichitá, di cui però abusò senza risolvere la quistione che avea

suscitata. Vauban risolvette in pratica ed espose in teorica, come giá

accennammo, il problema di rendere l'attacco superiore alla difesa,

e rendette la guerra d'assedio una scienza quasi esatta, risparmiando

col calcolo e col lavoro il sangue umano. Stabilí eziandio il rapporto

tra le fortificazioni, lo Stato e le forze mobili, e posò il sistema

generale di difesa su basi solide, scientifiche e preparate di lunga

mano colle strade, coi canali e con tutti gli elementi di civiltá

necessari ad uno Stato incivilito; elementi di cui la guerra siegue

ed esprime le condizioni tutte. Tentò in séguito di contraccavare per

cosí dire l'opera sua, cercando di dar forza alla difesa, ed è molto

importante la sua opera su questo riguardo posto a luce in questi

anni dal general Valèze: il problema però, come notammo di sopra, non

fu risoluto. Questo grand'uomo è restato in fortificazione ciò che

Smith è in economia politica. Ambidue ampliati, modificati, ma sempre

capiscuola, non essendo stati mai combattuti i principi piú generali da

essi fermati.

Da questo quadro rapido dei militari scrittori adottati dal Tago alla

Meva e dal Texel al Faro vien dimostrata l'unitá scientifica dell'arte,

la quale suppone quella dello scibile e dello stato sociale, che ora

dimostreremo.

Non può cader dubbio alcuno sul progresso delle scienze esatte in

quest'epoca. Se gittiamo uno sguardo sui coltivatori delle matematiche

in Italia e sulle scoperte di Pascal in Francia, l'asserzione è

giá dimostrata; ma lo è piú compiutamente dall'applicazione delle

matematiche alla fisica, che diede in quel tempo autori distinti, i

quali hanno lasciato un nobile retaggio nelle scoperte successive di

alta utilitá che dalle loro elucubrazioni risultarono. Basterá per

non dilungarci di troppo, citare il barometro di Torricelli e tutte

quelle parziali scoperte fatte da Gurke e De Sangulier che furono

riunite e sviluppate dal gran Newton. Le veritá poste in luce da

questo genio non possono essere il risultamento degli studi di un

uomo solo, se questi non sieno agevolati dallo stato delle scienze:

Omero è possibile fino ad un certo punto in una societá barbara, ma

non Newton. Malgrado questi indicati ed incontrastabili progressi,

la chimica conservava nelle sue investigazioni il carattere di una

scienza piú occulta che filosofica. La medicina avanzavasi mercé le

cure di Stahl, di Gioacchino Bucher, di Hams, di Sydenham, di Clisson.

Le scienze naturali profittavano e si risentivano di questi progressi,

siccome addimostrano i lavori di Merian, di Blois e di Severino

in istoria naturale, e quelli di Rey, di Turnefort, di Grève e di

Malpichi in botanica, i quali eran però lontani da quella perfezione

che Linneo, Buffon, Volta e Cuvier dieder loro riassumendoli. Le

scuole teologiche ed i giureconsulti francesi sono celebri ed hanno

de' corrispondenti nelle altre nazioni. I nomi di Bossuet, di Fénélon

e di Massillon hanno nel Baronio e nel Pallavicini emuli illustri. In

giurisprudenza Domat, D'Aguessau, Gravina e Giannone caratterizzano

lo stato della scienza nell'epoca. La filosofia era rappresentata in

Francia dal sensualista Gassendi e dallo spiritualista Mallebranche,

ambidue discendenti da Cartesio come le scuole greche da Socrate:

Portoreale ricco di moralisti aveva in Nicolle, Pascal e Arnault i

suoi alti rappresentanti. L'Inghilterra aveva lo spiritualismo in

Cudworth, il materialismo in Hobbes e possedeva in Loke il filosofo

ed il pubblicista che moderava le opinioni estreme colla sua sana e

fredda ragione. Bayle e Spinosa rappresentavano lo scetticismo ed il

panteismo, e Campanella dava all'Italia la espressione dello stato

delle filosofiche dottrine in quelle contrade. La Germania possedeva in

Leibniz un genio che riassumeva tutto lo scibile e che si avvicinava

per le sue vaste cognizioni al merito di Aristotile, cioè quello di

presentire e contenere in sé l'enciclopedia delle umane conoscenze.

