(Lib. IV, Cap. VIII.)
_Dal secondo libro del_ Vulnera Diligentis _di frà Benedetto_.[689]
Del fine dello esperimento, quanto alle inconvenienti obiectioni
fatte alli Frà Minori, di quelli delia famiglia; et come par loro
defecto non andò innanzi la cosa del miracolo, et de’ pericoli che
portò il Profeta di esser morto. — _Capitolo_ 11.
_Agricola_. Hora accadde che quel frate Francesco di Puglia sopradecto,
el quale haveva mossa simulatamente questa cosa, visto pure esser
comparso fra Hieronimo, il che avanti non credette mai, et haver menato
fra Domenico da Pescia, per mandarlo nel fuoco con quello ch’el detto
fra Minore havea fictamente ordinato, incominciò ad sinistrarsi.
_Volpe_. Et che fe’?
_Agricola_. Stavasi suffitto non so dove in palazo, con quello frate
Giuliano laico che s’era offerto al fuoco, et nessuno di loro usciva
fuora, come quelli che con ordine della Signoria adversa del Profeta,
non volevono che la cosa havessi effecto, per paura di non perdere la
vita. Ma fra Hieronimo aspectava pure che venissono fuora al cimento,
com’era venuto lui, adciò si mandassi nel fuoco l’uno frate et l’altro,
et havessi effecto la cosa, secondo la capitulazione facta.
_Volpe_. Haveva ordinato la Signoria di Firenze chi fusse sopra questa
cosa del fuoco?
_Agricola_. Quattro cittadini furno dati dalla Signoria sopra al
fuoco: dalla parte del Profeta era messer Francesco Gualterotti
et Giovanbatista Ridolfi; dalla parte de’ frati Minori era Tommaso
Antinori et Piero degli Alberti. E’ quali passate alquante hore da che
el Profeta fu comparso, furno mandati dalla Signoria a domandare fra
Hieronimo, per qual causa tanto s’indugiava di fare lo experimento et
che non s’indugiassi più questa cosa; et el Profeta rispose et dixe:
che aspettava loro et che era venuto per ciò; et sapevagli male che
il popolo stessi tanto a disagio. Et breviter disse che facessino
comparire el frate di San Francesco a loro posta, perocchè dal canto
suo era in ordine di mandare fra Domenico da Pescia nel fuoco. Li
comessari referirno alla Signoria la imbasciata e responsione del
profeta; onde quando la parte contraria sentirno questo, ciascheduno
de’ fra Minori più che mai cominciorno a temere; et fra Francesco
di Puglia allora in palazo, incominciò a mettere obiectione et fare
exceptioni, et dixe che si dubitava frate Domenico da Pescia havere le
vestimenta incantate: Oh! poca fede di frate. Se Christo et la verità
era dal canto suo, posito etian che fra Domenico havessi le veste
incantate, il che era falso, come mai poteva credere che Christo si
lasciassi superare dagli inganni et incanti? Ma nota che li fra Minori,
quando si capitulò, dubitandosi loro che fra Hieronimo non amaliassi
o incantassi i panni di chi lui mandava nel fuoco, dicevano el loro
dubbio; al che fu risposto, che provedessino d’uno abito a lor modo
secondo l’ordine predicante, et con quello vestissino frate Domenico
da Pescia avanti che entrassi nel fuoco. Et lor dissono di farlo;
tamen quando si condussono al cimento non l’havevono proveduto, et pur
facevono la obiectione. Onde vennono el primo tracto ad mancare delle
convenzione facte.
_Volpe_. Che rispose Fra Hieronimo ad questa lor tale obiectione?
