_Come si possa guardare dall’aria infetta. Odori preservativi, e
varie ricette. Odori sottili e calidi nocivi. Maniere di purgar
l’aria delle case e delle città._
Passiamo all’_aria_, per mezzo di cui può comunicarsi ai sani l’altrui
malore. Certo è che la respirata dagli appestati, e quella che è
ambiente del corpo loro, può sino alla distanza d’alcuni passi stendere
il suo veleno. Perciò i sani debbono passar lontano, e tenersi lungi
dalla gente infetta e sospetta; e molto più hanno da guardarsi d’entrar
nelle camere, ove sieno o sieno stati infermi di mal contagioso; o
entrandovi, hanno da usar le cautele dette di sopra, e l’altre che
diremo trattando dell’espurgazion delle case. Ma per assicurarsi bene
di non tirar col respiro l’aria infetta, chiunque esce di casa, e molto
più chi ha da praticar con persone pericolose, porterà sempre seco in
un vasetto, bussolotto, o palla una spugna inzuppata di aceto, o pure
porterà pomi artifiziali odoriferi, e o quella o questi andrà odorando
e fiutando, e non li deporrà mai, quando sia vicino a persona infetta o
sospetta e alle robe loro. Da quasi tutti i corpi, anche duri, e molto
più dagli animali, dai vegetabili, dai minerali, ecc., escono continui
effluvj che formano un’atmosfera o circonferenza intorno a quel corpo;
e però quei di gagliardo e sano odore diffondendosi all’intorno
della persona, la difendono dai pestiferi, o tenendoli lontani o
correggendoli.
L’aceto solo, purchè fatto di buon vino, è bastevole preservativo.
Tuttavia chi può, gli accrescerà il vigore nella seguente forma.
_Aceto imperiale._
_Recipe radici d’angelica, d’imperatoria, di garofoli ana_ (cioè
parti eguali, o sia di cadauna) _dramme due. Soppistale leggiermente,
e mettile in un vaso di grandezza mediocre, dove sia aceto ottimo e
bianco se fia possibile. Chiudi bene il vaso, e agitalo, sbattendolo
molte e molte volte, acciocchè gl’ingredienti si mescolino bene.
Lascia il tutto in infusione per una notte sopra le ceneri calde. Di
poi conservalo per gli tempi di bisogno, inzuppandone una spugna da
portarsi in mano serrata nella palla, per gli buchi della quale ne
tirerai spesse volte l’odore. Oltre a ciò potrai ancora con lo stesso
aceto ungere le narici, i polsi delle tempia e delle mani._
_Pomo o palla odorifera che preserva dalla peste._
℞. _Polvere di garofoli, cannella, noci moscate ana mez. onc., storace,
bengioino ana dram. 2, maggiorana, menta, salvia, ana dram. 1. Si
pongano in acqua rosa, ove prima sia dissoluta gomma dragante. Se
vorrai, potrai aggiungervi alquanto di muschio o di zibetto, e con
questo formerai un pomo da portare in mano per odorarlo._
Avverto però qui, che per parere dei più accreditati medici servono
poco, e fors’anche potrebbono nuocere in tempi di peste gli odori del
muschio, dello zibetto ed altri simili di qualità, per così dire,
dilatante, lussuriosa e offensiva del capo, siccome troppo sottili
e calidi. L’ambra grisa dovrebbe entrare in questa classe; ma veggo
molti commendarne l’uso in varie guise ne’ tempi di peste, e però
non mi arrischio a condannare i pomi appellati d’ambra. All’incontro
sono di un mirabil aiuto gli altri odori, per dir così, restringenti,
freddi e confortativi che andrò accennando. Assaissimo in primo luogo
è da stimarsi la canfora, usandola allora o per l’odore portandone
in una palla bucata, o nei medicamenti. Alcuni se ne fidano più
che dell’aceto. Io non direi tanto, perchè l’aceto è il re degli
odori preservativi in tempo di contagio; ma dirò bene che la canfora
anch’essa vien concordemente da tutti i migliori autori commendata
assaissimo, siccome uno dei più potenti preservativi; e perciò si
troverà qui consigliata in molte altre guise, ma coi riguardi che
dirò a suo luogo. La comunità di Ferrara fa manipolar certe palle
odorose di mistura particolare che son credute molto giovevoli. Ma io
son d’avviso che ogni palla, purchè di gagliardo e sano odore, possa
produrre il medesimo effetto; perciocchè inclino a credere che non dal
semplice contatto delle robe, per chi è sano di cute, ma dal respiro
del fiato per cui s’introducono i corpicciuoli pestilenziali nel corpo,
soglia sempre, o per lo più venire la comunicazion della peste, e però
qualunque odor grave e vigoroso che si adoperi, sia bastevole a tener
lontani o a correggere gli effluvj pestilenziali.
Vogliono altri che mirabilmente serva da odorare, da tener in mano, e
da ungere le narici quest’altra composizione.
