(Vol. I, pag. 178.)
_Dispaccio della Corte di Napoli a papa Alessandro VI, circa la venuta
dei Francesi in Italia, scritto da Giovanni Pontano_.[499]
Messer Luise. Assai de bon loco ne è stato quasi accennato, non però
che ne sia stato certamente expresso; ma, quando mai non fosse, così
è verisimile, et perchè è verisimile, perciò ve imponemo debeate
conferire le cose infrascripte col reverendissimo Monsignor di Napoli.
Et di poi tale collatione, parte sua Reverendissima Signoria, parte
voi, parte ambodoi, secundo meglio ne parerà, ne parlerete con la
Santità de nostro Signore in la debita forma.
Che sia vero o non sia, se fa iudicio che la Santità predicta habbia
circa questa impresa de re de Francia contra noi consultate multe
cose col duca de Baro, et che quello li habbia resposto, parte
confutando, parte confortando et parte inanimando. Et primo, havendo
sua Santità consultato come essa havesse da procedere e governarsi in
le cose francise, poichè quelle andavano avante, li è stato resposto
dal predetto duca de Baro: primo, commendando sua Santità deli modi
servava; deinde, approbando essere ad proposito intertenere noi et
darne parole, imperò in tal manera, che intendendose da re di Francia,
che non havesse ad pigliarne umbresa; et ulterius, confortandola ad
la impresa la quale, essendo essa unita con dicto re, era summamente
facile; usando etiam queste parole: che ’l desiderio de soa Santità
et li successi sariano felicissimi in tucte cose; et per contrario,
quando se disunisse dal dicto re, che tucti li beneficii quali potesse
havere mai da noi, non fariano proportione ali maiori danni che li
segueriano, desunendose da dicto re. Questa parte, come voi vedete, è
de natura tale che non porria essere peggio, et non è da passarla senza
confutarla; perchè a la Santità soa, della guerra de Italia et nostra
non li pò seguire se non affanni, maxime essendo facta da Francesi li
quali, quando havessero vinto, pò pensare quello che resultaria de la
superbia loro, che cercariano metterese Italia sotto, et levariano ad
la Sede apostolica la auctorità et la potestà che ha de presente, et
per omne via la abasciariano.[500] Et quanto tocca al sangue suo, sa
quel che ha trovato con noi de sangue, de stato, et de titulo; ma non
li è certo quello che li habia ad sequire con re de Francia, il quale
non ha nepote da dare ad suo figliolo; et per gratia de Dio noi stiamo
tali ad casa nostra, che chi ce volrà tollere del nostro, haverà assai
che fare ad toglierlo per sè, o per darlo ad altri; et in questa parte
ve potite assai ben allargare.
Item: havendo dicta Santità monstrato stare sopra de sè, che francesi
non veneriano ad la impresa; dicto duca de Bari li ha resposto: che de
certissimo questo anno dicto re farà in omne modo la impresa, parlando
in questa parte multo affirmativamente; et non de manco, quando non
sequisse, che lui haveva bonissimo modo de intenderlo ad tal tempo, che
sua Santità, senza perdere cosa alcuna con Francia, poria capitolare
et assettarse con noi. Imperò confortavala ad non mutare proposito
et starsi in sua reputatione, et ad non lassarsi così de socto, etiam
quando le cose de Francia non andassero avante; perchè, essendo noi de
la natura che simo, non solamente non lo voriamo per parente, ma non
per cappellano; et che, abandonandosi, resteria ad discretione nostra,
et de quelli soi baroni de terra de Roma. Circa questa parte, et ad voi
et ad Monsignor reverendissimo de Napoli, occorre da cacciarne multo
ben fora, et farli considerare et recognoscere, che andando soa Santità
con quisti modi, si è facta et fa subiecta a li apparati del duca
de Bari; li quali so’ de natura che sempre li cercaranno affanni et
tribulatione, et ad poco ad poco la hanno già per tirata ad la guerra,
et ad le spese tale, che soa Santità ad la giornata se ne avedarà;
che stando ben con noi, vive senza affanni, senza spese et in sua
libertà: et deveria pur advederse soa Santità como et dove è tirata, et
pensare a li fructi de la guerra et maxime de tal guerra, dove va la
vita, lo honore, lo Stato et omne ben mundano. Sichè in questa parte
haverete campo largo da parlare. Advertite ben, che circa queste doe
particularità, sempre se parla de intertenerne et darne parole; donde
è da judicare la fede, qual se possa havere ad le pratiche de dicta
Santità.