La strada aperta da Grozio aveva trovato seguaci distinti in Wolfio

e in Puffendorfio, che davano al dritto pubblico l'uno delle vaste

fondamenta nel sistema filosofico e l'altro il metodo e l'appoggio

delle cognizioni storiche. Si deduce da questo rapidissimo sguardo

gittato sullo scibile e sui cultori di esso che lo stato di tutte le

arti cosí liberali come meccaniche doveva armonizzare collo stato delle

scienze e col progresso dello stato sociale, il quale era pur esso in

armonia con quello delle scienze, e quindi dovere le arti soddisfare

ai bisogni cosí di pace che di guerra da quegli stati prodotti. Perciò

l'architettura, l'idraulica e le arti manuali erano in quel movimento

ascendente che lascia tracce tali da ferire l'intelletto meno disposto

ad osservare.

Indicando sul principio di questo discorso lo stato dell'Europa a parte

a parte ed il marchio che lo caratterizza, abbiamo giá fatto presentire

quale fosse lo stato sociale dell'epoca ch'esaminiamo. Inoltre ne

risulta una piú compiuta cognizione dallo stato dello scibile qui sopra

indicato. Pur nondimeno riassumeremo e svilupperemo queste idee per

rispondere alla quarta delle quistioni che ci siamo proposte.

Non può essere contrastato che l'elemento monarchico riassumeva e

dirigeva la societá in quell'epoca, che questo carattere era visibile

e spinto ai suoi ultimi confini in Francia e che l'Europa intiera,

meno che l'Inghilterra dopo il 1688, l'Olanda e la Svizzera[20],

seguiva questa generale tendenza, stimandola una necessaria dittatura

per dar pace o almeno ordine al mondo europeo, stanco dalle lotte del

genio feudale e delle dispute religiose. Quindi la potenza regia si

presentava come suprema moderatrice, circondata di tutti i prestigi

della sua organizzazione e avvalorata dai pubblici bisogni ch'essa

sola potea soddisfare. In effetto l'aristocrazia feudale da impetuosa

opposizione si trasformò in gentil cortigiana e non cercava piú il

suo splendore nell'abbassamento del trono, ma bensí nel riflesso

della grandezza di questo. Il clero stesso, malgrado ciò che vi era

di sacro nel suo ministero, di forte nella sua organizzazione e di

vivace ne' suoi antecedenti, seguí l'esempio della nobiltá e al dire

di un severo ma eloquente censore, Lamennais, abbandonò tutta la sua

indipendenza e divenne un ornamento ed un appoggio del trono. Le comuni

sparirono, perché non avendo piú un nemico a combattere nella sommessa

nobiltá feudale ed essendo la loro locale indipendenza priva di un

centro comune, non erano piú in armonia con un sistema ove le finanze,

l'esercito, la magistratura e l'amministrazione, organizzate in una

vasta scala ricca di forza e di unitá, venivano a riunirsi al trono

come a centro comune. Ma se le comuni erano annullate, e 'l doveano

essere per le ragioni esposte, la classe ch'esse rappresentavano, cioè

il terzo stato, cresceva d'importanza per la sua ricchezza e per la

sua intelligenza e per tutte le carriere d'industria, di finanze, di

giurisprudenza e di amministrazione, che la nobiltá per una disdegnosa

leggerezza le lasciò esclusivamente. Le ultime classi della societá

godevano lentamente del progresso sociale ed avevano il vantaggio di

far parte del tutto e di essere sovente protette dalle leggi generali

contro la prepotenza e le vessazioni dei potenti locali; il che unito

alla possibilitá di migliorar la propria condizione con economia ed

industria, rendeva vantaggioso, solido e progressivo il passaggio

della societá dallo stato del medio evo a quello dell'epoca moderna.

E questo era lo stato non solo della Francia ma dell'Europa intera,

in proporzione della maggiore o minor distanza dal modello ideale che

le corti ed i popoli trovavano nella Francia di Luigi decimoquarto.

Difatto la docilitá dei parlamenti di Francia trovava imitazione

nel consiglio di Castiglia, ed in ultimo l'imitavano sebbene meno

compiutamente le diete ungheresi, polacche e germaniche. I grandi ed

il clero da per tutto si raggruppavano intorno al trono, e le classi

medie perdevano ogni rappresentanza, ma guadagnavano in una reale

importanza ciò che toglievasi loro in apparenza. Le arti e le scienze

stesse nei loro progressi non adoperavansi alla ricerca del bello e del

vero se non che con uno scopo puramente artistico o scientifico e non

d'applicazione sociale; ed i sapienti piú distinti avevano un contegno

modesto fino all'umiltá co' grandi e coi potenti che consideravano

quali esseri di un'altra natura. L'urbanitá rendeva però le distanze

meno sensibili e le classificazioni meno umilianti.

