XXXV.

(Lib. IV, Cap. II.)

_Lettera che racconta il fatto avvenuto nel giorno

dell’Ascensione_.[625]

Jesus. Al nome di Dio, addì 4 di maggio 1497.

Charo in luogo di fratello etc. Dipoi ti partisti non ho tua, simile

non to scripto per non essere accaduto, e questa solo avisarti come

stamani a ore 12 in circa è suto per ire sottosopra Firenze; e questo

fu che fu battuto un tamburo, ancora mentre si predicava in Santa

Maria Delfiore 2 o 3 volte, e dicesi fu umfratello di quel Decti

che è confinato. Intendi che predicava frate Ieronimo, e a quel

romore si levò tutto il popolo e cominciò a fuggire, e di quelli più

ferventi insieme col frate incominciarono a gridare: misericordia!

alzando suso certe croce d’ottone co’ crocifissi, e così le donne

alta voce: misericordia! E a questo romore Bert.[626] Giugni, che de

gl’Otto nuovi, andò in chiesa per attutare il popolo, e fu per essere

tagliato a pezzi da quelli di Fra Girolamo. E molti di detti frateschi

andorono nella via del Cocomero, di numero circa 60, e uscirono

tutti dipoi fuori, con arma in aste, di casa Piero Franc. Tozinghi

e del ricco Cambi; e venendo contro a Fra Girolamo per aiutarlo, di

quelli erano con lui cominciarono a temere e a fugire. Pure non seguì

altro; condussonlo a San Marco e entrato drento gridavano: viva Frate

Girolamo signore. In modo qui è come una spilonca di ladri, e otti

una grande invidia, che dubito fra pochi dì ci si farà tanto sangue

che mal qualcuno; e stanotte si dice era ordinata una congrega di

circa quattrocento armati e aveano circa 50 scure, colle quali aveano

a rompere le porte di Santa Maria Delfiore e gittare in terra il

pergamo, e per negligentia di qualcuno che non si svegliò delle parti,

cioè de’ capi, non si fè. Pure quelli vi si trovarono ne ruppono una

e inbrattorono co più brutture il pergamo, e chi dice fu avvelenato;

pur scoperto questo abuonora, si nettò e per tutto si ripiallò di

nuovo. Non è suto altro: ragunoronsi gl’Otto e altro non è partorito;

che ànno preso troppo grande animo manimettere gl’Otto. Dio voglia

che ben vadia! Per questa non dirò altro, per non avere tempo; che è

suto mandato per me, e l’animo mio, so losai, quanto sia di servirti;

e pertanto, achadendoti cosa alcuna di dì o di notte, o in persona

o altrimenti, comandami; e quando vuoi vengha costì, mene avisa, che

sempre sarò parato ubidirti. Vale e me ama. Tuus

IO. DE BOROMEO. Florentiæ.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 91 / 142 题