XLIV.

(Vol. II, pag. 108.)

_Due lettere che annunziano quelle scritte dal Savonarola ai

Principi_.[659]

1.

Domino Nicholao del Nero, oratori Florentino in Hispania.

Pro regibus Hispaniarum.

Carissimo fratello. Tu sai quanto tempo in questa città, el venerabile

Frate Hieronymo da Ferrara se è sforzato introdurre el ben vivere

cum la fede di Christo, et di quanto bene è stato causa, maxime della

salute di tutto questo popolo, et quanta experientia se è facta della

sua singolare doctrina el della integrità de vita, et quanti segni

mirabili siano visti delle cose per lui predicte, parte verificate in

la nostra città: et così speramo s’habbia ad verificare el resto. Lui

non cessa predicare la renovatione della chiesa, et conversione de

infideli alla vera fede de Cristo, minacciando molto ad questa Italia

et maxime ad Roma, per la scellerata et pessima vita de’ prelati et

preti, in li quali senza dubbio regna omne abominatione de vitii.

Et per questo, sentendosi loro pungere et reprehendere di quello

che pubblicamente non si vergognono fare, si sono adirati et voltati

insieme cum tutti li captivi, così della città nostra come di fuori,

ad perseguire crudelmente questo servo di Dio; unde el Papa, sotto

pretesto di disubbidienza, lo ha excomunicato perchè non predichi. Ma

essendo troppo manifesta la malignità e iniquità di decta excomunica,

facta per ruinar questa città et tutto el ben vivere, non se ne

tiene conto alchuno; anzi dicto Fra Hieronymo ha scripto al Papa una

lettera molto terribile di sua propria mano,[660] come la vedrai per

la inclusa copia, la qual ho procurato de haver ad puncto. Et ultra,

ha detto in pergamo, di voler scoprire cose da far stupire el mondo,

et provarle, non solo cum rasone et via humana, ma cum miraculi;[661]

le quali cose sono da stimare assai et doverebbono far resentire ogni

fedel cristiano, udendo tanto vitupero nella chiesa de Dio, el qual

mi maraviglio come habbi comportato fin ad qui: et però credo senza

dubbio abbia ad seguir quello che minaccia questo nostro padre, quando

mai[662] lui non lo dicesse; perchè altramenti bisognerebbe dire che

Dio havesse abbandonata la chiesa sua.

Et, però, sapendo io che la Maestà de quelli Ser^{mi} Re et Regina

sono zelantissimi della fede di Christo; le ho scripte queste cose

degne de adviso, acciocchè li possi informar del tutto, perchè a loro

principalmente tocharebbe ad provvedere ad simili errori cum li debiti

Concilii, che già erano usati farsi. Et certo, sarebbe maior merito

ad pigliar cura di questa, et perseguire questi scellerati, che far

guerra ad Turchi et a Mori; perchè, non provedendogli, el fondamento

della fede cristiana va per terra, et quelli che li ponno far qualche

remedio, non facendolo, ne haranno ad render rasone ad Dio.

Non sarebbe maraviglia ch’el decto padre ne scrivesse un dì, qualche

cosa ad quelli principi, essendone inspirato da Dio; perchè dice

lo vuol fare noto ad tutto el mondo, et io l’ho molto confortato

ad ciò, per la fede che io ho in la devotione di cotesti christiani

et chrystianissimi Re et Regina; ad li quali Dio daghi victoria et

felicità sempre, in questo et nell’altro seculo. Bene vale.

2.

Domino Joachino de Guasconibus, oratori Florentino in Gallia.

Pro rege Francorum.

Magnifico et honorando ambasciadore. Credo havete inteso quante

persecutioni sieno nuovamente excitate contro el nostro P. Fr.