_Palla odorifera oliata._
℞. _Olio di carabe fatto per distillazione parti due, olio di noce
moscata fatto per espressione parte una, cera bianca tanta che possa
tenere in corpo questi olj. Poi liquefà la cera, scalda gli olj, il
tutto separatamente. Mescola dipoi insieme, lascia raffreddare, e
formane palla, che o porterai in mano, o terrai chiusa in un vasetto
per andarla odorando._
Altri pomi o palle preservative dalla peste, da portarsi in mano per
odorarle spesso, ed anche in seno, si possono formare delle seguenti
cose o di parte d’esse ben polverizzate e passate per setaccio, e
impastate con gomma arabica, o dragante con olio di spica, o con
acqua rosa, o altro liquore; _Rose rosse, sandali bianchi e rossi,
legno aloè, cinnamomo, macis, canfora, noce moscata, seme e scorze
di cedro, storace, calaminta, ladano, fiori di nenufari, spodio,
basilico, maggiorana, cubebe, carabe, mastice, calamo aromatico, mirra,
bengioino, radici di valeriana, di tormentilla, dittamo, foglie di
ruta, trementina bislavata,_ ecc.
Per tutte le persone e per tutti i tempi servirà l’avere una palla
rotonda o come ovata, da tenersi comodamente in mano, fatta d’argento
o d’avorio o di stagno o di cipresso, lauro, ginepro o d’altro legno,
se si può odoroso, vota di dentro e perforata nella parte di sopra, che
possa aprirsi e serrarsi, entro cui si mette ordinariamente un pezzetto
di spugna nuova inzuppata in acqua rosa, malvagía, e buon aceto rosato
o violato, o di ruta. Una tal palla è utile a tutti, e sbattendola alle
volte sopra la palma delle mani, si possono bagnare i polsi. Altri vi
aggiungono alcune delle polveri odorifere dette di sopra; o aggiustano
l’aceto con ruta ed angelica, aggiungendovi tre grani di canfora; o
pure pigliando la ruta fresca e agitandola con aceto, mentre si pesta
nel mortajo, la pongono entro la palla. Chi non avesse palla, potrà
tenere composizioni odorose fasciate dentro zendado, o tela di lino
rara. E chi non potesse far altro, porti seco mazzetti di fiori ed erbe
odorifere, come ruta, melissa, maggiorana, menta, salvia, absintio,
origano, rosmarino, fiori d’arancio, di cedro, ninfea, basilico, timo,
appio, aneto, foglie di alloro, cipresso, aranci, limoni, cotogni,
ecc. Di queste cose ancora gioverà il tenerne nelle stanze. Benchè
l’aceto rosato, o di ruta, sia di miglior perfezione e maggiore
efficacia, tuttavia il semplice aceto, purchè fatto di vin generoso,
è bastevole preservativo; e i poveri non cerchino altro, nè credano
che le composizioni sieno sempre più utili perchè composte di più
ingredienti. Angelo Sala prescrive con assaissime robe la ricetta per
comporre un aceto bezoartico, tenuto da lui per mirabile in resistere
all’infezione, con andarlo odorando. Insegna ancora un balsamo
bezoartico, a cui attribuisce la medesima efficacia, coll’ungerne
di quando in quando le nari, le tempia e i polsi. Io lasciando tali
composizioni inventate per gli ricchi, riferirò solamente la ricetta
prescritta da lui di un
_Aceto preservativo per gli poveri._
℞. _Grani di ginepro freschi, absintio, ruta secca ana once 4. Incenso,
mirra, ana once 2. Si taglino i grani di ginepro coll’erbe minutamente,
e grossamente si polverizzi il resto. S’infonda tutto in due misure
d’ottimo aceto, entro d’un vaso ben serrato con sughero. Si ponga in
luogo caldo, o in un cantone presso il fuoco, di modo che tal materia
stia calda per due o tre giorni. Poi si sprema e si conservi per
valersene ad odorarla._
Per tutti poi potrà servire quest’altra facile composizione.