Item, consultando dicta Santità, circa le provisione per mare et
per terra che da noi se fanno, dicto duca de Baro li ha resposto:
che noi solamente havimo descripti da tricento in quatrocento homini
d’arme, et dati alcuni cavalli senza dinari, che non era altro, salvo
allegerirne de la spesa de li cavalli; et che circa le cose de mare
facevamo penserò non correspondente, cioè che pensavamo fare più che
non bastavano le forze, et che ad omne nostra defensione andavamo fridi
et tardi. E non havendo provisto fin ad mò,[501] manco haveriamo tempo
de providerne, perchè infra tre misi i Francesi seriano passati, et
però soa Santità devea stare de bono animo, et maxime havendo coniuncta
la fortuna soa con ipso duca de Baro, il quale haveria sempre bona
consideratione in tucte cose che potessero seguire. Per questa ultima
parte, pò ben videre soa Santità, se ’l duca de Baro la tiene per
superiore o inferiore de sè, quando dice che haverà bona consideratione
a le cose che sequeranno, facendose mastro et capo, et lo papa
discipulo et pede. Che, invero, essendo el pontefice de la sapientia
che s’è, doveria pur avedere da mò, dove se trovarà quando sia misso in
golfo. Quanto ad l’armata, noi bastarimo et darimo recapito multo più
alto che altri non estima; et così de le gente d’arme, et ne haverimo
da loco che dolerà ad alcuni, et se avederanno che non simo nè fredi nè
tardi. Et in questa parte, deveria pur soa Santità videre como se lassa
mettere in questi balli, et ad che propositi; et deveria pur pensare
che noi havimo et figli et nepoti che sonno per defendersi, et che
hanno prima ad perdere la vita che la robba; et che la fortuna porta de
stranie varietate, e multo spisso se è veduto in le guerre essere stati
perditori quilli che le hanno mosse, et che non è in potere il fin de
la guerra de quilli la hanno mossa; nè soa Santità, essendo vicario
de Dio, deve volerse mettere ad quisti rischi. In questa intelligenza
è da dire, et però ne remectemo ad la sapientia et grave consiglio de
Monsignor de Napoli.
Più oltre, dicto duca de Baro, ne è accennato, ha mandato ad dire al
papa, inter alia, mostrandosi da soa Santità suspensione de questa
impresa, che dica chi si voglia, e iudichi chi si voglia altramente,
lui dice et iudica nulla cosa essere più ad proposto del papa che
la venuta de’ Francisi contra noi; perchè, senza spese et pericolo,
si liberarà da la servitù nostra per causa de li baroni de Roma; et
abatterà Virginio Ursino, il quale disfacto che haverà, soa Santità
redurà tucti li altri baroni ad soa discretione, et porà dare lo stato
de dicto signor Virginio ad soi figlioli, e assicurarli de quello.[502]
E ad questo effecto era impossibile che soa Santità potesse havere
mai maiore occasione che questa de’ Francesi; et però soa Santità la
volesse cognoscere et pigliarsela con le soe mane.
Da queste particularitate se pò iudicare quale mente habia lo duca
de Baro, et como tenga el papa subiecto; che lo mecte in manifesto
pericolo, et soa Santità non se ne avede. Vole che ’l papa leve lo
Stato ad Virginio, et auctorità ad casa Ursina, quale tanto tempo
lo ha tenuto; et che lo dea al figliolo, securo et senza pericolo
et con securitate, che ben monstra lo duca de Baro loco de maistro,
et persuade al discipulo quel che vole. Soa Santità pò multo ben
considerare essa essere vecchia, et che in casa Ursina sonno multi de
fresca etate, et che morto ipso, li figlioli sonno soli et foresteri,
et che lo futuro pontefice haverà de quilli respecti che hanno havuti
li altri pontefici. La sapientia soa ricerca et considere queste cose
con la rettitudine del iudicio, con la quale cognoscerà, si quisto tal
consiglio è de parere che ricorre ben ad essa et ad li soi, o che la
cerca ponere in tribulatione. Et pur soa Santità ha veduto al mundo
de multe varietate, et deve cercare dare lecto proprio a li figlioli,
el che pò fare con reposo et bona via; et non volerli collocare in lo
lecto de altri con manifesto pericolo presente et futuro. Monsignor
predicto de Napoli ben cognosce in questa materia quanto ricerche da
deverse dire, et voi ancora; et però ve allargarete in essa con li
debiti modi et mesura.