Hieronymo da Ferrara, maxime da Roma, per scoprir lui le ribalderie

della cherica abominabile a Dio et al mondo. Unde el Papa, sotto

colore di disubbidientia, lo ha excomunicato, minacciando a voi dello

interdecto, acciò non predichi; istigato maxime da alcuni cattivi della

vostra città, che vorrebbeno poter fare ad lor modo. Ma tutti li boni

et amatori della verità et del vivere civile, conoscendo tanta expressa

iniquità, per la qual si cerca di ruinar tutta questa città et el viver

Christiano, non ne fanno stima; maxime havendo tanti anni experimentato

la singolare doctrina et sancta vita di questo homo, el li fructi

mirabili facti in la nostra città, del ben vivere, et da quanti

pericoli per li boni documenti et sancte orationi sue siamo stati

liberati. Et queste cose ne ha predicte, che habbiamo tocco con mano

esser seguite; tra’ quali è questo della excomunica et persecutione

grave che haveva ad venire. Certo, cosa mirabile è ad veder quanto

più ogni dì se accende in fervore, predicando tuttavia approximarse

la renovatione della chiesa, et conversione de Pagani alla fede di

Christo; et minacciando terribilmente de’ flagelli ad tutta Italia,

maxime ad Roma, per le intollerabili iniquità sue.

Et, però, el Papa cum tutta quella corte, fulmina; chè non vorrebbono

essere biasimati di quello che non si vergognano far pubblicamente,

in vituperio di Cristo. Ma il bon servo di Dio, disposto per la

verità a mettergli la vita, per questo non resta; anzi ha scripto,

per divino instincto, una lettera molto rigida al Papa, come vederete

per la inclusa copia, la qual ho cercato de haver ad puncto, ad ciò

la possiate monstrare alla Maiestà di cotesto cristianissimo sire.

Et oltra, predica haver ad scoprire cose che farà stupir tutto el

mondo; le quali proverà, non solo cum rasoni humane, ma etiam cum

miraculi divini. Grande cose sono queste, et non più udite nè viste

ai tempi nostri, et da fare riscaldare ogni adiacciato pecto; maxime

vedendo in quanto vituperio è ridocta la chiesa de Dio. Et pare che

nessuno se muova ad provederli, cum fare li debiti Concilii, como già

si soleva; et spetialmente chi gli potria provedere, come è quello

christianissimo Syre; che dubito non ne habbi, e lui et li altri a

chi specta, ad rendere una gran rasone a Dio, provocandosi gravemente

contra se medesimi l’ira d’epso Dio, per tanta negligentia et poca

cura havuta dello honor suo: che senza dubbio et senza comparatione,

sarebbe molto maggior merito ad provvedere ad simili inconvenienti,

che ad sottomettere tutti li infedeli; perchè mancando el fundamento,

ruina tutta la fede di Cristo. Et, però, non me maraviglio, se el Padre

dice che la chiesa si habbi ad renovare; che quando questo non fussi,

bisognerebbe dire che l’havessi in tutto abbandonata. Dio metta in

core a cotesto Syre et ad chi può, di non lassare in tanto vilipendio

el pretiosissimo sangue de Christo, che, in vero, sta peggio in mano

di questi scellerati prelati et preti, che non staria in mano de Judei

et de Mori; perchè pur quelli credono qualche cosa, ma questi, per le

opere sue, mostrano non credere nulla. Et chi ne vole esser certo, vada

ad Roma et veda quel che se fa in pubblico; non dico poi in occulto,

chè sotto el ciel non si potria pensare le maggiori scelleraggini. Dio

sia quello che gli proveda.

Stimo questo servo di Dio habbia ad far o ad manifestar qualche gran

cosa; et sono certo che de’ primi lo haranno ad sapere, lo farà noto ad

cotesto christianissimo Syre; perchè più volte ha decto quello essere

electo ministro de Dio, et molto desidera et ama la salute sua; et io

per me, crede potrebbe[663] fare un gran bene ad se et ad noi insieme,

li quali per suo amore siamo in captivi termini, et in obbrobrio ad

tutto el mondo, che non è piccolo incarico all’anima sua; ma molto più

è quello che io ho predecto dello honor de Dio.[664] Pur stiamo in bona

speranza de sua Maestà, cum la gratia de Dio, che ci bisogna.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 101 / 142 题