XIV.

(Vol. I, pag. 178.)

_Dispaccio della Corte di Napoli a papa Alessandro VI, circa la venuta

dei Francesi in Italia, scritto da Giovanni Pontano_.[499]

Messer Luise. Assai de bon loco ne è stato quasi accennato, non però

che ne sia stato certamente expresso; ma, quando mai non fosse, così

è verisimile, et perchè è verisimile, perciò ve imponemo debeate

conferire le cose infrascripte col reverendissimo Monsignor di Napoli.

Et di poi tale collatione, parte sua Reverendissima Signoria, parte

voi, parte ambodoi, secundo meglio ne parerà, ne parlerete con la

Santità de nostro Signore in la debita forma.

Che sia vero o non sia, se fa iudicio che la Santità predicta habbia

circa questa impresa de re de Francia contra noi consultate multe

cose col duca de Baro, et che quello li habbia resposto, parte

confutando, parte confortando et parte inanimando. Et primo, havendo

sua Santità consultato come essa havesse da procedere e governarsi in

le cose francise, poichè quelle andavano avante, li è stato resposto

dal predetto duca de Baro: primo, commendando sua Santità deli modi

servava; deinde, approbando essere ad proposito intertenere noi et

darne parole, imperò in tal manera, che intendendose da re di Francia,

che non havesse ad pigliarne umbresa; et ulterius, confortandola ad

la impresa la quale, essendo essa unita con dicto re, era summamente

facile; usando etiam queste parole: che ’l desiderio de soa Santità

et li successi sariano felicissimi in tucte cose; et per contrario,

quando se disunisse dal dicto re, che tucti li beneficii quali potesse

havere mai da noi, non fariano proportione ali maiori danni che li

segueriano, desunendose da dicto re. Questa parte, come voi vedete, è

de natura tale che non porria essere peggio, et non è da passarla senza

confutarla; perchè a la Santità soa, della guerra de Italia et nostra

non li pò seguire se non affanni, maxime essendo facta da Francesi li

quali, quando havessero vinto, pò pensare quello che resultaria de la

superbia loro, che cercariano metterese Italia sotto, et levariano ad

la Sede apostolica la auctorità et la potestà che ha de presente, et

per omne via la abasciariano.[500] Et quanto tocca al sangue suo, sa

quel che ha trovato con noi de sangue, de stato, et de titulo; ma non

li è certo quello che li habia ad sequire con re de Francia, il quale

non ha nepote da dare ad suo figliolo; et per gratia de Dio noi stiamo

tali ad casa nostra, che chi ce volrà tollere del nostro, haverà assai

che fare ad toglierlo per sè, o per darlo ad altri; et in questa parte

ve potite assai ben allargare.

Item: havendo dicta Santità monstrato stare sopra de sè, che francesi

non veneriano ad la impresa; dicto duca de Bari li ha resposto: che de

certissimo questo anno dicto re farà in omne modo la impresa, parlando

in questa parte multo affirmativamente; et non de manco, quando non

sequisse, che lui haveva bonissimo modo de intenderlo ad tal tempo, che

sua Santità, senza perdere cosa alcuna con Francia, poria capitolare

et assettarse con noi. Imperò confortavala ad non mutare proposito

et starsi in sua reputatione, et ad non lassarsi così de socto, etiam

quando le cose de Francia non andassero avante; perchè, essendo noi de

la natura che simo, non solamente non lo voriamo per parente, ma non

per cappellano; et che, abandonandosi, resteria ad discretione nostra,

et de quelli soi baroni de terra de Roma. Circa questa parte, et ad voi

et ad Monsignor reverendissimo de Napoli, occorre da cacciarne multo

ben fora, et farli considerare et recognoscere, che andando soa Santità

con quisti modi, si è facta et fa subiecta a li apparati del duca

de Bari; li quali so’ de natura che sempre li cercaranno affanni et

tribulatione, et ad poco ad poco la hanno già per tirata ad la guerra,

et ad le spese tale, che soa Santità ad la giornata se ne avedarà;

che stando ben con noi, vive senza affanni, senza spese et in sua

libertà: et deveria pur advederse soa Santità como et dove è tirata, et

pensare a li fructi de la guerra et maxime de tal guerra, dove va la

vita, lo honore, lo Stato et omne ben mundano. Sichè in questa parte

haverete campo largo da parlare. Advertite ben, che circa queste doe

particularità, sempre se parla de intertenerne et darne parole; donde

è da judicare la fede, qual se possa havere ad le pratiche de dicta

Santità.

