5.
Esamina di Piero Cinozzi.
A dì XII aprilis. In sala del Consiglio, 1498.
Piero Cinozzi, sopra le intelligentie, e ciò che si contiene nel primo
interrogatorio, disse non sapere nulla.
Sopra secondo,[898] rispose: Che maestro Girolamo suo cugino:[899]
Piero, havendosi a fare e signori: chi sarebbe buono? Lui gli rispose:
Iddio v’ispira.
Item, che andò a San Marcho circa ore una di notte, et stettevi insino
alle sei; e che fecero una processione, che v’era circa sei persone;
fra’ quali era Francesco Davanzati, ser Nicolò Michelozi, Antonio
Berlinghieri, e Filippo da Ghagliano; e fu el dì doppo la Ephifania.
Circha le pratiche di Fra G. dice: Era circa devotione et cose della
anima; et che mai hebbe commissione alchuna da lui, nè da altri
cittadini a F. G., excepto la soscriptione gli diè F. G., la portò a F.
G.
Disse, non havere portate lectere o inbasciate, e da chui, e maxime da
persone da fuori usciti, o huomini o donne.
Disse, non era a Sancto Marco el dì del caso, se non al vespro.
Disse, non sapere lectere o altre scripture fussino in Sancto Marcho,
quello ne fussi.
Sopra le intelligentie.
Sopra fare e magistrati.
Che praticha haveva in San Marcho.
El dì del caso quello.
Circha la praticha a F. G.
Circha le lectere o inbasciate, e altro.
Chol nome di Dio, e a salute dell’anima mia.
Et prima, sopra alla intelligienza, dicho: Che mai ebbi intellingienza
in San Marcho chon persona. Vero è, che sendo richiesto da’ frati ched
io faciessi fede di quello aveva predichato Fra Girolamo a una lettera
inschrivevano al papa, mi soschrissi in su folgli pechori e in sun
uno ruotolo, che è una medesima chosa, ch’elgli aveva predichato buona
dottrina.
Sopra dare e magistrati, dicho: che mai chiesi, nè per me nè per altri,
a persona, fave nè boce[900] nè chosa alchuna.
Sopra la praticha avevo in San Marcho. Come si sa, io v’ò uno
figliuolo, che non mi avevo altro che quello, e quello era tutto el
mio bene; e più due fratelgli chugini, e uno nipote:[901] e senpre
ched io potevo, ero quivi, e avevone la chiave: e quando achadeva
avere a fare nulla pel chonvento, lo facievo; e avevo chonoscienza
chon tutti e frati: e detto ched io avevo el mio uficio, la mia gioia,
parte del tempo mi stavo nell’orto, chon uno chomverso che si chiama
Frate Pellegrino, a ragionare cho lui; e anchora favellavo chon Frate
Girolamo ispeso delle chose di messer Domenedio; e mai parlai cho lui
di dare uficio, o di intelligienza, anzi, la mattina che si fecie
la singnoria,[902] v’andavo, e’ non vole ched io emtrassi demtro,
mandandomi ad dire che no vuole che si potessi dire che cholà si
faciessi intelligienza. Sommi trovato a molte procisione e divozioni, e
massime a una che si fecie a dì 7 di gennaio 1497, che durò dall’un’ora
insino presso alle 7 hore. E in questo si è, e in ongni altra chosa
ched io mi sono trovato in San Marcho, non’ò veduto, nè ne so, se none
tutto bene; e mai si troverrà chom verità, di me, altro.
Sopra el dì del chaso, dicho: Che ’l di del chaso andai a udire
el vespro in San Marcho; e detto el vespro, me ne venni a chasa, e
stetti in sull’uscio tutto el dì. Veddemi Piero d’Antonio di Taddeo,
Allessandro Ginori, e Simone Ginori, e Antonio di Lodovicho Masi, e
tutti e vicini.
Sopra a fare la singnoria, dicho: Che mai si troverrà ched io ebbi
tenuto praticha di fare e signiori, e chiesto fave e boce, o chosa
alchuna. In luogho nessuno. Vero è, che maestro Girolamo mio chugino
mi domandò una volta, overo due, diciendo: Piero, e’ s’à fare la
signioria, ed è pocha chonoscienza: chi sarebbe buono? Dissi: Fa chi
Dio ti spira.
Sopra la lettera, o imbasciata, o altro; dicho: Che mal ebbi inbasciate
dalle chomesse,[903] nè da persona, nè lettere; e quando l’avessi aute,
l’arei portate a’ signori, e fatto quello che richiede mio debito: e
mai si troverrà che da lei,[904] o da altri io abbi tenuto praticha
nessuna; e se altrimenti trovate, nonne abbiate chompassione nessuna di
me, chome sempre v’ò detto.
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A dì 16 di aprile 1498. Nel secreto. Hore 24.
Piero Cinozzi, di nuovo interrogato sopra tutti li interrogati sopra
scritti, di nuovo affermò quanto ha decto di sopra; et al tutto in
tutto esser innocente.
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