1. Sopra la lettera scripta in Inghilterra pel caso del Concilio. — 2.
Sopra l’essere stato il dì del caso in San Marco. — 3. Sopra le parole
usò andando a Bibbona, tra via; et in spetie con Pandolfo Corbinelli,
che fra pochi dì si faria ec. — 4. Sopra le pratiche e usare in San
Marco; et la sobscriptione[886] di andare a Roma. — 5. Sopra le sei
fave,[887] campane, et dua sale, che dixe haveano al loro modo quando
fu de’ signori. — 6. Sopra la sobscriptione de’ cictadini a 500 f. per
uno, ad che fine, et lo intero di questa cosa ec. — 7. Per che mezi e’
confidava esser gonfaloniere di iustitia così presto.
2.
Esamina di Niccolaio calzaiuolo.
A dì 10 di aprile 1498. Al Bargello.
Nicholaio di...., calzaiuolo da Firenze, domandato a parole, narrò
quanto ad presso. Il dì dinanzi havea havuto.... tracti di fune.
A San Marco cominciai a pratichare otto anni fa; et uno giorno, hora
fa tre quaresime, essendo io a bottega mia, vennono a me Lionardo da
Empoli banchiere al canto alla Paglia, Marcello Vernacci, Francesco
Boni et Lorenzo di Antonio di Sandro Rucellai, et dixonmi: Vuo’ tu
morire per la fede di Christo? A’ quali rispuosi di sì, ma che non
ne ero degno. Et loro sobgiunsono: Noi voliamo che tu accompagni Fra
Girolamo quando va a predichare. Et così io cominciai ad accompagnarlo
armato; et ho sequitato fino al presente tempo.
Circa alla provisione dell’arme facta a San Marco, dico: Che poi
entrò questa quaresima, Fra Francesco de’ Medici mi dixe: Il vicario,
cioè Fra Girolamo, m’ha decto che c’è uno poco di sospecto, e bisogna
fare qualche guardia. Io dirò a Francesco di Lorenzo Davanzati che
ci provveggha di arme: fara’ gli motto. Dipoi l’altro dì io parlai
a Francesco in San Marco, et dixigli: Fra Francesco m’ha decto vi
facci motto: havv’egli decto nulla? Et lui mi rispuose: Sì, io farò il
bisognio.
Dipoi a qualche dì Fra Francesco mi dixe: Francesco non fa nulla;
se tu lo vedi, ricordagiene. Et io lo ricordai a Francesco; et lui
mi rispuose: Io rivedrò Frate Francesco, et parlerogli; e’ non c’è
sospecto. Dipoi di nuovo Fra Francesco mi dixe: Io ho parlato a
Francesco; fagli motto stasera alle due hore, et mena teco dua garzoni
di casa, et uno merciaio chiamato Girolamo Gini. E così io andai a
casa di Francesco, il quale mi diè dodici partigiane, dieci meze teste,
cinque rotelle, tre targoni con l’arme sua, et sette targoni bianchi,
che accattò da Matteo Strozi. Et subito gli portai a San Marco, et
consegnai tucto a decto Frate Francesco: et fu circa quindici giorni
inanzi alla pasqua.
Poi mi dixe Fra Francesco: Sappi da Lionello Boni, se egli ha nulla.
Et io gli feci poi motto; Lionello mi rispuose: Havere dieci balestre;
che gliene darebbe cinque. Et così me le diè, con dua bombardelle et
uno archobuso et trenta passatoi; et dixemi: Mandale segrete. Et io le
mandai per Piero del Mancino, legnaiuolo, mio nipote.
Anchora mi abbatte’ in San Marco, di questa quaresima; che in dua sere
vi vennono tredici coraze, che le mandò Giovanni di Filippo Cappelli,
che le arrecò uno texitore di via di San Gallo, per ordine di Giovanni
di Lionardo Carnesecchi.
Anchora, pochi giorni innanzi al caso, decto Giovanni Cappelli mandò a’
San Marco otto archibusi, che gli arrechò uno contadino, et consegnògli
a Frate Francesco de’ Medici; che così mi dixe il detto Frate
Francesco.
Anchora; epso Giovanni Cappelli vi mandò uno bariglione di polvere, et
delle pallottole di piombo.
Di chi prese arme et maneggiossi il dì del caso, dico: Che di quelli,
io vidi Iacopo da Firenzuola, Stefano miniatore, Candela legnaiuolo, et
uno tedescho, quale io non conosco, trahevano decti archibusi. Deiphebo
dalla Stufa si armò; chè vi haveva coraza et partigiana. Io anchora vi
havevo la coraza.
Ancora in San Marco erano quattro coraze, di quelli accompagnavono Fra
Girolamo, et uno giaco di Bartolommeo Mei merciaio, che accompagnava
Fra Girolamo.
Di quelli che la domenica si armarono et presono l’arme in San Marco,
che io me ne ricordo: Iacopo Orlandini; Lionello Boni, che mandò per
la coraza a casa sua; Francesco di Lorenzo Davanzati, che haveva
quivi la coraza; Bonaccorso Mei merciaio; Bonaccorso da Filicaia,
decto Azerello; il Rosso Panciatichi, che fu morto; Giovann’Antonio
calzolaio; uno sarcto che rimase morto; Antonio da Marcialla; Alexo
Baldovinetti, che prese una balestra che vi haveva; Marco del Taxo,
legnaiuolo; uno Pratese, che non lo conobbi; dua Côrsi, che non
conobbi; Ugolino cimatore. Giovanni Caccini mandò per la sua coraza a
casa; poi la vidi in dosso a un altro. Zanobi rigattiere; Luca dalla
Robbia si armò in San Marco. Pagolo dalla Robbia andò a casa a armarsi,
et tornò. Pagolo ceraiuolo, trasse con l’arcobuso. Francesco di Lorenzo
Davanzati, et con lui messer Baldo Inghirani, comandavono et ordinavono
le factioni. Uno figliuolo di Giovanni Centellini vi venne armato di
fuora. De’ frati, circa sedici presono l’arme.[888]
3.