Preterea, havendo dicta Santità consultato dove essa restasse, quando
Francesi non ce levassero lo Stato, li è stato risposto dal dicto duca
de Baro: che Francesi almanco ne levariano la maior parte, e che noi
restariamo insiemi con li nostri successori tanto abattuti et oppressi,
che non solamente seriamo obedienti ma veri vaxalli de li pontifici
futuri; allargandose quà mirabilmente, che soa Santità non porria fare
maior acquisto de questo ad la fede apostolica, nè più gloriosa cosa,
per lo ambasciamento nostro, et per haver tolto lo stato ad Ursinj, et
dispersi et abattuti li altri baroni; donde ipso et li altri pontifici
veneriano ad signoriare lo dominio ecclesiastico con la bacchetta in
mano: et questo tutto se attribuirà a la soa gloria.
Voi videte che arte sonno queste et con chi termini el duca de Bari
tira el papa; che, in vero, uno iovene inexperto non se lassaria così
tirare. Et per questa via dicto duca pone Italia in foco, sequendo li
soi appetiti et pessimi designi. Et perchè el pontifice ha consultato
de li pericoli imminenti dal Gran Turco, responde el duca de Baro:
che, non essendo quello passato in Italia nel tempo che quella era
in reposo, dove facilmente haveria trovata victoria per non essere
quella in arme, manco passaria mò, essendo Italia in guerra et con le
arme, perchè Italiani se voltariano contra ipso; et che dubitaria non
facessero la impresa in Grecia, et però non era da timere de ipso.
Questa rasone, quanto sia sufficiente, anco contraria al facto, la
Santità soa lo pò multo ben iudicare; chè essendo Italia consumata,
non solamente non porria passare in Grecia, ma non haveria modo ad
resistere nè mantinere quelle poche gente d’arme che ce fossero. Et con
quanta potentia el Turco venesse per mare et per terra et per diversi
lochi, è multo facile cosa ad iudicarelo, sapendosi che sono doi anni,
fò in Albania con più de ducentomilia combattenti.
Dice etiam dicto duca de Baro, facendoseli dubio si noi chiamariamo li
Turchi: che certamente non li chiamariamo, perchè essendo noi possenti
per resistere lo primo anno, ne poneriamo in defesa con speranza che ’l
tempo produca qualche opportunità de morte o de mutatione in Francia o
in Italia, et così che noi ne pensamo restare superiori de la impresa,
o pur de posser per qualche via componere le cose nostre con qualche
aptitudine; et così non volriano darne infamia de chiamare li Turchi:
et che per questa resone soa Santità non devea far causa de questa
parte de’ Turchi. In questa particularità noi havimo male exemplo
de havere ad schifare la infamia, quando vedemo non haverse respetto
nè a la fede nè ad la patria nè ad la religione; et ricordamone che
Innocentio, etiam che fosse pontifice, scripse in uno suo breve:
_Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo_. Imperò noi speramo
tanto in la gratia de Dio, la quale sempre ne ha monstrata, et multo
maiore ne la monstrarà in questa causa più iusta et più legitima che
nulla de le altre; et noi, nostri figlioli et nepoti ne adjutarimo con
le mano, con li pedi et con omne membro.
