Item, _die_ 27 di aprile, 1498. Al Bargello. Con la stanghetta.[905]

Piero decto, domandato circa più cose, confessò havere dicto a Fra

Salvestro, che non renderebbe fave se non a quelli che credevano al

Frate. Et questo dixe in presentia di Fra Salvestro, che gli diceva gle

ne haveva decto più volte; et dixe: Io non me ne ricordo mi sia decto.

6.

Esamina di Fra Luca della Robbia.

A dì XII. In sala del Consiglio, SINE TORTURA.

Io Frate Lucha d’Andrea della Robbia fo fede qui di quello che io feci,

e di quello che io vidi fare agli altri.

Prima, dodici dì inanzi al chaso fu’ richiesto una sera da Frate

Francescho de’ Medici, se io volevo andare a stare in Sancto Marcho

alle volte la sera, perchè avevano un po’ di sospetto; e io gli dissi

di sì: e dimanda’ gli se io vi portavo arme, e lui rispose di sì.

E chosì feci. E andavovi delle tre sere l’una; e quello che io vi

portai si fu una spada e una partigana, e una meza testa. E chosì vi

stetti tre o quattro sere; e quelgli che io vi conobbi si fu Nicholaio

chalzaiolo, Girolamo Gini, Iachopo del Bientina, Ridolfo Panciatichi,

Baccio mercaio; e chosi parechi altri, ’e quali non chonosco per

nome. E l’arme che v’erano, si erano queste qui di sotto, cioè: dieci

o dodici chorazze, e chosì altre tante mezze teste, e da sedici o

diciotto pardigane, da cinque o sei balestre, e altre tante rotelle;

e chosì targhoni, e da quatro archi busi: e quest’è quante arme io

vi vidi. Donde elle si venissino, io nollo so. E di poi la domenica

dello ulivo, andando io al vespro, udito che io ebi el vespro, dissi a

tre mia chonpangni se volevano venire a udire la sua predicha a Santa

Maria del Fiore, perchè io non avevo mai udito la sua predicha. Dipoi

andamo; e quando fumo dal chanto d’Andrea Chanbini, chomincorono a

tirare di molti sassi e fanciugli inverso el popolo: e quando e’ furono

dalla chasa d’Andre’ Chanbini, furono parechi che trasseno in chasa

Andrea Chanbini. Et choloro che traevano erano gharzoni e fangugli; e

choloro ch’erano in chasa si rivolsono, e traevano. E dipoi io dissi a

quegli mia chonpagni, che volevo andare a chasa a bere, perchè avevo

una gran sete: e loro vennono chon esso mecho. E chosì beuto che noi

avemo, ce ne venimo per ire in Santo Marco; e quando fumo al chanto

alla Macina, vedemo per la via Largha di molti armati: e dicendo io

a choloro se volevano venire in Santo Marcho, sì mi dissono di no. E

io andai allora in San Marcho. E chome io fu’ là, io vi vidi di molti

armati; e quali erano Francesco Davanzati e Lione Boni e Pagholo della

Robbia, Nicholaio chalzaiolo, Girolamo Gini, Iachopo del Bientina,

Ridolfo Panciatichi, e Bacio merciaio, e di molti altri, e quali io

non so e nomi loro. E dipoi istandoci chosì nel chonvento, fatta che

fu la sera, el popolo chaccò[906] fuoco nelle porte. E veduto questo,

Frate Girolamo venne in choro, e prese el Sagramento in mano, e

ginochiosi, e chosì fecono tutti e frati e secholari; e Fra Girolamo

chomandò che si posasse l’arme: e chosì fu fatto. Tutti e secholari

posoro l’arme, e da quatro o sei non si chavoro le coraze; et tutti

gli altri si disarmorono: e quelgli sei posorono le spade, e chi le

partigani. E quegli che io chonobbi, si fu Pacholo della Robbia, e

chosì gli altri, Ridolfo Panciatichi; e gli altri non chonoscevo; e

Lucha della Robbia. E dipoi istando chosì, e aspetando la morte, el

popolo entrò drentro, e venne alla porta del choro; e dipoi uscì fuora

del chore tre frati cho’ torchi e cholle chroce in mano, gridando:

Viva Cristo. Entrarono là tra loro, e scaramucorono un pocho; e dipoi

tutti si fugirono, esendo e secholari in choro: quelgli quatro o sei

che avevano le chorazine uscirono fuora, e tutti si fugirono chi pel

chonvento e chi fuora, e andamo nel sechondo chiostro; e quivi ve n’era

fugiti assai. Entrando là, choremo lor dreto: e io difilandomi drieto

a tre, ne gunsi uno; e mena’ gli cholla spada in su le rene: se io lo

feri’ no ve lo so dire, perchè si fugì. E dipoi andai, e presine uno

autro, e non gli feci male; se none che spogliai. E dipoi ritornamo

nel primo chiostro; e quegli tutti si fucirono fuora. Dipoi andamo

per quelle stanze, e trovamo quivi di molti armati; entrando dredo sì

si rachomandavano, e no’ dicevamo che non avessino paura, perchè non

torceremo loro. E dipoi facendomi inchontro, fu uno povero uomo che

mi menò d’una spada ruginosa, e ferìmi un pocho nella ghola; e io mi

gli achostai, e tolsigli quella spada, e de’ gli chol pome della spada

in sul viso: benchè io non gli fei male. Spogliamo quello che voi

chiamate el Changniaco; e chosì toglemo di molte arme; e le dette arme

le pigliavano quegli frati, e che’ quegli che traevano coll’archo buso,

non gli chonoscevo, puro io m’ingenierò di daveli ad intendere. E’ ve

n’è uno omo picino, che doveva avere 40 anni, zuchone; e uno tedesco,

u’ bello giovane: e chosì uno omo grasso, che aveva el mantello e

chapucco; e questo è quello che io vidi. E chosì è la verità.

. . . . . . .

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 118 / 142 题