XLVIII.

(Lib. IV, Cap. IX, X, XI.)

_Un altro capitolo del secondo libro della stessa opera._

Del numero de’ vari Processi pertinenti al propheta Hieronymo, et

del Processo di frà Domenico et di frà Silvestro. — _Capitolo_ 17.

_Volpe_. Grato molto mi saria d’intendere el numero de’ Processi

varj che hai visti et lecti, et che mi dicessi etiam in quello che

truovi contradictione et dissonanza, et così in quello che non truovi

contradirsi.

_Agricola_. Gli è da notare che quando el profeta Hieronimo, Domenico

et Silvestro furno separatamente, el primo tratto, martoriati dalli

seculari, cioè dalli Commissarj o vero Examinatori facti dalla Signoria

di Firenze, che fece pigliare il profeta; epsi examinatori volsono

che ciascheduno di quelli facessi uno processo sopra tre domande;

la prima: se facevono intelligentie contro allo stato di Firenze; la

seconda: se havevono quantità di danari cumulati; la terza: se le cose

che profetava fra Hieronimo procedevano da Dio, o pure se erano cose

decte fictivamente, sanza fundamento soprannaturale. Et così sopra

queste tre principali domande, el profeta et li altri sua compagni,

cioè fra Domenico et fra Silvestro, scrissono separatamente l’uno

dall’altro; perchè sempre, infino che li sententiorno a morte, gli

tennono separati. Et questi tre processi non contenevono iniquità

alcuna, nè inganno alcuno di fra Hieronimo, ma cose degne di laude et

di honore. Hora di questi tre processi veri, io ne ho visto solamente

dua et più volte gli ho lecti, cioè quello di fra Domenico da Pescia

et quello di fra Silvestro Marruffi da Firenze. Quello di fra Domenico

è vero in tucto et per tucto; quello di fra Silvestro ancora è vero,

ma non in tucto, perchè in alcuno loco è stato levato, come per li

altri processi si può provare con ragione, et in alcuno loco, ancora

è stato aggiuncto, et conoscesi la addictione chiara. Ma quello che

scrisse fra Hieronimo di sua propria mano, non fu mai pubblicato

dagli examinatori, perchè non era a loro proposito, _cum sit_ frate

Hieronimo in epso processo manifestare non esser suto seductore, ma

havere in _verbo Domini_ decto la verità, et che _tamen_, come volse

Dio, questo processo pervenne nelle mani di uno certo adversario del

profeta, chiamato per nome, Giovanni Berlinghieri. Et questo tale

era de’ Signori di Firenze, quando che fra Hieronimo fu morto; però

gli pervenne el vero processo nelle mani; e sebbene era inimico del

Profeta, nientedimeno per curiosità lo conservò. Onde accadde alquanto

tempo dipoi, che il detto Giovanni fece parentado con Alessandro di

Antonio Pucci, e dette una sua figliuola per donna a uno figliuolo

d’Alessandro. Et facendo un giorno un convito al suo genero et altri

sua parenti, entrorno, mentre che erano a mensa, ne’ casi di fra

Hieronimo; et qui era alcuno che credeva et alcuno che non credeva, et

entrorno ne’ facti del Processo; perchè alcuno disse: el vero Processo,

scripto di sua mano, non si esser mai visto nè publicato, et non si

sapeva dove si fussi. La mensa è una dolce colla che fa lubrica la

lingua: el detto Giovanni essendo così allegro nel convito, rispose

e disse, che il vero Processo di fra Hieronimo era in piè, et che

lo haveva appresso di sè; e così, quasi per vanagloria, havendo la

cosa nello scriptoio serrata, andò ovvero mandò per esso, et presente

tucto el convito, tenendolo così in mano aperto, lo mostrò ad tucti

li sua parenti convitati; ma non lo volse lassare leggere a persona,

nè etiam lo volse leggere epso. Onde questo fu manifesto segno che

il Processo non conteneva errori, perchè lo aria lassato leggere ad

ciascuno; imperò epso Giovanni era adversario del Profeta. Fu pregato

da più persone che lo dovessi leggere o farlo leggere; ma lui non volse

mai, nè etiam volse che li uscissi delle mani; ma rispose et disse:

basta che io vi ho mostro el vero processo, scritto tucto di propria

mano di fra Hieronimo; et sottogiunse ridendo et disse: così si fa la

mostra della cintura di Prato; et decto questo, lo portò in camera, et

serrollo dove era serrato prima. Et questa cosa fu publica et divulgata

per Firenze. Ma deh! odi quello seguì dipoi.