_Agricola_. Che credi? Incominciò così ad ridere et dette licentia,
orato ch’hebbe, a’ frati di Santo Francesco, che dispogliassino frate
Domenico et vestissinlo con le vestimenta d’un altro de’ sua frati ad
lor beneplacito, et dixe poi: _Costoro mettono tempo in mezo, idest per
condurci qui di nocte, et non staranno contenti anco a questo_. Et così
li fra Minori menorno fra Domenico in palazo, nella Camera dell’Arme,
et lo dispogliorno nudo, et cercorno fra’ sua panni se vi era alcuna
poliza scripta ovvero incanto, et non trovorno incanto alcuno, et
vestironlo delle vestimenta d’uno frate di quelli del Profeta, che a
lor beneplacito havevano preso, e chiamavasi per nome frate Alessandro
Strozzi che ancora è vivo. Ma credi tu che per questo, epsi fra Minori
fussino contenti? Non lo credere; imperò mossono un’altra obiectione
simile alla prima; et dissono che le veste, cioè li paramenti sacrati
con li quali frate Domenico voleva passare pel fuoco, etiam erano
incantati et per quello incanto epso non poteva ardere. Et el profeta
concesse loro di nuovo che lo parassino con altre veste sacrate:
et così fu facto. Onde gli fu misso indosso un altro camice et una
pianeta verde con stola, amido et manipulo. Et el Profeta mandò loro
a dire, che non mettessino più exceptioni, nè più tempo in mezzo,
perchè questo non era secondo la capitulazione et ordine dato; ma che
uscissi fuora chi haveva a entrare nel fuoco col suo frate. Et loro
la menavano pure per la lungha quanto potevano; anzi spogliato che
hebbono frate Domenico da Pescia, e rivestitolo d’altre veste, epsi fra
Minori domandorno di parlare alla Signoria secretamente; il che non
si conveniva, massime non essendo presenti e’ frati del Profeta. Ma
frate Domenico, mentre era in palazo, veggendo questi prolungamenti,
et spesso veggendo parlare nell’orecchio dalli fra Minori, hora a uno
cittadino, hora a un altro; istomacato di simili bisbigliamenti et
prolungamenti di tempo, si volse a Piero degli Alberti, ch’era per la
parte de’ fra Minori, et dixe: _O Piero, che s’indugia egli tanto al
presente? Perchè non si va hora a metter fuoco? Che bisogna hora menare
la cosa per la lunga et metter tempo in mezo? ora è mutato lo habito;
hora non c’è più sospecto. Che dunque più s’indugia? Io veggo, Piero,
che la cosa s’intorbiderà._ Et così fra Domenico molto si affaticava
in sollecitare Piero, adciò la cosa havessi effecto, replicando sempre
queste parole, cioè: _La cosa s’intorbiderà, la cosa s’intorbiderà_.
Allora Piero delli Alberti rispose a fra Domenico et dixe: _Non
habbiate paura, che a ogni modo e’ frati v’andranno nel fuoco_. Et fra
Domenico pur diceva: _No, Piero, e’ fanno per intorbidare. Che bisogna
che si facci tante cose? Su andianne_. Et Piero rispondeva: _No, fra
Domenico, io vi dico che gli andranno, et se non vi vanno, io dirò che
lor sieno e’ maggiori ribaldi del mondo; ma e’ vogliono prima dire una
parola alla Signoria et non si perrà_[690] _molto_. Et decto questo,
alzò la testa verso le finestre della corte, dov’era la guardia della
Signoria, et con alta voce dixe: _Questi padri di Sancto Francesco
chiedono di parlare un poco alla Signoria_. Et così e’ decti frati
furno introdocti, et secretamente parlorno alla Signoria ch’era adversa
di frate Hieronimo et di fra Domenico, et quello che si conchiusono non
si seppe. Hor pensa quanto el populo stava a disagio. Ma certamente
queste cose et tucte queste obiectione con le altre che ferno, erano
cose ordinate in prima, adciò stando el populo a disagio nascessi
murmorio, et dal murmurio qualche discordia o qualche romore, utinam
non procurato, respecto al quale s’apichassi la mistia et tornassi
la briga in capo al Profeta e ad alcuni altri de’ sua. Et in segno di
ciò, ecco che in questo mezo si levò in piaza grandissimo romore; et
ebbe principio da uno certo Bravo staffieri, o vero amico di Giovanni
Manetti adversario grande del Profeta. Et di questo piccol principio
tucta la piazza si levò in arme, et incominciorno i nemici del Profeta
con grande romore e in grande numero a venire inverso el palazo. Ma el
Profeta, sentendo questo gran romore (mentre lui però parlava con Piero
degli Alberti, che allora era suo grande avversario) subito lassò di
parlar seco, et voltossi al Sanctissimo Sacramento che havea posato