In quanto è consultato, che per la venuta de’ Francesi receveria
Italia danni, responde dicto duca: ad questo esserese ben pensato, et
che ’l papa et la Sede Apostolica vene ad consequire tanta auctorità,
fermeza et elevatione, che dicta Santità, per questa tanta exaltatione
deve postergare li danni de Italia, usando questo exemplo: che per
schifare la febre continua se deve comportare la terzana, et che soa
Santità ha la febre continua, per essere in nostra servitute, da la
quale deve tenere modi de liberarse, et non pensare ad altro, videndo
che de tanta servitù vene ad tanta exaltatione. Questi consigli sonno
convenienti da darsi ad saccomandi et ad predatori, non ad pontifici
li quali se so’ fatti grandi con sanctitate, con integritate, con
reparare a li scandali et con conservare la pace; et quando li
pontifici fanno questo, sonno in vera libertate; et quando vanno per li
ricordi sopradicti, se poneno ipsi medesimi in servitute. Et già soa
Santità monstra essere col duca de Baro in quillo gradu, in lo quale
ipso dice quella essere con noi, li quali, per opposito, li cercamo
pace et tranquillità, conservatione de auctorità et de robba; et voi
già sapete che lo Stato offerto ad suo figliolo con quella rendita,
è de estimatione per ducento milia ducati;[503] sichè questa ne pare
libertate, et lo camino in lo quale lo duca de Baro lo mecte, lo
conducerà ad vera servitute et ad vinire opresso per diversi modi.
Le cause che moveno lo duca de Baro ad confortare el papa che ne
tenga in bone parole sonno queste: cioè che non venendo Francesi, sua
Santità sempre monstrarà esserese ben iustificata con loro; et quando
vengano trovaranno noi disproveduti, perchè, credendo a le soe bone
parole, et per la speranza che haverimo, non farimo le provisione
che sonno necessarie; et con queste rasone lo rescalda mirabilmente,
affirmando che infallanter Francesi veneranno, et che quillo re et
tucta la Francia non actende ad altro che ad questa impresa, et che
monsignor de Cordes et lo generale de Linguadocha seriano venuti in
Italia, l’uno per soldare gente, l’altro per portare dinari; ma che
ipso ha detenuta la lor venuta, per rescaldare quillo re, et solicitare
le cose necessarie ad la impresa; per dubio che venendo loro così
presto avante che le cose fossero tutalmente in ordine, quillo re non
fosse divertuto et mutato de proposto, per essere quilli doi li quali
sonno stati et sonno lo firmamento de questa cosa; et che quilli non
parteranno fin intanto che habiano facto ben spendere in le provisione
necessarie per mare et per terra, ad ciò che quillo re videndose haver
facta tanta spesa, per non la perdere non se repenta; et che in Genua
se è dato ordine ad nave et ad galere; et che infra uno mese seria
in Genua una gran summa de dinari, sì per li ligni, sì per le gente
da soldarese. Et interim, monsignor de Cordes non attende, salvo ad
fare gente da pede et da cavallo, con le quale passerà in Italia,
statim che l’armata sia in ordine in Genua; et con ipso venerà dicto
generale con gran summa de dinari per fare uno gran numero de gente,
et al primo impetu fare un grandissimo assalto in questo reame;
significando etiam como lui adiongerà ad lo exercito de Francesi, per
satisfare a l’obligo suo de la liga et del feudo de Genua, le gente in
le quale è obligato; declarando li capi de quelle cose, cioè lo Conte
Galiotto de la Mirandola, messer Ridolfo de Gonzaga et messer Nicolo
da Corregio; laudando et ponendo in celo, per inanimare tanto più el
papa, dicto monsignor de Cordes con la venuta de lo quale, repentina
et ad un puncto preso, dicta Santità farrà quel che volrà de San
Petro ad Vincula,[504] et del signor Virginio,[505] et farà che dicto
Vincula remanerà ad soa discretione. Ex alio latere e per detenire soa
Santità, simo accinnati como, tanto monsignor Ascanio,[506] quanto el
Taverna,[507] el che noi credimo, hanno posto el papa in grandissima
umbra; dicendo che soa Santità, in Francia è in pessima opinione et
in estimatione multo mala, tanto che non porria essere peiore, donde
quando soa Santità se retrahesse in questa impresa dal favore de
Francesi, quillo re totalmente li levaria la obedientia, et insiemi
con re Maximiano[508] li fariano Concilio; et che lo stato de Milano
non poria abandonare Maximiliano, anco seria constricto assequire tucti
doi dicti ri, de che soa Santità serria deducta ad pessimi termini, che
tucti tramontani la persequitariano et tirariano gran parte de Italia,
et non se poria fidare del collegio: et così parte con specie de
utilità et de gloria, et parte con minacci et con anteponere pericoli,
et papa è tirato dal duca de Baro.