La politica esterna doveva esprimere compiutamente questo interno

della societá. Noi vedemmo altrove come a misura che il governo si

centralizzava le nazioni acquistavano un carattere d'individualitá e di

unitá, e le umane passioni dovevano lottare su di un piú vasto campo e

per piú alti interessi, in quella proporzione che passa tra la contesa

dei due possessori vicini e quella di due nazioni. In effetto sembraci

poter segnalare l'invasione di Carlo ottavo come simbolo di questo

nuovo stato sociale e tutte le guerre di Carlo quinto e Francesco

primo come lo sviluppamento di esso. Queste guerre di territorio e di

dritti di famiglia furono complicate colle religiose prodotte dalla

riforma, cedendo in séguito il posto le quistioni territoriali a quelle

di religione che agitavano piú vivamente le masse di quello che il

facessero le prime. Il trattato di Westfalia mise termine a questa

lotta, ed il suo scopo fu quello di terminare la quistione religiosa

con una tolleranza legale e di far entrare nell'associazione europea

i protestanti e gli Stati che si erano emancipati dai loro antichi

sovrani, quali la Svizzera e l'Olanda, formandone elementi atti a

sostenere l'equilibrio minacciato dalla preponderanza di qualche gran

potenza. Le guerre che seguirono il trattato di Westfalia furono tutte

fatte per questo ultimo scopo, e quando Luigi decimo quarto fu accusato

di voler rinnovare il dominio di Carlo quinto, si vide gli Stati

republicani riunirsi in lega coi loro antichi sovrani ed i protestanti

coi cattolici per contenere nei suoi limiti la preponderanza di un

ambizioso monarca. Il trattato di Utrecht che chiude quest'epoca

memoranda risolvette il problema, mentre da esso l'equilibrio non

fu alterato; e se la Francia s'ingrandí con territori che erano nei

suoi limiti naturali, ciò fu piú per aggiungere un nuovo elemento

all'equilibrio che per turbamento di esso[21]; poiché separando la

dinastia spagnuola da quella d'Austria e di Francia, togliendo tutte le

possessioni eccentriche, quel trattato immergeva di nuovo la Francia

nelle contese contro la potenza inglese, e questo era il suo posto

nell'equilibrio europeo. Tutte le altre potenze erano limitate in modo

che lo stato dell'occidente non pareva turbato dall'ultimo trattato. Ma

nel settentrione e nell'oriente non si pareva giá lo stesso ad occhi

chiaroveggenti. La Svezia soccombeva alla sublimitá dei suoi sforzi

e rientrava nella limitata azione che corrispondeva ai suoi mezzi

naturali. La Polonia si trovava pei vizi del suo reggimento dominata

dagli stranieri, i quali eleggendone i sovrani avean fatto il primo

passo per divenirne tali. La Turchia perdeva tutto ciò che la Russia

acquistava, e le circostanze della pace del Pruth velavano all'orgoglio

ottomano l'importanza del nuovo e terribile suo nemico che dal Baltico

al mar d'Azof dominava direttamente. L'elevazione della Russia, quella

della Prussia che scindeva ed indeboliva di molto l'impero germanico,

preparavano col progresso dell'Inghilterra e coll'importanza del

commercio e del sistema coloniale una nuova èra ed un nuovo punto di

vista per la politica europea, che doveva modificare potentemente ciò

che si era stabilito in Westfalia e confermato ad Utrecht. E ciò per

quella veritá dimostrata in meccanica del pari che in chimica, che

quando nuovi corpi o nuovi elementi entrano in una organizzazione

qualunque, ne rompono l'antico equilibrio e ne preparano uno nuovo.

Dopo questo cenno sullo stato sociale e sui risultamenti politici di

esso resta a determinare come tutto ciò possa dedursi dallo stato delle

scienze belliche.