_Volpe_. Che cosa?

_Agricola._ Non passò molto tempo che el sopradecto Giovanni

Berlinghieri morì. Ma sappiendo alcuno de’ primi di Firenze, di quelli

che examinorno fra Hieronimo, ch’epso Giovanni era morto, et ch’el vero

Processo gli era restato nelle mani; andò a trovare con prestezza la

sua donna, perchè temeva non si pubblicassi el decto Processo, et così

si conoscessi la falsità delli altri Processi, che furno falsamente

facti stampare sopra fra Hieronimo, et così rimanessino svergognati li

examinatori et in pericolo di esser morti: onde domandandolo non gli

fu dato. Et quello allora disse alla donna del decto Giovanni in questa

forma, secondo che lei et altri sua parenti hanno ancora testimoniato;

dissegli adunque: fate distracciare et ardere quello processo et

scripture di fra Hieronimo, et non le publicate nè date fuora, per

conto alcuno; perchè metteresti le spade in mano al popolo di Firenze

et a’ Frati di San Marco, et così la pregò molto strectamente.

_Volpe_. Tu mi fai maravigliare.

_Agricola._ Queste non sono migha favole, ma sono cose verissime, et

la casa di Alessandro Pucci, per molti e molti anni ne ha renduto

testimonianza; imperocchè Mª. Sibilla sua donna, che sai di quanta

nobiltà, prudenctia et sanctità si può laudare, fu una di quelle

persone che si trovò a quel convito sopradecto, et che dalla donna

di Giovanni fu ragguagliata, et ne ha dato notitia a molte et molte

persone, che sono forse più di cento; sicchè tu vedi con che buon

fondamento io parlo. Et questo basti quanto al numero dei veri et non

falsi processi.[691]

_Volpe_. Chi fu quello gran ciptadino che andò a trovare la sopradetta

donna di Giovanni Berlinghieri, et che gli decte el consiglio che hai

decto?

_Agricola_. Fu Piero degli Alberti che etiam vive, quello, dico, ch’era

degli Examinatori del Processo, quando fra Hieronimo sotto di quelli fu

morto.

_Volpe_. Seguita di dire quello che vuoi.

_Agricola_. Quanto al numero degli altri processi, che particolarmente

furno facti sopra fra Hieronimo, dalli seculari et dalle persone

ecclesiastiche; dico averne lecto tre o quattro; et l’ultimo fu quello

che papa Alessandro VI gli fe’ fare, quando, con cosa facta, mandò da

Roma el mandatario suo, chiamato per nome Romolino Spano, che dipoi

fu facto cardinale, et maestro Giovacchino Veneto generale dell’Ordine

Predicante. Et in questo ultimo processo, che ebbi l’originale proprio

nelle mani, che fu facto sotto brevità et dal notaio ser Cecchone,

mentre che fra Hieronimo actualmente era martoriato, trovai che essendo

legato fra Hieronimo alla tortura, confermò con alta voce, che tucto

quello che havea predicato et predecto in _verbo Domini_, erano cose

vere et non false, et che vi voleva mettere la vita, et parlò molto

vivamente. Tamen li comissari apostolici non apprezzando le sue parole,

lo ferno tirare in alta tortura et lo martoriorno crudelissimamente.

Et lui, visto che non volevano intendere la verità, incominciò a

mutar vocaboli, ma non sententia, fingendo di non esser quello che

lui era, fingendo, dico, senza mendacio, _nam fingere licet sed non

per duplicitatem_. Ma di questa materia noi ne tratteremo più oltre.