in su uno certo altare facto a posta, e prese el decto Sacramento in
mano, e con prestezza si voltò con epso inverso el romore. Et Piero
degli Alberti allora gli dixe: _Padre non habbiate paura. Et el sancto
Profeta rispose: Non ho paura, no. Di che ho io haver paura, che ho il
mio Signor meco?_ Ma certo, mirabile et grande cosa è a narrare quello
che accadde. Imperò non sì presto hebbe facto el Profeta col Sacramento
questo atto, che la guardia ordinaria della piaza, ch’erano forestieri,
andorno contro ad li altri inimici del Profeta, che venivano inverso el
palazo, et gridando forte, dissono a quelli che tornassino indietro,
che non era advenuto male alcuno: per la qual cosa la parte adversa
incominciò alquanto a rattenersi d’andar più avanti. Et in tucto questo
el cielo si turbò, et incominciò a tonare fortemente con molti baleni
et venti, et misse una sagipta con grande spavento et terrore di tucto
el popolo, et venne una repentina et tempestosa acqua, in modo che
ciascheduno tremava et tucte le porte ancora della ciptà erano serrate.
Et così piacque a Dio col segno et terrore del cielo di fare che
non seguissi scandalo alcuno, posito fussi ordinato. Questi (chi ben
considera) furno tucti segni di gran tradimenti.
_Volpe_. Che seguì di poi?
_Agricola_. Seguì ch’el sopradecto fra Francesco di Puglia colli altri
sua, essendogli, come decto è, stato concesso da fra Hieronimo tucto
quello che havea domandato, circa alle vestimenta et alla pianeta che
fece mutare a fra Domenico; ancora non per questo volse mandare el
frate suo, che entrassi nel fuoco insieme con fra Domenico, perchè le
convenzioni ovvero capitoli facti dicevono che non dovessi entrarvi
l’uno senza l’altro. Ma che ferno li fra Minori? Certamente senza
alcuna erubescenza menorno fra Domenico nella Loggia, donde s’era
partito per mutarsi le vestimenta, et tenevonlo in mezo di loro
per paura, perchè fra Hieronimo non lo incantassi, et cominciorno
di nuovo a mettere altre obiectioni et fare nuove exceptuazioni.
Onde, dandosi loro a intendere che per vedere essere in mano a frate
Domenico un Crocifisso di legno, lui volessi entrare nel fuoco con
epso; pertanto dixono che non volevano che lui entrassi nel fuoco
col detto Crocifisso, perchè si dubitavano che non fussi incantato,
et pur ritornavano a ogni punto sul dubio dello incantesimo. Allora
fra Hieronimo dixe alli comissari che riferivono le imbasciate, in
questa forma et in sententia: _Questi Padri hanno paura che noi siamo
incantatori et diabolici, et dubitonsi che noi habbiamo incantato
insino al Crucifisso, et credono la nostra confidentia essere nel
diavolo et non in Christo. Ma io voglio, che ciascheduno vegha con
li propri occhi la nostra confidentia et fortezza essere in Jesu
Christo, et non ne’ diabolici incanti. Et in manifesto segno: ecco
io sono contento che fra Domenico nostro non porti seco nel fuoco el
Crucifisso di legno, ma porterà con seco el Sacramento del corpo del
nostro Salvatore Jesu Christo_. Tamen el sopradecto fra Francesco di
Puglia con li altri sua fra Minori, vedutisi costretti, risposono,
senza vergognarsi, che non volevono; e biasimavano fra Domenico e fra
Hieronimo, dicendo che loro volevono ardere Christo. Ma el Profeta
rispose, che chi teneva che el Sacramento potessi ardere, era infedele
et eretico; perchè el Sacramento non può ardere, ma ben possono
ardere le spetie et gli accidenti, e’ quali miraculosamente, come
dice San Tommaso, stanno qui senza subiecto, ut fides locum habeat;
et etiam può ardere chi li porta, et può ardere la cosa in che è
portato. Ma perchè li fra Minori mostravono havere sospecto, che el
piedistallo in che era il Sacramento non fussi incantato; disse fra
Hieronimo: _Forse alcuno ha sospecto che noi habbiamo collegato el
diavolo in quello tabernacolo. Come volete voi però ch’el diavolo stia
per incanti insieme con Christo? Ma crediatemi di questo, che solo
quello velo con che è coperto non arderà._ Breviter li fra Minori non
volsono achonsentire; et l’hora era già tarda; et loro multiplicavono
nuove exceptioni, come quelli che insieme dacordo con la Signoria,
non volevono che la cosa havessi effecto, per quello ch’è detto
innanzi. Pensa tu che e’ vennono a tanta insania, che lor dissono
che temevano che quella hostia, non ch’altro, non fussi consacrata.