Item, consultando dicta Santità, circa le provisione per mare et

per terra che da noi se fanno, dicto duca de Baro li ha resposto:

che noi solamente havimo descripti da tricento in quatrocento homini

d’arme, et dati alcuni cavalli senza dinari, che non era altro, salvo

allegerirne de la spesa de li cavalli; et che circa le cose de mare

facevamo penserò non correspondente, cioè che pensavamo fare più che

non bastavano le forze, et che ad omne nostra defensione andavamo fridi

et tardi. E non havendo provisto fin ad mò,[501] manco haveriamo tempo

de providerne, perchè infra tre misi i Francesi seriano passati, et

però soa Santità devea stare de bono animo, et maxime havendo coniuncta

la fortuna soa con ipso duca de Baro, il quale haveria sempre bona

consideratione in tucte cose che potessero seguire. Per questa ultima

parte, pò ben videre soa Santità, se ’l duca de Baro la tiene per

superiore o inferiore de sè, quando dice che haverà bona consideratione

a le cose che sequeranno, facendose mastro et capo, et lo papa

discipulo et pede. Che, invero, essendo el pontefice de la sapientia

che s’è, doveria pur avedere da mò, dove se trovarà quando sia misso in

golfo. Quanto ad l’armata, noi bastarimo et darimo recapito multo più

alto che altri non estima; et così de le gente d’arme, et ne haverimo

da loco che dolerà ad alcuni, et se avederanno che non simo nè fredi nè

tardi. Et in questa parte, deveria pur soa Santità videre como se lassa

mettere in questi balli, et ad che propositi; et deveria pur pensare

che noi havimo et figli et nepoti che sonno per defendersi, et che

hanno prima ad perdere la vita che la robba; et che la fortuna porta de

stranie varietate, e multo spisso se è veduto in le guerre essere stati

perditori quilli che le hanno mosse, et che non è in potere il fin de

la guerra de quilli la hanno mossa; nè soa Santità, essendo vicario

de Dio, deve volerse mettere ad quisti rischi. In questa intelligenza

è da dire, et però ne remectemo ad la sapientia et grave consiglio de

Monsignor de Napoli.

Più oltre, dicto duca de Baro, ne è accennato, ha mandato ad dire al

papa, inter alia, mostrandosi da soa Santità suspensione de questa

impresa, che dica chi si voglia, e iudichi chi si voglia altramente,

lui dice et iudica nulla cosa essere più ad proposto del papa che

la venuta de’ Francisi contra noi; perchè, senza spese et pericolo,

si liberarà da la servitù nostra per causa de li baroni de Roma; et

abatterà Virginio Ursino, il quale disfacto che haverà, soa Santità

redurà tucti li altri baroni ad soa discretione, et porà dare lo stato

de dicto signor Virginio ad soi figlioli, e assicurarli de quello.[502]

E ad questo effecto era impossibile che soa Santità potesse havere

mai maiore occasione che questa de’ Francesi; et però soa Santità la

volesse cognoscere et pigliarsela con le soe mane.

Da queste particularitate se pò iudicare quale mente habia lo duca

de Baro, et como tenga el papa subiecto; che lo mecte in manifesto

pericolo, et soa Santità non se ne avede. Vole che ’l papa leve lo

Stato ad Virginio, et auctorità ad casa Ursina, quale tanto tempo

lo ha tenuto; et che lo dea al figliolo, securo et senza pericolo

et con securitate, che ben monstra lo duca de Baro loco de maistro,

et persuade al discipulo quel che vole. Soa Santità pò multo ben

considerare essa essere vecchia, et che in casa Ursina sonno multi de

fresca etate, et che morto ipso, li figlioli sonno soli et foresteri,

et che lo futuro pontefice haverà de quilli respecti che hanno havuti

li altri pontefici. La sapientia soa ricerca et considere queste cose

con la rettitudine del iudicio, con la quale cognoscerà, si quisto tal

consiglio è de parere che ricorre ben ad essa et ad li soi, o che la

cerca ponere in tribulatione. Et pur soa Santità ha veduto al mundo

de multe varietate, et deve cercare dare lecto proprio a li figlioli,

el che pò fare con reposo et bona via; et non volerli collocare in lo

lecto de altri con manifesto pericolo presente et futuro. Monsignor

predicto de Napoli ben cognosce in questa materia quanto ricerche da

deverse dire, et voi ancora; et però ve allargarete in essa con li

debiti modi et mesura.