_Aceto rosato preservativo._
℞. _Aceto rosato, acqua rosa e vin bianco ana, cioè parti eguali, e
ponvi dentro carlina, genziana, radice di ruta capraria, detta giarga,
manipolo, cioè pugno uno, scorze di cedro, e un poco di zedoaria. Fa
bollire alquanto e stare in infusione per 6 ore; poi cola e riponi in
vaso. Di questo alle occorrenze bevi spesso una gocciola, e spesso
bagnati le mani e il viso, e alcuna volta con la spugna tutta la
persona._
Egli è necessario difendersi il corpo, o per dir meglio il respiro, con
questi ed altri odori dall’aria pericolosa ne’ tempi di peste, e sarà
ancora molto giovevole e necessario il procurar la pulizia e purgar
l’aria medesima nelle proprie abitazioni. Poco prima del tramontar del
sole per parere di tutti egli è necessario chiuder le finestre, e non
aprirle se non levato il sole; avvertendo ancora, che passando cadaveri
per le strade, o potendo venir cattiva aria dalle vicine camere o
case, ove sieno infetti, bisogna custodirsi bene con tener chiuse
allora le finestre e gli usci pericolosi. Quindi si debbono profumar
le stanze con solfo, pece, incenso, mirra, ed altri simili odori sani,
benchè talvolta spiacevoli, o pure con far ivi bollire aceto, in cui
sia infusa canfora, garofoli, scorze di cedri, aranci, ecc. Gioverà
nella stessa guisa spruzzar le camere con aceto o con altre decozioni
odorifere; siccome ancora il far ivi bruciare ed il tener ivi legni
di buon odore segati, come sono il ginepro, il pino, il lauro, il
cipresso, l’abete, il mirto, il rosmarino, il frassino. Alcuni usano
allora di aver due camere separate, cambiandole mattina e sera, con
istare nell’una, mentre purgano l’aria dell’altra; e si bagnano spesso
le mani e la faccia con acqua fredda mischiata con aceto rosato,
profumando ancora le vesti e asciugandole bene al fuoco. Si astengono
allora dalle saponette in lavarsi, essendosi osservati de’ cattivissimi
effetti di tutto il sapone, saponate e ranno, o sia liscivo, in
tempi di peste. Altri procurano di rinovar l’aria e di purificarla
nelle medesime camere ove stanno infetti, tenendo aperte le finestre
e facendovi giocare il vento, se si può: con avvertenza però di non
infettar con quell’aria pestilente le vicine camere sane.
Non è di minore importanza il tener purgata o il purgare l’aria della
stessa città. A questo fine appena s’ode romor di contagio, che in
ogni ben regolato governo si danno tutti gli ordini più premurosi e si
fanno prontamente eseguire e mantenere per la pulizia della città, e
con far nettare diligentemente le strade e piazze e ogni altro luogo
dalle immondezze e da qualunque cosa fetente, e con rigorosamente
proibire il gittarvene alcuna, e sopra tutto gli escrementi e le orine
delle persone inferme. Si vietino i porci, le oche ed altri o uccelli
o bestie immonde, e il far massa alcuna de’ letti de’ vermi da seta o
delle foglie di moro, dovendosi tali puzzolenti masse, almeno di due
in due giorni, portar fuori di città e ben lontano, senza permettere
il gittarli in canali o canalette. Hanno scritto alcuni che dai fetidi
letti de’ vermi da seta la peste di Desenzano del 1567 ed altre del
Piemonte avessero origine. Lascio la verità al suo luogo, credendo
io che questo possa aumentare e non cagionare una peste vera. Stimano
altri che sia giovevole e preservativo in tempi di peste l’odore o sia
il puzzo che esala dalle concie e fabbriche de’ corami, cordovani,
ecc., siccome ancora dai maceratorj della canape; ma vien posta in
dubbio una tal opinione da altre sperienze e da accreditati autori,
essendosi veduto entrar molto bene in que’ luoghi o strade il contagio,
e farvi forse più strage che altrove. Più facilmente s’allignano e si
dilatano gli spiriti velenosi del male, quando si possono mettere in
groppa a vapori e alle esalazioni del succidume e di tutte le robe
marce e fetenti. S’ha eziandio da vietare il movere allora alcuna
cloaca e il dar alle fiamme per la città erbacce, pagliacci e simili
materie che recano cattivo odore, e tanto più se avessero servito a
gente infetta o inferma, dovendosi queste portar a bruciare fuori della
città, lontano almeno due miglia. Hanno anche le sagge città da usare
una straordinaria diligenza per gli Ebrei, nazione d’ordinario abitante
assai sporcamente, e assegnar conservatori particolari che abbiano cura
della lor pulizia.
Vogliono alcuni che giovi il far allagare nei bollori della state le
strade, per chi ha la comodità d’acque o fontane correnti. Anzi v’ha
chi crede non inutili a purgar l’aria i tiri d’artiglierie, scrivendo
Levino Lemnio, che la città di Turnai fu coi frequenti sbarri delle
medesime liberata in breve da una fiera peste, pel movimento e per
l’odore impresso con esse nell’aria. Che che sia di ciò, egli è ben
certissimo che la polvere da archibuso bruciata co’ debiti riguardi
è un profumo di somma energia ed utilità per le case; e che di
un’universale ed incredibil aiuto a preservarsi dal contagio e ad
espurgar le robe e a profumar le abitazioni, è il solfo, di cui perciò
bisogna far buona provvisione e fidarsi non poco in tempo di peste.
Anche gli antichi ne conobbero la forza antipestilenziale, essendo
giunti coi profumi d’esso a liberar molte città da sì crudel nemico, e
insino l’antichissimo Omero nel 22 dell’Ulissea fa chiedere ad Ulisse
fuoco e solfo, ch’egli chiama medicina de’ mali, per purgar le stanze
della casa.