(Vol. I, pag. 344.)
_Lettera del Savonarola a Carlo VIII in data del 26 maggio 1495._[533]
_Rex in eternum vive_. Alli giorni passati, scrissi in vostra lingua
cose molto necessarie, per conservatione di vostro stato et signoria,
della quale perchè ne ho gran zelo, non sono stato contento delle
prime lettere, maxime che in questi tempi non vanno bene sicure;
et perciò nella presente replicherò il medesimo in vostra lingua,
acciò che vostra Cripstianissima Corona possi meglio intendere le mie
parole. La charità di Dio, et il desiderio di suo honore, mi stringe
a amare vostra Corona, alla quale porto tanto più affetto, quanto
son certo che, infra li altri principi Cristiani, Dio vi ha electo
a essere suo ministro in questo misterio della rennovatione della
sua Chiesa, cominciata in questo tempo. Et per questo son constrecto
qualche volta scrivere a vostra Maestà; acciò che vi avvertischa
di quello che è necessario per salute di vostra Corona: et per ciò,
Sire inclito, desidero pensiate, l’onnipotente Dio far le sue opere
sapientissimamente, con li debiti mezi; intanto che li predestinati,
de’ quali non è da dubitare che non habbino a conseguitar la salute,
niente di mancho non li conduce per la via di vita eterna, se non per
mezo della sua gratia et delle buone opere, secondo che San Pietro li
excita dicendo: _Satagite ut per bona opera certam vestram vocationem
faciatis_, cioè: sforzatevi di fare che, per mezzo delle buone
operazioni, la vostra vocatione sia certa.
Per ciò vi è necessario, Cristianissimo Sire, essendo electo da Dio,
a observare a’ debiti mezi; altrimenti vostre opere non harebbon
buon fine. Avisando, adunque, vostra Corona come quel medesimo Dio,
sol vostro Dio, (che nel tempo passato mi ha inluminato di vostro
advenimento in Italia et della victoria che vostra Corona ha havuta
et ha a conseguire, se farete quello che al presente vi prenuntio, da
parte dello onnipotente Dio);[534] mi ha monstro certo, che se vostra
Corona non farà che vostri baroni et ministri si portino altrimenti
che infino al presente hanno facto; et se non tenghono altri modi,
Dio ritirerà a sè la mano et faravi rebellare e’ popoli et darvi
molte tribolationi et contrarietà. Il che sarà causa che enterrete
con vostro exercito in grandi et diversi pericoli; perchè inanzi alla
divina Maestà non basta che vostra Corona habbi bona volontà, et non
operi niente di male, se e’ non corregie e’ suo subditi, acciò che
e’ non venghino a opprimere et fare extorsione a’ popoli et città.
Ricordandovi, Cristianissimo Sire, come Saul fu facto primo Re
d’Isdrael et, per la inobbedienza di non observare e’ debiti mezi, fu
reprobato dal regno; et, però, vi scrivo da parte et comandamento dello
onnipotente Dio, et exorto vostra Corona, che in tal modo non tradiate
e’ Fiorentini vostri fedeli servidori, et nolli lasciate offendere; ma
facciate lor bene, nel modo et forma che per tre altre lettere ho[535]
scripto a vostra cristianissima Corona; mosso non da loro, ma sol da
Dio inspirato; non per lor bene principale, perchè questo niente mi
appartiene, per esser forestiero; ma per bene et di vostra Corona et
di sancta Chiesa, et principalmente per lo onor di Dio grande che ne
ha a resultare, che è quello che più d’uno core stringe. Et quando
altrimenti facciate, non solo resulterà male a vostra Corona; ma gran
disonore.
Dicesi per tutto che fate male a’ vostri amici, non obstante che non
creda sia di vostra intentione, ma solo de’ vostri Baroni e’ quali non
vi dicono el vero, ma cercan più el propio utile che el ben et honor di
vostra Corona. Et se vostra Signoria havessi messo in esequtione quello
vi dissi, dico di inanzi vi partissi di Firenze;[536] già havesti
tutta Italia a vostra devotione, et la gratia di tutti e’ popoli, in
modo che tutti vi desidererebbero dicendo; _Benedictus qui venit in
nomine Domini_. Sappiate, Cripstianissimo Sire, come a Dio piace che
e’ Fiorentini sien bene tractati da vostra Corona, maxime havendo con
quella patti, conventioni et capitoli; perchè contro a Sedechia Re
di Jerusalem parla el Signore, per non havere observato e’ pacti a
Nabuchdonosor, el quale non dimancho era infedele, perchè Ezechiel,
al XVII cap. dice: _Qui dissolvit pactum, nunquid effugiet? Vivo ego,
quoniam juramentum quod sprevit et fœdus quod prevaricatus est, ponam
in caput eius_.
Christianissimo Sire, ricordatevi quello che a bocca vi dissi et
scrissi per lettere; come el popol fiorentino è tutto franzese et
sempre, per el tempo passato, è stato fedele di Casa di Francia el
reale servidore di vostra Corona, excepto piccol numero el quale,
contro alla volontà di tutto el popolo, si sarebbe forse acostato co’
vostri adversarii. Et quando, cristianissimo Sire, diate favore et
reputatione a questo popolo, meglio conoscerete lo amore et affectione
che portano a vostra Corona; imperò che se, in tante adversità che ha
al presente, quando[537] è excitata la ciptà da e’ vostri adversarii
con gran promissioni a lasciarvi, vi è non dimancho fedele, et sforzasi
di fare argento ed aiutarvi; quanto più vi sarà fedele, facendovi
questo et meglio, quando la tracterete bene et daretegli reputatione
fra e’ popoli di Italia? Perchè essendo fra tutti e’ popoli di Italia
vostri amici et confederati, maxime per le nostre predicationi;
non dovete dubitare che e’ saran di vostra Corona una reale et gran
fortezza, in mezo di Italia, a tutte vostre imprese; perchè fra tutti
e’ principi et popoli di Italia, solo e’ Fiorentini vi son rimasti
fedeli, e’ quali a vostra Maestà portano vero et naturale amore.