Preterea, havendo dicta Santità consultato dove essa restasse, quando

Francesi non ce levassero lo Stato, li è stato risposto dal dicto duca

de Baro: che Francesi almanco ne levariano la maior parte, e che noi

restariamo insiemi con li nostri successori tanto abattuti et oppressi,

che non solamente seriamo obedienti ma veri vaxalli de li pontifici

futuri; allargandose quà mirabilmente, che soa Santità non porria fare

maior acquisto de questo ad la fede apostolica, nè più gloriosa cosa,

per lo ambasciamento nostro, et per haver tolto lo stato ad Ursinj, et

dispersi et abattuti li altri baroni; donde ipso et li altri pontifici

veneriano ad signoriare lo dominio ecclesiastico con la bacchetta in

mano: et questo tutto se attribuirà a la soa gloria.

Voi videte che arte sonno queste et con chi termini el duca de Bari

tira el papa; che, in vero, uno iovene inexperto non se lassaria così

tirare. Et per questa via dicto duca pone Italia in foco, sequendo li

soi appetiti et pessimi designi. Et perchè el pontifice ha consultato

de li pericoli imminenti dal Gran Turco, responde el duca de Baro:

che, non essendo quello passato in Italia nel tempo che quella era

in reposo, dove facilmente haveria trovata victoria per non essere

quella in arme, manco passaria mò, essendo Italia in guerra et con le

arme, perchè Italiani se voltariano contra ipso; et che dubitaria non

facessero la impresa in Grecia, et però non era da timere de ipso.

Questa rasone, quanto sia sufficiente, anco contraria al facto, la

Santità soa lo pò multo ben iudicare; chè essendo Italia consumata,

non solamente non porria passare in Grecia, ma non haveria modo ad

resistere nè mantinere quelle poche gente d’arme che ce fossero. Et con

quanta potentia el Turco venesse per mare et per terra et per diversi

lochi, è multo facile cosa ad iudicarelo, sapendosi che sono doi anni,

fò in Albania con più de ducentomilia combattenti.

Dice etiam dicto duca de Baro, facendoseli dubio si noi chiamariamo li

Turchi: che certamente non li chiamariamo, perchè essendo noi possenti

per resistere lo primo anno, ne poneriamo in defesa con speranza che ’l

tempo produca qualche opportunità de morte o de mutatione in Francia o

in Italia, et così che noi ne pensamo restare superiori de la impresa,

o pur de posser per qualche via componere le cose nostre con qualche

aptitudine; et così non volriano darne infamia de chiamare li Turchi:

et che per questa resone soa Santità non devea far causa de questa

parte de’ Turchi. In questa particularità noi havimo male exemplo

de havere ad schifare la infamia, quando vedemo non haverse respetto

nè a la fede nè ad la patria nè ad la religione; et ricordamone che

Innocentio, etiam che fosse pontifice, scripse in uno suo breve:

_Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo_. Imperò noi speramo

tanto in la gratia de Dio, la quale sempre ne ha monstrata, et multo

maiore ne la monstrarà in questa causa più iusta et più legitima che

nulla de le altre; et noi, nostri figlioli et nepoti ne adjutarimo con

le mano, con li pedi et con omne membro.