Et fra Hieronimo, conoscendo el advedendosi che con simile indecente
obiectioni volevono quivi condurlo di nocte; però dixe che havea loro
concesso tante cose che non ne volea conceder più. Ma li fra Minori,
senza solvere le ragioni che erano decte lor contro, pur dicevano
con indignata et tortuosa vista, che non volevono che fra Domenico
entrassi in decto fuoco col Sacramento, et che si dubitavono che
l’hostia non fussi consacrata. Breviter, el Profeta ancora rispose a
quelli di nuovo, con maturo parlare et optime ragioni, et dixe: _Se
io vi concedessi questo, non già per questo sareste ancora contenti,
ma troveresti nuove liti per non venire al cimento del fuoco. Non vi
dia noia l’entrare fra Domenico col Sacramento nel fuoco: non vi dia
noia, dico, perchè el Sacramento non può ardere se non in quanto alle
spetie; et di questo lassatene lo scrupolo a me, perchè io so certo
che il mio frate uscirà del fuoco inleso et senza nocumento alcuno_.
Et sottogiugnea dicendo a detti fra Minori: _Se io non vo in verità,
portando el Sacramento nel fuoco, vengo adunque per questo piuttosto
a concitarmi contro el Signore; epperò non vi dia noia in che modo
io facci entrare nel fuoco el mio frate, o col Sacramento, o col
Crocifisso, o con altra Croce. Andate pur voi nel fuoco con chi vi
pare, che io non me ne curo_. Et così rispose ancora a l’altra ragione
di detti frati dicendo: _Voi dite che temete che quella hostia non
sia consacrata, et che in quello cristallo o vaso dove si tiene decta
hostia, non vi sia facta qualche malia. Ad questo vi dico, che se così
è che l’hostia non sia consacrata, adunque io concito più el Signore
contro di me; perchè io vengo a fare il peccato della idolatria,
facendo adorare una hostia non consacrata. Et ancora se io ho facta
malia nessuna, o costretto demonio nessuno in quello cristallo o vaso,
come temete; ne seguita questo che, faccendo io adorare quello che non
è Sacramento, et dipoi facendo ancora quest’altro, cioè la Nigromanzia,
in costringere el demonio; ne seguita dico che il Signore, come tristo
idolatra et incantatore mi farà mal capitare, et permetterà che il
mio frate muoia et arda nel fuoco. Ma se voi dicessi: No, el frate
che ha entrare nel fuoco, cioè fra Domenico, va semplicemente et per
la sua semplicità, el Signore non permetterà che lui arda; onde può
stare che voi el quale non vi tocca a entrare nel fuoco, habbiate
facto qualche malia, o non consecrato o simil cose; io vi rispondo:
che frate Domenico non per questo saria excusato d’uno grave peccato;
perchè mettendosi lui a una cosa così facta, doverria averla pensata
molto bene, et però non saria scampato per simplicità. Ma el Signore
più presto permetterebbe che gli ardessi in decto fuoco, per la sua
prosumptione, mettendosi a tanto pericolo così leggermente. Onde,
aggiugnendosi ancora, oltre al suo defecto, la mia malignità, et tanti
incanti che voi temete; chi dubita che lui non ardessi? Breviter,
quell’hostia che dite che non è consacrata, io non l’ho consacrata, ma
l’ha consacrata un altro; et èssi tolta una hostia consacrata adcaso,
et non sono ito colà et misso nello pisside una hostia ad mio modo:
sicchè non vi dia noia el modo del nostro entrare. Benchè io vi dico,
che anche questo forse vi concederei senza mio obbligo, così come
senza obbligo vi ho concesso le altre cose; ma cognosco che ancora
troverresti cavillationi, sicchè pertanto fate or voi._
_Volpe._ Che risposono e’ fra Minori a queste ragioni?