Et da bono et fidato loco se ha per certo, che ad queste parole de
monsignor Ascanio et del Taverna, el papa multo se resentío, et che
respose resolutamente: che non era per contradire ad Francesi nè
per discostarse da li ricordi del duca de Baro, li quali soa Santità
approbava et li sequeria; concludendo che in la venuta de Francesi
soa Santità monstraria qualche poco de tempo starese de mezo; et
nihilominus, venendo o non Francesi, soa Santità temporegiaria con noi,
dandoce bone parole, secundo ipso duca de Baro ricordava; restando soa
Santità in questo appunctamento con monsignor Ascanio, el quale già per
quisto respetto se rende securo de la voluntà del papa, et che con noi
non habia ad tenere nè parentato nè altro bon mezo.
Questa ultima parte noi la havemo da bon loco, et è pervenuta ad nostra
notitia assai da lontano, et credimo che così sia. Le altre parte
possono essere conjecture; nentidemanco la rasone vole che ’l papa in
una tanta cosa, essendo pur acuto et timido, se sia consultato col
dicto duca; et che quillo habia usate le rasone sopradicte et multe
et più, sapendo noi quel che ha praticato el posto avante in Francia,
et pensando ipso che, non havendo el papa a la impresa, non fa per
ipso intrare in questa dansa. Sicchè è credibile che dal dicto duca
de Baro siano state poste avante multe più rasone et argumenti de li
predicti, como credimo che monsignor predicto de Napoli se persuade et
tene per certo. Et però soa reverendissima Signoria et voi insiemi con
quilla, voglia videre de confutare le argumentatione predicte, et farse
venire, quando una, quando un altra de le cose predicte ad proposto;
et quale confutare soa Signoria et quale voi, non monstrando però
che ve moveate, como che de dicte consoltatione et resposte habeate
havuta notitia; advertendo soa Santità como altre volte havite facto,
che per questa via è posta in affanni et ingannata, et che intrarà in
lamberinto difficultoso et inexplicabile; confortandola ad revederse
che chi li dà tali consigli li è poco amico; et pense ben che li
antecessori del duca de Baro, de scandoli et de zizania se sonno facti
grandi, et ponendo altri in affanni et guerre, se sonno exaltati ipsi;
quali consigli non li damo noi, perchè li desideramo quiete et non
cercamo scandali per esaltarne più ultra, essendo contenti de la sorte
nostra, como se è veduto per li nostri andamenti. Se l’anno passato
non se fosse tenuto modo ad assettare quelle cose del signor Virginio,
lo foco era già acceso; el che noi videndo corsimo, con l’acqua ad
astutarlo,[509] mandando nostro figlio Don Federico etc. Sichè quel
che non sequette l’anno passato, dicto duca de Baro cerca mò inbiccare
dicto foco, per altra et peior via; al che soa Santità deve reparare,
perchè se si accende foco, non porà essere che soa Santità non
participe del fumo et del foco. Et trovarassi missa in tal travaglio,
che cognoscerà essere in servitute altra de quella che ’l duca de Baro
dice haver con noi; perchè noi ricercamo che soa Santità se goda del
passato, stea ben con noi et in la dignità soa; ma non cercamo che stea
mal con alcuno, nè che entre in affanni et in partiti de capitanei de
ventura, como li ricerca lo duca de Baro el quale, como habia posta soa
Santità in questi termini, la trattarà et farà trattare da cappellano.
Papa Innocentio se avedette, benchè tardo, del facto suo, et che da
altri era trattato como ipso medesimo se ne accorse et dolette al
fine; sì che se redusse ad voler vinire ben con noi, cognoscendo che
stando ben con noi, era ad omne suo proposto. Deveria la soa Santità,
como savia et experta, quel che non era in Innocentio, cognoscere da
principio et sequire quisto partito pacifico et quieto, et non volere
intrare in pratiche de guerre nè in partiti de capitanei de ventura.