In quanto è consultato, che per la venuta de’ Francesi receveria

Italia danni, responde dicto duca: ad questo esserese ben pensato, et

che ’l papa et la Sede Apostolica vene ad consequire tanta auctorità,

fermeza et elevatione, che dicta Santità, per questa tanta exaltatione

deve postergare li danni de Italia, usando questo exemplo: che per

schifare la febre continua se deve comportare la terzana, et che soa

Santità ha la febre continua, per essere in nostra servitute, da la

quale deve tenere modi de liberarse, et non pensare ad altro, videndo

che de tanta servitù vene ad tanta exaltatione. Questi consigli sonno

convenienti da darsi ad saccomandi et ad predatori, non ad pontifici

li quali se so’ fatti grandi con sanctitate, con integritate, con

reparare a li scandali et con conservare la pace; et quando li

pontifici fanno questo, sonno in vera libertate; et quando vanno per li

ricordi sopradicti, se poneno ipsi medesimi in servitute. Et già soa

Santità monstra essere col duca de Baro in quillo gradu, in lo quale

ipso dice quella essere con noi, li quali, per opposito, li cercamo

pace et tranquillità, conservatione de auctorità et de robba; et voi

già sapete che lo Stato offerto ad suo figliolo con quella rendita,

è de estimatione per ducento milia ducati;[503] sichè questa ne pare

libertate, et lo camino in lo quale lo duca de Baro lo mecte, lo

conducerà ad vera servitute et ad vinire opresso per diversi modi.

Le cause che moveno lo duca de Baro ad confortare el papa che ne

tenga in bone parole sonno queste: cioè che non venendo Francesi, sua

Santità sempre monstrarà esserese ben iustificata con loro; et quando

vengano trovaranno noi disproveduti, perchè, credendo a le soe bone

parole, et per la speranza che haverimo, non farimo le provisione

che sonno necessarie; et con queste rasone lo rescalda mirabilmente,

affirmando che infallanter Francesi veneranno, et che quillo re et

tucta la Francia non actende ad altro che ad questa impresa, et che

monsignor de Cordes et lo generale de Linguadocha seriano venuti in

Italia, l’uno per soldare gente, l’altro per portare dinari; ma che

ipso ha detenuta la lor venuta, per rescaldare quillo re, et solicitare

le cose necessarie ad la impresa; per dubio che venendo loro così

presto avante che le cose fossero tutalmente in ordine, quillo re non

fosse divertuto et mutato de proposto, per essere quilli doi li quali

sonno stati et sonno lo firmamento de questa cosa; et che quilli non

parteranno fin intanto che habiano facto ben spendere in le provisione

necessarie per mare et per terra, ad ciò che quillo re videndose haver

facta tanta spesa, per non la perdere non se repenta; et che in Genua

se è dato ordine ad nave et ad galere; et che infra uno mese seria

in Genua una gran summa de dinari, sì per li ligni, sì per le gente

da soldarese. Et interim, monsignor de Cordes non attende, salvo ad

fare gente da pede et da cavallo, con le quale passerà in Italia,

statim che l’armata sia in ordine in Genua; et con ipso venerà dicto

generale con gran summa de dinari per fare uno gran numero de gente,

et al primo impetu fare un grandissimo assalto in questo reame;

significando etiam como lui adiongerà ad lo exercito de Francesi, per

satisfare a l’obligo suo de la liga et del feudo de Genua, le gente in

le quale è obligato; declarando li capi de quelle cose, cioè lo Conte

Galiotto de la Mirandola, messer Ridolfo de Gonzaga et messer Nicolo

da Corregio; laudando et ponendo in celo, per inanimare tanto più el

papa, dicto monsignor de Cordes con la venuta de lo quale, repentina

et ad un puncto preso, dicta Santità farrà quel che volrà de San

Petro ad Vincula,[504] et del signor Virginio,[505] et farà che dicto

Vincula remanerà ad soa discretione. Ex alio latere e per detenire soa

Santità, simo accinnati como, tanto monsignor Ascanio,[506] quanto el

Taverna,[507] el che noi credimo, hanno posto el papa in grandissima

umbra; dicendo che soa Santità, in Francia è in pessima opinione et

in estimatione multo mala, tanto che non porria essere peiore, donde

quando soa Santità se retrahesse in questa impresa dal favore de

Francesi, quillo re totalmente li levaria la obedientia, et insiemi

con re Maximiano[508] li fariano Concilio; et che lo stato de Milano

non poria abandonare Maximiliano, anco seria constricto assequire tucti

doi dicti ri, de che soa Santità serria deducta ad pessimi termini, che

tucti tramontani la persequitariano et tirariano gran parte de Italia,

et non se poria fidare del collegio: et così parte con specie de

utilità et de gloria, et parte con minacci et con anteponere pericoli,

et papa è tirato dal duca de Baro.