_Agricola_. Non risposono altro, se non che dissono che non volevono
ad nessun pacto, che fra Domenico portassi seco il Sacramento nello
entrare nel fuoco. E fra Hieronimo diceva, che voleva mandare el suo
frate ad suo modo, et che mandassino el loro frate come a loro pareva;
tamen quelli non volsono mai adconsentire, et così per loro defecto non
andò innanzi la cosa da loro mossa et principiata; anzi si partirno
et ferno faccia di meretrice, imperocchè senza erubescenza alcuna,
bugiardamente andavano dicendo che havevono havuto victoria, et così
scripsono lectere per tucto.
_Volpe._ Che seguì di frate Hieronimo, quando si furno partiti e’ fra
Minori?
_Agricola_. Frate Hieronimo, allora fu licenziato dalla Signoria
con tutti li sua frati; et con quello ordine bello et honorevole
che vennono, con quello medesimo etiam ritornorno alla loro chiesa,
cantando: _Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hereditati
tuæ_. Et mentre passorno per li loro adversarii, chi diceva: _dagli,
dagli adosso_; chi diceva: _hora è tempo_; alcun altro diceva: _su
qua, che stiamo noi a fare?_ Altri dicevono loro: _excomunicati_;
altri: _pinzocheroni et hipocriti_; altri: _sodomiti_; et chi una
parola ingiuriosa et chi un’altra. Ma come piacque a Dio, sebben furno
ingiuriati con male parole, tamen non furno per allora altrimenti
offesi. Drieto alli frati venne, in defensione del Profeta, uno
valentissimo soldato fiorentino chiamato Marco Salviati, con circa
venticinque compagni armati, per li casi che potevano advenire; et
nota che giunti che furno e’ frati col Profeta alla loro chiesa di
San Marco, donde processionalmente s’erano partiti, et lasciato in
orazione più di mille donne, trovorno etiam esse donne non essersi
mai partite di chiesa ad fare oratione, et erano state più che di sei
hore continue. Onde il Profeta, subito ch’ebbe posato el Sacramento,
montò in pergamo et recitò la cosa com’era andata, de verbo ad verbum;
et io che mi ritrovai esser presente ad queste cose, viddi et conobbi
che fra Hieronimo non lasciò alcuna cosa, che lui non recitassi in
pergamo, secondo la mera et pura verità: et questo è quanto seguì dello
experimento del fuoco. Ma noto ti sia questo gran segreto, che pochi
giorni passorno dopo el prefato cimento, che più persone andorno dal
superiore spirituale della ciptà di Firenze, per licentia et facoltà
di farsi absolvere; perchè quelli tali, innanzi al cimento havevono
coniurato _manibus propriis_ amazzare in quello dì del cimento el
Profeta. Et se tu ti vuoi meglio certificare, va et domandane Messer
Bartolommeo Redditi che ancora vive, al quale dal prefato superiore gli
fu decto, et lui ne ha renduto et del continuo rende verace testimonio.
Et il decto superiore fu messere Pietro Maria da Perugia, che allora
era vicario generale dello Archiepiscopo di Firenze.