Et così accusandosi in genere peccatore et havere errato, cessorno

di martoriarlo. Et nota che questo termine del confessare la verità

apertamente et dipoi occultarla, fra Hieronimo lo tenne quasi tante

volte, in quanto dalli seculari et dalli ecclesiastici fu diversamente

martoriato, che furno, in 45 giorni che lo tennono vivo, molte volte;

et sappi che lui et li sua compagni furono tormentati con diversi

tormenti, e furno con tormenti interrogati di tucta la vita loro,

poichè nacquono. Item in questo medesimo ultimo processo, lessi che

alcuno di loro fu interrogato d’alcuna cosa, ohimè! debbolo io dire? Io

lo dico pure: e’ fu (_da_) alcuno di loro domandato, se gli haveva mai

comissa sogdomia alcuna.

_Volpe_. Deh! io non credo poi che fussino domandati di tanta

scena[692] e abominevole cosa!

_Agricola_. Che tu pensi forse che regnassi vergogna negli

interrogatori? La cosa è più vera che io non dico, et non l’ho per

terza copia; ma hollo lecto in sul proprio originale, cioè in su la

prima boza che fece ser Cecchone di ser Barone, quando pigliava e’ capi

di quello che diceva fra Hieronimo et li altri sua compagni, mentre

erano tormentati separatamente.

_Volpe_. Da chi havesti tu questo tale processo?

_Agricola._ Hebbilo da M. Jacopo Monelli canonico del Duomo di Firenze,

homo exemplare et di virtù ripieno.

_Volpe_. Et lui donde l’ebbe?

_Agricola_. Tu vuoi sapere troppo oltre: io lo so perchè me lo disse;

ma lui anchor mi disse ch’io non ne dicessi nulla. Ma se tu lo vuoi

sapere, ascolta nell’orecchio e te lo dirè pian piano: sappi che lui

lo hebbe dalla propria donna di ser Cecchone, et se non mi credi, va a

trovar messer Jacopo, el quale anchora vive, et lui te lo dirà, et così

conoscerai che io non ti ho decto mendacio alcuno.

_Volpe._ Questo tale processo non fu messo in istampa?

_Agricola._ Perchè non era a proposito di papa Alessandro, nè delli

adversi del Profeta, che già lo haveriano forse facto.

_Volpe_. Che altri processi hai tu visti?

_Agricola_. Io ne ho visti et lecti due altri che furono facti,

innanzi a questo ultimo, dalli seculari, cioè dalli examinatori che

dalla Signoria di Firenze furno ordinati: uno è quello che fu messo

in stampa; l’altro se ben mi ricordo, è quello che fu transcripto

nelle Pandette di Palazzo de’ Signori. Tamen questi dua, in molti

luoghi non si concordano, anzi si contradicono de directo; imperocchè

in quello delle Pandette appare esser scripta questa sententia:

_Cittadini mia, quando voi trovate questi inimici che non credano le

cose che ho decte, et che habbino facto qualche errore, castigateli

grandemente come inimici della fede di Christo_. Chi considera bene

questa sententia, fra Hieronimo viene ad haver confermato et non

negato le cose profetate. Tamen nel processo stampato non appare questa

sententia in loco alcuno, ma più presto l’opposito. Ecco adunque che,

contradicendosi questi processi, vengono a dimostrare espressamente

quanta fussi la malitia et somma iniustitia degli adversi. Et sappi che

la subscriptione di frate Hieronimo, come appare etiam nel processo

delle Pandette di Palazzo, dice ch’el processo è suto postillato o

vero glosato da ser Francesco di ser Barone. Et un altro ancora ne

ho lecto de’ 25 aprile, che dice nella subscriptione el medesimo.

Onde la ratificatione del processo che è in stampa, viene a essere

falsa, perchè è discrepante da quella che appare scripta nel libro

del Palazzo. Per la qual cosa non si debbe prestar fede ad nessuno di

quelli processi; ma solamente si debbe prestar fede, in tucto e per

tucto, a quello scripto proprio di mano di fra Hieronimo et di fra

Domenico da Pescia. Quello di fra Silvestro è in gran parte vero, ma

non tucto, come dissi poco fa; et el difecto pare essere proceduto da

altra mano che dalla sua, benchè non v’è cosa di molto momento.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 105 / 142 题