Et da bono et fidato loco se ha per certo, che ad queste parole de

monsignor Ascanio et del Taverna, el papa multo se resentío, et che

respose resolutamente: che non era per contradire ad Francesi nè

per discostarse da li ricordi del duca de Baro, li quali soa Santità

approbava et li sequeria; concludendo che in la venuta de Francesi

soa Santità monstraria qualche poco de tempo starese de mezo; et

nihilominus, venendo o non Francesi, soa Santità temporegiaria con noi,

dandoce bone parole, secundo ipso duca de Baro ricordava; restando soa

Santità in questo appunctamento con monsignor Ascanio, el quale già per

quisto respetto se rende securo de la voluntà del papa, et che con noi

non habia ad tenere nè parentato nè altro bon mezo.

Questa ultima parte noi la havemo da bon loco, et è pervenuta ad nostra

notitia assai da lontano, et credimo che così sia. Le altre parte

possono essere conjecture; nentidemanco la rasone vole che ’l papa in

una tanta cosa, essendo pur acuto et timido, se sia consultato col

dicto duca; et che quillo habia usate le rasone sopradicte et multe

et più, sapendo noi quel che ha praticato el posto avante in Francia,

et pensando ipso che, non havendo el papa a la impresa, non fa per

ipso intrare in questa dansa. Sicchè è credibile che dal dicto duca

de Baro siano state poste avante multe più rasone et argumenti de li

predicti, como credimo che monsignor predicto de Napoli se persuade et

tene per certo. Et però soa reverendissima Signoria et voi insiemi con

quilla, voglia videre de confutare le argumentatione predicte, et farse

venire, quando una, quando un altra de le cose predicte ad proposto;

et quale confutare soa Signoria et quale voi, non monstrando però

che ve moveate, como che de dicte consoltatione et resposte habeate

havuta notitia; advertendo soa Santità como altre volte havite facto,

che per questa via è posta in affanni et ingannata, et che intrarà in

lamberinto difficultoso et inexplicabile; confortandola ad revederse

che chi li dà tali consigli li è poco amico; et pense ben che li

antecessori del duca de Baro, de scandoli et de zizania se sonno facti

grandi, et ponendo altri in affanni et guerre, se sonno exaltati ipsi;

quali consigli non li damo noi, perchè li desideramo quiete et non

cercamo scandali per esaltarne più ultra, essendo contenti de la sorte

nostra, como se è veduto per li nostri andamenti. Se l’anno passato

non se fosse tenuto modo ad assettare quelle cose del signor Virginio,

lo foco era già acceso; el che noi videndo corsimo, con l’acqua ad

astutarlo,[509] mandando nostro figlio Don Federico etc. Sichè quel

che non sequette l’anno passato, dicto duca de Baro cerca mò inbiccare

dicto foco, per altra et peior via; al che soa Santità deve reparare,

perchè se si accende foco, non porà essere che soa Santità non

participe del fumo et del foco. Et trovarassi missa in tal travaglio,

che cognoscerà essere in servitute altra de quella che ’l duca de Baro

dice haver con noi; perchè noi ricercamo che soa Santità se goda del

passato, stea ben con noi et in la dignità soa; ma non cercamo che stea

mal con alcuno, nè che entre in affanni et in partiti de capitanei de

ventura, como li ricerca lo duca de Baro el quale, como habia posta soa

Santità in questi termini, la trattarà et farà trattare da cappellano.

Papa Innocentio se avedette, benchè tardo, del facto suo, et che da

altri era trattato como ipso medesimo se ne accorse et dolette al

fine; sì che se redusse ad voler vinire ben con noi, cognoscendo che

stando ben con noi, era ad omne suo proposto. Deveria la soa Santità,

como savia et experta, quel che non era in Innocentio, cognoscere da

principio et sequire quisto partito pacifico et quieto, et non volere

intrare in pratiche de guerre nè in partiti de capitanei de ventura.