Monsignor reverendissimo de Napoli cognosce la natura del papa, et
vede quello essere tirato, per importunità de monsignor Ascanio, et
per non essere stato a le orechie del papa chi li habia ricordato lo
contrario; cognosce etiam che ’l papa, per le consultatione predicte,
quale ha facte col duca de Baro, che sta timido et suspeso, exardendo
noi che ce armamo più che altri non pensa, et che simo etiam per
fare più del possibile; che soa Santità se retrova confuso, et tucte
fiate che sia chi li ricorde lo pericolo da un canto et lo reposo da
l’altro, che se reduca al sano consiglio et al partito digno de savio
pontefice. Et però voglia soa Signoria, cognoscendo tucte queste cose,
intrar col papa per lo camin dericto, et traversare et rompere le
sbarre poste da monsignor Ascanio, et essere continuo col papa; et mò
confutare una cosa et mò unaltra; mò preponere e ’l bene de la Xantità
et dela sede apostolica et de Italia, et tirare ad questo de li altri
cardinali li quali ad soa reverendissima signoria pareranno; tirando
ad questo le cose de monsignor ad Vincula et ipso etiam monsignor, et
disponendoli tucti ad quisto proposto; perchè, battendo tucti insiemi
quisto ferro, ne pare essere certi che ’l papa se retraherà totalmente
da queste fantesie, in le quale è stato posto per non essere stato chi
li ricorde altramente; et se reducerà ad quel che è lo devere, et che
se desidera da chi le vole ben, et da chi ama la pace et lo reposo,
et da chi desidera che soa Santità non habia da incorrere affanni et
persecutione, quale hanno potuto multi pontifici per essere voluti
intrare in guerra: dal che principalmente se deve guardare soa Santità,
per non essere chi cerche oprimerla, nè occorrerli necessitate alcuna
da haverse ad ponere in arme: anco l’officio suo serria de prohibere
le arme ad chi le volesse movere, maxime havendo trovata Italia tanto
quieta et pacifica in la soa assumptione.
Monsignor reverendissimo de Napoli cognosce multo ben, et così voglia
fare cognoscere dala Santità predicta, li artificj che se li usano, che
da un canto li prepongono la libertate, la exaltatione et la libera
dominatione del stato ecclesiastico, et una gloria tanta che mai
pontifice hebe la simile; da l’altro li propongono lo Concilio: che
non se pò cognoscere quali siano maiore, o li minacci o le offerte,
per benchè l’uni e l’altri siano excessivi et pieni de fraude, dele
quale soa Santità se deve guardare mò, et non aspettare de essere
illaqueata; perchè allora se avederà, che non le basteranno le forze
et li modi, como forsi volria assoglierse da tali lacci, in li quali
non è chi la mecta, salvo quilli chi li poneno avante tante glorie
et exaltatione; et per questa via la vogliono condure in servitute
da la libertà et grandeza, in la quale essa et la sede apostolica da
sè medesma de presente se ritrova; et non ha bisogno de’ presidij
de altri, perchè omne uno attende ad mantenersela, senza esserne
ricercato. Francesi mai vennero in Italia che non la ponessero in
ruina, et questa venuta è de natura che quando sia ben considerata, che
portarà ruina universale, per benchè (_sic_) se minacci solo ad noi
li quali non solo cercarimo de defenderne, ma de divertere la ruina.
Sicchè chi recorda ad la Santità soa, che la venuta de Francesi sia
utile, non lo fà per altro, che per volere ne la ruina de li altri
misticare etiam la soa Santità, la quale serà impossibile che essa
non ne habia etiam ad sentire la parte soa; perchè le guerre, poichè
sonno incommensate, non sonno più in potere de chi le incommensa, per
la grandissima varietà che succede in le guerre; et se è veduto spisso
lo exito dele guerre portare ruina ad quillo chi le ha mosse. E in
fine, guerra mossa da tramontani in Italia mai è stata ad proposto
nè ad beneficio de Italia; et tanto più che con la venuta de Francesi
se ponno etiam tirare de li altri. Monsignor predicto reverendissimo
intende queste cose perfectamente; voglia queste et le altre che le
occorreranno, porgerle et rescaldarle ad suo loco et tempo, confortando
li altri amici al simile, como ricerca lo suo officio; sperando che con
la prudentia soa et con la bona audientia, quale haverà dal pontifice,
lo redurà al dericto camino. Et voi, messer Loisi, non mancando etiam
dal canto vostro, solicitarete et confortarete soa reverendissima
Signoria. Datum in Castello Novo Neapolis, XVIIº Januarij
millesimoquadringentesimononagesimoquarto. — Rex Ferdinandus Loisio de
Paladinis. — Jo. Pont. etc.