Se si getta uno sguardo sui regolamenti militari di Luigi decimoquarto

vedrassi una forza maggiore di quattrocentomila uomini in una

popolazione di venti milioni d'abitanti; vedrassi ordini militari

per ricompensare, codici speciali per punire, abito particolare per

distinzione, gerarchia nel comandare, regolamenti di amministrazione,

caserme per abitare, ospedali per gli ammalati, medici e cappellani

addetti alla milizia, istituti di educazione scientifica militare pei

giovani, asilo pei vecchi[22], biblioteche, macchine, carte, arsenali,

artefici, cittá addette ad uso esclusivamente militare quali sono

le fortezze, istorie e tradizioni delle geste degli antenati, trofei

conservati, eccetera. Lo spettacolo di tutto ciò altro non può dinotare

se non che esser quello di una societá particolare nello Stato, la

quale in sé il comprende e riassume, giacché tutte le classificazioni

sociali vi sono rappresentate. E poiché questa societá ha nel suo seno

leggi, arti, religione, scienze, ricompense, tradizioni, istoria, lo

Stato che la comprende dovrá averne ancora in piú alto grado; e poiché

si comprendono teologi, medici, scienziati nell'esercito, dovrá ancora

esservene in gran numero nello Stato; se questa massa organizzata

ubbidisce ad una volontá, lo stesso dovrá avvenire nello Stato, insieme

ad una gerarchia di cui qui si vede l'imagine. Ciò suppone uno Stato

incivilito, classificato, tranquillo nel suo interno, dominato da un

potere unico, che si crea delle regole sotto il nome di leggi le quali

rispetta pel suo interesse e per l'interesse generale, che dev'esser

ricco per mantenere un corpo cosí potente, e forte per dominarlo senza

esserne dominato, ed in ultimo che vi debbono essere altri Stati che

abbiano la stessa organizzazione, altrimenti non si comprenderebbe

lo scopo e l'uso di un sí fatto corpo. Da molti segni si rileva che

cosí è, che gli altri Stati hanno la stessa organizzazione, si servono

dello stesso insegnamento e si governano dalle stesse autoritá,

mentre nelle biblioteche si vedono autori di altre nazioni militari i

quali sono studiati, seguíti e commentati da quelli di questo Stato.

Dunque allora si concepisce che l'Europa è una repubblica sotto molti

aspetti, che ha la stessa religione, le stesse leggi, le stesse arti e

scienze, lo stesso governo rappresentato dai sovrani, che le nazioni si

combattono tra esse per mezzo di eserciti, indi trattano, si collegano

per opporsi al forte; dal che derivano trattati, diplomazie, leggi

comuni, magistrati tra nazioni e nazioni. Comparato questo quadro con

le storiche tradizioni dell'Oriente, di Roma, della Grecia, del medio

evo, delle epoche anteriori di poco a questa, si deve conchiudere

che rimontando dall'esercito allo Stato e dallo Stato all'Europa,

questa parte in questa epoca ha delle condizioni e de' caratteri che

differiscono anziché lor somigliare da tutti quelli che la tradizione

ci lascia conoscere, e che per tutto ciò ha dritto ad una denominazione

indicata dal tempo, cioè «èra moderna», e dedotta da uno de' suoi

elementi, tal quale è lo stato dell'arte militare in essa.

Noi crediamo aver risposto alle quistioni che ci siam fatte avendo

indicato lo stato dell'Europa, quello degli elementi e delle parti

dell'arte della guerra, dedotto dall'analisi delle cose, dalle azioni

de' gran capitani e dalle scritture degli autori militari dell'epoca

presa ad esaminare; avendo discorso lo stato dello scibile non meno che

lo stato sociale in Europa co' suoi caratteri e gli effetti politici

delle guerre; ed infine avendo dimostrato come dallo stato dell'arte

militare si deduca il carattere di quest'epoca. Ché se alcuno vorrá

incolparne di esserci dilungati di troppo, allettati da quella voluttá

intellettuale che deriva dal ritrovamento di nuovi rapporti in una

scienza ch'è la compagna della nostra vita, risponderemo col traduttore

di Vico: — «La sola guerra ha discoperto il mondo negli antichi tempi;

ma perché una strada presa sia durevole, è d'uopo ch'essa adempia a

bisogni meno passeggieri di quelli della guerra. Alessandro facendo

aperte la Persia e l'India al commercio della Grecia, ha fondato piú

cittá che non ne ha distrutte. I greci ed i fenici hanno scoperta la

costa del Mediterraneo, che dipoi inclusa da' romani come un cammino

militare di piú nel loro impero, è divenuta la gran via della cristiana

civilizzazione. Cosí le strade mostrate dai guerrieri, seguíte dai

mercatanti, agevolano man mano la comunicazione delle idee, favoriscono

la simpatia de' popoli e gli aiutano a riconoscere la scambievole

fratellanza del genere umano»[23].

Della scienza militare · 第 15 / 31 题