Esamina di Fra Francesco de’ Medici.
A dì 12, in sala del Consiglio, _sine tortura_.
Fra Francesco de’ Medici disse: Che l’arme venero per suo conto, perchè
Fra Silvestro gli disse, che era buono si provedessi a fare stare
qualche f.[889] la sera: e che lui dicendo a Francesco Davanzati, che
lo servisse d’armi tanto che si provedessi: di che Francesco vi mandò
partigiane dodici, dieci meze teste, cinque rotelle, tre imbracciature,
sette targoni bianchi. Dice Nicolaio averli havuti da Matheo Strozi,
e quali arecò el loro garzone: et questo è circa XV dì. Il sospetto
processe per le baie havevano ciascuno giorno et notte.[890]
Et che Francesco Davanzati richiese Giovanni Cappelli d’arme; che vi
mandò XIII coraze, e non so che celate, tre corazine, otto archibusi,
uno bariglione di polvere: le quali tutte cose mandò Francesco a casa
detto Giovanni per esse.
Nicolò calzaiuolo, disse, v’arechò cinque b.[891] d’acciaio, da casa
Lionello Boni.
Item disse, che vi arecò Nicolaio calzaiuolo un archobuso, tre
bombardelle di Lione Boni.
Quelli havevano arme. Nicolaio calzaiuolo, coraza bianca e partigiana.
— Bartolomeo Mei, coraza, partigiana. — Iacopo, vocato el Bientina,
traheva coll’archobuso. — Girolamo Gini, coraza e partigiana. — Lucha
della Robbia, coraza e partigiana. — Pagolo della Robbia, el simile.
Lazarello......[892] — Francesco Davanzati vi stette insino a ore
quatro, colla coraza et celata, la domenica sera. — El Grasso del
Monacha, Iacopo da Firenzuola, et altri. — Lionello Boni, colla coraza.
— Deyphebo della Stupita; et altri, insino alle 24 ore. — Francesco del
Pugliese, Giovan Baptista Ridolfi, messer Baldo, senza arme, e a ore
24.
Della qual cosa sabato sera hebbe notitia di qualche preparamento
d’uomini e d’arme, ma in generale, F. G.[893]
4.
Esamina di Paolo ceraiuolo.
_Die xii aprilis 1498._
Andai al vespro; e detto, ne volli uscire: e’ mi si fecie inchontro
asai persone. Fecomi ritornare in drieto, co’ sasi; e ch’i’ ero
pizocherone, e volomi amazare. Dipoi venne la furia, e quali non vidi
mai; ma udì’ le ghrida ghrande, e che volevano amazare tutti quegli
ch’erano in Sa’ Marcho.
Vidi armato Francesco Davanzati, Diofebo de la Stufa, Lionello Boni,
Piero Cinozi, et armato quelo che fa e chapegli in Piaza, quelo de la
Robia, Francesco del Pugliese; Francesco Valori; non vidi arme; Govan
Batista Ridolfi, no vidi arme; Bernardo Nasi, nè mi ricorda se s’era
armato; Chanbio Bonvani, Benedetto Bonvani, un figliuolo di Salvi di
Bartolo, messer Francesco da Chole, Bernardo Martini, un figliuolo di
Lionardo Bencini, uno de’ Boni picholo, no so el nome, Iacopo Manuci e
’l figliuolo, Girolamo de’ Rosi, Lapo Mazei, uno o vero dua de’ Ginori;
Piero Cinozi vi dirà forse el nome, ch’io no lo so. Ser Zacheria di
Domenicho di Stefano, Alesandro Puci, Marcho Puci, Simone Dolciati,
Priore Strinati, quelo de’ Lorenzi che stava a l’Opera, et molti
citadini, ch’io non so dire el nome, e di molti no me ne richorda. Uno
de’ Panciatichi, no so el nome.
E detta sera in choro mi ginochiai a piè di Fra Govanbatista de la
Serpe, che mi cofesasse, mentre che chonbatevano insieme; e mai no mi
parti’ di choro: e poi quando vene quelo degli Alesandri, sempre fui
a la presenza, e sempre chol mantelo e chol chapucio. Dimandate chi
v’era, e questi e degli altri che no mi ricorda. Messer Baldo, Piero
Lenzi, Bertoldo Chorsini.
Avisovi, che sendo là la matina che s’aveva a fare el fuoco,[894]
vidi mandare per asai torchi, e io entrai nel sechondo chiostro.
Disomi che avevano ordinato ch’i’ portasi e torchi. Senza dire nula,
mandai a chasa mia per uno, per andare apreso; perchè istamai[895] che
altrimenti non are’ veduto. Disomi coloro,[896] dond’io avevo auto
el torchio. Disi ch’era mio e per fare onore al chorpo del Nostro
Singniore; e vidivi parechi di magore ghrado di me. Uno de’ Lapacini.