Monsignor reverendissimo de Napoli cognosce la natura del papa, et

vede quello essere tirato, per importunità de monsignor Ascanio, et

per non essere stato a le orechie del papa chi li habia ricordato lo

contrario; cognosce etiam che ’l papa, per le consultatione predicte,

quale ha facte col duca de Baro, che sta timido et suspeso, exardendo

noi che ce armamo più che altri non pensa, et che simo etiam per

fare più del possibile; che soa Santità se retrova confuso, et tucte

fiate che sia chi li ricorde lo pericolo da un canto et lo reposo da

l’altro, che se reduca al sano consiglio et al partito digno de savio

pontefice. Et però voglia soa Signoria, cognoscendo tucte queste cose,

intrar col papa per lo camin dericto, et traversare et rompere le

sbarre poste da monsignor Ascanio, et essere continuo col papa; et mò

confutare una cosa et mò unaltra; mò preponere e ’l bene de la Xantità

et dela sede apostolica et de Italia, et tirare ad questo de li altri

cardinali li quali ad soa reverendissima signoria pareranno; tirando

ad questo le cose de monsignor ad Vincula et ipso etiam monsignor, et

disponendoli tucti ad quisto proposto; perchè, battendo tucti insiemi

quisto ferro, ne pare essere certi che ’l papa se retraherà totalmente

da queste fantesie, in le quale è stato posto per non essere stato chi

li ricorde altramente; et se reducerà ad quel che è lo devere, et che

se desidera da chi le vole ben, et da chi ama la pace et lo reposo,

et da chi desidera che soa Santità non habia da incorrere affanni et

persecutione, quale hanno potuto multi pontifici per essere voluti

intrare in guerra: dal che principalmente se deve guardare soa Santità,

per non essere chi cerche oprimerla, nè occorrerli necessitate alcuna

da haverse ad ponere in arme: anco l’officio suo serria de prohibere

le arme ad chi le volesse movere, maxime havendo trovata Italia tanto

quieta et pacifica in la soa assumptione.

Monsignor reverendissimo de Napoli cognosce multo ben, et così voglia

fare cognoscere dala Santità predicta, li artificj che se li usano, che

da un canto li prepongono la libertate, la exaltatione et la libera

dominatione del stato ecclesiastico, et una gloria tanta che mai

pontifice hebe la simile; da l’altro li propongono lo Concilio: che

non se pò cognoscere quali siano maiore, o li minacci o le offerte,

per benchè l’uni e l’altri siano excessivi et pieni de fraude, dele

quale soa Santità se deve guardare mò, et non aspettare de essere

illaqueata; perchè allora se avederà, che non le basteranno le forze

et li modi, como forsi volria assoglierse da tali lacci, in li quali

non è chi la mecta, salvo quilli chi li poneno avante tante glorie

et exaltatione; et per questa via la vogliono condure in servitute

da la libertà et grandeza, in la quale essa et la sede apostolica da

sè medesma de presente se ritrova; et non ha bisogno de’ presidij

de altri, perchè omne uno attende ad mantenersela, senza esserne

ricercato. Francesi mai vennero in Italia che non la ponessero in

ruina, et questa venuta è de natura che quando sia ben considerata, che

portarà ruina universale, per benchè (_sic_) se minacci solo ad noi

li quali non solo cercarimo de defenderne, ma de divertere la ruina.

Sicchè chi recorda ad la Santità soa, che la venuta de Francesi sia

utile, non lo fà per altro, che per volere ne la ruina de li altri

misticare etiam la soa Santità, la quale serà impossibile che essa

non ne habia etiam ad sentire la parte soa; perchè le guerre, poichè

sonno incommensate, non sonno più in potere de chi le incommensa, per

la grandissima varietà che succede in le guerre; et se è veduto spisso

lo exito dele guerre portare ruina ad quillo chi le ha mosse. E in

fine, guerra mossa da tramontani in Italia mai è stata ad proposto

nè ad beneficio de Italia; et tanto più che con la venuta de Francesi

se ponno etiam tirare de li altri. Monsignor predicto reverendissimo

intende queste cose perfectamente; voglia queste et le altre che le

occorreranno, porgerle et rescaldarle ad suo loco et tempo, confortando

li altri amici al simile, como ricerca lo suo officio; sperando che con

la prudentia soa et con la bona audientia, quale haverà dal pontifice,

lo redurà al dericto camino. Et voi, messer Loisi, non mancando etiam

dal canto vostro, solicitarete et confortarete soa reverendissima

Signoria. Datum in Castello Novo Neapolis, XVIIº Januarij

millesimoquadringentesimononagesimoquarto. — Rex Ferdinandus Loisio de

Paladinis. — Jo. Pont. etc.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 54 / 142 题