(Vol. II, pag. 87.)
_Lettera di un Anonimo, circa alcune prediche fatte da frà Mariano da
Gennazzano, in Roma_.[642]
Amantissime etc. Depoi che voi non mi avete atenuta la promessa,
di tenermi raghuagliato delle prediche di Frate Jeronimo; voglio in
parte, sotto brevità, farvi intendere quello che à detto Frate Mariano
contro al prefato Frate Jeronimo. La domenica della settuagesima
chominciò ad esporre lepistole di San Pagholo ad Efesios, e disse
chome gli Efesij furono sempre chostanti e fermi in osservare quanto
della fede avevano udito predicare da Paulo, nonostante che dopo San
Paulo fussino tentati da falsi predicatori lasciare la dottrina di S.
Paulo: _Secus fecerunt Ghalate_. Onde el prefato apostolo, scrivendo
a Ghalati, circa principium, dice: o insensati Galati _quis vos
fascinavit non crederunt_ (_sic_) _veritati_ etc.; replicò tre volte
le prefate parole, eschlamando alta voce, e volle denotare lui avere a
Firenze predicato la verità, e dipoi el popolo fiorentino essere stato
male persuaso. La domenica della sessagesima, esponendo in novo, in
quello demostrare quanto è luomo trachallido,[643] e disse che non si
doveva credere a uno del mondo sanza pegnio; ma bene, soggiunse, chel
pegnio erano le buone opere, el qual pegnio nonna lui;[644] e disse al
medesime proposito, che erano certi che sapevano sì bene falsifichare
un Dorino che non si chognoscerebbe, non che[645] pocho pratichi, da
banchieri, sanza paraghone del fuoco: e così andò mordendo per tutta la
predica con simili bottoni.
Dipoi, venendo qua le dua prime lettere di Jeronimo, e lessonsi
per tutto Roma e vennono nelle mani del pontefice, e presone tanta
alterazione quanto dir si può: di che naque el brieve mandò costagiù.
Dipoi, avendo inteso come non cessava di predicare, dinuovo è querelato
con lo oratore acramente e minacciava dello interdetto; e tiensi per
ognuno che, seghuendo le prediche, lo farà. Non si ragiona daltro in
palazzo per tutti e prelati, e pochi se ne schuopre in suo favore;
ma molti non chalano[646] dattendere il pontefiscie, che debba fare
ogni provissione per sopire questa cosa, che anno paura non generi
scisma; e per questo rispetto si disse, che el pontefiscie mandò a dire
a Fra Mariano, che dovessi mostrare lo errore della ostinazione del
dire, che chi tenessi che fossi eschomunicato, stanti a termini, dica
nella predicha, sarebbe ereticho.[647] Fra Mariano la prima domenica
di quaresima ebbe maggiore aldienza non suole, perchè si sapeva la
chommessione aveva auta: fuvi de cardinali, el chardinale di Siena,
quello di San Giorgo e quello di Santa Croce, di Chartagine che è
dotto; eravi ancora Farnese e quello de Medici e San Dionigi. Seguitò
nel principio l’ordine suo dello esporre, e poi dimostrò che Cristo
aveva detto: _diligite inimicos vestros e benefascite his qui oderunt
vos_; ed entrò ne casi di Fra Jeronimo, tanto passionatamente e tanto
incautamente che non fu nessuno che non restassi malissimo sadisfatto,
tanto vituperosamente e inchonsiderate e indigente[648] parole.
Referirò alcune delle sue parole, acciò veggiate quanto può la passione
in quegli che fanno professione delle dotrine.
In primis, parlò _de plenitudine potestatis pontificis_, asserendo
li apostoli avere operato _in virtute Spiritus Sancti descendenti
a Paraclitum luminum_, e che quello è il vero lume, non quello del
Ferrarese che predica nel lume del diavolo e à ardire di dire chel
ponteficie è ferro rotto; e chominciò a gridare; _reabupto arupeus in
ec verba_,[649] _sepius_ reiterando: lebreone, elladrone, lo scelerato
ribaldone. Queste parole assai poi disse: e’ porta la cappa chorta e
predicha povertà, e à la tascha piena di duchati; e chredi a me che
io lo so, e sappi chettu non chonoscerai mai un frate, se non per un
altro frate, perchè noi abiamo più schogli[650] chuna cipolla; sicchè,
settu vuoi chonoscere un frate, domandane unaltro frate; e quivi
fece a sonaglio, vennene in più particulari scioccamente. Poi posò e
disse: papa Alesandro che non si fa fare le medaglie in sua lolde; e
parlò di non so che medaglia che dice: _Frate Jeronimus Savonarola vir
dottissimus e profeta santissimus_; e qui replicò le prefate parole
e altre più vituperose. Agiunse che Fra Jeronimo si fa simile addio
e allui e agli apostoli, in quella predica dove dico che, se quelle
cose che gli a predicate non fussino vere, e che non si intendessino
chome le predichate; che le farebbon dubitare gluomeni che quelle cose
della fede, insino a qui conformate nella chiesa, fussino state burle.
E cominciò a gridare, che questo era il più eretico luogo, el più
venenoso che gli avessi scritto; e non domandate con che parolacce lo
svillaneggiava e rimproverava, sempre dicendo: o papa, o chardinale,
come sopportate voi questo mostro, questa idra; è venuta a questa
lautorità della chiesa, che uno ebriachone se l’abbia a gettare sotto
gli piedi, sì vituperosamente? Disse dipoi: i voglio che tu sappia che
or fa duanni, molti huomoni da bene della patria fiorentina vennono
a me, a domandarmi parere se si avevono a partire di Roma; perchè il
frate aveva detto che per tutto il maggio andrebbe sottosopra, e che
aveva veduto il fuoco; e nonne chaschato un chamino. E allora cominciò
a gridare: tu sarai prima arso tu, scelerato ribaldo; sa tu quando tu
vedi queste visioni? Quando tu ai ingurgato di quel buon trebbiano; tu
sai bene chio so ogni chosa, e poi di che sei il profeta santissimo; e
chotesti tua fanciugli saranno e primi, quando tu sarai arso, a mettere
le fattelline nel capannuccio. Che state voi a vedere? O collegio,
o pontefice, fate provissione; vo’ non sapete bene quello chellui
machina, e dirà cose che farà schurare el sole; ma voi non provedete:
oggimai vi si può fare le fiche neglocchi; e se non fussi per reverenza
ve le farei; e nondineno le fece loro negliocchi, lunghe quanto il dito
era, e gridava che pareva un vero fuor di se.
Ho scripto queste ineptie; acciò voi veggiate come si può, sanza
mormorazione, udire simil parole. Io avvertivo tuttavolta quello che
facevano i cardinali; e invero loro e tutti quegli che l’udirono,
mostrarono molto aver per male quello avevono detto;[651] perchè
aspettavano dovessi proporre quegli errori, chelloro dichono aver detto
Frate Jeronimo, e confutargli con buone e fondamentali ragione; ma e’
nonnapaghò, e però s’aiuta col gridare. Priegovi mi facciate qualche
parte delle sue cose, massime di quelle predicha al presente; perchè
ce qualche huomo da bene che volentieri legge le sue cose, e io n’arò
consolaziono asai. _Finis_.[652]