Notificandovi, christianissimo Sire, come sarete fortunato, se
crederrete che la volontà di Dio è (et per suo comandamento vi scrivo,
come e’ vuole) che non sol non facciate male a’ Fiorentini, ma bene;
et diate reputatione a questo nuovo governo et reggimento, et non
ad alchun privato cittadino, perchè e’ privati cittadini cerchono el
proprio commodo, et non el bene di vostra Corona nè di lor republica;
et sarebbono e’ primi a separarsi et partirsi da voi, chripstianissima
Maestà, quando e’ potessin trovar mezi et modi d’apicharvela. Et per
ciò, potete conoscere questa esser la volontà di Dio;[538] et bene
che molte promesse sien facte per le altre potentie di Italia a questa
inclita Città; tamen considerate come insino al presente tempo, nessun
segno o acto di amore, amicitia o benevolentia si è dimostro inverso
di loro, nè alchuno effecto; et siate certo che non si è partita nè
mai si partirà da vostra christianissima Corona, mediante le nostre
predicationi et exortationi. Considerate che in tante loro adversità
dalle quali, chripstianissimo Sire, con una sola parola li aresti
potuto liberare et non lo havete facto; niente dimancho, per questo
non è restato che e’ non sieno stati fermi nella fede di vostra
Corona, il che non harebbon potuto fare, se non per instinto di Dio et
divina inspiratione; et harebono potuto uscire de loro amore naturale
verso di vostra Corona, se lo onipotente Dio miracolosamente non
li avessi guardati et custoditi. El quale vuole che stieno uniti et
colleghati con vostra Maestà et voi con loro, et sotto vostra insegnia,
protectione et favore vuol che sia ampliata et magnificata la lor
libertà et Signoria, et non di alchun particular cittadino. Imperò che
la Divina Bontà ha disposto et deliberato, per tutto mandare a terra e’
tiranni et privati cittadini e’ quali volessino usurparsi el dominio
et principato, o farsi capo di questa florida republica fiorentina,
come pel passato è stato, perchè questo nuovo et popular governo et
reggimento è stato facto da Dio et non da huomo alchuno, et però vuol
che e’ vadia innanzi.
Onde, cripstianissimo Sire, se non observerete questo, da parte di Dio
vi dico et pronuntio queste vere e fedelissime parole, le quali dovete
notare con gran diligentia, cioè: che si adirerà con voi et daravi
molte adversità et non vi darà vectoria, come insino al presente ha
facto; et manderavi tante tribulatione, che alla fine sarete constrecto
di fare per forza, quello che insino al presente non havete voluto far
per amore: _Eius, enim, voluntati, nemo potest resistere_. Et la causa
è, perchè ha electa questa città et halla ripiena di sua servi, et ha
deliberato, al tutto, et disposto di magnificarla et elevarla sotto la
vostra protectione, conservatione, et per le vostre mani, et a vita,
se vostra Corona vorrà; perchè _qui tangit illam, tangit pupillam
oculi eius_. Et dicovi etiam più, cripstianissimo Sire, da parte dello
onipotente Dio che, se muterete modo (il che insino a qui non avete
facto), et che trattiate bene la città di Firenze, vi darà presto
vectoria et, per mezo di sua potenza, vi farà aquistar gran Regno;
et e’ popoli saranno a divotione et obbedienza di vostra Corona; et,
come per lettere vi ho avisato et scripto, el popol fiorentino vi sarà
sempre reale et fedele; et in mezo di Italia vi sarà, come l’ànchora
in mezo la nave; et sarà una cosa medesima con vostra cripstianissima
Maestà, quando darete aiuto et favore alla republica fiorentina, el
non a huomini et ciptadini privati et captivi, e’ quali non caminon
rectamente inverso Dio nè inverso vostra Corona.
Hovvi scripto la volontà dello onipotente Dio, et da sua parte; et quel
vi ho scripto è la verità; et, se vostra maestà non farà quello li ho
scripto et decto dapparte di Dio, li averrà senza alchun dubio tutto
quel male che li ho pronuntiato dapparte di sua divina Maestà. Ma se
farete la divina volontà, di tractar bene e’ Fiorentini et li altri
popoli con molta misericordia (come è obligo di vostra Corona et d’ogni
altro principe); non habbiate paura, perchè Dio mi ha inluminato che
da sua parte vi pronuntii, che tutto el mondo non vi potrà nuocere et,
quando bene tutta la potenza dello universo fussi congregata contro
a vostra chripstianissima Maestà, non vi potrà far male alchuno. È
adunque, sacra Corona, el vostro bene et el male nelle vostre mani,
secondo vi ho prenuntiato in _verbo Domini_. Per el quale priegho
vostra inchlita Signoria che, _per viscera misericordiæ Dei nostri_,
et per la grande affectione et amore che porto a vostra cripstianissima
Corona in _Chripsto Jesù_, che non vi lasciate altrimenti consigliare,
perchè quello vi scrivo è vero come l’evangelio; et tutti li altri
consigli son contrarii a tutto el vostro Stato, a ogni vostro bene et
propria vostra salute.[539]